Saturday, May 27, 2017
L'arcivescovo Negri e la sessuofobia nel nostro
Paese
Che cosa se non la sessuofobia poteva spingere
l’arcivescovo Negri a scrivere, mentre a Manchester si piangevano i morti:
"Figli miei, siete morti così, quasi senza ragioni come avevate vissuto. Non
preoccupatevi, non vi hanno aiutato a vivere ma vi faranno un 'ottimo'
funerale”? Che cosa se non la sessuofobia, poteva indurlo a scrivere: "Siete
venuti al mondo molte volte neanche desiderati, e nessuno vi ha dato delle
ragioni adeguate per vivere?”. Che cosa se non la sessuofobia, poteva indurlo,
infine, a scrivere: “Si sono solo dimenticati di dirvi che c'è il Male. E il
Male è una persona, non è una serie di forze o di energie. È una persona. Questa
persona s'è acquattata lì durante il vostro concerto”. Il Male, in realtà, per
l’arcivescovo è andare ad un concerto dove canta una ragazza che alle volte
mostra le gambe nude. Se l’attentato fosse avvenuto in uno stadio dove il
proprio “idolo” è un grande campione del calcio, oppure ad un concerto di un
cantante maschio, il vescovo ci avrebbe risparmiato la sua letterina.
E va
bene, può accadere che un vescovo possa sproloquiare. Ma che cosa è successo
dopo che la lettera è apparsa sui quotidiani? Questo non lo sapete e ve lo
racconto. Il prete e scrittore Mauro Leonardi, che sessuofobo non è, ha
criticato saggiamente e giustamente le “affermazioni sgangherate” (così le ha
definite) del vescovo. Non l’avesse mai fatto! Aspri rimproveri gli sono piovuti
addosso da tutte le parti. Il che significa che la sessuofobia regna ancora
indisturbata nel nostro moderno Paese. Riccardo Cascioli lo ha attaccato su La
Nuova Bussola Quotidiana. Giulio Luporini lo ha criticato su Il Sussidiario.
Tutti persuasi che il Male consista nell’andare ai concerti di Ariana Grande.
Poverina, ma che vi ha fatto? Il colmo lo ha raggiunto un lettore su Avvenire,it
(non ce l’aveva con Mauro Leonardi), che ha scritto: “Ariana Grande è un’icona
molto sessualizzata del complesso industriale mediatico. Quei bambini a
Manchester sono morti sull’altare del loro idolo”. Lo riprende giustamente
Marina Corradi su Avvenire, che scrive: “Per parlare così bisogna avere in mente
un Dio terribile, arcigno, castigatore. Non di certo il nostro Dio, che è un Dio
di misericordia, un Dio che ama e perdona con viscere materne. E nel grembo
materno di Dio, ne siamo certi, non va perduta una sola delle lacrime dei padri
e delle madri di Manchester”. Ma non si capisce bene chi dovrebbe perdonare il
buon Dio, se coloro che sono responsabili dell’attentato, oppure i ragazzi che
sono andati al concerto rock di Ariana Grande, o i genitori che li hanno
accompagnati. Che sia un po’ bacchettona e un po’ sessuofoba anche Marina
Corradi?
Renato Pierri
Wednesday, May 24, 2017
Clausura. Gesù non amava gli spazi chiusi
Clausura. Gesù non amava gli spazi chiusi
Leggo sul blog “Come Gesù”
un articolo di Guido Mocellin, tratto da Avvenire. Il giornalista e saggista
scrive: “Il fatto che, a causa di Facebook, il monastero di clausura di Santa
Chiara di Oristano sia finito su Vanity Fair, con tutto ciò che, da Thackeray
fino al Qoèlet, tale testata evoca, potrebbe arricchire i dossier di chi, ogni
volta che un “nuovo” media si affaccia sulla scena della comunicazione, è
pregiudizialmente sospettoso verso le contaminazioni che si possono stabilire
tra esso e le realtà ecclesiali. A me invece tornano in mente il celeberrimo
radiodocumentario “Clausura”, che Sergio Zavoli realizzò nel 1958 intervistando
una carmelitana scalza nel monastero di Bologna (seguì la versione televisiva),
e il film-documentario del 2005 “Il grande silenzio”, girato da Philip Gröning
tra i monaci della Grande Chartreuse, nei pressi di Grenoble. Quante persone si
saranno avvicinate grazie a loro a questa vocazione esigente?... apprezzo che un
monastero, piccolo perché ci vivono oggi dieci monache e prezioso perché antico
scrigno di fede e di preghiera, si sia aperto al pubblico, tramite una mostra
fotografica, una pagina Facebook per ora concentrata nel promuovere la mostra,
un sito-blog e gli altri connessi arnesi digitali.”.
