Clausura. Gesù non amava gli spazi chiusi
Clausura. Gesù non amava gli spazi chiusi
Leggo sul blog “Come Gesù”
un articolo di Guido Mocellin, tratto da Avvenire. Il giornalista e saggista
scrive: “Il fatto che, a causa di Facebook, il monastero di clausura di Santa
Chiara di Oristano sia finito su Vanity Fair, con tutto ciò che, da Thackeray
fino al Qoèlet, tale testata evoca, potrebbe arricchire i dossier di chi, ogni
volta che un “nuovo” media si affaccia sulla scena della comunicazione, è
pregiudizialmente sospettoso verso le contaminazioni che si possono stabilire
tra esso e le realtà ecclesiali. A me invece tornano in mente il celeberrimo
radiodocumentario “Clausura”, che Sergio Zavoli realizzò nel 1958 intervistando
una carmelitana scalza nel monastero di Bologna (seguì la versione televisiva),
e il film-documentario del 2005 “Il grande silenzio”, girato da Philip Gröning
tra i monaci della Grande Chartreuse, nei pressi di Grenoble. Quante persone si
saranno avvicinate grazie a loro a questa vocazione esigente?... apprezzo che un
monastero, piccolo perché ci vivono oggi dieci monache e prezioso perché antico
scrigno di fede e di preghiera, si sia aperto al pubblico, tramite una mostra
fotografica, una pagina Facebook per ora concentrata nel promuovere la mostra,
un sito-blog e gli altri connessi arnesi digitali.”.
Che cosa significa “avvicinarsi a questa vocazione
esigente”? Voler diventare monaca di clausura? Se il significato è questo, la
risposta alla domanda è: pochissime persone, forse nessuna, o forse solo qualche
ragazza reclutata “da altri Paesi con l'unico scopo di evitare la chiusura del
monastero, a causa della ridotta presenza di monache”. Le parole tra virgolette
sono di Papa Francesco. Le vocazioni, infatti, sono in forte calo. Forse Guido
Mocellin intendeva solo dire che tante persone si sono interessate a questa
vocazione esigente? Ad ogni modo è significativo il fatto che per far avvicinare
qualcuno alla “vocazione esigente” ci sia bisogno che le monache di clausura
siano un po’ meno di clausura, che la “chiusura” sia un po’ meno chiusura,
significativo il fatto che l’apertura giovi alla
clausura.
Io credo che i monasteri si svuotino anche perché ci si
rende sempre più conto che fede e preghiera nella strada danno più frutti della
fede e della preghiera in un monastero. Del resto Gesù non trascorse quaranta
giorni in una caverna, ma nel deserto, non amava gli spazi chiusi ma gli spazi
aperti, le strade, i campi, il cielo stellato.
Renato Pierri

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