L’articolo di un prete su Moana Pozzi
L’articolo di un prete su Moana
Pozzi
“In questi giorni si è inaugurata, a Bagheria, in
Sicilia, una mostra di locandine e manifesti di film che hanno per protagonista
Moana Pozzi. Lei, Moana, è stata la prima porno attrice italiana a venir
accettata dalla gente come persona. Tutti la sapevano intelligente, colta e in
grado di esprimersi in ambiti impegnati con assoluta dignità, abbattendo così i
preconcetti relativi alle pornostar. Grazie alla TV, Moana divenne popolare
presso il grande pubblico che ne apprezzava l’intelligenza e si stupiva che,
oltre all’ovvio del porno, ci fosse anche il cervello”.
Sono le prime righe di un articolo che don Mauro
Leonardi scrive sul settimanale Visto, numero 26 del 20 giugno. Encomiabile
articolo, se si considerano la delicatezza con la quale il sacerdote parla della
pornodiva scomparsa, e lo sforzo di non farsi troppo condizionare dalla morale
sessuale cattolica. Sforzo che, ovviamente, essendo un prete, resta in parte
vano.
Scrive, infatti, più avanti: “Moana non comprese che
se il corpo e il sesso sono ambiti di bellezza sacra e delicata, allora devono
essere trattati non come merce a disposizione di chi paga ma come dono fedele ed
esclusivo ad una persona che davvero possa accogliere e riconoscere questa
grazia”.
Siamo certi che fu Moana a non comprendere? Oppure è
l’autore dell’articolo? Vediamo un po’. Se il corpo e il sesso sono ambiti di
bellezza sacra e delicata, anche gli occhi, la bocca, la voce saranno ambiti di
bellezza sacra e delicata. Ora, se un attore, per il divertimento e la gioia di
molti mette a disposizione occhi, bocca e voce e gesti, ricevendo un compenso in
cambio, non è detto che non possa poi donare in maniera esclusiva occhi, bocca,
voce e tutto il resto “ad una persona che davvero possa accogliere e riconoscere
questa grazia”. Per maggiore chiarezza: due attori si scambiano in un film o a
teatro, sguardi d’amore, parole d’amore, carezze e baci. Sguardi, parole,
carezze e baci destinati nella vita reale alla persona amata, possono benissimo
essere fedeli ed esclusivi. Ancora: la carezza che diamo ad un figlio, non è la
stessa carezza che diamo alla persona della quale siamo innamorati, e neppure la
stessa carezza che diamo all’amico malato nel letto di un ospedale. Il figlio
riceve la sua carezza esclusiva, come la persona amata, come l’amico malato. A
ciascuno la sua carezza esclusiva. Moana avrebbe potuto benissimo donare in
maniera esclusiva alla persona amata, le cose belle che metteva a disposizione
per il divertimento e la gioia di molti.
Renato Pierri

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