Dal Coronavirus all’igiene di quando ero piccolo
Dal Coronavirus all’igiene di quando ero
piccolo
Per secoli e secoli le persone sono nate in un
mondo e sono morte suppergiù nello stesso mondo. Non hanno visto mutare nulla
intorno a sé, o quasi nulla. Le persone della mia generazione, e non solo della
mia, sono nate in un mondo e muoiono (io vorrei aspettare ancora un po’...) in
tutt’altro mondo, in un mondo assai diverso,
Qualche medico per ostacolare la diffusione di
malattie respiratorie, compreso il Coronavirus di Wuhan, ha consigliato di
starnutire nel gomito flesso e non nelle mani. Magari prima che arrivi il
secondo starnuto o anche il terzo, sarà bene tirare fuori il fazzoletto, stavo
pensando, altrimenti si rischia d’imbrattare l’abito che s’indossa. E mentre
facevo questo pensiero mi sono ricordato del polso del maglione lucido di muco,
zuppo alle volte di muco. D’inverno, a Carrara, il freddo si faceva sentire
parecchio, la casa non era riscaldata, noi piccoli non eravamo coperti
abbastanza e il naso colava di brutto. I fazzoletti di carta non credo
esistessero quando ero piccolo io, e se anche fossero esistiti, sicuramente non
sarebbe apparsi in casa nostra. E così il nasino gocciolante si asciugava
sul polso. Non si soffiava, ovviamente, si asciugava, si passava sul
polso. E a farne le spese era il povero maglione. Cose strane a pensarci
adesso. Normalissime per noi bambini. Normale sentire freddo.
Spesso il muco arrivava alle labbra. E credo d’averne sentito il sapore qualche
volta. Normale.
Non capisco perché la nostra mamma che pensava a tante cose, non
ci rimediasse una pezzuola qualsiasi come fazzoletto. Mancavano anche quelle? E
la carta igienica? Esisteva la carta igienica? Forse in qualche casa,
certamente non nella nostra. Per pulirci quando si andava al gabinetto in mezzo
alle scale, c’era la carta paglia, quella carta gialla, ruvida, della quale si
servivano i negozianti per avvolgere gli alimenti. Si gettava nel cestino e da
lì si recuperava all’occorrenza. Oggi la carta paglia serve per le fritture.
Lei, la mamma, le pezzuole le aveva per altro uso. Se ne serviva per le
mestruazioni. Credo che la maggior parte delle donne allora usassero pezzuole,
strisce di stoffa, come assorbenti. La pelle all’interno delle cosce, su in
alto, tinta di marrone. Il sangue col tempo cambia colore. Un ricordo vero o un
sogno? Ma come potrei aver fatto un sogno del genere? E ricordo ancora un’altra
cosa che stupirà coloro che sono nati e cresciuti nell’epoca dell’usa e
getta. Si lavavano, le pezzuole, non si gettavano, e chi può dimenticare una
bacinella d’acqua rossa con dentro in ammollo gli stracci insanguinati?
Normale. Forse non tanto se non ho dimenticato. Un abisso oggi mi separa da
quel mondo, da quel bambino. Estranei, l’uno e l’altro. Eppure me li porto
dentro.
Renato Pierri

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