Thursday, November 28, 2019

Violenza sulle donne e i dati Istat sui pregiudizi

Violenza sulle donne  e i dati Istat sui pregiudizi
Sconcertanti, sconsolanti, avvilenti i dati diffusi dall’Istat in occasione della giornata contro la violenza sulle donne. Più di una persona ogni quattro pensa che le donne possano provocare violenza sessuale con il loro modo di vestire. Il 39,3 % della popolazione italiana è convinta che una donna possa sottrarsi ad un rapporto sessuale, se davvero non lo vuole. Il 15,1%, ritiene che una donna che subisce violenza sessuale quando è ubriaca o sotto l’effetto di droghe sia almeno in parte responsabile. Per il 10,3% della popolazione spesso le accuse di violenza sessuale sono false. Per il 6,2% le donne serie non vengono violentate.  
Che cosa dimostrano questi dati? Che più di una persona su quattro sia ignorante, poco intelligente e anche crudele?  Dire ad una donna violentata che è stato il suo modo di vestire a provocare la violenza, significa essere ignoranti e crudeli e poco intelligenti. Senza dubbio alcune persone sono ignoranti, poco intelligenti e crudeli, ma non è possibile che siano tante. E allora che cosa dimostrano questi dati? Semplicemente che moltissima gente è schiava di pregiudizi secolari. I pregiudizi, purtroppo, quando sono fortemente radicati, offuscano la ragione e impietriscono il cuore.
Renato Pierri

Wednesday, November 20, 2019

Le rane verdi e la “persona umana”


Le rane verdi e la “persona umana”
“Che fine hanno fatto le rane verdi? Anni fa, lungo il sentiero che porta al Casale della Cervelletta, nella Riserva Naturale dell’Aniene, si vedevano e si sentivano le rane. Numerosissime. Adesso non si vedono e non si sentono più.  Che fine hanno fatto? Perché sono sparite le rane verdi? Non ci sarà la possibilità di reintrodurle?”. Diverse le risposte a queste domande, sul Gruppo Facebook del quartiere di Roma, Colli Aniene. Un lettore, però, ignorando che esistono rane d’altri colori, mi ha chiesto: “Di quale altro colore le conosce?”, come per dirmi che l’aggettivo verde era perfettamente inutile. Io facevo lo stesso errore riguardo ai papaveri, ritenevo non ci fosse alcun bisogno di aggiungere “rossi”, come nella bella canzone di Fabrizio De André. Ignoravo che esistono in natura papaveri bianchi, viola, gialli e blu. Giusto, quindi, definire verdi le rane, se si tratta di rane verdi, e rossi i papaveri, se si tratta di papaveri rossi. Non è giusto, invece, perfettamente inutile, aggiungere l’aggettivo “umana” al sostantivo persona. Me lo faceva notare molti anni fa, un caro mio fratello perduto anzi tempo, professore di lettere. Ed aveva ragione. Impossibile, infatti, confondere gli uomini con le Persone della Trinità. Eppure difficilmente qualcuno  rinuncia all'aggettivo. Piace troppo. L'articolo 3 della Costituzione recita: "E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana...". E di quale altra persona potrebbe essere impedito lo sviluppo? Il Catechismo della Chiesa cattolica reca un capitolo così intitolato: "La dignità della persona umana",  e comincia: "La dignità della persona umana si radica nella creazione ad immagine e somiglianza di Dio". Ecco: si provi a togliere l'aggettivo e si vedrà che il senso del discorso non cambia. Papa Francesco: “Ogni persona umana, creata da Dio a sua immagine e somiglianza, è un valore di per se stessa...”.  Joseph Ratzinger: "La persona umana è il punto più alto del disegno creatore di Dio per il mondo e per la storia". “La persona umana cuore della pace” è un libro di Benedetto XVI, e “Il valore della persona umana” è un libro di Giorgio La Pira. Ma gli esempi sono infiniti.
Renato Pierri


