Le mie lontane Pasque e il tortano nonostante la guerra
Le mie lontane Pasque e il tortano nonostante la guerra
Mancava sempre tutto in casa, ma i soldini per
festeggiare la Pasqua da qualche parte uscivano. E così non si rinunciava al
tortano con dentro salame e formaggio e strutto profumato che mia madre faceva
con anticipo in casa. Lo chiamavamo tortano, ma in realtà era il casatiello,
avendo sopra le uova intere, ricoperte da striscioline di pasta. Nel tortano le
uova si mettono dentro già cotte, tagliuzzate, insieme agli affettati e ai
formaggi.
Si
portava, per la cottura, da Cavalli in Via Garibaldi, a Carrara, e quando la
teglia usciva dal forno, la gente si meravigliava per quanto la torta era
lievitata e bella. Si stupiva la gente di Carrara, anche perché non conoscevano
quella torta con sopra le uova, e i pezzetti di formaggio dorato che spuntavano
qua e là sulla crosta. Solo i “napurielli” (così ci chiamavano i ragazzi per
canzonarci) portavano al forno quel tipo di torta, oltre alla torta di riso, che
tutti facevano a Carrara. Mentre mamma il venerdì santo lo preparava, il
tortano, e cominciava a tagliare a pezzi formaggio e salame, noi fratelli ci
mettevamo tutti lì, intorno al tavolo a guardare. Un pezzetto di formaggio che
scappava dall’impasto si poteva mangiare, ma non il salame perché il venerdì
santo mangiare carne era proibito. Si commetteva peccato. C’era sempre chi si
prenotava per il residuo d’impasto rimasto sul tavolo, si aggiungeva un po’ di
farina, un po’ d’acqua e se ne faceva una frittellina.
La Pasqua. Il bel Duomo di Carrara pieno zeppo di
fedeli, i canti durante la messa, l’odore dell’incenso. A tavola, prima del
pranzo pasquale, papà ci benediceva con un ramo d’olivo che intingeva nell’acqua
benedetta presa dall’acquasantiera, nella chiesa del Carmine. Il tortano veniva
diviso tutto quanto: ad ognuno la sua grande fetta, che non veniva mangiata per
intero, giacché quel giorno c’era il primo ed anche il secondo piatto. Si
consumava un po’ alla volta la preziosa fetta. Difficilmente ne restava per il
giorno dopo.
Carmelo Dini

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