Che cosa significa “avvicinarsi a questa vocazione
esigente”? Voler diventare monaca di clausura? Se il significato è questo, la
risposta alla domanda è: pochissime persone, forse nessuna, o forse solo qualche
ragazza reclutata “da altri Paesi con l'unico scopo di evitare la chiusura del
monastero, a causa della ridotta presenza di monache”. Le parole tra virgolette
sono di Papa Francesco. Le vocazioni, infatti, sono in forte calo. Forse Guido
Mocellin intendeva solo dire che tante persone si sono interessate a questa
vocazione esigente? Ad ogni modo è significativo il fatto che per far avvicinare
qualcuno alla “vocazione esigente” ci sia bisogno che le monache di clausura
siano un po’ meno di clausura, che la “chiusura” sia un po’ meno chiusura,
significativo il fatto che l’apertura giovi alla
clausura.
Io credo che i monasteri si svuotino anche perché ci si
rende sempre più conto che fede e preghiera nella strada danno più frutti della
fede e della preghiera in un monastero. Del resto Gesù non trascorse quaranta
giorni in una caverna, ma nel deserto, non amava gli spazi chiusi ma gli spazi
aperti, le strade, i campi, il cielo stellato.
Renato Pierri
Monday, May 22, 2017
Lasciate che gli omosessuali vengano a me
Lasciate che gli omosessuali vengano a me
“Come è stato evidente a molti in questi giorni, e più ancora da ieri
sera, il blog è soggetto a continui attacchi hacker che vengono tamponati ma che
si ripresentano puntuali. Stiamo cercando una soluzione con un maggiore livello
di sicurezza. Questi attacchi avvengono sempre in concomitanza degli spazi che
il blog concede alle persone omosessuali, che siano cristiane o no. Che questo
avvenga proprio nella settimana contro l’omotransfobia dà a tutti noi una
particolare tristezza”. Queste le parole del prete e scrittore Mauro Leonardi,
titolare del blog “Come Gesù”. Blog che io ho definito più volte scherzosamente
il bel castello di Mauro. Bel castello perché le sue porte sono sempre aperte
per accogliere tutti, a prescindere dalla religione, dal colore della pelle,
dalla nazionalità, dall’orientamento sessuale. Ovviamente, essendoci scritto sul
castello a caratteri cubitali: “Come Gesù”, ad entrare sono soprattutto persone
attirate da quel nome: “Gesù”. E quindi uno si aspetta che la maggior parte
delle persone che vi entrano siano persone che somiglino in qualche modo alle
porte del castello: mentalità aperta, cuore pronto ad accogliere. Un po’ come
Papa Francesco, insomma. Ma non è così. Vi sono diverse persone nel bel
castello, magari religiosissime, che non vedono di buon occhio gli omosessuali
che vi entrano. Non solo, come si può costatare dalle parole di don Mauro,
alcune di queste persone chiudono di propria iniziativa le porte del castello,
lasciando fuori tutti, omosessuali ed eterosessuali. Per fortuna arrivano presto
i fabbri e riaprono le porte. Così, grazie ai buoni fabbri, “Come Gesù” può
tornare a dire “Lasciate che gli omosessuali vengano a me”.
Renato Pierri
Monday, May 15, 2017
Una bella signora che andrebbe messa agli arresti
Una bella signora che andrebbe messa agli
arresti
In fondo il Papa non ha figli, non è un padre e, essendo
maschio, ancor meno è madre, posso capire quindi perché davanti ad un discorso
aberrante di una madre, resti indifferente. Capisco credenti maschi che non
sono padri, non sono madri ovviamente, e non si stupiscono davanti al discorso
aberrante di una madre. Non capisco le madri, le donne che hanno bambini. Forse
anche loro farebbero un discorso del genere ai loro bambini? Lo chiedo in
particolare alle donne che hanno bambini e che frequentano il blog “Come Gesù”
del prete e scrittore Mauro Leonardi. Voi mamme che dareste la vita per i vostri
figli, fareste loro un discorso del genere? Ricordate il vangelo di Marco? “Gli
presentavano dei bambini perché li accarezzasse, ma i discepoli li sgridavano.
