Non serve il legame biologico, serve amore
Non serve il legame biologico, serve amore
In una lettera sul blog di Beppe
Severgnini, Italians – Corriere della Sera del 28 marzo, leggo: “Ricordo di
aver sentito parlare dei risultati di numerose ricerche scientifiche che hanno
dimostrato quanto sia fondamentale ad un corretto sviluppo della persona il
contatto diretto con la madre nei primi mesi di vita, e che addirittura il
latte materno modifica costantemente la propria composizione chimica a seconda
delle esigenze del bambino”. Il lettore ricorda di aver sentito parlare, non
cita le numerose ricerche scientifiche. In realtà, la storia, la vita,
l’esperienza della vita, ci hanno fatto capire che non è vero quanto asserisce.
Sa, il lettore, quante donne fino a non molto tempo fa, morivano di parto e i
piccoli venivano allattati da balie e crescevano con questa e con parenti della
madre deceduta? Inoltre: “Fino agli inizi del Novecento nelle classi
agiate era consuetudine affidare i bambini ad un'altra donna, spesso scelta tra
i contadini o il personale di servizio, perché provvedesse all'allattamento. Si
trattava quindi di una sorta di “madre surrogata” a cui le signore di buona
famiglia si rivolgevano per evitare che l'allattamento avesse ripercussioni
negative sull'aspetto del loro corpo” (Beatrice Spinelli). Questi bambini non
si separavano completamente dalla madre, ma neppure erano in rapporto
simbiotico con lei. Umberto Saba venne allevato per tre anni da una
balia, che avendo perso un figlio, riversò sul piccolo Umberto tutto il suo
affetto che il bambino ricambiò, tanto da considerarla, come egli stesso
scrisse, «madre di gioia». Quando la madre lo rivolle con sé, il poeta,
all'età di tre anni, ebbe il suo primo trauma di cui tratterà nelle poesie
raccolte sotto il titolo Il piccolo Berto (1926). Dove sono le statistiche
dimostranti inequivocabilmente che i bambini separati dalla donna che li ha
portati in grembo, abbiano maggiori problemi degli altri bambini? Io credo che
un neonato abbia bisogno di calore umano, di nutrimento, di cure e, se la
parola non dà fastidio, di amore, ma sì, di tanto amore. Il vero trauma è
separare un bambino dalla «madre di gioia».
Renato Pierri

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