Wednesday, January 29, 2020

Roma. La colpa di portare i capelli lunghi


Roma. La colpa di portare i capelli lunghi
Mi sembra impossibile che ancora oggi, nel terzo millennio, in un Paese civile come il nostro, per di più a maggioranza cristiana, la società e alcune famiglie ovviamente, possano dare un’educazione tale a dei ragazzi, da renderli capaci di aggredire con pugni e calci un ragazzo più piccolo, e solo, per il solo fatto che porta i capelli lunghi e uno zaino colorato. E’ accaduto a Roma, due giorni fa, nei pressi della stazione metro di Rebibbia. Quattro ragazzi suppergiù di sedici anni, prima hanno insultato il ragazzino poiché osava portare capelli lunghi e zaino colorato, e poi lo hanno preso a calci e a pugni. Il quattordicenne è andato ugualmente a scuola. L’insegnante ha chiamato la madre, che ha accompagnato il figlio in ospedale. Il minore ha riportato un trauma cranico e ferite al viso. La signora ha sporto denuncia ai carabinieri della stazione Roma San Basilio. Periodo buio, preoccupante. Ragazzi, tagliatevi i capelli e tingete di nero il vostro zaino, se non volete rischiare d’essere picchiati brutalmente da vigliacchetti che diventano coraggiosi quando sono in branco.
Renato Pierri

 

Il gesto di stizza del Papa non era legittima difesa

Il gesto di stizza del Papa non era legittima difesa
Il prete e scrittore Mauro Leonardi, riferendosi al gesto di stizza del Papa strattonato da una donna a Piazza San Pietro, aveva scritto sul numero 2 del settimanale Ora: «Eppure reagire con forza a chi usa la forza contro di noi è assolutamente lecito, anzi cristiano. Proprio Papa Francesco lo aveva spiegato il 15 gennaio 2015: “È vero che non si può reagire violentemente ma se il dottor Gasbarri, mio amico caro, dice una parolaccia contro la mia mamma, si aspetti un pugno”».
E poiché gli avevo fatto osservare che il gesto del Papa assolutamente non può essere definito cristiano, mi ha risposto: “Reagire con una forza proporzionata e in modo proporzionato è cristiano, si chiama Legittima difesa”.
A mio parere il bravo sacerdote fa due errori. Il primo è di considerare il gesto del Papa e l’esempio che il Papa fece nel 2015, casi di legittima difesa. In realtà entrambi non rientrano nella scriminante della legittima difesa. La reazione ad un’ingiusta offesa, infatti, deve avere carattere di necessità e deve avere esclusivamente il fine di difendere da un pericolo se stessi, altre persone o i propri beni. Inoltre, ma questo è ovvio, la difesa deve essere sempre proporzionata all’offesa. Il Papa per liberarsi dalla stretta della donna non aveva la necessità di schiaffeggiare la sua mano. Non era l’unico mezzo possibile.
Riguardo al secondo errore, definire cristiana la legittima difesa, il discorso è un po’ più complesso. Bisogna distinguere, infatti, il mezzo dal fine. Il mezzo, cattivo, ad esempio l’omicidio, non può assolutamente essere definito cristiano. Il fine, buono, vale a dire la difesa dell’innocente, può essere definito cristiano. L’errore è definire cristiana la legittima difesa basandosi solo sul fine. La persona che ricorre al mezzo cattivo non ha colpa, poiché vi è costretta, ma il fatto che vi sia costretta non cambia la natura cattiva in sé dell’atto. Un omicidio resta un male, anche se compiuto a fin di bene. Piantare un coltello nel petto di una persona, anche nel caso di legittima difesa, resta un male, non si trasforma in bene. L’uomo, purtroppo, è costretto talvolta a compiere il male.

Renato Pierri

Junior Cally e la sua “piena di grazia”...

