Il gesto di stizza del Papa non era legittima difesa
Il gesto di stizza del Papa non era legittima
difesa
Il prete e scrittore Mauro Leonardi, riferendosi al
gesto di stizza del Papa strattonato da una donna a Piazza San Pietro, aveva
scritto sul numero 2 del
settimanale Ora: «Eppure
reagire con forza a chi usa la forza contro di noi è assolutamente lecito, anzi
cristiano. Proprio Papa Francesco lo aveva spiegato il 15 gennaio 2015: “È vero
che non si può reagire violentemente ma se il dottor Gasbarri, mio amico caro,
dice una parolaccia contro la mia mamma, si aspetti un
pugno”».
E poiché gli avevo fatto osservare che il gesto del
Papa assolutamente non può essere definito cristiano, mi ha risposto:
“Reagire con una forza proporzionata e in modo
proporzionato è cristiano, si chiama Legittima
difesa”.
A mio parere il bravo sacerdote fa due errori. Il
primo è di considerare il gesto del Papa e l’esempio che il Papa fece nel 2015,
casi di legittima difesa. In realtà entrambi non rientrano nella scriminante
della legittima difesa. La reazione ad un’ingiusta offesa, infatti, deve avere
carattere di necessità e deve avere esclusivamente il fine di difendere da un
pericolo se stessi, altre persone o i propri beni. Inoltre, ma questo è ovvio,
la difesa deve essere sempre proporzionata all’offesa. Il Papa per liberarsi
dalla stretta della donna non aveva la necessità di schiaffeggiare la sua mano.
Non era l’unico mezzo possibile.
Riguardo al secondo errore, definire cristiana la
legittima difesa, il discorso è un po’ più complesso. Bisogna distinguere,
infatti, il mezzo dal fine. Il mezzo, cattivo, ad esempio l’omicidio, non può
assolutamente essere definito cristiano. Il fine, buono, vale a dire la difesa
dell’innocente, può essere definito cristiano. L’errore è definire cristiana la
legittima difesa basandosi solo sul fine. La persona che ricorre al mezzo
cattivo non ha colpa, poiché vi è costretta, ma il fatto che vi sia costretta
non cambia la natura cattiva in sé dell’atto. Un omicidio resta un male, anche
se compiuto a fin di bene. Piantare un coltello nel petto di una persona, anche
nel caso di legittima difesa, resta un male, non si trasforma in bene. L’uomo,
purtroppo, è costretto talvolta a compiere il male.
Renato Pierri

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