Vincent Lambert. Quando si bara con le parole
Vincent Lambert. Quando si
bara con le parole
Quando si affrontano delicati e
complessi, sarebbe doverosa la massima attenzione alla proprietà del linguaggio.
Assuntina Morresi, su Avvenire del 14 maggio, nell’articolo “I paladini perduti
di Vincent Lambert”, scrive: “Ma veramente pensiamo che
qualcuno possa scegliere consapevolmente di morire di fame e di sete?”. E’
evidente l’inganno. Il lettore va subito con l'immaginazione ad una sofferenza
senza limiti, simile a quella che spinse il conte Ugolino a cibarsi delle carni
dei figli. E' una scorrettezza, giacché un corpo in stato vegetativo non prova
dolore. Ma ammettiamo anche che il malato corra
questo rischio, che possa soffrire, si può mai pensare che i medici, staccando
la spina, non facciano in modo da evitargli la
sofferenza?
La professoressa potrebbe porre una
diversa domanda: “Ma veramente pensiamo che qualcuno possa scegliere d’essere
lasciato per anni e anni immobile in un letto, con tutti gli inconvenienti che
ne derivano per il povero corpo, senza la possibilità di piangere o di
sorridere, senza la possibilità di parlare, di pensare, di comunicare, e non
possa desiderare, invece, d’essere lasciato morire?”.
Marco Tarquinio, rispondendo ad un
lettore sempre su Avvenire, il 18 maggio, scrive: “Vincent è vivo e inerme, e non deve essere ucciso”. Ora, si consulti
qualsiasi dizionario e si veda il significato del termine “uccidere”. I banditi
uccidono, i soldati in guerra uccidono, il boia uccide. Anche i medici uccidono?
Anche i medici che per anni si sono presi cura del malato? Lo scorrettezza,
sicuramente inconsapevole, è evidente.
Obbrobriosa scorrettezza: la bufala
che Vincent avrebbe pianto alla notizia che sarebbe stato lasciato morire.
Renato Pierri

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