I ragionamenti debolissimi del cardinale Bassetti
I ragionamenti debolissimi del cardinale
Bassetti
“Il vero intento del discorso di
Bassetti (insieme alle aree cattoliche della Destra) non è tanto filosofico
quanto politico. Mira cioè ad evitare che si arrivi ad un pronunciamento della
Corte Costituzionale sul suicidio assistito. Chiedendo al Parlamento (in
extremis) di fare una legge entro il 24 settembre prossimo”. Così scrive Maria
Novella De Luca su La Repubblica del 12 settembre. Ma a parte la ristrettezza di
tempo, come potrà il cardinale ottenere il suo scopo, considerata la debolezza
estrema dei suoi ragionamenti? Leggiamo: “Affermiamo con forza che anche nel
caso di una grave malattia, la richiesta di morire non deve essere accolta per
il solo motivo che proviene dalla libertà del soggetto. Quella di darsi la morte
non è una scelta di libertà. Non esiste un diritto a darsi la morte perché
vivere è un dovere, anche per chi è malato e sofferente. La vita più che un
nostro possesso è un dono che abbiamo ricevuto e dobbiamo condividere”. E’ un
antico vizio degli uomini della Chiesa fare affermazioni prive d’ogni fondamento
logico: poiché la vita è un dono, devo accettare il dono anche se mi fa schifo,
anche se mi disgusta. Gentile cardinale, ma se io le dono una torta che va a
male, che diventa nauseante, maleodorante, con dentro qualche vermetto, lei che
cosa fa, se la mangia, giacché è un mio dono? E magari la condivide? Ma che
discorso è? “Non esiste un diritto a darsi la morte”, afferma con sicurezza. E
dove sta scritto? Esiste un diritto alla libertà, sempre che questa non vada a
ledere la libertà altrui. E il diritto alla libertà, comprende necessariamente
anche il diritto di rifiutare la vita, così come, gentile cardinale, lei avrebbe
il diritto di rifiutare il dono della mia torta rancida con i vermi. Oppure
mangiarla sarebbe un dovere?
Renato Pierri

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