Junior Cally e la sua “piena di grazia”...
La giornalista Stefania Rossini, su L’Espresso del 26 gennaio, riguardo ad una canzone di  Junior Cally, scrive: “Intendiamoci, il testo di Junior Cally è feroce, ma è anche una palese fiction con metafore estreme, com’è d'uso nel mondo rap. Chi pensa che censurare testi di questo tipo protegga i giovani, sta dando loro una pessima lezione. Gli andrebbe invece spiegato, magari con l'esempio, che se non sei a favore della libertà d’espressione quando questa ti fa schifo, vuol dire semplicemente che non lo sei”.
Il fatto è che nessuno vuole chiudere la bocca al raffinato cantante, che con molto acume ci spiega nella canzone, che Gioia si chiama così “perché fa la troia”, nessuno gli vuole impedire di pubblicare dischi, di fare concerti quando e dove gli pare, di cantare a squarciagola che Gioia “balla mezza nuda e dopo te la dà”. Semplicemente qualcuno che si è risentito a causa della trivialità e stupidità ad un tempo di certe canzoni, vorrebbe che la televisione pubblica non ospitasse l’autore delle stesse in una manifestazione canora. Trascrivo alcuni versi del raffinato autore: «Lei si chiama Gioia , beve e poi ingoia... Sì chiama Gioia, perché fa la troia, sì, per la gioia di mamma e papà. Questa non sa cosa dice, porca troia, quanto chiacchiera? L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa, c’ho rivestito la maschera». E va bene.  Cally è un rapper, e quindi può dire ciò che vuole. Ma, come ha giustamente osservato Mara Maionchi, considerato che Cally fa così il cattivo e il trasgressivo, perché va in una manifestazione canora nazional-popolare?
Che bel nome Gioia. Deriva dal latino “gaudia” che significa “gioia”, ma anche “piena di grazia”.

Renato Pierri 

Friday, January 17, 2020

Roma. La descrizione innocente della scuola di Via Trionfale


Roma. La descrizione innocente della scuola di Via Trionfale
“La sede di via Trionfale e il plesso di via Taverna accolgono alunni appartenenti a famiglie del ceto medio-alto, mentre il Plesso di via Assarotti, situato nel cuore del quartiere popolare di Monte Mario, accoglie alunni di estrazione sociale medio-bassa e conta, tra gli iscritti, il maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana, mentre il plesso di via Vallombrosa, sulla via Cortina d'Ampezzo, accoglie prevalentemente alunni appartenenti a famiglie dell'alta borghesia assieme ai figli dei lavoratori dipendenti occupati presso queste famiglie (colf, badanti, autisti, e simili)".
Questa innocente “descrizione socio-economica del territorio” (precisazione del Consiglio di Istituto) ha scatenato il putiferio. E’ un periodo di “dagli all’untore”, basta una parola, un verbo sbagliato, per suscitare polemiche a non finire. A creare fraintendimenti è stato il verbo “accogliere” che fa pensare ad una discriminazione da parte della scuola nello “accogliere” le iscrizioni degli alunni. Ma come potrebbe mai accadere? Se sul sito ci fosse stato scritto: “La sede di via Trionfale e il plesso di via Taverna è frequentata per lo più da alunni appartenenti a famiglie del ceto medio-alto... “, sarebbe stato chiaro che la scuola stava semplicemente riferendo dei dati, riferendo una realtà. Quante volte gli insegnanti, compreso il sottoscritto, avranno parlato della propria classe dicendo, non so, che per lo più era costituita da figli di operai o di contadini o di commercianti e via di seguito? Da figli di famiglie povere o da figli di famiglie benestanti?
Renato Pierri
 

 

Salvini sa leggere, ma voi di Repubblica sapete scrivere


Salvini sa leggere, ma voi di Repubblica sapete scrivere
Carlo Verdelli su la Repubblica del 16 gennaio: «Matteo Salvini sa leggere. Ieri ha letto Repubblica e ha capito benissimo il senso del titolo di prima pagina. D'altronde, non era difficile. Sotto un occhiello arancione bello grosso, "Immigrazione", la scritta "Cancellare Salvini" era la sintesi di un'intervista al capogruppo Pd alla Camera Graziano Delrio sul tema delle politiche migratorie... eliminare tutta la scia di disumanità lasciata in eredità da Salvini, cancellare la spirale di paure contro lo straniero da lui fomentata con brutale insistenza. Questo e non altro era il senso, e Salvini l'aveva capito benissimo».
E va bene, Salvini sa leggere, ma voi di Repubblica sapete scrivere, e non c’era bisogno di sintetizzare troppo nel titolo l’intervista a Graziano Delrio. Non ci voleva molta immaginazione per capire che con quel titolo stavate facendo un gran regalo a Matteo Salvini. “Eliminare tutta la striscia di disumanità”... Magari per fargli un regalo ancora più grande potevate intitolare “Eliminare Salvini”. E l’occhiello “Immigrazione” sarebbe servito ancor meno. Va bene, dai, diciamo che ingenuamente o furbescamente non so, ve la siete cercata.
Renato Pierri



