Eccesso di perdono a Lanciano
Eccesso di perdono a
Lanciano
"Non provo rabbia, ma un grande dispiacere per tanta
violenza inutile. Io li perdono perché questo mi aiuterà a recuperare serenità,
ma lo Stato dovrà essere severo". Così ha detto la signora Niva Bazzan, la donna
mutilata dai banditi durante la rapina a Lanciano.
Nello splendido romanzo “La Certosa di Parma”,
Stendhal scriveva: "La gioia immorale che gli italiani provano nel vendicarsi
proviene della loro potenza d'immaginazione: negli altri paesi la gente non si
può dir che perdoni, ma dimentica". Ora, è cosa bella che la signora Bazzan non
nutra sentimenti di vendetta, però forse parlare di perdono significa passare da
un eccesso all’altro. Esprimere anticipatamente la volontà di perdonare il
delinquente che non ha mostrato un serio profondo sofferto pentimento, è
diseducativo. Gesù chiese il perdono del Padre per i suoi
crocifissori, ed aggiunse: "Perché non sanno quello che fanno"; quasi a dire:
altrimenti non meriterebbero perdono. I delinquenti che hanno massacrato di
botte i coniugi sapevano bene che stavano compiendo atti criminali. Gesù promise
il paradiso non al malfattore crocifisso con lui, che lo insultava, ma a quello
che mostrò d'essersi pentito. Amare i nemici significa volere la loro
conversione e il perdono di Dio; ma è il caso di parlare di perdono quando il
"nemico" ci ha appena tagliato il lobo di un orecchio, e magari sarebbe disposto
a ripetere il gesto infame?
Renato
Pierri

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