Monday, December 31, 2018

L’errore di pubblicare le farneticazioni del primo che capita

L’errore di pubblicare le farneticazioni del primo che capita
Notizia del 28 dicembre 2018: “Femminicidio, tre episodi di sangue e violenza scuotono l’Italia dalla Sicilia al Trentino”. E va bene, vuol dire che per qualche giorno non sentiremo notizie di uomini che ammazzano donne, e così la statistica di un femminicidio ogni tre giorni resterà invariata, e Beppe Severgnini potrà pubblicare l’ennesima lettera del solito buontempone, il quale scriverà che in fondo abbiamo fatto bei progressi e che gli uomini italiani di donne ne uccidono meno di quante ne uccidevano trent’anni fa, che non esiste una mentalità maschilista nel nostro paese, e che bisogna finirla con le stupidaggini per fare prima pagina a tutti i costi. Severgnini è una brava persona, anche intelligente, ma non abbastanza da comprendere che è un errore pubblicare le farneticazioni del primo che capita, e che l’errore diventa doppio qualora alla lettera pubblicata non si aggiunga un rigo di disapprovazione. E questo, perché per molte persone ancora, purtroppo, leggere qualcosa sui giornali, sentire qualcosa alla radio o alla televisione, significa aver letto o aver sentito qualcosa di vero.
Notizia vera: “I numeri del femminicidio non sono certi e variano di qualche unità, ma sicuramente le donne uccise da un uomo, con cui hanno o hanno avuto un rapporto affettivo o familiare, non sono in diminuzione. Nel 2016 se ne sono contate 120. Anche nel 2017 la media è di una vittima ogni tre giorni. Negli ultimi dieci anni le donne uccise in Italia sono state 1.740, di cui 1.251 (il 71,9%) in famiglia” (Ansa 23 novembre 2018).
Renato Pierri


 

Friday, December 28, 2018

Salvini e i suoi tre errori in un colpo solo

Salvini e i suoi tre errori in un colpo solo
Ma sì, senza rendersene conto ovviamente, Matteo Salvini la mattina di Santo Stefano ha fatto tre errori in un colpo solo. Del primo se ne sono accorti tutti: il pubblico pensiero del ministro è andato alla sua colazione, anziché al terremoto ai piedi dell’Etna, e all’uccisione del fratello di un collaboratore di giustizia, a Pesaro. Del secondo errore, si è accorto solo qualcuno: un ministro non può mettersi a fare lo spot ad una crema spalmabile. Avrebbe dovuto parlarne senza citare il nome dell’azienda produttrice. Del terzo errore, grave a mio modesto parere, del quale nessuno si è accorto, è che ha fatto pubblicità ad una crema destinata soprattutto ai bambini, che consumata spesso, nuoce alla salute, poiché costituita nella massima parte da zucchero ed olio di palma. Non è il sottoscritto, però, ad affermarlo, bensì persona autorevole che di queste cose s’intende: la dottoressa Maria Rosa Di Fazio, responsabile Oncologia del Centro medico internazionale SH Health Service di San Marino. Ecco che cosa scrive in proposito: «Per dare un’idea di quanto seria sia la minaccia dell’olio di palma alla nostra salute, mi sembra sufficiente informare che in particolare per il glicidiolo [contenuto nell’olio di palma] non è stata nemmeno fissata una soglia, dal momento che si tratta di una sostanza cancerogena e genotossica, il che significa che ha la capacità di danneggiare l’informazione genetica all’interno di una cellula, causando mutazioni e inducendo modificazioni del nostro DNA. Tradotto: tramuta le cellule sane in cancerogene. Questa “robaccia”, insomma, non dovrebbe essere presente negli alimenti, eppure c’è e la troviamo in alcuni prodotti di consumo quotidiano, come certe popolarissime creme spalmabili, in dosi anche molto elevate» (“Mangiare bene per sconfiggere il male”, Mind Edizioni).
Renato Pierri


