Sono invidioso della felicità di Maddalena
Trascrivo solo una parte (i puntini sono miei) della
lunga simpatica lettera di una religiosa signora, apparsa sul blog “Come Gesù”
di don Mauro Leonardi, prete e scrittore. Nella sostanza la signora Maddalena
riferisce d’essere piena di gioia e di felicità perché è cristiana. Scrive: “Ci
sono giorni in cui sento una gioia dentro, all’apparenza non facile da
spiegare. Ma è proprio di questa gioia che voglio parlare, perché a volte
brucia, non riesco a nasconderla... Ma questo è uno di quei giorni in cui,
nonostante io mi senta un po’ in colpa per non avere adempiuto i miei doveri con
sollecitudine e fortezza, sono felice... Il cristiano non è solo e lo sa. Sa che
c’è uno Sguardo buono, e se in quei momenti di tristezza riesce a ricambiarlo,
quello Sguardo, ha fatto bingo. Torna il senso, la sofferenza condivisa con Chi
ti capisce, perché conosce ogni piega della tua anima... Sono felice perché ho
conosciuto la Famiglia dell’Opera, che mi ha accolto a braccia aperte... Sono
felice di essere accompagnata nel mio cammino dai Sacerdoti, eroici e pazienti,
così virili e santi... [qui i puntini non sono miei]. Sono felice perché so che
c’è il Signore con me... Il Signore ci aspetta tutti, ci chiede di amarLo e di
essere amati da Lui. Tutti! E’ un Papà che ci attende, alla finestra della sua
casa. E appena ci vede arrivare da lontano, lacerati e distrutti da noi stessi,
dopo che Lo abbiamo maltrattato e Lo abbiamo rifiutato, corre verso di noi a
braccia aperte, commosso e felice del nostro ritorno... Perché non rimaniamo più
soli. Mai più. Cosa può rendere più felici di
questo?”.
Simpatica, la lettera, anche perché parla di cose di
casa, i bimbi che lasciano indumenti per terra, calzini spaiati, valigie da
fare, lavatrici da fare, roba da stirare... Simpatica, sì, è piaciuta moltissimo
ai frequentatori del blog. A me non tanto. E non so neppure bene perché. Mi sa
che sono invidioso, invidioso di tutta questa felicità. Felicissima lei,
felicissimo il Signore a braccia aperte dopo che lo abbiamo maltrattato. Per me
le braccia saranno spalancate, apertissime, perché non credo d’averlo
maltrattato, il Signore. Sono invidioso perché io non riesco mai ad essere così
felice, penso sempre a chi soffre terribilmente, a chi ha sofferto
terribilmente, a chi sta soffrendo terribilmente, e così quando me ne dimentico
e sono quasi felice, mi sento un po’ in colpa. Maddalena non si sente sola, ma
io vedo una moltitudine di bambini soli, abbandonati, affamati, e allora la loro
solitudine diventa un po’ la mia solitudine e non riesco ad essere felicissimo
come Maddalena. Sono un po’ invidioso di Maddalena perché dello Sguardo buono
non mi accorgo tanto, non faccio mai bingo. Sono tremendamente invidioso della
fortuna che ha avuto Maddalena di conoscere la Famiglia dell’Opera.
Invidiosissimo della fortuna d’incontrare sacerdoti eroici pazienti virili e
santi ad un tempo. E virili, virili soprattutto. Scrive anche, Maddalena: “Mi
viene in mente un articolo della Miriano a proposito dei sacerdoti: peccato che
viva a Roma. Se fosse stata a Milano avrei piantonato la sua porta di casa
finché non si fosse decisa ad aprirmi. A quel punto l’avrei abbracciata”. Ecco,
se il desiderio di Maddalena si fosse realizzato, io sarei morto d’invidia,
morto stecchito, e nell’aldilà mi avrebbero cucito gli occhi con fil di
ferro.
Attilio Doni

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