Testimoni di Geova che non si qualificano
Testimoni di Geova che non si
qualificano
Ogni tanto, qualche Testimone di
Geova, vede il mio indirizzo elettronico in calce a qualche lettera sui giornali
e mi scrive. Di norma non si presenta come Testimone di Geova, non me lo dice
che è un Testimone di Geova, ma io i Testimoni li riconosco subito dalle prime
righe, così come li riconosco appena li vedo per la strada. Una delle loro
caratteristiche quando scrivono, ma anche quando parlano, è di riferirsi quasi
sempre all’Antico Testamento e raramente al Vangelo.
Oggi ho ricevuto la seguente mail:
«Buongiorno sig. Renato,
avendo trovato interessante un suo scritto su (D La Repubblica) a Umberto
Galimberti, desidero esprimere il mio apprezzamento, tra l'altro mi ha colpito
l'espressione "l'insolubilita' del problema Dio". Io di questo desidero
parlare, del nostro Creatore il quale ha un progetto per risolvere i molti
problemi che affliggono la società umana. Troverà incredibile tale affermazione
presa dal testo biblico, per cui la invito calorosamente a visitare il Sito J W.
ORG dove potrà trovare esaurienti informazioni a riguardo.
Cordiali saluti».
Ovviamente non sono andato a
visitare il sito per avere conferma che si tratta di un Testimone, ne sono
troppo sicuro. Ad ogni modo, l’espressione “insolubilità del
problema Dio”, non è mia ma di Simone Weil, che
citavo nella mia lettera a Galimberti.
Alla Testimone ho risposto
cortesemente e scherzosamente così:
«La
ringrazio, gentile Testimone di Geova, soprattutto per il "calorosamente". E’
un inverno rigido, questo...»
Un saluto cordiale
Renato Pierri

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