Dottoressa De Mari, meglio fichi che pomi?
Dottoressa De Mari, meglio fichi che
pomi?
Leggo su “Notizie Provita”: «Silvana
De Mari assolta! Le prime dichiarazioni: Sono stata assolta per le “offese alle
persone omosessuali” perché è stato riconosciuto che parlare come ho parlato è
stato un mio diritto, anzi è un mio dovere di medico. Quello che ho detto su
questi argomenti si può dire! Evviva! Sono stata condannata per le frasi sul
movimento Lgbt che ho accusato di rapporti ambigui con il movimento pedofilo e
di tentativi di limitare la libertà di parola». Questo l’esito del processo
contro Silvana De Mari, scrittrice di libri fantasy, blogger e medico chirurgo,
querelata dalle associazioni Lgbt per aver espresso giudizi “politicamente
scorretti” sull’omosessualità e la pedofilia».
Esultano la dottoressa De Mari e coloro che sono
schierarti inspiegabilmente dalla sua parte, esultano perché la condanna
riguarda solo due degli otto capi d’accusa. E a me è tornata alla mente una
storiella che leggevo da piccolo alle elementari in un libro intitolato "Sol di
maggio". Un servo, per ordine del padrone doveva portare in dono ad un signore
un cesto di bellissime mele. Però, non ricordo per quale motivo, riempì il
corbello di fichi maturi, anziché di mele. Forse preferì tenerle per sé. Ma il
signore non gradì il dono, o perché i frutti non eran belli, oppure perché non
gli piacevano, oppure perché aveva in antipatia il donatore; certo è che per
celia o per dispetto fece legare il poveretto ad un albero, ordinando ai
domestici di bersagliarlo con i fichi recati in omaggio. Il servo però non se la
prese, ed anzi ogni volta che riceveva un fico in faccia, sorrideva ed
esclamava: «Meno male che non son pomi!».
Ad ogni modo, anche se fosse stata assolta per tutti i
capi d’accusa, oppure se sarà assolta in altri gradi di giudizio, la dottoressa
De Mari e coloro che con lei esultano, dovrebbero tener presente che essere
assolti per non avere infranto la legge dello Stato, non significa non avere
infranto la legge morale.
Il modo di esprimersi di questa signora dimostra tutta
la sua indifferenza verso la sofferenza alle volte indicibile, inferta a tante
persone innocenti, in passato ed ancora oggi, a causa dell’omofobia.
Renato Pierri

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