Thursday, December 27, 2018

Matteo Salvini, meglio una crema senza olio di palma e con tante nocciole

Matteo Salvini, meglio una crema senza olio di palma e con tante nocciole
La Notizia: «Un post come tanti. Per condividere con fan e follower le proprie abitudini quotidiane, Matteo Salvini carica una foto della sua prima colazione e scrive: "Il mio Santo Stefano inizia con pane e Nutella. E il vostro?"»(ansa).
Speriamo che sia iniziata così solo la colazione di Salvini, e non di tutti i bambini. Trascrivo dal libro “Sconfiggere il male” di Maria Rosa Di Fazio, responsabile del Servizio di Oncologia integrata del Centro medico internazionale SH Health Service di San Marino: «Note creme spalmabili con tracce di nocciole contenenti una “bomba” di quasi il 60% di zucchero, più un 20% di “salutare” olio di palma (che ha tre contaminanti: due “mutageni” in grado cioè di modificarci il DNA, più uno sicuramente cancerogeno).
E colgo l’occasione per consigliare a tutti di leggere il libro citato, soprattutto alle mamme che spalmano sul pane dei loro bambini crema di zucchero e olio di palma con una piccola percentuale di nocciole, ma anche agli insegnanti affinché informino i bambini, giacché spesso gli alunnetti, quando tornano a casa, diventano gli insegnanti dei loro genitori. Un consiglio anche al ministro: si compri una buona crema senza olio di palma e con tantissime nocciole.
Renato Pierri 

 

Monday, December 24, 2018

Trattare gli omosessuali in maniera diversa, significa discriminarli

Trattare gli omosessuali in maniera diversa, significa discriminarli

Il prete fa spiegare il Vangelo ai gay: “Ci arricchiscono”. Questo il titolo di un articolo apparso su La Repubblica del 20 dicembre, e che leggo sul blog “Come Gesù”.
Don Paolo Salvini, parroco a Roma a San Fulgenzio, nel quartiere di Monte Mario, riferisce: Una cosa è essere aperti teoricamente all’inclusione, un’altra è davvero ascoltarsi. Non è detto che il punto di vista mio sia sempre il migliore. Per questo abbiano chiesto che siano le persone omosessuali che già frequentano la nostra parrocchia ad introdurre mensilmente una catechesi aperta a tutti. In questo modo partecipano alla vita comunitaria senza ghettizzarsi e portano un contributo importante per ognuno... Non facciamo una lettura omosessuale della Scrittura, ma permettiamo alle persone omosessuali di parlare della Scrittura secondo la loro sensibilità affinché tutti ne siano arricchiti”.
E il portavoce delle persone cristiane Lgbt, Andrea Rubera:  “All’inizio eravamo ospitati per fare degli incontri fra di noi, senza contaminazione con la parrocchia. Poi è arrivata dal parroco la proposta di implicarci di più con gli altri, e così abbiamo fatto. Ogni mese apriamo una catechesi...”.
Ma non è questa un’evidente forma di discriminazione? Don Paolo Salvini accoglie le persone omosessuali in quanto omosessuali. E concede loro un permesso speciale: “Permettiamo alle persone omosessuali di parlare della Scrittura secondo la loro sensibilità”. Che discorso è? Ogni persona parlerà della Scrittura secondo la propria sensibilità, ma perché distinguere le persone omosessuali da tutti gli altri fedeli?
Gli uomini della Chiesa dovrebbero ignorare che una persona è omosessuale, e accoglierla nell’identica maniera in cui accolgono tutti i fedeli. Andrea Rubera è tutto contento, ma non si rende conto d’essere trattato in maniera diversa dagli altri fedeli.
Don Paolo Salvini probabilmente tiene in considerazione il meno cattivo, ma pur discriminatorio, tra i pessimi paragrafi del Catechismo dedicati all’omosessualità, quello che recita: “Le persone omosessuali devono essere accolte con rispetto, compassione, delicatezza”. Trattamento speciale, giacché diversi, giacché omosessuali. Il sacerdote non si rende conto di compiere una discriminazione, sebbene per un fine buono. 
Renato Pierri