Monday, November 18, 2019

Simpatia ed empatia antidoti al razzismo

Simpatia ed empatia antidoti al razzismo
Un lettore sul blog de L’Espresso curato da Stefania Rossini, mi scrive, tra l’altro: “Io non sono interessato a farmi apparire “simpatici” coloro che sono diversi da me...  Io sono del parere che il principio fondamentale per un’equa convivenza sia che tutti gli esseri umani debbano godere i diritti riconosciuti universali a prescindere dalla loro etnia, sesso, idee politiche eccetera. Il fatto che poi personalmente mi piacciano o no, è, a mio avviso, irrilevante. Naturalmente, anche senza volerlo, entrerebbero in ballo le simpatie personali che guiderebbero le mie azioni. Spiego: se avessi in tasca un solo euro e ci fossero due persone che chiedono la carità (una bianca e un’altra rossastra) a chi lo darei? La mia coscienza preferirebbe probabilmente la seconda. Ma sarebbe un atteggiamento del tutto personale che non si può proporre come paradigmatico”.
Recentemente i giornali hanno riportato la seguente notizia: “Una donna respinge una bambina di 7 anni solo perché di colore, e occupa il posto a fianco al suo sull'autobus con la sua borsa. Un episodio di razzismo orribile, avvenuto ad Alessandria su un autobus e di cui è stata testimone una consigliera comunale Pd locale, Vittoria Oneto: «Alabama 1955? No, Alessandria 2019», ha scritto la consigliera ”.
Vittoria Oneto con modi fermi, irritata, ha indotto la donna a togliere la borsa dal sedile e a far sedere la bambina. Simpatia o empatia da parte della consigliera, nei riguardi della bambina maltrattata? Non possiamo sapere, ma l’una o l’altra, entrambe sicuramente utili per contrastare il razzismo. Ovviamente c’è stato anche lo sdegno per il gesto incivile della donna, ma difficilmente la bambina maltrattata ha lasciato indifferente Vittoria Oneto. La consigliera ha dato a tutti una lezione di civiltà. 
Venendo all’esempio descritto dal lettore: qualora provasse simpatia per la persona di pelle rossastra e donasse a lei l’euro, il lettore non solo farebbe sentire meglio il mendicante che magari riceve meno elemosine dell’altro, ma darebbe anche una lezione di civiltà a coloro che, a causa di pregiudizi, discriminano il diverso. Se poi il lettore fosse in compagnia di un figlio piccolo, con quel gesto gli darebbe il buon esempio.
La simpatia per il diverso, quindi, è utilissima, giacché va a compensare l’antipatia della quale sono fatte spesso oggetto le persone diverse. La simpatia per il diverso serve come antidoto contro il razzismo. 
Però, se una persona suscita la nostra antipatia, non possiamo trasformare questa in simpatia. E’ un bene che ci sia, la simpatia, ma se non c’è? Se non c’è bisogna ricorrere all’empatia, alla capacità di mettersi nei panni degli altri. Proprio come fanno certi politici in questo brutto periodo.
 Renato Pierri 



 

 

