Non è Giulia Sarti che deve vergognarsi
Non è Giulia Sarti che deve
vergognarsi
Nel mese di dicembre del 2017 scrivevo: «Michela, di
Porto Torres, aveva 22 anni e si è suicidata il 4 novembre scorso,
probabilmente ricattata da tre “amici”, di cui una sarebbe donna, per un video
girato a sua insaputa mentre aveva un rapporto sessuale. Un’altra vittima di
questo morbo del nostro tempo. Così lo definiva Maurizio Di Fazio in un
articolo su L’Espresso di qualche mese fa, nel quale parlava di questi siti
dell’orrore, “dove gli uomini inseriscono e commentano foto intime di migliaia
di donne ignare. Tra le quali anche le loro fidanzate e persino le madri o le
figlie”. La legge in Italia fa poco o niente, o può fare poco o niente per
combattere il tristissimo fenomeno». Oggi la notizia: “Il caso Sarti
accelera l'iter della legge contro il revenge porn. Al via l'esame del testo
proposto dal M5s”. Ecco, perché ciò avvenisse, perché gli uomini politici si
rendessero conto della gravità del problema, c’era bisogno che la cattiva sorte
toccasse ad uno di loro. Ovviamente dispiace moltissimo per ciò che è capitato
a Giulia Sarti, e vorrei dire a lei, come a tutte le donne vittime del
maledettissimo “revenge porn”, di andare a testa alta, ché non
siete voi che dovete vergognarvi, ma coloro che vi hanno ferito, non è la
vittima che deve vergognarsi, ma il carnefice.
Renato Pierri

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