Thursday, December 20, 2018

A proposito di presepe, Gesù non nacque al freddo e al gelo e non tremò

A proposito di presepe, Gesù non nacque al freddo e al gelo e non tremò

"Tu scendi dalle stelle, o Re del cielo, e vieni in una grotta al freddo e al gelo. O Bambino mio divino, io ti vedo qui a tremar"; così, un canto di Natale. Però, se leggiamo attentamente i vangeli, ci accorgiamo che Gesù non nacque al freddo e al gelo, e che magari avrà pianto come tutti i bambini appena nati, ma sicuramente non avrà tremato a causa del freddo. E possiamo anche costatare che Gesù non era poi così povero come molta gente crede. 

 Luca racconta che Maria “avvolse il neonato in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto all’albergo”. Matteo, invece, non accenna per niente ad una grotta, ma riferisce che i Magi, giunti dall’Oriente per adorare il Bambino, entrarono “nella casa”. Avevano traslocato? Luca riferisce anche: “C'erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all'aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge” (Lc 8,2). Il che significa che non faceva freddo, altrimenti greggi e pastori si sarebbero trovati nelle grotte. Gesù era figlio di un carpentiere, ed egli certamente esercitò lo stesso mestiere nella giovinezza (Mc 6,3). Un falegname della Palestina era un uomo abile, utile, e particolarmente stimato. Così, è ragionevole ritenere che Maria e Giuseppe, disponendo di denaro, avessero avuto la possibilità, in ogni caso, di far nascere il Bambino ben al riparo "dal freddo e dal  gelo" e di avvolgerlo in panni morbidi e caldi. Ma durante la vita Gesù fu povero? E' pur vero che il Nazareno durante il periodo della predicazione, non avesse dove reclinare il capo, ma non sembra si facesse mancare il cibo, a giudicare da tutte le volte che lo troviamo a tavola a casa di amici, e dalle sue stesse parole: «E’ venuto Giovanni che non mangiava né beveva, e si diceva: - E’ indemoniato -. E’ venuto il Figlio dell’uomo che mangia e beve, e si dice: - E’ un mangione e un beone, amico di pubblicani e peccatori! –» (Mt 11, 18 – 19). Sicuramente non gli mancarono pane e pesce, e certo “bevve quel vino nero, pastoso e colorito, che bisognava annacquare prima di servirlo” (Daniel Rops). Disponevano, lui e i suoi apostoli, di denaro, e facevano l’elemosina ai poveri (Gv 13,29). Infine, non era vestito di stracci, giacché i quattro soldati romani si divisero le sue vesti, e tirarono a sorte la tunica, essendo cucita tutta di un pezzo (Gv 19,23-24).

Renato Pierri

Dottoressa De Mari, meglio fichi che pomi?

