Ognuno pensi alle zucche del proprio orto
Ognuno pensi alle zucche del proprio orto
Un giornalista chiede al Papa che
cosa consigliare a un genitore che scopre di avere un figlio gay, e il Papa dà
una risposta chiarissima e sbagliatissima: “In quale età si manifesta questa
inquietudine del figlio? E’ importante. Una cosa è quando si manifesta da
bambino, ci sono tante cose da fare con la psichiatria. Altra cosa è quando si
manifesta dopo venti anni”. Che cosa avrebbe risposto il Papa se fosse stato
libero da pregiudizi sull’omosessualità? Che cosa avrebbe risposto se non avesse
ritenuto la relazione tra persone omosessuali moralmente diversa da una
relazione tra persone eterosessuali? Se non avesse giudicato gli atti di
omosessualità moralmente diversi dagli atti di eterosessualità? Avrebbe dato una
risposta semplice, così: “Un genitore non deve fare altro che amarlo, il figlio
gay, come lo amava prima, amarlo forse più di prima se è possibile, e difenderlo
da tutti coloro che hanno pregiudizi sull’omosessualità”. Questa, a un dipresso,
avrebbe dovuto essere la risposta di un Papa saggio e buono. Ma questo Papa è
saggio e buono, solo che i pregiudizi ogni tanto gli confondono il cuore e la
mente.
Detto questo, non capisco per quale motivo la gente
s’interessi tanto degli affari altrui, se gli affari altrui non compromettono
gli affari propri. Non so, se io ad esempio, coltivo belle zucche nel mio orto,
perché devo sbirciare nell’orto del vicino per vedere come coltiva le sue
zucche, se la coltivazione delle sue zucche non disturba la coltivazione delle
mie zucche? Non sarebbe giusto che ognuno si occupasse delle proprie zucche?
Ovviamente non è questo il caso. Mi riferisco a tutti coloro che pretendono di
stabilire come debbano comportarsi le persone omosessuali. Non saranno affari
loro?
Si badi che solo per caso ho preso ad esempio la
coltivazione delle zucche. Lungi da me il pensiero di voler dare dello zuccone a
chi s’impiccia degli affari altrui.
Renato Pierri

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