Quando “ammore” era una vergogna per le donne
Quando “ammore” era una vergogna per le
donne
"Guardati
allo specchio, cosa sono questi due solchi sotto
gli occhi? Che vergogna hai procurato a me, povera
vecchia". Esisterà ancora qualche mamma nel nostro paese che si rivolge così ad
una figlia? Che si vergogna perché la figlia non sposata ha fatto l’amore?
Difficile. Ma chissà? Ovviamente la vergogna era per l’amore delle figlie, non
per l’amore dei figli. Accadeva a Mariarosa, protagonista della bella canzone di
Murolo e Tagliaferri. Altri tempi, ma non tanto lontani. La madre l’aveva messa
in guardia contro il pericolo del caldo eccessivo d’estate: “Stai attenta, il
sole scotta, puoi prenderti un malanno sulla testa, cammina all’ombra degli
alberi, prendi l’ombrellino e lo scacciamosche, taglia l’erba e torna subito a
casa. Non perderti nel bosco”. E contro il pericolo del freddo d’inverno, del
gelo che spaccava le unghie: “Copriti se non vuoi prenderti una polmonite, metti
tutte le sere una pettorina sulla carne nuda, la devi scaldare bene sul
braciere, sopra e sotto”. La “povera vecchia” non l’aveva messa in guardia
contro i pericoli della primavera. E la figlia glielo dice, rimprovera a sua
volta la madre: “Mamma, mi dicesti di stare attenta al sole d’estate, al freddo
d’inverno, e perché poi a primavera non dicesti a questo cuore di guardarsi
dall’amore che va in giro nel mese d’aprile?” (Ma
pecché po', a primmavera, nun diciste a chistu
core: statte attiento pe' ll'ammore ca, d'abbrile, attuorno va?).
La canzone uscì nel 1932.
Sedici anni dopo, nel 1948, usciva il film “Assunta Spina”, diretto dal regista
Mario Mattoli e sceneggiato da Eduardo De Filippo. Nel film, Anna Magnani canta
deliziosamente 'O cunto 'e Mariarosa, accompagnata dallo
stesso Eduardo De Filippo, che fa il verso alla “povera vecchia”.
Renato
Pierri

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