Su Silva Romano
Corriere
Nazionale 11 maggio 2020
La conversione di Silvia Romano
La gioia per la liberazione di Silvia
Romano, è stata un po’ guastata dalla visione della veste islamica verde che la
giovane donna indossava. E, in seguito, dalla sua affermazione: “E’ vero, mi
sono convertita all’Islam”. Niente di male nel fatto che un cristiano si
converta all’islam, ci mancherebbe altro, così come non c’è niente di male se
un musulmano si converte al cristianesimo. Magari nel primo caso ne sono felici
i musulmani, e nel secondo caso ne sono felici i cristiani. Non è dunque la
conversione in sé di Silvia Romano a guastare la contentezza per la sua
liberazione, bensì che la conversione sia avvenuta durante la prigionia. Non è
piacevole il pensiero che la giovane donna durante la prigionia anziché
disprezzare i carcerieri, abbia preso a provare nei loro confronti simpatia,
e che sia venuta a trovarsi, come già hanno accennato alcuni giornalisti,
nello stato psicologico definito sindrome di Stoccolma.
Detto questo, io sono persuaso che un
cristiano si converte all’islam, semplicemente perché non conosce bene il
cristianesimo. Silvia Romano ha dichiarato: "Leggevo il Corano, pregavo.
La mia riflessione è stata lunga e alla fine è diventata una decisione",
Ecco: sono persuaso che la giovane donna non abbia mai letto con attenzione il
vangelo. Non abbia mai avuto una fede ben salda, autentica.
Renato Pierri
Politicamentecorretto 14 maggio 2020
Sensazione alla vista della “tenda verde”
Voglio essere sincero. Quando ho visto Silvia Romano con quella
veste verde addosso, i capelli coperti, sorridente e felice, voi non ci
crederete, ma ho provato, moltiplicata per cento, la stessa sensazione che ho
provato alle volte davanti a monache di clausura, che dopo essersi precluse per
sempre la possibilità non dico di farsi una passeggiata in riva al mare, non
dico di trascorrere qualche giorno di festa con la famiglia almeno una volta
l’anno, bensì di correre al capezzale di un genitore morente, dopo essersi
privata volontariamente di tale libertà, dichiara, sorridente, d’essere felice
e contenta. Una sensazione di grande pena ed irritazione ad un tempo. La stessa
sensazione di grande pena e d’irritazione, che provo quando una donna
maltrattata dal marito, sottomessa al marito, serva del marito, dichiara
candidamente d’essere felice così. Ed ancora non ero ancora a conoscenza del
triste significato che ha quella veste verde, abito che, come ha affermato la
sociologa di origini somale Maryan Ismail, non appartiene alle tradizioni del
popolo somalo. Le vesti delle donne somale sono ricche di colori, di profumi.
Ciò detto, disapprovo assolutamente qualsiasi espressione
di odio o anche solo di antipatia verso Silvia Romano.
Renato Pierri

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