Saturday, August 11, 2018

“Una giornata di libertà” per don Mauro Leonardi

“Una giornata di libertà” per don Mauro Leonardi
 Mi spiace per Susanna e per il suo creatore che è un caro amico, ma il romanzo “Una giornata di Susanna” (Cooper) a me non è piaciuto per niente. Del resto, con un amico bisogna essere sinceri, e se non mi è piaciuto non posso mettermi a fare le lodi del libro, come magari avrà fatto qualche altro suo amico. Può succedere, eh! Vi ho trovato diversi difetti che non starò ad elencare, anche perché non sono un critico letterario e potrei sbagliarmi. Anzi, sicuramente mi sbaglierò. Magari sarà un bellissimo romanzo che solo a me non piace, e quelli che a me appaiono difetti, in realtà saranno grandi pregi.  Non mi è piaciuto per niente, ma l’ho letto con interesse. Sì, perché l’amico scrittore è un prete, e man mano che sono andato avanti nella lettura, mi sono reso conto di cosa abbia significato per lui scrivere la storia di Susanna. Si è sentito libero. La scrittura gli ha dato la libertà, libertà di pensare e di esprimere il proprio pensiero.  L’amico prete ha avuto persino la possibilità di scrivere parolacce. Un sacerdote non dice pubblicamente parolacce, gliene può scappare una, magari parlando con amici, ma non può riempirsi la bocca di parolacce. Bene, don Mauro Leonardi condisce il suo romanzo con moltissime parolacce, facendole dire persino a persone che nella vita reale, per la professione che svolgono, difficilmente pronunciano parole sconce. In realtà, le parolacce non sono tante, è una sola, volgare, ripetuta all’infinito. Ovviamente non sono state le parolacce a farmi giudicare bruttino il romanzo, sebbene, si sa, il troppo stroppi, “e, quando eccede, cangiata in vizio ogni virtù si vede”. Tornando alla libertà di pensare: un prete non può pubblicamente giustificare un amore al di fuori del matrimonio, ma è evidente che il narratore (non il sacerdote, lo scrittore!) giustifica e vede con simpatia l’amore di Susanna. Ecco perché ho letto con interesse il libro. Don Mauro Leonardi, scrivendo, ha avuto la possibilità di liberarsi della tonaca senza stonacarsi. E non è cosa da poco.
Renato Pierri



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