Friday, November 15, 2019

Pensieri diversi sulla morte di Stefano Cucchi

Pensieri diversi sulla morte di Stefano Cucchi
Scrivevo dieci anni or sono: “Sarebbe giusto mettere il crocifisso sulla bandiera italiana. Io non ce ne metterei uno solo, ma tanti, tantissimi. Anzi, li metterei, i crocifissi, su tutte le bandiere della terra.  Sì, perché la crocifissione  del Cristo è permanente, nel mondo, ed anche nel nostro Paese. Sulla nostra bandiera potremmo cominciare a mettere, tanto per fare un esempio, l'immagine di Stefano Cucchi, crocifisso da energumeni senza scrupoli. E poi i crocifissi sul lavoro, e i crocifissi nel mare...” (Liberazione 6 dicembre 2009). E nel 2012: “Il povero Stefano aveva sul corpo evidenti segni di percosse che non poteva essersi procurate da solo. E allora chi lo picchiò selvaggiamente se non il diavolo? Il demonio ce l’ha a morte con le persone buone, e quando non riesce a farle diventare cattive, gli assesta botte da orbi. E se il diavolo picchia i santi, perché non dovrebbe picchiare persone arrestate, che magari sono anche buone ma non santissime? Lascia solo un po’ perplessi che il diavolo se la prenda solo con i poveri cristi; difficilmente, infatti, picchia una persona arrestata, vestita elegantemente, giacca e cravatta, e magari con una macchina di lusso”.
Sergio Romano, invece, rispondeva così ad una mia lettera: “Commossi dalla morte di Stefano Cucchi, ab­biamo dimenticato che ogni persona è responsabile della propria vita ed è inevitabil­mente destinata a raccogliere i frutti delle proprie scelte. Non ne sono sorpreso. La rea­zione al caso Cucchi è quella che si è progressivamente dif­fusa ormai da parecchi anni si­no a diventare, col passare del tempo, «corretta». La morte della vittima ne cancella le re­sponsabilità; e tanto meglio se la colpa può essere imputa­ta allo Stato e alle sue istituzio­ni” (Corriere della Sera 14 novembre 2009).
Se l’era cercate, insomma, le percosse mortali. Ma il discorso peggiore, imperdonabile, lo fece Carlo Giovanardi, quando dichiarò pubblicamente: "Stefano Cucchi è morto perché anoressico, drogato e sieropositivo" (novembre 2009). E non sembra abbia ancora chiesto scusa alla famiglia di Stefano.
Renato Pierri 
 

 

Monday, November 11, 2019

Il comandamento mancante nel Decalogo

Il comandamento mancante nel Decalogo
«Nella Bibbia non esiste nessuna condanna chiara, esplicita, contro coloro che maltrattano i bambini. In Efesini 6,4 si legge: “E voi, padri, non provocate ad ira i vostri figli, ma allevateli nella disciplina e nell'ammonizione del Signore”. Il Salmo 127:3 recita: “Ecco, i figli sono un’eredità che viene dall'Eterno; il frutto del grembo è un premio”.Tutto qua. Nella Bibbia non esiste neppure il peccato della pedofilia. Altra dimenticanza di Dio? Ancora oggi il termine “pedofilia” non compare nel Catechismo. Ancora oggi evidentemente i bambini non contano abbastanza».
Sono le ultime righe di un articolo in cui osservavo che nel Decalogo, mentre è presente il comandamento ai figli di onorare i genitori, è mancante il comandamento ai genitori di rispettare i figli. Una lettrice, però, mi scrive: “Io penso che il comandamento di rispettare i figli sia implicito nel quarto”. Ma non è così. Nella mentalità del tempo i bambini contavano meno delle donne. Se la moglie era considerata un bene del marito, tra gli altri beni, casa, asino, bue, i figli ancor più erano proprietà del capo famiglia. “Egli poteva disporne a piacimento. Aveva il diritto, se ve ne fosse stato bisogno, di venderli come schiavi. Se commettevano una colpa grave, egli poteva condannarli a morte. Nel corso dei secoli questi principi terribili si erano andati attenuando. Così, assai presto, era stato stabilito che il padre avrebbe esercitato il diritto di vita e di morte soltanto sotto il controllo degli Anziani” (Daniel – Rops, La vita quotidiana in Palestina al tempo di Gesù, pag. 145).  
Gesù mostrò di avere a cuore i bambini, ma sebbene ne avesse avuta l’occasione, neppure lui pronunciò una condanna esplicita contro coloro che i bambini li maltrattano. Molti, credenti e non credenti, fanno confusione e fraintendono le parole di Gesù: “Ma se uno sarà di scandalo a uno di questi piccoli che credono in me, è meglio per lui che gli sia legata al collo una mola asinaria e sia precipitato nel fondo del mare” (Mt 18,6). I piccoli di cui parla Gesù, non sono i bambini, bensì i suoi seguaci, semplici come bambini e quindi esposti al pericolo d’essere allontanati dalla fede.
Renato Pierri


 
 
 

