In alcuni casi, giusta la preghiera “non c’indurre in tentazione”
In alcuni casi, giusta la preghiera
“non c’indurre in
tentazione”
«Tra pochi giorni,
quando a Messa reciteremo il Padre nostro, invece di “non c’indurre in
tentazione” ci rivolgeremo a Dio dicendo “non abbandonarci alla
tentazione». (Agi – 16
novembre).
Così scrive, il sacerdote e scrittore Mauro Leonardi.
Mi sembra giusto. Però ci sono casi in cui mi sembra sarebbe anche opportuno
chiedere a Dio di non indurci in tentazione, e sono proprio i casi dei quali
parla don Leonardi. Scrive nell’articolo:
«Perché per tanto
tempo si è pensato che andasse bene “non indurci in tentazione”? Perché c’è un
senso, ormai andato in disuso, della parola tentazione che non è strettamente e
radicalmente negativo. Quando una mamma incoraggia il bambino a muovere i primi
passi verso il papà spinge il figlio a mettersi alla prova, a rischiare,
accettando il rischio che cada... Nella Bibbia ci sono molte situazioni in cui
Dio mette alla prova con l’intento di far crescere: basti pensare al sacrificio
di Isacco quando Dio, dice la Bibbia, “mise alla prova Abramo” (Gn 22,1).
L’obiettivo di Dio non è sperare che Abramo cada e pecchi ma insegnare all’uomo,
cioè ad Abramo, a donarsi a Dio».
Abramo è posto davanti a due tentazioni, entrambe
cattive: disobbedire a Dio non uccidendo il figlio, oppure obbedire a Dio
uccidendo il figlio
L’autore biblico attribuisce a Dio un disegno
diabolico, non divino, perlomeno agli occhi di noi persone di questo tempo, o
perlomeno del sottoscritto, persona di questo tempo.
Chissà perché azioni giudicate immorali, pessime, se
compiute dagli uomini, attribuite a Dio diventano azioni morali, ottime.
S’immagini un nonno che per mettere alla prova l’obbedienza del figlio, lo
spingesse ad uccidere il nipote, il figlio del figlio, con il segreto intento di
fermarlo al momento opportuno. Uno scherzo crudelissimo. Il figlio gli direbbe:
“Se dici sul serio, significa che non sei mio padre”. Non potrebbe mai
chiedergli di non indurlo nella tentazione di disobbedirgli. Lo prenderebbe
semplicemente per pazzo.
Dio spinge Abramo ad uccidere Isacco, a diventare un
padre snaturato. Abramo avrebbe tutte le ragioni di chiedere a Dio di non
indurlo nella tentazione di disobbedirgli, di non metterlo in simile terribile
situazione.
In questo caso, quindi, la preghiera “non indurmi in
tentazione” andrebbe benissimo: “Signore, non mettermi nelle condizioni di
disobbedirti, sei un bel tipo, eh!”
Ma la richiesta a Dio di non indurci in tentazione,
potrebbe avere anche un altro significato: “Signore non mettermi davanti cose
belle e appetitose, ma pericolose, non mettermi davanti un albero bello, pieno
di frutti allettanti, ma mortiferi, non tentarmi, tu sai come sono fatto...
“.
Ciò detto, io non credo che Dio metta alla prova gli
uomini. Conosce il loro cuore e non ha bisogno di metterli alla prova.
Renato Pierri

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