Il peccato di Adamo o il peccato di Eva? E se la raccontassi a modo mio, celiando un po’?
Il peccato di Adamo o il peccato di
Eva?
E se la raccontassi a
modo mio, celiando un po’?
"Poi udirono il rumore dei passi del Signore Dio
allorché passeggiava nel giardino alla brezza del giorno, e l'uomo fuggì con la
moglie dalla presenza del Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino. Allora
il Signore Dio chiamò l'uomo e gli domandò: "Dove sei?". Rispose: "Ho udito il
tuo passo nel giardino, e ho avuto paura, perché io sono nudo, e mi sono
nascosto". Riprese: "Chi ti ha indicato che eri nudo? Hai dunque mangiato
dell'albero del quale ti avevo comandato di non mangiare?" (Gn 3, 8 –
11).
Intervenne Eva, incavolatissima senza darlo a vedere
al suo Signore: “Scusa Signore, posso dirti due parole?”. “Certo figlia mia”.
“Intanto, non prendertela con mio marito, la colpa è tutta mia e di quel
serpente della malora. Sia ben chiaro, mio Signore, questo non deve passare per
il peccato di Adamo, ma soprattutto per il peccato di Eva. Diamo a Cesare quel
che è di Cesare. E poi tu Signore, scusa se mi permetto, hai le tue belle
responsabilità”. “E quali, di grazia, figlia mia?”. “Intanto, visto che ti piace
tanto passeggiare nel nostro bel giardino, non potevi passare quando la
maledetta bestia mi stava tentando?”. “Ma, sai, figliola, io volevo vedere come
ti saresti comportata”. “Ah, va be’, stavi a guardare anziché intervenire per
salvare la tua cara figlia?”. “E quali altre responsabilità avrei figlia cara?”.
“Scusa, ma come ti è venuto in mente di piantare quell’albero nel giardino? Che
bisogno c’era? Noi eravamo liberi e felici, potevamo magiare i frutti di mille
altri alberi, oppure non mangiarli, dormire dove ci piaceva e quando ci piaceva,
fare all’amore quando ci piaceva, saltare, cantare, danzare, ridere e scherzare,
ma da quando ci hai parlato di quell’albero, abbiamo perso la pace e la
tranquillità. Sempre col pensiero a quell’albero, sempre col pensiero a quei
frutti, li mangiamo, non li mangiamo, e se ne assaggiassimo appena un
pezzettino? Magari non ci farà crepare... Insomma, un vero tormento!”. “E va
bene – rispose il Signore mentre passeggiava nervoso su e giù – che altro hai da
dirmi?”. “Ho un’altra cosa da rimproverarti, mio Signore: pazienza per l’albero,
ma la più astuta di tutte le fiere della steppa, il serpente maledetto, che ce
l’hai messo a fare nel nostro bel giardino?”.
Rispose il Signore: “Va bene, capisco, in fondo la
tentazione era forte, e la colpa è anche della bestiaccia, magari se non vi
avessi detto nulla, manco avreste fatto caso a quell’albero, va bene, dai,
poiché sono immensamente buono, per questa volta vi perdono. Andate e d’ora in
poi non peccate più. E tu serpentaccio, pussa via!”.
Peccato non sia andata così,
peccato!
Renato Pierri

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