Femminicidi e "omicidi di donna"
Femminicidi e "omicidi di
donna"
Una frequentatrice del blog de L’Espresso, curato da
Stefania Rossini, scrive: «Non chiamiamolo
più “femminicidio”. Chiamiamolo “omicidio di donna”». E dimostra di
non avere ben chiaro il significato del termine “femmininicidio”. Infatti, anche
l’uccisione della padrona di un negozio a scopo di rapina, è omicidio di una
donna, ma non si tratta di femminicidio, anche l’avvelenamento della moglie
ricca al fine di ereditarne le ricchezze, è omicidio di una donna, ma non si
tratta di femminicidio. Alla lettrice non piace il termine, perché lo trova
offensivo verso le donne e discriminatorio. La lettrice fa un po’ di confusione.
Distinguere non significa discriminare, nel senso di commettere parzialità. Col
termine “femminicidio” si vuole semplicemente distinguere un tipo di omicidio da
altri tipi di omicidi. Il femminicidio è un omicidio con caratteristiche che lo
distinguono da tutti gli altri tipi di omicidio. Ingenuamente la lettrice pensa
che il termine stia ad indicare il sesso della vittima, in realtà indica il
motivo per cui la donna è stata uccisa. Non è importante l’etimologia,
importante è il significato che si dà al termine. Ma coloro che non vogliono si
adoperi il neologismo “femminicidio”, perché non suggeriscono un altro termine
giusto ed efficace, evitando di commettere l’errore della
lettrice?
Renato Pierri

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