Dottoressa De Mari, meglio fichi che pomi?
Leggo su “Notizie Provita”: «Silvana De Mari assolta! Le prime dichiarazioni: Sono stata assolta per le “offese alle persone omosessuali” perché è stato riconosciuto che parlare come ho parlato è stato un mio diritto, anzi è un mio dovere di medico. Quello che ho detto su questi argomenti si può dire! Evviva! Sono stata condannata per le frasi sul movimento Lgbt che ho accusato di rapporti ambigui con il movimento pedofilo e di tentativi di limitare la libertà di parola». Questo l’esito del processo contro Silvana De Mari, scrittrice di libri fantasy, blogger e medico chirurgo, querelata dalle associazioni Lgbt per aver espresso giudizi “politicamente scorretti” sull’omosessualità e la pedofilia».
Esultano la dottoressa De Mari e coloro che sono schierarti inspiegabilmente dalla sua parte, esultano perché la condanna riguarda solo due degli otto capi d’accusa. E a me è tornata alla mente una storiella che leggevo da piccolo alle elementari in un libro intitolato "Sol di maggio". Un servo, per ordine del padrone doveva portare in dono ad un signore un cesto di bellissime mele. Però, non ricordo per quale motivo, riempì il corbello di fichi maturi, anziché di mele. Forse preferì tenerle per sé. Ma il signore non gradì il dono, o perché i frutti non eran belli, oppure perché non gli piacevano, oppure perché aveva in antipatia il donatore; certo è che per celia o per dispetto fece legare il poveretto ad un albero, ordinando ai domestici di bersagliarlo con i fichi recati in omaggio. Il servo però non se la prese, ed anzi ogni volta che riceveva un fico in faccia, sorrideva ed esclamava: «Meno male che non son pomi!».
Ad ogni modo, anche se fosse stata assolta per tutti i capi d’accusa, oppure se sarà assolta in altri gradi di giudizio, la dottoressa De Mari e coloro che con lei esultano, dovrebbero tener presente che essere assolti per non avere infranto la legge dello Stato, non significa non avere infranto la legge morale.
Il modo di esprimersi di questa signora dimostra tutta la sua indifferenza verso la sofferenza alle volte indicibile, inferta a tante persone innocenti, in passato ed ancora oggi, a causa dell’omofobia.

Renato Pierri 

Tuesday, December 18, 2018

Le colpe dei padri dei politici e il peccato originale

Le colpe dei padri dei politici e il peccato originale
In questo periodo in cui si va a caccia di presunte mancanze, presunte illegalità da parte di familiari di personaggi della politica, si ripete spesso che le colpe dei padri non debbano ricadere sui figli. In Tv è diventato un ritornello, e io credo che qualsiasi persona onesta e ragionevole non può non essere d’accordo. Sarebbe immorale il contrario, vale a dire considerare un figlio macchiato dalla colpa del padre.
Viene fatto di chiedersi però, come mai, questa norma morale sacrosanta non valga per quanto riguarda il peccato originale. Nel Catechismo della Chiesa cattolica, infatti, si legge: “Poiché nascono con una natura umana decaduta e contaminata dal peccato originale, anche i bambini hanno bisogno della nuova nascita nel Battesimo per essere liberati dal potere delle tenebre e trasferiti nel regno della libertà dei figli di Dio, alla quale tutti gli uomini sono chiamati”. E qui non si tratta della colpa del padre, ma della colpa di un progenitore vissuto magari milioni di anni fa, che ricade su un piccolo innocente. Qualcosa non torna. Non vi pare?
Renato Pierri
 

