Alfie Evans. La soddisfazione di non essermi macchiata la coscienza
Alfie
Evans. La soddisfazione di non essermi macchiata la coscienza
Mi ero ripromesso di
non tornare sulla vicenda di Alfie Evans, ma non posso nascondere la
soddisfazione nel leggere l’intervista rilasciata a “Vita” (http://www.vita.it/it/) dal professor Marcello Orzalesi.
Ne trascrivo alcune righe: «Sembra che le cure
palliative significhino eutanasia, sui giornali abbiamo letto di "staccare la
spina" e che la Gran Bretagna "uccide" un bambino. Non si sa o non si dice,
invece, che sono gli inglesi gli antesignani delle cure palliative pediatriche,
sono loro che le hanno create e che hanno le reti che funzionano, non noi. Sulle
cure palliative meglio che a Liverpool non si poteva fare. Ho conosciuto il
pediatra che ha diretto il reparto che ha in cura Alfie, sicuramente le cure
palliative sono state avviate subito perché per i bambini che si sa essere
inguaribili fin dall’inizio si affiancano terapie curative e terapie palliative.
Esiste poi una Carta delle Religioni per le Cure Palliative Pediatriche,
promossa anche dal Vaticano, firmata da tutte le religioni del mondo, che
includono nelle cure palliative anche la sedazione profonda, che è quello che
avrebbero fatto a Liverpool. In questo senso la disinformazione l’ha fatta da
padrona, mentre le decisioni dei medici sono state prese nel pieno rispetto dei
principi etici, come evidenziato qualche giorno fa su la Repubblica anche dal
professor Lorenzo d’Avack, presidente del Comitato Nazionale di Bioetica: la
decisione su cosa fare nei bambini inguaribili, magari sottoposti a cure
sproporzionate, deve seguire il migliore interesse del bambino, che in alcuni
casi si identifica con difficoltà e non è detto che siano sempre i genitori a
sapere qual è il best interest del bambino».
Ecco. Ho la grande soddisfazione di
non avere espresso giudizi negativi sui medici che hanno avuto in cura il
bambino. Quante parole dure, tremende, alle volte feroci, si sono lette sui
giornali, sulla rete. Io ho la grande soddisfazione di non essermi macchiata la
coscienza.
Renato Pierri

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