Come il levita nella parabola lucana
Come il levita nella parabola lucana
La mattina della vigilia di Natale mi sono trovato a passare
per la strada dell'uomo percosso dai briganti, ma non mi sono
fatto suo prossimo. Me ne vergogno un po', ma così è stato.
La paura del Covid e le raccomandazioni continue di una figlia
che mi vuole un gran bene, di non avvicinare persone, d'essere
prudente, hanno fatto sì che non dessi una mano a chi ne aveva
bisogno. E' vero, la persona anziana non si trovava nelle
condizioni dell'uomo mezzo morto a causa delle percosse dei
briganti, ma aveva bisogno d'aiuto e non gliel'ho dato. Con la
mano destra reggeva il bastone e con la sinistra due sacchetti
di plastica, forse la spesa per la cena della vigilia. Faceva
pochi passi, brevi, svelti, strisciando i piedi, e si fermava
posando a terra le buste prima che queste lo trascinassero a
terra. Questa perlomeno è stata la mia impressione. Altri
strani passetti veloci e di nuovo le buste a terra. Si è
guardato intorno, mi ha visto lontano e mi ha fatto cenno di
avvicinarmi. Non mi sono avvicinato. Ho portato la mano alla
mascherina, per comunicargli il mio timore. Mossa stupida,
giacché lui ha capito che doveva tirarsi sul naso la
mascherina, cosa che ha subito fatto. Non mi sono avvicinato.
Ho proseguito il mio cammino come il sacerdote, come il levita
nel racconto lucano. L'ho seguito ancora con lo sguardo. Dopo
poco un giovane, non so se un conoscente o un estraneo, gli ha
preso le buste e lo ha accompagnato al vicino portone, alla
sua abitazione probabilmente. Sono rimasto male. In altri
momenti sarei corso ad aiutare l'anziano in difficoltà,
nonostante i miei quasi ottantacinque anni. Non sarei andato
contro la mia indole.
Renato Pierri
Renato Pierri

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