Nessuno chiama orfani i figli delle coppie omosessuali
Nessuno chiama orfani i figli delle coppie omosessuali
“Omogenitorialità e diritti di ogni figlio.
Nascere orfani?”. E’ il titolo di un articolo di Mariolina Ceriotti Migliarese,
apparso su Avvenire del 25 giugno. Speriamo che non cada sotto gli occhi dei
figli delle coppie omosessuali, giacché non credo gli farà piacere essere
chiamati orfani. La definizione del termine sul Garzanti è: “Si dice di bambino
o ragazzo che ha perduto uno o entrambi i genitori: essere, rimanere orfano;
orfano di padre, di madre; orfano di guerra, i cui genitori sono morti in
guerra o per cause di guerra dim. orfanello”. Poveri sventurati orfanelli i
figli delle coppie omosessuali! Sul Treccani: “Che, o chi, ha perduto i genitori o uno solo di
essi (detto per lo più soltanto di minorenni).
Dopo l’articolo della Ceriotti Migliarese, i
dizionari, dovranno aggiungere: “I figli delle coppie omosessuali, nati grazie
alla fecondazione eterologa o alla gestazione per altri”. Nessuno chiama orfani
questi bambini. Mariolina Ceriotti Migliarese si sente in diritto di farlo. E’
amante di questo termine e lo ripete più volte: “Nessun bambino può esser
‘figlio’ di due donne o di due uomini; il bambino di una coppia omogenitoriale può certamente
essere frutto della scelta di due adulti che lo chiamano al mondo perché
vogliono amarlo: ma sono adulti che, senza volerlo, lo fanno nascere orfano di
un genitore e privo della possibilità almeno simbolica della sua esistenza”.
Sì, sì, ma dove sono le statistiche serie,
autorevoli, che provano con certezza che la percentuale di bambini infelici su
mille bambini, ad esempio, di coppie omosessuali, sia maggiore della
percentuale di bambini infelici, su mille bambini di coppie con genitori di
sesso diverso?
Più avanti l’autrice scrive: “Davanti a
questioni di questo tipo, la nostra risposta appare confusa e spesso timorosa
perché si è diffusa in modo drammatico la convinzione che tra i diritti di un
adulto ci sia anche quello di avere bambini; questo modo di pensare non
riguarda solo le coppie omosessuali, ma anche molte coppie eterosessuali,
creando un clima propizio per il diffondersi del fenomeno. Ma i bambini, come
ogni persona, possono solo essere soggetto di diritti e non certamente oggetto:
dobbiamo tornare a vederli come un dono della vita, un regalo spesso
immeritato, che non può essere preteso, ma solo accolto con riconoscenza e
rispetto”.
Perché prima di parlare di diritto non si parla di bisogno?
Bisogno di procreare. Massimo Ammaniti sul Corriere delle Sera (18 marzo 2016)
scriveva:
“Entrando ora in merito al tema più controverso
della filiazione nelle coppie omosessuali, ugualmente nei gay si attiva il
sistema motivazionale di caregiving genitoriale, che si è sedimentato nel corso
dell’infanzia e dell’adolescenza nel rapporto coi genitori. Pertanto il
desiderio di un figlio rappresenta un bisogno insopprimibile, che addirittura
ha spinto in passato i gay a costruire relazioni di coppia tradizionale per
soddisfare questo desiderio. In altri termini la maturazione della personalità
implica la realizzazione di sé come genitore, indipendentemente dalla propria
identità di genere. Questo è stato confermato dalla ricercatrice israeliana
Ruth Feldman che ha messo in luce, oltre alle capacità di caregiving dei
genitori gay, anche l’attivazione nel loro cervello della corteccia
orbito-frontale che interviene nei comportamenti di cura dei figli. Se il
desiderio delle coppie omosessuali è così radicato nella storia umana si
traduce inevitabilmente nel diritto a diventare genitore e che si intreccia col
diritto del bambino ad essere allevato e curato da genitori sensibili e
protettivi. D’altra parte è impossibile scindere il diritto del bambino da
quello dei genitori, come concluse lo psicoanalista inglese John Bowlby nel
1950, in una monografia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulle cure
parentali, «se vuoi aiutare i bambini devi in primo luogo aiutare i genitori»”.
Speriamo che i lettori di Ceriotti Migliarese
leggano pure Massimo Ammaniti.
Renato Pierri

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