Wednesday, January 15, 2020

Quando “ammore” era una vergogna per le donne

 Quando “ammore” era una vergogna per le donne
"Guardati allo specchio, cosa sono questi due solchi sotto gli occhi? Che vergogna hai procurato a me, povera vecchia". Esisterà ancora qualche mamma nel nostro paese che si rivolge così ad una figlia? Che si vergogna perché la figlia non sposata ha fatto l’amore? Difficile. Ma chissà? Ovviamente la vergogna era per l’amore delle figlie, non per l’amore dei figli. Accadeva a Mariarosa, protagonista della bella canzone di Murolo e Tagliaferri. Altri tempi, ma non tanto lontani. La madre l’aveva messa in guardia contro il pericolo del caldo eccessivo d’estate: “Stai attenta, il sole scotta, puoi prenderti un malanno sulla testa, cammina all’ombra degli alberi, prendi l’ombrellino e lo scacciamosche, taglia l’erba e torna subito a casa. Non perderti nel bosco”. E contro il pericolo del freddo d’inverno, del gelo che spaccava le unghie: “Copriti se non vuoi prenderti una polmonite, metti tutte le sere una pettorina sulla carne nuda, la devi scaldare bene sul braciere, sopra e sotto”. La “povera vecchia” non l’aveva messa in guardia contro i pericoli della primavera. E la figlia glielo dice, rimprovera a sua volta la madre: “Mamma, mi dicesti di stare attenta al sole d’estate, al freddo d’inverno, e perché poi a primavera non dicesti a questo cuore di guardarsi dall’amore che va in giro nel mese d’aprile?” (Ma pecché po', a primmavera, nun diciste a chistu core: statte attiento pe' ll'ammore ca, d'abbrile, attuorno va?). 
La canzone uscì nel 1932. Sedici anni dopo, nel 1948, usciva il film “Assunta Spina”, diretto dal regista Mario Mattoli e sceneggiato da Eduardo De Filippo. Nel film, Anna Magnani canta deliziosamente 'O cunto 'e Mariarosa, accompagnata dallo stesso Eduardo De Filippo, che fa il verso alla “povera vecchia”.
Renato Pierri 
 
 
 

 

Thursday, January 09, 2020

Che cosa ci fa Pierri sul blog “Come Gesù”?

Che cosa ci fa Pierri sul blog “Come Gesù”?
“Sinora non gliel’ho detto, ma persino Antonio Socci si è chiesto cosa ci faccia lei su un blog cattolico”, sono le parole che mi rivolge un signore sul blog “Come Gesù”, del prete e scrittore Mauro Leonardi. Blog “aperto a tutti” (Mauro Leonardi), nel cui Regolamento si legge: «Per quanto riguarda gli argomenti religiosi, è necessario tener presente che questo si sforza di non essere un blog Catholically Correct. “I problemi non si risolvono facendo finta che non esistano ma affrontandoli attraverso un confronto schietto” (Papa Francesco, Angelus 18.5.2014). Il religioso signore ha poi aggiunto, rivolgendosi a don Mauro: “Socci mi ha chiesto perché lei permetta a Renato Pierri di scrivere sul suo blog”.
La risposta è semplice: per le ragioni appena esposte e perché don Mauro non ha paura delle mie parole. I miei discorsi non fanno vacillare le certezze di don Mauro, fanno vacillare le certezze di tutti coloro che vogliono chiudermi la bocca.
Ma perché poi quel “persino”? Persino Antonio Socci, mente aperta, moderna, in sintonia coi tempi, si è chiesto... In questo caso il “persino” potrebbe andar bene, ma  Socci è un cattolico integralista, un conservatore, e quindi è ovvio che non gli piacciano i miei discorsi. A questo si aggiunga che più volte ho criticato il giornalista (Affari Italiani, La Stampa).
Colgo l’occasione per ricordare che sto ancora aspettando le scuse cristiane del cristiano Socci, giacché nel 2007 pubblicò un libro con un titolo identico ad un libro scritto da me quattro anni prima.
Renato Pierri
 

 

Monday, January 06, 2020

Che delusione questa Befana...

Che delusione questa Befana...
“Ai cattivi la Befana porta cenere e carbone”, ci diceva mia madre quando eravamo piccoli, e io ogni anno resto deluso, giacché mi aspetto sempre di vedere cadere valanghe di cenere e carbone sui cattivi della terra, e invece niente, neppure una manciata di cenere e carbone sulla testa dei perfidi della terra. Eppure meriterebbero montagne di cenere e carbone gli appassionati della guerra e i fabbricanti d’armi. Trump meriterebbe cenere e carbone. Niente. Meriterebbero valanghe di cenere e carbone coloro che dicono di voler portare la pace e inviano bombardieri e cannoni e droni. Cenere e carbone ai devastatori, agli inquinatori della terra. Meriterebbero valanghe di cenere e carbone coloro che sfruttano i bambini, che fanno lavorare i bambini, coloro che maltrattano le donne e gli uomini deboli e indifesi. Meriterebbero tonnellate di cenere e carbone tutti i banditi della terra, ma cenere e carbone starebbero bene anche a coloro che guidano la macchina ubriachi o quasi ubriachi, drogati o quasi drogati,  oppure anche non ubriachi e non drogati ma rimbambiti  dal cellulare all’orecchio o sotto gli occhi. Cenere e carbone a tutti i maledetti della terra, insomma. E tante caramelle e pasticcini e leccornie ed ogni ben di Dio ai buoni della terra, compreso il sottoscritto, che non è uno stinco di santo, ma manco un perfido della terra.
Renato Pierri
 
