Nessun tipo di amore è sbiadito quando si vuole bene assai
Nessun tipo di amore è sbiadito quando si vuole bene
assai
In un articolo bello e interessante apparso su
FarodiRoma il 23 giugno, il prete e scrittore Mauro Leonardi, scrive: “Può
sorprendere ma quando Gesù nell’ultima cena parla del «comandamento dell’amore»
fa esplicito riferimento all’amicizia («vi ho chiamati amici» – Gv 15, 15) e non
all’amore sponsale, quello del matrimonio, quello cui facciamo riferimento noi
quando parliamo di “amore”. Io penso che non sia un caso ma dipenda dal fatto
che l’amicizia è l’essenza dell’amore, di ogni tipo di amore possibile sulla
terra: per questo Gesù dice che «non c’è amore più grande di chi dà la vita per
un amico» (Gv 15,13)”. E continua: “Fino a quel momento, in realtà, Gesù aveva
già definito i suoi discepoli indistintamente con tutti i sostantivi che
designano l’amore fra gli uomini. Li aveva chiamati «fratello, sorella e madre»
(«Chi compie la volontà di Dio, costui è mio fratello, sorella e madre» – Mc 3,
35; Mt 12, 50). Si era definito «sposo»... ma nel momento culminante della sua
vita, l’ultima Cena, Gesù parla dell’amore parlando dell’amicizia e ne parla in
termini solenni, come di chi sta rivelando un grande
segreto”.
Mi sembra che don Mauro, forse senza rendersene conto,
smentisca Benedetto XVI, che nella sua prima Enciclica, Deus caritas est,
parlando dell'amore, afferma: "All'immagine del Dio monoteistico risponde il
matrimonio monogamico. Il matrimonio basato su un amore esclusivo e definitivo
diventa l'icona del rapporto di Dio con il suo popolo e viceversa: il modo di
amare di Dio diventa la misura dell'amore umano" (n. 11). A riguardo, il 22
ottobre 2016, scrivevo su un noto quotidiano: «Il Pontefice, purtroppo, parla
dell'amore con poco amore. Offende, infatti, tutti coloro che, pur non essendo
uniti in matrimonio, si amano nel senso più vero, affermando che il loro amore
non è "icona del rapporto di Dio con il suo popolo". Un braciere ardente non
muta la sua natura secondo l'ambiente o la condizione in cui si trova. Così è
per l'amore: non può mutare la sua natura secondo che sia tra due sposi o tra
due persone non sposate o tra due persone omosessuali. E perché non considerare
vera icona dell’amore di Dio per gli uomini, l'amore dei genitori per i figli,
amore che più di ogni altro può arrivare al sacrificio della vita? Al n. 2,
Benedetto XVI scrive: "a prima vista, tutti gli altri tipi di amore
sbiadiscono". Non è così nel vangelo». E
l'articolo di don Mauro mi dà ragione. Non è così nel vangelo.
Ma ha senso fare un confronto tra i diversi tipi di
amore per stabilire la superiorità dell’uno o dell’altro? La differenza non la
fa il tipo di amore, ma l’intensità del bene che si nutre per un’altra persona.
Si può amare una persona e non volerle bene tanto da esser disposti al
sacrificio di sé. Amare non significa sempre voler bene. Il dialetto napoletano
non conosce il verbo amare. “Je te voglio bene assaje e tu nun pienze a mme”,
recita una vecchia canzone napoletana. I napoletani dicono “ti voglio bene” alla
donna che amano, “ti voglio bene” a un familiare, “ti voglio bene” a un amico.
Nessun tipo di amore è sbiadito quando si vuole bene assai.
Renato Pierri

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