La sofferenza senza senso di Iolanda Deda
La sofferenza senza senso di Iolanda Deda
Trascrivo i passi più significativi di un articolo
apparso su Il Sussidiario del 25 febbraio a firma del prete e scrittore Mauro
Leonardi.
«Una bimba di
dieci anni muore di un tumore alla testa e la mamma di 25 anni, Nike, disperata,
decide di non farle il funerale. “Non ci credo più – riporta Il Mattino di
Padova – ho visto mia figlia soffrire troppo”. Il calvario della piccola Iolanda
Deda era iniziato 11 mesi fa. All’inizio sembrava un torcicollo ma poi la
situazione è peggiorata rapidamente, fino al crollo, avvenuto il giorno di
Natale, con la crisi che ha portato al ricovero definitivo».
«La morte di un
figlio è sempre assurda, insuperabile, soprattutto per una madre: la madre che
ha custodito la figlia nel grembo non sopporta di vedere che la morte le strappi
via la figlia con una malattia. Capisco questa madre e la sua
scelta».
«Quando l’uomo
perde qualcuno gli sembra di poter possedere solo il dolore: ci si attacca
perché staccarsi dal dolore é come perdere definitivamente tutto. Ma la svolta è
scoprire che il dolore non è qualcosa da capire ma da vivere».
«E come accade con
le persone così accade con il dolore. Si scopre cioè che le persone hanno senso
anche se non le conosciamo, anche se non conosciamo il loro nome. Hanno senso se
ci si mette nella loro strada e si vive la loro vita. Il dolore vissuto così è
una via che si apre alla Verità e all’Amore del Padre».
«Il dolore vissuto
fino in fondo è offerta... Il dolore ha senso solo se lo si
offre».
Ora, Nike non si lamenta del proprio dolore, non pensa
al proprio dolore, pensa al dolore di una creatura innocente, al dolore tremendo
della figlia (“Ho visto mia figlia soffrire troppo”). Sa benissimo perché la
figlia ha sofferto indicibilmente. Tutti sanno che cosa sia il dolore,
soprattutto quella fisico: è un campanello d’allarme che purtroppo funziona
male, alle volte malissimo. Ciò che questa madre, credente, non comprende, ciò
che non comprendiamo è perché Dio abbia creato un mondo in cui una creatura
innocente può soffrire terribilmente e morire. Non è la sofferenza in sé, ma, se
così si può dire, il “comportamento” di Dio in relazione al dolore
dell’innocente. Il “comportamento” del Padre immensamente buono in relazione al
dolore di una bambina. E’ questo che sconcerta la madre. E’ questo che ci
sconcerta.
Don Leonardi parla del dolore della madre, anziché
parlare del dolore che ha suscitato quel dolore. Ma qui il problema è il dolore
della bambina. E riguardo a questo dolore, tutti i discorsi che fa don Mauro non
hanno senso. Non si vede, infatti, perché la sofferenza di una creaturina
dovrebbe essere una “via che si apre alla Verità e all’Amore del Padre”. La
bimba soffrendo si apre alla Verità e all’Amore del Padre? Che
significa?
Altra affermazione che non condivido è che il dolore
ha un senso solo se lo si offre. Il sacrificio di sé per il prossimo ha un senso
e di conseguenza il dolore che ne deriva. Ma se soffriamo a causa di una
disgrazia non capisco che cosa significhi offrire la nostra sofferenza. Siamo
anche noi piccoli redentori? Mah! Se poi si tratta della sofferenza di un
bambino, di un neonato, davvero non so come potrebbe fare la creaturina ad
offrire il suo dolore. Il suo dolore senza senso.
Renato Pierri

0 Comments:
Post a Comment
<< Home