Gesù, al vedere questo, s'indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me
e non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio. In
verità vi dico: Chi non accoglie il regno di Dio come un bambino, non entrerà in
esso». E
prendendoli fra le braccia e ponendo le mani sopra di loro li benediceva” (Mc
10, 13 –16). Questo faceva Gesù con i bambini. Nella Convenzione ONU sui
diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: “Diritto alla vita, alla sopravvivenza
e allo sviluppo del bambino (art. 6): gli Stati devono impegnare il massimo
delle risorse disponibili per tutelare la vita e il sano sviluppo dei bambini,
anche tramite la cooperazione tra Stati”. Il discorso aberrante che contrasta e
col vangelo e con la ragione, della bella Signora di Fatima a tre innocenti:
“Volete offrirvi a Dio pronti a sopportare tutte le sofferenze che Egli vorrà
mandarvi, in riparazione dei peccati con cui Egli è offeso, e per ottenere la
conversione dei peccatori?”. E ancora: “Il Signore è contento dei vostri
sacrifici, ma non vuole che dormiate con la corda…Portatela solo durante il
giorno”. La bella Signora andrebbe messa agli arresti.
Sunday, May 14, 2017
Pornografia non consensuale e colpevolizzazione delle vittime
Pornografia non consensuale e colpevolizzazione delle
vittime
Venerdì 26 maggio alle ore 15:00,
presso la Casa Internazionale delle Donne, via della Lungara, 19
Roma, si parlerà di pornografia non consensuale e
colpevolizzazione delle vittime, strumenti legali di tutela, riconoscimento
sociale del crimine e conseguenze dello slut shaming, riferimento a casi di
cronaca, e una panoramica sulla proposta di legge in esame alla
Camera.Con Giulia Rodano (Casa
internazionale delle donne), Maurizio Di Fazio (giornalista), Marco Cartisano
(avvocato), Ilaria A. De Pascalis (ricercatrice/attivista), Elisabetta Pierri
(informatica/attivista), la rete DiRe (Donne in Rete contro la violenza), Lisa
Canitano (ginecologa)
E con la partecipazione di Maria Teresa Giglio (la madre di Tiziana Cantone).
E con la partecipazione di Maria Teresa Giglio (la madre di Tiziana Cantone).
Thursday, May 11, 2017
Le false profezie di Fatima
Le false profezie di Fatima
«Gli irresponsabili del “quarto
segreto” di Fatima», è il titolo di un articolo apparso
sul quotidiano on line Faro Di Roma (11 maggio) a firma del prete a scrittore
Mauro Leonardi. Ne trascrivo alcuni passi. «Sabato
13 maggio sarà il centenario delle apparizioni di Fatima e sui giornali si parla
dell’inesistente. L’inesistente è il cosiddetto “quarto segreto di Fatima”.