Monday, December 17, 2018

Ognuno ha il Cristo che si merita

Ognuno ha il Cristo che si merita
Come accade spesso, Galimberti non entra nel merito delle lettere che pubblica, ma prende spunto da esse, per scrivere cose sicuramente interessanti, ma che poco hanno da spartire col significato delle stesse. La mia lettera apparsa su D – La Repubblica del 15 dicembre:
«Trascrivo un passo della biografia di Simone Weil, a cura di Alessandro Di Grazia in: “Simone Weil, l’Iliade o il poema della forza” (Asterios Editore).
“A metà novembre un’esperienza mistica cambierà completamente il corso della sua vita. Mentre recita Love di George Herbert, avrà il primo reale incontro col Cristo. Di quest’esperienza farà parola solo nel 1942 in due lettere inviate a Padre Perrin e a Joë Bousquet. Riferisce di aver recitato dapprima questo testo come una semplice poesia e che, senza accorgersene, era diventata una preghiera. «E’ durante una di queste recite che Cristo stesso è sceso e mi ha presa. Nei miei ragionamenti sull’insolubilità del problema di Dio non avevo previsto questa possibilità, di un contatto reale, da persona a persona, quaggiù, tra un essere umano e Dio. Avevo vagamente sentito parlare di cose simili, ma non ci avevo mai creduto». Di tenore simile anche la seconda lettera, in cui Simone accentua maggiormente la sua estraneità culturale a manifestazioni ed esperienze del genere; questo fatto, ai suoi stessi occhi, fornisce una garanzia in più della genuinità delle sue esperienze: «una presenza più personale, più certa, più reale di quella di un essere umano, inaccessibile ai sensi e all’immaginazione, analogo all’amore che traspare attraverso il più tenero sorriso di un essere amato” (pag. 96).
E’ persuasa, Simone Weil, che Cristo le abbia fatto sentire da vicino la sua presenza. Un Cristo eccezionale per una donna eccezionale. Un Cristo eccezionale perché non si fa vedere, non mostra le sue piaghe sanguinolente, come hanno riferito alcuni santi, non invita a bere la bevanda del suo costato, non piange né ride, non fa vittime, non manda malanni, non offre corone di spine, non chiede cappelle in suo onore e processioni di preti, e non emana profumo di lavanda o di viola o di gelsomino. E’ un Cristo che comunica amore, che riempie d’intensa segreta gioia. Di questo Cristo fa esperienza Simone Weil, e non ne fa parola con nessuno, se non qualche anno più tardi, in una lettera indirizzata a persone che sa non grideranno al miracolo. Un Cristo credibile. Quasi quasi persino per un ateo».
Qualche riga della risposta di Galimberti, intitolata: «Che rapporto c’è tra mistica ed erotica? Il linguaggio dei mistici grida erotismo: anche per arrivare a toccare la “realtà” di Dio bisogna seguire i sentieri tracciati da amore».
E già dal titolo si comprende che Galimberti sembra ignorare il significato della mia lettera.
Scrive: «Non è eccezionale il Cristo che si fa presente a Simone Weil. Eccezionale è l’amore che, quando raggiunge la sua vertigine nella sessualità come nella mistica (che della sessualità è la sublimazione), consente di trascendere i confini dell’Io e accedere a quell’entusiasmo  dove a parlare è un dio (en theos) che ci abita e ci conduce in quell’altra parte di noi stessi, che alcuni chiamano “inconscio”, altri “follia”, altri ancora “trascendenza”.
Io stavo parlando d’altro. Volevo dire che il Cristo del quale parla Simone Weil, è eccezionale, come eccezionale era lei, giacché in contrasto con il Cristo immaginato da alcuni santi. Di questa eccezionalità parlavo nella lettera. Un Cristo ben diverso, ad esempio, dal Cristo descritto da Caterina da Siena o da Gemma Galgani. Volevo dire che Simone Weil era persona seria e intelligente. In altre parole: ognuno ha il Cristo che si merita
Renato Pierri







