L’amore di Gesù non è la morfina
L’amore di Gesù non è la morfina
A
tutti coloro che si sono rallegrati alla notizia che Consuelo Cordoba, la donna
colombiana sfigurata dall’acido, aveva rinunciato all’eutanasia dopo l’incontro
col Papa, ho fatto notare che c’è poco da stare allegri, giacché è sempre molto
triste il pensiero che la povera donna dovrà soffrire per tutta la vita. Il male
minore per qualcuno, il male maggiore per altri, ma sempre male resta. E che sia
un male senza senso, ingiusto giacché patito da una persona innocente, mi sembra
pacifico. Ma non è pacifico per quei cristiani che “vogliono dare senso al non
senso” (don Mauro Leonardi su Avvenire.it del 13
settembre).
Gli Scribi e i Farisei volevano un segno, molti cristiani vogliono
una spiegazione, tutto deve avere una spiegazione, un senso, e se la risposta
non c’è, non si arrendono, si creano una risposta fasulla. Una domanda senza
risposta li sconvolge.
Una signora ha così commentato le mie osservazioni: “Ieri sera ho
visto il volto di un uomo al quale dopo la morte di sua moglie e il calvario
della sua sofferenza è stata restituita la vita. Il dolore sfigura e basta,
l'amore trasfigura. ....se lo viviamo con Gesù!”. Cara signora, si dà il caso
che la massima parte dell’umanità, nel passato, nel futuro sicuramente, ed oggi,
non ha la nostra grande fortuna di “vivere il dolore con Gesù”. Lei magari vive
con Gesù il dolore di un neonato venuto alla luce con gravissime malformazioni,
ma lui il suo dolore se lo vive da solo, tremendamente, inesorabilmente solo. E
c’è anche la sofferenza degli animali in questo povero mondo, anche gli animali
vivranno la loro sofferenza con Gesù? Infine, cara signora, il dolore lancinante
di una cefalea a grappolo, sarà un po’ meno lancinante “vissuto con Gesù”,
almeno per noi fortunati, ma sempre lancinante resta. L’amore di Gesù non è la
morfina.
Renato Pierri

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