Il prete di Alassio e il ne bis in idem
Il prete di Alassio e il ne bis in idem
Trascrivo da un articolo di
don Mauro Leonardi apparso su Agi – Blog Italia, il 20 marzo: “Il prete di
Alassio don Luciano Massaferro passerà alla storia per essere stato condannato
dallo Stato italiano per pedofilia in via definitiva a sette anni e otto mesi e
per essere stato giudicato completamente innocente, per lo stesso reato, dal
tribunale ecclesiastico. Se prendiamo sul serio questo fatto gravissimo e non
lasciamo che rimanga solo un episodio clamoroso tra tanti, don Luciano ha
l’occasione di essere ricordato però non solo per essere stato o no un “prete
pedofilo”, ma per aver reso evidente l’urgente necessità di negoziare un accordo
tra Stato Italiano e Chiesa Cattolica a riguardo del delitto di pedofilia dei
preti.”
A me pare che il principio del ne bis in idem (strumento
di tutela dei diritti fondamentali di libertà), significa che il tribunale di
uno stesso Stato non può giudicare una persona due volte per lo stesso reato,
salvo non sorgano nuovi elementi per la revisione del processo. Non significa
che due Stati diversi non possano giudicare la stessa persona per lo stesso
reato. Il prete di Alassio, essendo prete, ha infranto contemporaneamente le
leggi dello Stato italiano e le leggi della Chiesa. Se lo avesse giudicato prima
la Chiesa, lo Stato italiano avrebbe avuto il diritto di giudicarlo per lo
stesso reato.
Detto questo, a mio parere non è vero che le due
sentenze, una di colpevolezza e l’altra d’innocenza facciano “capire che la giustizia non esiste e che la
legge non ha nessun valore”, come afferma don Mauro Leonardi. Semplicemente
significa che uno dei due tribunali si è sbagliato. E sono propenso a credere
che a sbagliare sia stata la Chiesa sempre disgraziatamente troppo morbida
riguardo ai reati di pedofilia.
Renato Pierri

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