I discorsi irrazionali di Paolo VI nella Humanae vitae
I discorsi irrazionali di Paolo VI nella Humanae vitae
Mi capita alle volte di leggere articoli del quotidiano
dei vescovi, poiché riportati sul blog “Come Gesù” del prete e scrittore Mauro
Leonardi. Questo, apparso su Avvenire il 20 ottobre, l’ho letto con
soddisfazione e amarezza ad un tempo. Soddisfazione, giacché constato che
finalmente la Chiesa comincia a rendersi conto di errori che segnalo da molti
anni, amarezza nel pensare a quanta sofferenza inutile, patemi d’animo, rimorsi,
hanno causato quegli errori, amarezza nel costatare con quanta lentezza la
Chiesa si rende conto dei propri sbagli e con quanta lentezza ancora, dopo
essersene resa conto, vi pone rimedio.
Il sottotitolo dell’articolo: “Sessualità, generazione
e famiglia a 50 anni dall’enciclica di Paolo VI. A livello internazionale si
accende lo scontro. Dalla Gregoriana proposta per approfondire e ipotizzare
nuovi percorsi”.
E qualche riga: “La difesa a oltranza dei metodi
naturali dev’essere considerato criterio assoluto e intangibile per la
regolazione delle nascite? È vero che il presunto obbligo non discende né da
principi scientifici concordemente accettati né da dichiarazioni magisteriali
che hanno il sigillo dell’infallibilità e
dell’immutabilità?
Sono domande che tornano con frequenza in questi giorni,
in vista di un anniversario atteso e temuto, quello del cinquantenario
dell’Humanae vitae, l’enciclica che, mentre apre al concetto di paternità e di
maternità responsabile, vieta l’uso della contraccezione chimica e indica come
unica prassi legittima per la regolazione delle nascite, i metodi
naturali”.
E in fondo viene anche da sorridere. Finalmente forse
qualcuno si accorgerà che certe affermazioni di Paolo VI nella Humanae vitae,
non solo non trovano serio fondamento nelle Scritture, ma stridono con la
ragione e il buon senso. Ecco quanto scrivevo in una lettera su La Repubblica
del 24 settembre 2006:
«Avrebbe mai potuto Gesù parlare ai suoi discepoli di
mine antiuomo o di proiettili all’uranio impoverito, oppure di contraccettivi
artificiali? Mentre però il Vangelo ci fornisce ugualmente norme, che vietano
con assoluta certezza anche la fabbricazione dei micidiali strumenti di morte,
non ci dà nessuna possibilità di affermare che l’uso del profilattico sia
immorale. La Chiesa, non potendo ricorrere al Vangelo, per sostenere l’illiceità
dei contraccettivi artificiali, si arrampica sugli specchi con un ragionamento
di questo tipo: “Tale dottrina, più volte esposta dal Magistero, è fondata sulla
connessione inscindibile, che Dio ha voluto e che l’uomo non può rompere di sua
iniziativa, tra i due significati dell’atto coniugale: il significato unitivo e
il significato procreativo (Paolo VI, Lettera enciclica Humanae vitae,
12).
In merito, c’è semplicemente da
osservare:
- Il fatto che Dio “abbia voluto” la connessione dei due
aspetti, non significa per niente che li abbia voluti
inscindibili.
- L’affermazione è in contraddizione palese con la
liceità, ammessa dalla Chiesa stessa, del ricorso ai periodi infecondi per
evitare una gravidanza indesiderata. Infatti i due significati, in tal caso,
vengono di fatto scissi. Fatta la legge trovato l’inganno. E qui ad essere
ingannato è il buon Dio: non vuole che faccia l’amore senza procreare? Gli secca
un po’? E va bene, vuol dire che farò l’amore solo nei periodi infecondi...
Rendendosi conto della contraddizione, Paolo VI, pensa,
pensa, e trovò la falsa soluzione: “In realtà, tra i due casi [ricorso ai
periodi infecondi, e ricorso ai contraccettivi] esiste una differenza
essenziale: nel primo caso i coniugi usufruiscono legittimamente di una
disposizione naturale; nell’altro caso essi impediscono lo svolgimento dei
processi naturali”.
Ma certo, gli sposi, ricorrendo ai contraccettivi, non
assecondano la natura. Ma qualora siano attratti irresistibilmente l’uno verso
l’altro, e desiderino ardentemente concepire un figlio, ma reprimano il loro
desiderio, che fanno? Assecondano la natura oppure ostacolano il suo corso? E’
sin troppo chiaro che cambia la forma e non la
sostanza.
Ad ogni modo, l’uso del profilattico non riguarda solo
la procreazione; si tratta anche di evitare, con l’uso di un mezzo innocuo, che
una tremenda malattia continui a diffondersi, mietendo vittime e producendo
sofferenza a non finire. L’indifferenza della Chiesa di fronte a questa
tragedia, non solo non si basa sullo spirito del Vangelo, ma addirittura
contrasta palesemente con esso».
Questo scrivevo più di dieci anni fa.
Aggiungo, oggi: chi ha
stabilito che impedire lo svolgimento di processi naturali sia sempre un male?
Che cosa cambia se due sposi non si uniscono e non procreano, oppure si uniscono
e non procreano? Quale il danno? Si offende il buon Dio?
Viene fatto di chiedersi come sia possibile che persone
colte e intelligenti possano fare discorsi che non hanno nulla di razionale. E’
il pregiudizio. Il pregiudizio può confondere la mente anche di persone
intelligenti. Se non riesco a liberarmi dall’idea che l’unione carnale è cosa
cattiva, sporca, non buona, farò mille acrobazie per dimostrare che è lecita
solo se finalizzata alla procreazione.
Renato Pierri

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