Perché correre il rischio di avere una vita infelice?
Perché correre il rischio di avere una vita infelice?
Nel romanzo “La ragazza delle arance” (TEA, Milano) di
Jostein Gaarder, Jan Olav, nella lettera che scrive prima di morire, chiede al
figlio Georg: “Avresti solo saputo che, se avessi scelto di venire al mondo un
giorno, quando i tempi fossero stati maturi, allora un giorno avresti anche
dovuto staccarti da esso e lasciare tutto dietro di te... Cosa avresti scelto,
Georg, se ci fosse dunque stata una potenza superiore che ti avesse lasciato
questa scelta... ? (pag. 161). “Credi che
Cenerentola avrebbe accettato di vivere al castello come principessa, se avesse
saputo che poteva partecipare al gioco solo per una settimana scarsa? Come credi
sarebbe stato per lei tornare indietro, agli attizzatoi, alla matrigna cattiva e
alle brutte sorellastre?” (pag. 163). Georg risponde
al padre: “Sono strasicuro che avrei scelto di vivere la mia vita sulla terra
anche se solo per un «breve momento»” (pag. 190).
Come non andare col pensiero al “Dialogo di un
venditore d’almanacchi e di un passeggere”? Lo avrà avuto in mente Jostein
Gaarder, insegnante di filosofia, scrivendo il suo romanzo? Il passeggere non
chiede al venditore se sceglierebbe di venire al mondo, ma se sceglierebbe di
tornare a vivere la stessa vita, “con tutti i piaceri e i dispiaceri passati”. E
il venditore d’almanacchi: “Cotesto non vorrei”.
Dice, il passeggere: “Se a patto di riavere la vita di
prima, con tutto il suo bene e il suo male, nessuno vorrebbe rinascere. Quella
vita ch'è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si
conosce”.
Io non sono sicuro che avrei scelto di vivere la mia
vita sulla terra. La potenza superiore avrebbe dovuto ragguagliarmi bene su come
avrei trascorso il “breve momento”. Perché correre il rischio di avere una vita
infelice? Quando si soffre molto, i momenti si allungano, diventano eterni.
Renato Pierri

0 Comments:
Post a Comment
<< Home