Thursday, November 07, 2019

Le grandi rivoluzioni che Scalfari attribuisce al Papa

Le grandi rivoluzioni che Scalfari attribuisce al Papa
Eugenio Scalfari s’intende di religione come il sottoscritto s’intende d’economia, e così quando parla con Papa Francesco ogni tanto capisce fischi per fiaschi. Qualche anno fa su La Repubblica scrisse che la grande rivoluzione di Papa Francesco era di aver abolito il peccato. Adesso la grande rivoluzione è il Dio unico.
Il Papa, ovviamente con parole sue, avrà espresso a Scalfari il concetto seguente: “La Chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l'unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini. Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti, come vi si è sottomesso anche Abramo, a cui la fede islamica volentieri si riferisce. Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano tuttavia come profeta” (Nostra Aetate, Concilio Vaticano II). «Termino questo augurio citando le parole di uno dei miei predecessori, il Papa Gregorio VII che, nel 1076, scriveva all’Emiro Musulmano Al-Nacir, che regnava a Bij’ya, nell’attuale Algeria: “Dio Onnipotente, che desidera che tutti gli uomini si salvino e nessuno si perda, apprezza in noi soprattutto il fatto che, dopo avere amato Lui, amiamo nostro fratello, e che quello che non vogliamo sia fatto a noi non lo facciamo agli altri. Voi e noi ci dobbiamo questa carità reciprocamente, soprattutto perché crediamo e confessiamo l’unico Dio, ammesso nei diversi modi, e Lo lodiamo e veneriamo ogni giorno, come Creatore e Governatore di questo mondo” (Discorso di Giovanni Paolo II nell’aprile del 1991).
Nell’introduzione al suo nuovo libro “Il Dio unico e la società moderna” (Einaudi), Scalfari scrive: “Papa Francesco è il primo a sostenere l’unicità di Dio, sia pure con alcune differenze cerimoniali o anche di visione della divinità propria; ma si tratta di differenze che devono essere superate: pensare a un Dio di proprietà di un popolo e non di altri è insensato e il Papa lo sta smentendo giorno per giorno, e non solo con le parole ma con i fatti: abbraccia i musulmani, abbraccia ovviamente gli ebrei...”.
“Il primo a sostenere l’unicità di Dio”. Sicuro? Riguardo alle “differenze che devono essere superate”, sono certo che al più il Papa, essendo cristiano, può avere espresso la speranza che un giorno il mondo sia tutto cristiano, così come i musulmani sperano che un giorno il mondo sia tutto musulmano.
Renato Pierri

 

 

Saturday, November 02, 2019

In cielo si parla di umanità e di persone

In cielo si parla di umanità e di persone
“Non so se per davvero gli ebrei credenti pensano d’essere diversi dagli altri popoli agli occhi di Dio, ma se è così, significa che cadono in un equivoco. Il fatto che Dio, in un determinato periodo storico, si sia servito di un popolo per comunicare con gli uomini tutti, per rivelare se stesso all’umanità, non significa che oggi, ai suoi occhi, gli altri popoli siano diversi. Ovviamente ogni popolo è diverso dagli altri per storia, costumi, leggi e via di seguito, ma non può essere diverso dagli altri popoli agli occhi di Dio. Sbaglierebbero gli ebrei credenti a considerarsi diversi, e sbaglierebbero i credenti d’altri popoli a considerarli diversi”.
Questo scrivevo qualche giorno fa in un breve articolo sul blog “come Gesù” del prete e scrittore Mauro Leonardi. E rispondendo al commento di una lettrice, aggiungevo: “Se si vuole credere in un Dio giusto, non si può pensare che faccia discriminazioni. I popoli sono fatti di individui, di persone, e l’appartenenza di una persona ad un popolo o ad un altro, non può fare differenza agli occhi di Dio. L’appartenenza di una persona ad un popolo non determina i suoi meriti o i suoi demeriti agli occhi di Dio. Mi sembra chiaro e semplice il ragionamento. Però, anch’io posso sbagliare. Magari un amico ebreo potrebbe smentirmi”.
Poiché nessun amico ebreo si è fatto vivo, ho mandato un angelo su in cielo da san Pietro, a chiedere informazioni a riguardo (non mi credete?). Ed ecco la risposta di Pietro, sempre tramite l’angelo ovviamente: “Devi riferire a Renato che sono discorsi senza senso. Oggi in cielo non si parla di popoli, in cielo si parla di umanità e di persone. Sono gli uomini a parlare ancora di popoli”.
Renato Pierri