Monsignor Vincenzo Paglia interpreta male il vangelo
Monsignor Vincenzo Paglia interpreta male il vangelo
Questa proprio non me
l’aspettavo. Sono decenni ormai che segnalo invano lo stesso errore
nell’interpretazione di un passo del vangelo, e non mi aspettavo che a sbagliare
questa volta fosse nientedimeno che monsignor Vincenzo Paglia, arcivescovo e
presidente della Pontificia Accademia per la vita. Chiunque può accertarsene
avendo a portata di mano un vangelo commentato. Deve essere commentato,
altrimenti il profano rischia di fraintendere, come ha fatto il monsignore ieri
sera, durante la trasmissione “Di martedì” (La7 – 6 giugno). Il simpatico
monsignore ha detto: “Gesù a tal punto amava i bambini da arrivare a dire che a
chi li scandalizza è meglio sia messa una macina al collo e gettato in fondo al
mare”.
Il versetto del Vangelo mal interpretato è il seguente:
“Ma se uno sarà di scandalo a uno di questi piccoli che credono in me, è meglio
per lui che gli sia legata al collo una mola asinaria e sia precipitato nel
fondo del mare”. I piccoli di cui parla Gesù, non sono i bambini, ma i suoi
seguaci. Ecco il commento di P. Rossano: “I piccoli sono i seguaci di Cristo,
senza preminenza né appoggi umani, perciò più esposti ai pericoli dello
scandalo, per altro inevitabile, data la proclività al male della natura umana”
(La Bibbia – Edizioni Paoline 1990). Ed ecco il noto versetto nella Bibbia (LDC
- ABU), tradotta in lingua corrente da studiosi cattolici e protestanti: "Ma se
qualcuno farà perdere la fede a una di queste persone semplici che credono in
me, sarebbe più conveniente per lui che lo buttassero in fondo al mare, con una
grossa pietra legata al collo". E ancora il teologo Giuseppe Puccinelli:
“L’ammonimento di Gesù – malgrado si presti molto all’attualità e venga citato a
tal proposito con giusta indignazione – non era indirizzato contro chi aveva
commesso abusi sessuali sui bambini” (Famiglia Cristiana n. 17 del
2010).
Renato Pierri

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