Quello di cui l’autorità ecclesiastica ha parecchie volte smentito l’esistenza:
fu il primo Ratzinger nel 2000, lunedì scorso Angelo Amato è stato l’ultimo: sì,
il prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, il capo cioè del
dicastero direttamente interessato al viaggio papale a motivo della
canonizzazione di Francesco e Giacinta Marto»... «Mi
chiedo se chi alimenta tali menzogne ritenga davvero di essere cattolico. Perché
qualsiasi credente sa che una delle caratteristiche fondamentali delle profezie
– le profezie vere, intendo – è che vengono comprese solo dopo che si sono
realizzate. Proprio il terzo segreto di Fatima ne è la conferma. Karol Wojtyla,
il vescovo vestito di bianco colpito dall’attentato di cui parla suor Lucia, pur
potendolo fare – era Papa da quasi tre anni – lesse il segreto di Fatima solo
dopo essere stato ferito. Se lo fece portare in ospedale e lo comprese dopo che
le pallottole di Alì Agca avevano attraversato il suo corpo». Le
profezie di Fatima, in realtà, non sono profezie da comprendersi né prima né
dopo. Semplicemente non sono profezie. Lucia, la “veggente” di Fatima, alla
quale si devono le cosiddette profezie, non certo alla Madonna, non colse mai
nel segno. Come sbagliò, quando era bambina, circa la fine della
prima guerra mondiale («La Madonna ha detto che la guerra finisce oggi» dichiarò
il 13 ottobre del 1917!), così fallì riguardo all’inizio della seconda: “Se non
cessano di offendere il Signore – aveva detto – nel regno di Pio XI ne
incomincerà un’altra peggiore”. Secondo gli storici il grande conflitto
incominciò il 1° settembre del 1939, quando al soglio pontificio c’era già Pio
XII. E neppure sul papa che «avrà molto da soffrire» c’indovinò. Nella lettera
del 2 dicembre 1940, suor Lucia faceva capire chiaramente che la profezia del
segreto si riferisse a Pio XII: «Varie persecuzioni e sofferenze riservate a
Vostra Santità», gli aveva scritto, ma il rigoroso e aristocratico autocrate Pio
XII non subì persecuzioni, né ebbe molte angustie. Suor Lucia sbagliò anche
riguardo alla fine della seconda guerra mondiale, affermando, nella lettera del
4 maggio 1943, che il Signore avrebbe fatto terminare il conflitto di lì a poco.
Ma veniamo alla profezia che avrebbe riguardato Giovanni Paolo II. La scena del
terzo segreto: "Un Vescovo vestito di bianco...Vari altri Vescovi,
Sacerdoti...salire una montagna ripida...in cima alla quale c'era una grande
Croce...Il Santo Padre...mezzo tremulo, con passo vacillante...venne ucciso da
un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e di frecce".
Mezzo tremulo, passo vacillante, muore colpito da proiettili e frecce (le frecce
sono di maggiore effetto). Muore. Ora, Giovanni Paolo II quando subì l’attentato
non era vacillante e tremulo, ma nel pieno delle forze, e non morì. Un errore
della veggente, o un ripensamento della Signora di Fatima?
Renato Pierri
La povera Giacinta, vittima a Fatima di un cristianesimo malato
La povera Giacinta, vittima a Fatima di un cristianesimo malato
Ricorre il centenario delle
presunte apparizioni di Fatima, e a me leggendo i giornali mi sembra di essere
don Chisciotte che combatte contro i mulini a vento. Il settimanale “Oggi” è
uscito col titolo seguente: “I tre pastorelli: una storia eroica”. Una storia
eroica? Due di loro, poveri innocenti, morti in tenera età vittime di false
credenze, di superstizioni, di pregiudizi, l’altra, la superstite, l'artefice
inconsapevole della grande mistificazione che dura da ben cento anni, segregata
in un monastero di clausura col divieto assoluto di parlare con estranei delle
sue visioni. Da cento anni giornali e libri continuano a mostrare alla gente una
sola faccia della medaglia, quella cara alla Chiesa cattolica. Invano ho
pubblicato sui giornali decine di lettere in cui dimostro, documenti alla mano,
alla luce del Vangelo e della ragione ovviamente, l’assoluta inconsistenza delle
apparizioni della Madonna a Fatima. Invano sono stati pubblicati due miei libri
sull’argomento: “Il quarto segreto di Fatima, La Madonna antievangelica e
anticomunista inventata dalla Chiesa” (Kaos Edizioni ) e “Nostra Signora di
Fatima. La Madonna di un falso cristianesimo” (Mind Edizioni), Invano inviai con
“raccomandata” a Papa Francesco, ben tre anni fa ormai, l’ultimo mio libro. Non
mi aspettavo che il Papa lo leggesse e mi rispondesse (se lo avesse letto,
probabilmente oggi non andrebbe a Fatima), ma aspettavo un doveroso grazie e la
solita benedizione apostolica, come avveniva sempre con Giovanni Paolo II e con
Joseph Ratzinger. Adesso i signori del Vaticano non si degnano neppure di
rispondere. E io sono ancora qui a combattere per la verità e soprattutto la
giustizia verso due creature innocenti. Soprattutto verso la più sfortunata dei
tre piccoli, Giacinta, la pastorella che ebbe a soffrire maggiormente,a causa di
un cristianesimo malato. Lo dimostrano le assurdità scritte e dette su di lei
da Lucia e da diversi autori cattolici. Suor Lucia dichiarò: "Giacinta era
bambina soltanto negli anni. Per il resto sapeva già praticare la virtù e
mostrare il suo amore a Dio e alla Vergine SS. praticando sacrifici". Luigi da
Gonzaga de Fonseca: "«Ah! Madonna mia! Ah! Madonna mia!», erano i suoi unici
lamenti nei dolori più acuti…e certamente aggiungeva: «O Gesù, adesso potrete
ben convertire molti peccatori perché questo sacrificio mi costa tanto!»".
