“La cultura occidentale consumista e edonista, che si illude di
poter eliminare il dolore e la sofferenza dalla vita dell’uomo è ormai priva
delle categorie cristiane per comprendere il valore della sofferenza e della
Croce”. Con queste parole inizia un articolo di un sacerdote sul blog “Come
Gesù” del prete e scrittore Mauro Leonardi. Ma è vero che la cultura
occidentale si illude di eliminare il dolore e la sofferenza dalla vita
dell’uomo? E chi potrebbe illudersi di eliminare la morte, la sofferenza per la
perdita di una persona cara, la sofferenza per un amore non corrisposto, e per
mille altri motivi? In realtà, è presente, grazie a Dio, nella cultura
occidentale la speranza di eliminare per quanto possibile la sofferenza
inutile, la sofferenza che non ha senso. E a dare questa speranza agli uomini è
stato proprio Gesù Cristo. Fu lui con la sua predicazione e con i suoi
miracoli a cercare di eliminare per quanto possibile la sofferenza dalla vita
dell’uomo. Che cosa vuol dire, infatti, dar da mangiare all’affamato, se non
alleviare o eliminare la sofferenza della fame? E non era Gesù che dava la
vista ai ciechi, che guariva gli zoppi, i lebbrosi, i sordi? Gesù toglieva la
sofferenza. Perché non si dovrebbe cercare di eliminare per quanto possibile la
sofferenza se Gesù stesso lo faceva?
Un'errata interpretazione del vangelo,
ha fatto diffondere l'aberrante credenza che il dolore degli uomini sia quasi
una grazia di Dio, o perlomeno che la sofferenza, anche se evitabile,
eliminabile, deve essere accettata, perché anche Gesù soffrì sulla croce. Il
marito bastona tutti i giorni la moglie? La moglie deve stare zitta e buona
perché anche Gesù soffrì sulla croce. E’ il senso di uno dei messaggi della
strana Madonna di Medjugorje. Una Madonna che del vangelo aveva capito poco.
Oppure erano i suoi presunti veggenti a non conoscere il vangelo?
L’autore dell’articolo cade nello stesso
errore dei presunti veggenti di Medjugorje. Scrive, infatti: “Nella vita di
alcuni mistici, oltre all’esercizio di tutte le virtù, l’amore per Gesù, vero
Dio e vero uomo, li ha portati a desiderare di imitarLo e di condividere con
Lui, in umile accettazione della Volontà di Dio, quelle sofferenze che
ricevevano nella vita (prove, maltrattamenti, malattie, ecc …)”.
L’equivoco in cui sono caduti molti
santi e in cui cade il sacerdote è credere che imitare Cristo sia soffrire
anche se di soffrire non c’è alcuna necessità, anche se la sofferenza è
evitabile. E tale era l’equivoco, che alcuni santi le sofferenze le invocavano
da Dio, oppure se le procuravano. Ma questa non è imitazione di Cristo.
L’imitazione di Cristo è altra cosa. Il Signore parlò di necessità della
sofferenza per sé ( Lc 17, 25), ma non per gli uomini.
E’ pur vero che fu Gesù a dire: "Se
uno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi
segua". Ma che cosa significava? Prendere la croce anche quando era
possibile evitarla pur seguendo Cristo? Neppure per sogno. Gesù intendeva: Se
uno vuol venire dietro a me, deve essere disposto a subirne le inevitabili
conseguenze, anche ad essere crocifisso. Non può essere altrimenti, giacché un
padre amorevole non può volere la sofferenza dei propri figli, qualora la
sofferenza sia inutile ed evitabile. Ritenere il contrario significa offendere
Dio. E forse prima di parlare del valore della sofferenza, bisognerebbe pensare
a tutti coloro che soffrono veramente, e che non vorrebbero affatto soffrire,
soprattutto ai bambini che soffrono, bisognerebbe pensare. A coloro che
aspettano gli venga tolta la sofferenza e non che gli si dica che la sofferenza
è un valore. Andarglielo a dire, potrebbe anche irritarli un poco.
Renato Pierri
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