Thursday, December 13, 2018

Fatima e le frasi strampalate prese in seria considerazione da Antonio Socci

Fatima e le frasi strampalate prese in seria considerazione da Antonio Socci 
Leggo su un noto quotidiano un estratto dall’ultimo libro di Antonio Socci "Il segreto di Benedetto XVI (Perché è ancora papa)", Rizzoli. Ne trascrivo alcune righe:
«Nella documentazione sulle apparizioni di Fatima è contenuta anche una frase della Madonna che Giacinta riferisce a chi la interroga (). Una frase breve, ma terribile, pronunciata dalla Vergine durante l’apparizione del 13 ottobre 1917, quella in cui si verifica il "miracolo del sole" (uno spaventoso vorticare del sole nel cielo) davanti a 70.000 persone, compresi diversi giornalisti. () Ne sono venuto a conoscenza quando un amico padovano, pellegrino a Fatima, me l'ha segnalata girandomi il testo di un corso sui messaggi della Madonna tenuto nel 2017 al santuario portoghese. Il suo titolo: "Curso sobre a Mensagem de Fátima 'O triunfo do amor nos dramas da História' ".() Nella parte finale, quella della documentazione storica, si riportano tutte le apparizioni e al capitolo sull’apparizione del 13 ottobre 1917, alla pagina 40, si legge testualmente: "E assumendo un aspetto più triste, : 'Non offendano più Nostro Signore che è già molto offeso! Se il popolo si emenderà, finirà la guerra, se non si emenderà, finirà il mondo”».
Ora,ammesso che “documentazione storica” nel caso specifico significhi realmente documentazione storica, ammesso che, se veramente fu pronunciata, la frase “finirà il mondo” sia da intendersi alla lettera, dico, come possono essere prese in considerazione frasi strampalate riferite da bimbetti analfabeti, frasi che alla luce della ragione, del buon senso, del Vangelo, la Madre di Gesù non avrebbe mai potuto pronunciare? Come può essere presa in considerazione la strana Signora immaginata dai tre pastorelli e da chi stava loro intorno, la bella Signora cinica e crudele che avrebbe chiesto sacrifici a tre piccoli innocenti, che avrebbe ingiunto loro di tenere il cilicio sulle tenere carni solo di giorno, la bella Signora sull’elce che avrebbe terrorizzato tre bambini mostrando loro terribili scene infernali, che avrebbe indotto tre innocenti a  soffrire,  a digiunare, a non dissetarsi, che avrebbe reso infelici due di loro preconizzandogli la morte imminente, la bella Signora che non svaniva ma si allontanava verso il cielo, secondo Lucia, in posizione tale da mostrare come ultima cosa i piedi? Immaginate?
E immaginate la Madonna che parla di un Signore molto offeso come se fosse un ragazzino? Il Signore molto offeso? Il Signore non si offende. E che farà il Signore per vendicarsi delle offese? Impedirà che la guerra finisca, farà sì che continuino a morire milioni d’innocenti, e magari farà sì che finisca il mondo. Ma si può?
Prendere in considerazione discorsi strampalati del genere significa calpestare ragione e vangelo.
Renato Pierri


Sunday, December 09, 2018

Papa Francesco e le “profezie” di Renato Pierri

Papa Francesco e le “profezie” di Renato Pierri
Papa Francesco certamente non legge le letterine di Renato Pierri, che spesso pubblicano i giornali oppure qualche sito internet, però misteriosamente i mie pensieri sembrano arrivare a Papa Francesco. Scrivo in diverse lettere che sarebbe ora la Chiesa offrisse anche alle donne la possibilità di diventare prete, giacché non esiste ragione oggi per negare loro questo desiderio, e nel maggio del 2016, arriva la bella notizia: «Papa Francesco ha annunciato che istituirà una Commissione di studio sul diaconato femminile nella Chiesa primitiva ritenendo che le donne diacono sono "una possibilità per oggi". Se all'annuncio seguirà una decisione favorevole al diaconato femminile, si riaprirà una prospettiva che lo stesso Papa Francesco sembrava considerare definitivamente chiusa. Il diaconato, infatti, è il primo grado dell'ordine sacro, seguito dal sacerdozio e dall'episcopato».
In diverse lettere mi lamento del fatto che nessun Pontefice ha mai speso una parola contro la triste piaga del femminicidio, e Papa Francesco sembra ascoltarmi,  giacché pronuncia parole dure contro il femminicidio. La prima volta nella storia della Chiesa.
Qualche giorno fa pubblicavo una lettera dal titolo:  “Popolo di poeti, di santi, di eroi, di scienziati e di rassegnati”, e parlavo segnatamente dei cittadini romani rassegnati alla spazzatura che invade le strade, all’assenza di un vigile nei quartieri, e arriva la notizia recentissima: «"Basta con la rassegnazione al degrado, Roma sviluppi gli anticorpi ai virus dell'indifferenza e della maleducazione" Il monito di Papa Francesco ai cittadini della Capitale».
Peccato che questo papa quasi mio coetaneo, non la pensi come me riguardo alle persone omosessuali. Non riesce a superare i pregiudizi nei loro confronti. Ma non è detto non mi ascolti e un giorno arrivi la bella notizia: “Papa Francesco dichiara che non c’è nessun male nell’amore tra due persone omosessuali adulte e responsabili. Il Papa cancella dal Catechismo i paragrafi pessimi dedicati all’omosessualità”. Possiamo sperare?