Questo le avevano fatto credere. Padre Valinho: "La malattia le provocava dolori
lancinanti, ma aveva imparato che il dolore è misteriosamente utile
nell’economia della salvezza e lo cercava". Questo pure le avevano fatto
credere. Giovanni Paolo II, nel discorso del 13 maggio 2000 a Fatima, si mostrò
persuaso che la bontà del Signore si fosse manifestata salvando lui
nell’attentato a piazza S. Pietro, e facendo morire Giacinta tra le più atroci
sofferenze, nonché del fatto che i sacrifici della pastorella fossero andati a
suo beneficio. Senza questo falso
cristianesimo non sarebbe stato possibile creare Nostra Signora di Fatima.
Renato Pierri
Tuesday, May 09, 2017
Papa Francesco non andrebbe a Fatima, se quei fatti accadessero oggi
Papa Francesco non andrebbe a Fatima, se quei
fatti accadessero oggi
Venerdì 12 maggio papa Francesco andrà a Fatima. Papa
Francesco non andrebbe a Fatima, così come non va a Medjugorje, se quei fatti
accadessero oggi. Papa Francesco, se quei fatti accadessero oggi, direbbe, come
ha fatto per Medjugorje: “Gesù ci ha avvisato: «Verranno altri che diranno: il
cammino del Messia è questo, questo… Non ascoltate! Non sentire loro. Il cammino
sono Io!». Gesù è porta e anche cammino. Se seguiamo Lui non sbaglieremo”. Se
quei fatti accadessero oggi, Papa Francesco direbbe: “Il regno di Dio è in mezzo
a noi... non bisogna cercare cose strane”. Eh, sì, perché di cose forse anche
più strane che a Medjugorje, ne accaddero tante anche a Fatima. Una Madonna,
assai diversa dal Figlio, prese di mira tre bambini, non per tenerli in braccio
come fece Gesù, non per farli gioire, ma per farli soffrire, per preconizzare la
morte prematura a due di loro, per dire loro di portare il cilicio sulle tenere
carni solo di giorno, giacché Gesù non voleva lo portassero anche di notte (ma
vi pare?), per spingerli a fare sacrifici a favore dei peccatori (ma vi pare?),
per terrorizzarli con terribili visioni infernali. I due bimbetti morirono
davvero presto, forse perché persuasi di dovere morire, forse perché a far
avverare la profezia pensò la “spagnola”, micidiale epidemia influenzale, forse
perché qualcuno li aiutò a morire... Tante cose strane avvennero, tante da
spingere la monaca Lucia, la superstite, a distanza di anni, a
scrivere: “Ma
vengo a dirle, reverendo padre, che ora più che mai mi viene il timore di
essermi lasciata illudere dalla mia immaginazione” (Lettera a padre Gonçalves,
del 5 giugno 1936). Ma si può tornare indietro? Si possono disilludere milioni
di fedeli. Mandare in fumo un gigantesco giro d’affari? E come reagirebbero il
governo Portoghese e la Chiesa portoghese?
Renato Pierri
Thursday, May 04, 2017
“Pizzeche e vase nun fanno pertuse e maniate 'e zizze nun fanno criature”
“Pizzeche e vase nun fanno pertuse e maniate 'e zizze nun fanno criature”
(Dialogo immaginario tra due
monache)
Veronica: “Hai visto, amore mio, come si agitano i
frequentatori del blog “Come Gesù” quando il bravo don Mauro Leonardi ospita
scritti di qualche persona omosessuale?”
