L'ingiustizia di precludere il sacerdozio alle donne, e un'interessante obiezione
L'ingiustizia di precludere il sacerdozio alle donne, e un'interessante obiezione
“Caro
Papa, oggi negare il sacerdozio alle donne è una palese ingiustizia”. E’ il
titolo di un mio articolo pubblicato qualche giorno fa sul blog “Come Gesù” del
prete e scrittore Mauro Leonardi. Di norma prima di pubblicare qualsiasi cosa
cerco d’immaginare tutte le obiezioni possibili per verificare se possa aver
sbagliato in qualcosa. All’obiezione, però, che mi è stata rivolta da un
lettore, devo ammettere sinceramente di non aver pensato. Il lettore scrive:
«Non capisco la frase: "Oggi negare
il sacerdozio alle donne è una palese ingiustizia". La Giustizia dipende dalla
Verità, e per definizione essa non può certo cambiata tra ieri, oggi, o domani!
Ne deduco che se lei ha ragione, allora questa è sempre stata un'ingiustizia, e
che la Chiesa si è sempre sbagliata».
Nella
sostanza, se non sbaglio, l’obiezione è la seguente: se precludere il sacerdozio
alle donne è un’ingiustizia oggi, significa che è sempre stata un’ingiustizia, e
sia Gesù sia la Chiesa hanno commesso un errore.
Rispondo con un breve racconto che si svolge nel nostro
tempo. Sono a letto con la febbre alta, bisogna andare in farmacia ad acquistare
un antipiretico. Entrambi i figlioli, femmina e maschio esprimono il desiderio
di fare la commissione. E’ sera tardi, le strade sono deserte, il quartiere non
è tranquillo. La figliola correrebbe rischi assai maggiori del maschio. Decido
di affidare l’incarico al figlio. Se avessi fatto uscire entrambi, avrei fatto
correre rischi ad entrambi, dovendo il fratello, in caso di pericolo, difendere
la sorella. Ho commesso un’ingiustizia? Se si vuole considerarla tale, bisogna
ammettere che sono stato costretto a commetterla.
Nell’articolo avevo scritto: «Le difficoltà, già
insormontabili per un uomo, sarebbero state impossibili da superare per una
donna. Chi mai avrebbe dato ascolto ad una predicatrice? Chi le avrebbe mai dato
benché la minima importanza? Nella Palestina al tempo di Gesù “la posizione che
la società riconosceva alla donna era, da qualsiasi punto di vista,
inferiore…Legalmente, la donna era considerata minorenne, e quindi
irresponsabile: gli impegni che prendeva potevano essere sconfessati dal marito,
e chi li aveva accettati non aveva scampo” (Henri Daniel – Rops, La vita
quotidiana in Palestina al tempo di Gesù, Mondadori, pagg. 147 e 148) Come si
può pensare, considerato quel tipo di società, che Gesù potesse mandare delle
donne “come pecore in mezzo ai lupi” (Mt 10, 16)?».
La
risposta è qui. In qualche modo Gesù fu costretto a scegliere uomini da inviare
“come pecore in mezzo ai lupi”, sia per non far correre inutili rischi alle
donne, sia per non compromettere la già difficile evangelizzazione del mondo.
Si
consideri ancora che mentre oggi l’ingiustizia è palese, come ho scritto, allora
palese non era. Per le donne della Palestina contare meno degli uomini era cosa
normalissima. Nessuno in quel periodo e in quella società avrebbe visto
un’ingiustizia nella scelta di Gesù.
Ma
vedete, la Chiesa spiega che si comporta così perché anche Gesù si comportò
così, ma non sa spiegare perché Gesù si comportò così.
Renato Pierri

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