Ancora il terzo segreto di
Fátima? Ve la racconto io la verità…
Divino guazzabuglio
Caro direttore, con un
po' di stizza apprendo da "Affari Italiani" del 30
maggio, che Bruno Vespa manderà in onda un'ennesima trasmissione sul terzo
segreto di Fátima. Il disappunto è dovuto al fatto che, mentre sui
giornali e soprattutto nei libri, per quanto riguarda argomenti
religiosi, abbiamo la possibilità di leggere opinioni di cattolici
non sempre allineati col pensiero della Chiesa, ciò è assolutamente impossibile
in televisione. Da Vespa, come è sempre accaduto, ci sarà il colto
sacerdote di turno, Vittorio Messori, magari l'"ateo"
Gianni Vattimo, ecc., ma sarà speranza vana ascoltare una voce
cristiana che possa "cristianamente" dimostrare che tutto
il segreto di Fátima è un cumulo di sciocchezze inventate dalla
pastorella portoghese. Vede, direttore, il sacro fu definito da Rudolf Otto, mysterium
tremendum, numinosum, fascinosum...Tutto, ma non ridicolo. Ed io credo che
il servizio peggiore che si possa fare ad una religione è renderla ridicola.
Forse per evitare ciò, Giovanni XXIII, uomo buono, concreto ed
intelligente, presa visione del terzo segreto nell'agosto del 1959, non volle
divulgarlo. Mi limito alla descrizione di qualche particolare del famoso
segreto. Un guazzabuglio, un quadro tragicomico, dove non troviamo nessuna
pennellata "divina". C'è un angelo con in mano una
spada, o meglio una sorta di lanciafiamme, che si sgola, gridando tre
volte “penitenza!”, pur sapendo che il suo monito sarebbe giunto agli uomini
ben 83 anni dopo. Giovanni Battista disse una volta sola “convertitevi”, e si
rivolgeva alle folle che accorrevano a lui. Lucia, alla parola
“penitenza”, che nel Vangelo significa conversione, attribuiva un senso ben
diverso: per lei voleva dire solo fare sacrifici e torturarsi (cf. Lucia
racconta Fatima - Editrice Queriniana). La veggente colloca la
scena centrale della visione nella “luce immensa che è Dio”; non dice che la
luce emana da Dio, ma che essa è Dio stesso; il che significa che
anche gli assassini del vescovo sono in Dio. La scena: "Un Vescovo vestito
di bianco...Vari altri Vescovi, Sacerdoti...salire una montagna
ripida...in cima alla quale c'era una grande Croce...Il Santo Padre...mezzo
tremulo, con passo vacillante...venne ucciso da un gruppo di soldati che gli
spararono vari colpi di arma da fuoco e di frecce". Evidentemente per la
veggente di Fátima, le frecce sul vecchio tremulo, assieme ai proiettili,
sortivano maggiore effetto, rendendo lo spettacolo più cruento. Assieme al
Vescovo "morirono gli uni dopo gli altri...uomini e donne di varie classi
e posizioni". Importante questa precisazione finale. Nel frattempo
"due Angeli ognuno con un annaffiatoio di cristallo nella
mano...raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che
si avvicinavano a Dio". E cioè alla luce in cui erano immerse? Fornire
d'ombrello o d'impermeabile le povere anime sarebbe stato doveroso da parte
della veggente.
Giovanni Paolo II si
identificò col Vescovo vestito di bianco, sebbene quando subì l’attentato
era ancora nel pieno delle forze, e nonostante Lucia dica chiaramente che
il vescovo morì. Un errore della veggente, o un ripensamento della Signora di
Fátima?
Renato Pierri

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