L'Antico Testamento ignora la trasmissione del peccato originale
L'Antico Testamento ignora la trasmissione del peccato originale
«Perciò, come a causa di
un solo uomo il peccato entrò nel mondo e attraverso il peccato la morte, e così
la morte dilagò su tutti gli uomini per il fatto che tutti peccarono... » (Rm 5,
12). E’ questo uno dei versetti della Lettera ai Romani di San Paolo, sui quali
la Chiesa fonda essenzialmente la dottrina della trasmissione del peccato
originale.
Però, sia il Vangelo, come già ho scritto in
un precedente articolo, sia l’Antico Testamento, non solo ignorano la dottrina
della trasmissione del peccato originale, ma addirittura sembrano escluderla. E
pensare che proprio l’Antico Testamento ne avrebbe dovuto parlare, giacché è la
Genesi a narrarci del peccato di Adamo ed Eva. Perché nessun cenno alla
trasmissione del peccato a tutti gli uomini, della quale parla San Paolo? Forse
perché, contrastando con la ragione e il senso della giustizia, non venne in
mente agli autori biblici?
Ma vediamo qualche passo dell’Antico Testamento che
ignora e sembra escludere la trasmissione del peccato
originale.
“Il Signore disse a Noè: «Entra nell'arca tu con
tutta la tua famiglia, perché ti ho visto giusto dinanzi a me in questa
generazione” (Gn 7, 1). Noè è descritto così: “Noè era un uomo giusto, integro
tra i suoi contemporanei, e camminava con Dio” (Gn 6,9). Ma non solo lui era
giusto: “Con te stabilirò la mia alleanza: entrerai nell’arca tu e i tuoi figli,
tua moglie e le mogli dei figli tuoi”. Narrazione fantasiosa, ovviamente, ma
resta il fatto che si parla di uomini giusti che “camminano col Signore”. La
domanda è: “Agli occhi del Signore, Noè e la sua famiglia avevano “una natura
umana decaduta e contaminata dal peccato originale” (cfr par. 1250 del
Catechismo)? Se lo sarà chiesto San Paolo?
In Ezechiele leggiamo: “Se uno è giusto e osserva le
norme e la giustizia, non fa pasti sacri sui monti e non alza gli occhi verso
gli idoli... segue i miei decreti e rispetta le mie norme, così da comportarsi
rettamente, questi è giusto e di certo vivrà: oracolo di Dio, mio Signore” (18,
5. 6. 9).
E in Isaia: “Ecco, un re regnerà secondo giustizia
ed i principi reggeranno secondo il diritto” (32,1).
Salmo 1, 1- 2: “Beato l’uomo che non camminò nel
consiglio degli empi e nella via dei peccatori non ristette e nel consesso dei
beffardi non s’assise; ma nella legge del Signore è il suo diletto”.
Insomma, è evidente che nell’Antico Testamento, per
essere in grazia di Dio, basta “camminare col Signore”, fare la volontà di Dio,
fare il bene e non il male.
Ma torniamo ancora alla Genesi, il libro per
l’appunto che narra del peccato dei primi uomini e quindi più di altri, come
accennavo, avrebbe dovuto fare almeno un cenno alla trasmissione del peccato a
tutte le generazioni.
In Genesi 9, Noè è considerato un nuovo Adamo, ed
infatti il Signore parla a Noè come se fosse Adamo prima del peccato: “Poi Dio
benedisse Noè e i suoi figliuoli e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi e
riempite la terra...» (Gn 9,1).
Nella Prima Lettera ai Corinzi, San Paolo scrive che
Cristo è morto in croce a causa dei nostri peccati, senza fare cenno al peccato
originale: “ Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch'io ho ricevuto:
che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture”.
Se non avesse espresso quel pensiero nella Lettera
ai Romani, probabilmente nessuno, basandosi sul Vangelo e sull’Antico
Testamento, avrebbe potuto ritenere che i bambini “nascono con una natura umana
decaduta e contaminata dal peccato originale”, bisognosi d’essere “liberati dal
potere delle tenebre”(n. 1250 del Catechismo).
Renato Pierri

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