Renato Pierri 

Il ginkgo dorato a Roma, che fa svanire i cattivi pensieri


Il ginkgo dorato a Roma, che fa svanire i cattivi pensieri
Gli alberi a Roma in quest’autunno non sono belli come negli anni passati, giacché a causa delle piogge abbondanti e del vento, i loro  rami hanno perso le foglie gialle e marroni. Ma c’è un albero le cui foglie ingialliscono più tardi. Un albero che ha origini antichissime che risalgono a 250 milioni d’anni fa. E quanti abitanti di Colli Aniene si saranno accorti di quest’albero meraviglioso nel loro quartiere? In pensione da molto tempo ormai, con qualche pensiero in meno rispetto a quando lavoravo, faccio le mie passeggiate mattutine e vado a trovare il fascinoso ginkgo, l’amico ginkgo. Alcuni di questi alberi singolari si trovano in via Bardanzellu. Altri, i più belli, sono nascosti in un piccolo parco tra i palazzi. Non vi dico dove, dovete cercarli. Avete tempo, giacché questi, forse perché più al riparo dal freddo, ancora non hanno preso del tutto lo straordinario aspetto autunnale. Conoscete le foglie del ginkgo? Le avete mai osservate? Sono graziosissime. Hanno la forma caratteristica d’un piccolo ventaglio. In questa stagione assumono una colorazione giallo intenso, e l’albero ne è talmente pieno che continua  a presentarsi a lungo col suo splendido vestito autunnale, nonostante di piccoli ventagli ne sparga in quantità a terra formando intorno a sé un grande tappeto giallo. Poiché non c’è rosa senza spina, i suoi semi caduti, marciscono e producono un odore fetido. Ma possiamo perdonaglielo questo difetto all’amico ginkgo, giacché oltre ad essere una delizia per i nostri occhi, le sue foglie contengono diversi principi attivi e proprio per il suo utilizzo medicinale, l’albero viene coltivato a livello industriale, in Europa, Giappone, Corea e Stati Uniti. D’autunno, davanti a questo albero, sacro per i buddisti cinesi, svaniscono i cattivi pensieri. Andate a trovarlo il ginkgo dorato, vi porterà fortuna.
Renato Pierri


Thursday, December 06, 2018

Se fossi un prete sarei un gran peccatore

Se fossi un prete sarei un gran peccatore
Ma sì, recitando la messa non penserei a Gesù ma a quella bella donna nel banco laggiù. Mi distrarrei troppo facilmente se fossi un prete nel confessionale, se la bella donna venisse a confessarsi da me e attraverso la grata mi giungesse il profumo della sua pelle, la luce dei suoi occhi, la musica del suo sorriso. Eh, sì perché certamente troverei il modo di farla sorridere,  le direi che i suoi peccati sono troppo piccoli per essere confessati, per essere perdonati, insomma, davanti a tanta bellezza, sarei più portato a dare l’assoluzione. Più portato a dare la comunione. Ci pensate alla mia emozione quando vedessi la bellissima avvicinarsi a me in processione? Certamente sarei dell’opinione, se venisse da me all’altare la donna da amare,  che è cosa più dolce riceverla sulla lingua l’ostia consacrata, anziché sulle mani. Dio mio, che pensieri strani! Che dite, se fossi un prete così rapito dall’amore, sarei un gran peccatore?
E se fossi un prete omosessuale e vedessi seduto nei banchi il giovane bello dei sogni miei? Ugualmente, avvinto dall’amore, tradirei il mio Signore e sarei gran peccatore.
Renato Pierri