Thursday, May 14, 2020

Su Silva Romano


Corriere Nazionale 11 maggio 2020
La conversione di Silvia Romano
La gioia per la liberazione di Silvia Romano, è stata un po’ guastata dalla visione della veste islamica verde che la giovane donna indossava. E, in seguito, dalla sua affermazione: “E’ vero, mi sono convertita all’Islam”. Niente di male nel fatto che un cristiano si converta all’islam, ci mancherebbe altro, così come non c’è niente di male se un musulmano si converte al cristianesimo. Magari nel primo caso ne sono felici i musulmani, e nel secondo caso ne sono felici i cristiani. Non è dunque la conversione in sé di Silvia Romano a guastare la contentezza per la sua liberazione, bensì che la conversione sia avvenuta durante la prigionia. Non è piacevole il pensiero che la giovane donna durante la prigionia anziché disprezzare i carcerieri, abbia preso a provare nei loro confronti simpatia, e  che sia venuta a trovarsi, come già hanno accennato alcuni giornalisti, nello stato psicologico definito sindrome di Stoccolma.
Detto questo, io sono persuaso che un cristiano si converte all’islam, semplicemente perché non conosce bene il cristianesimo. Silvia Romano ha dichiarato: "Leggevo il Corano, pregavo. La mia riflessione è stata lunga e alla fine è diventata una decisione", Ecco: sono persuaso che la giovane donna non abbia mai letto con attenzione il vangelo. Non abbia mai avuto una fede ben salda, autentica.
Renato Pierri

Politicamentecorretto 14 maggio 2020
Sensazione alla vista della “tenda verde”
Voglio essere sincero. Quando ho visto Silvia Romano con quella veste verde addosso, i capelli coperti, sorridente e felice, voi non ci crederete, ma ho provato, moltiplicata per cento, la stessa sensazione che ho provato alle volte davanti a monache di clausura, che dopo essersi precluse per sempre la possibilità non dico di farsi una passeggiata in riva al mare, non dico di trascorrere qualche giorno di festa con la famiglia almeno una volta l’anno, bensì di correre al capezzale di un genitore morente, dopo essersi privata volontariamente di tale libertà, dichiara, sorridente, d’essere felice e contenta. Una sensazione di grande pena ed irritazione ad un tempo. La stessa sensazione di grande pena e d’irritazione, che provo quando una donna maltrattata dal marito, sottomessa al marito, serva del marito, dichiara candidamente d’essere felice così. Ed ancora non ero ancora a conoscenza del triste significato che ha quella veste verde, abito che, come ha affermato la sociologa di origini somale Maryan Ismail, non appartiene alle tradizioni del popolo somalo. Le vesti delle donne somale sono ricche di colori, di profumi.
 Ciò detto, disapprovo assolutamente qualsiasi espressione di odio o anche solo di antipatia verso Silvia Romano.
Renato Pierri 

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