 
 

Friday, January 03, 2020

Anneliese Michel e gli esorcisti da esorcizzare

Anneliese Michel e gli esorcisti da esorcizzare
Tra le tante vittime di un falso cristianesimo, alcune delle quali santificate dalla Chiesa, è senz’altro da annoverare la povera Anneliese Michel. Vissuta non nel medioevo ma, cosa incredibile, nella seconda metà del secolo scorso. Nacque a Leiblfing (Germania) il 21 settembre 1952 e morì ad appena 24 anni a Klingenberg am Main, il 1º luglio 1976.
Anneliese, povera Anneliese, oggi forse saresti ancora  viva, se non avessi avuto la disgrazia d’essere figlia di genitori che credevano negli esorcismi e nelle possessioni diaboliche. Eri malata, Anneliese, semplicemente malata e bisognosa di cure mediche. Le convulsioni presero a tormentarti negli anni della scuola superiore. I medici ti diagnosticarono una forma d’epilessia, e i tuoi genitori ti “diagnosticarono” una forma di possessione diabolica. Nonostante la malattia, povera Annaliese,  riuscisti a terminare gli studi e a conseguire il diploma.  Nel settembre del 1973 ti iscrivesti all'università di Würzburg. Sognavi di diventare insegnante elementare. Ma i tuoi genitori credevano alle possessioni diaboliche e agli esorcismi, e si persuasero che tu fossi posseduta dal demonio e bisognosa d’esorcismi. E ti misero nelle mani di bravi sacerdoti. Mani migliori non potevano trovare. I bravi sacerdoti cominciarono a collaborare con i tuoi genitori per distruggerti. A fin di bene, ovviamente, Aneliese, a fin di bene.  Anziché tranquillizzarti, dirti che eri una creatura ingenua ed innocente, che nulla avevi da farsi perdonare da Dio, fecero sì che ti sentissi colpevole non solo dei suoi peccati (quali i peccati dell’innocentissima Annelise?), ma anche di quelli delle persone che ti circondavano, dei peccati del mondo intero. E cominciasti a punirti, Anneliese,  per i tuoi peccati inesistenti, per i peccati degli altri, per i peccati del mondo intero. Cominciasti a dormire su un pavimento di pietra, tu che eri malata e sofferente, e bisognosa di dormire in un comodo letto,  a privarti del cibo, tu che avevi bisogno di essere ben nutrita. Gli attacchi d’epilessia ripresero a tormentarti, e fu necessario ricoverarti in ospedale dove fosti sottoposta ad una cura di tranquillanti e ad alimentazione forzata. Povera Anneliese, a che servivano le cure dei medici? Ci voleva l’esorcista. Questo il pensiero dei tuoi amorevoli genitori.  Si rivolsero al vescovo Josef Stangl, il quale ti affidò a due esperti di cose demoniache, due conoscitori dell’inferno, due che i diavoli li conoscevano uno per uno per nome: gli esorcisti Ernst Alt e Arnold Renz. Questi due preti, povera Anneliese, fecero ciò che ancora oggi fa qualche esorcista incosciente. Ti fecero tenere ben ferma da uomini robusti, recitarono le loro formulette, ti irrorarono ben bene d’acqua santa, bruciarono un bel po’ d’incenso, e dichiararono che sì, tu Anneliese, innocente ingenua Anneliese  eri posseduta da ben sette diavoli, tra cui Lucifero, Giuda, Legione e Belial. Questi diavoli sguazzavano, si crogiolavano, sollazzavano, secondo quelle menti illuminate, nel tuo corpo martoriato, e sai col permesso di chi? Di Dio, ovviamente! Una sorta di associazione per delinquere divino - satanica. E per scacciarli, tutti quegli esseri immondi, le menti illuminate continuarono a tormentarti, e la malattia pure continuò a tormentarti, e tu stessa pure continuasti a tormentarti fino a che la morte non venne a liberarti. I tuoi genitori, Anneliese, e i due conoscitori dell’inferno, furono condannati a sei mesi di reclusione per omicidio colposo.
Nessuno pensò ad esorcizzare i tuoi genitori, il vescovo e i due preti.
Renato Pierri