Teresa: “Sì, sì, e si agitano ancora di più se la
persona in questione è cristiana ed è persuasa che non ci sia niente di male
nell’amore tra due persone omosessuali”
Veronica: “Sembra
impossibile che ancora oggi, terzo millennio, qualcuno nel nostro civile Paese
ritenga ancora peccato mortale l’amore tra due persone omosessuali. Peccato
mortale l’amore omosessuale, e peccato mortale sciogliere un bambino nell’acido.
Solo che il secondo è un po’ più mortale del primo. Così si ragiona...
“
Teresa: “Amore mio, ricordi Senofane di Colofone?
«Ma se
buoi, cavalli e leoni avessero le mani e sapessero disegnare, i cavalli
disegnerebbero gli dei simili a cavalli e i buoi gli dei simili a buoi». Il
filosofo si riferiva all’aspetto, ma non fanno qualcosa di analogo alcuni
cristiani ancora oggi? Un uomo inconsapevolmente ingiusto si dipinge un dio
ingiusto. Ritiene un male l’amore omosessuale? E’ sicuro che anche agli occhi di
Dio l’amore omosessuale sia un male”
Veronica: “Ascolta, ti leggo un commento alla lettera
del signore che parla di casto amore omosessuale: «Buongiorno, signor Sergio. Non ho capito il senso che
lei da alla parola “casto”... Guardando la Treccani ho ritrovato questo
significato: Che si astiene, con gli atti e con la mente, dai piaceri sessuali,
sia in modo assoluto sia con l’osservanza di precise norme morali. Quali sono le
norme morali cui lei si ispira?». Che ne pensi? Possono essere caste due persone
omosessuali che fanno l’amore? Il nostro amore, ad esempio, secondo te, è
casto?”
Teresa: “Secondo me una differenza si può fare. L’amore
tra due persone omosessuali innamorate che fanno l’amore proprio perché sono
innamorate, può definirsi casto. L’amore tra due persone omosessuali che non si
amano ma fanno sesso solo per provare piacere, può definirsi non casto.
Ovviamente non ritengo che quest’ultimo sia peccato, sempre che non si diventi
schiavi del sesso... “
Veronica: “Ad ogni modo il significato del termine
«castità» per la Chiesa cambia secondo le
persone cui è riferito. La castità degli sposi, ad esempio, non è la castità dei
fidanzati. Nel Catechismo c’è scritto: «Gli
atti coi quali i coniugi si uniscono in casta intimità... ». Però, se la loro
unione non ha il duplice fine del matrimonio: il bene degli sposi e la
trasmissione della vita, se ad esempio, fanno ricorso al preservativo per non
mettere al mondo pargoletti, ecco che il loro amore non è più
casto”
Teresa: “E la castità dei
fidanzati?”
Veronica: “I fidanzati, se vogliono osservare la
castità, possono scambiarsi qualche bacino, qualche innocente carezza.
«Manifestazioni affettive che portano normalmente
all’eccitazione sessuale sono inaccettabili perché separano l’esercizio della
genitalità dal dono totale di sé e dalla procreazione», così scrive un sacerdote
domenicano.
Teresa: “Ma dai, amore mio, pizzeche e vase nun fanno
pertuse e maniate 'e zizze nun fanno criature, dice un proverbio
napoletano”
Veronica: “Eppure questa è la castità che la Chiesa si
aspetta dai fidanzati. Ma cambia ancora significato, la castità, se riferita a
noi monache, ai preti, ai monaci. In questo caso la castità è astinenza assoluta
dall’esercizio della sessualità”
Teresa: “E’ la stessa castità che la Chiesa si aspetta
dalle persone omosessuali. Solo che monache e preti fanno una libera scelta
(sempre che per davvero si tratti di una libera scelta), mentre le persone
omosessuali sono costrette ad abbracciare la castità se non vogliono finire
all’inferno... “
Veronica: “Si, all’inferno che è in testa a chi si
dipinge un dio a sua immagine a somiglianza. Così va il mondo, certamente non il
cielo... “.
Renato Pierri
