Friday, June 29, 2018

Cuore immacolato e imene immacolato di Maria

Cuore immacolato e imene immacolato di Maria
Rufino da Aquileia (345 - 410) scriveva: "Nel concepimento, nella nascita e nell'allattamento di Gesù venne rispettato ogni processo naturale, ad eccezione dell'atto passionale della procreazione da parte dell'uomo e della lacerazione dell'utero al momento del parto". E san Zeno afferma che il parto era avvenuto senza dolore, che il bambino era nato perfettamente pulito, che Maria aveva partorito senza subire ferita. Vergine prima e dopo il parto. Il Concilio Costantinopolitano II (553) fa riferimento esplicito alla perpetua verginità di Maria: “Prese carne dalla gloriosa Theotòkos (Madre di Dio) e sempre vergine Maria”. La verginità perpetua di Maria venne definita dal concilio Lateranense (649), il cui terzo canone recita: “Se qualcuno non confessa secondo i santi padri che la santa e sempre vergine e immacolata Maria... (non abbia) partorito senza corruzione, permanendo anche dopo il parto la sua indissolubile verginità, lo stesso Dio Verbo, nato dal Padre prima di tutti i secoli, sia condannato”. Paolo IV nella costituzione Cum quorundam hominum del 7.8.1555, condanna chi afferma “che la stessa beatissima Vergine Maria non è vera Madre di Dio, e che non ha persistito nell’integrità della verginità sempre, vale a dire prima del parto, nel parto e dopo il parto, in perpetuo”. Paolo VI nell’esortazione Signum Magnum (13.5.1967) dice che Maria è “rimasta Vergine nel parto e dopo il parto, come sempre ha creduto e professato la Chiesa Cattolica” (n. 11) e nella professione di fede del 1968 afferma che “Noi crediamo che Maria è la Madre, rimasta sempre Vergine, del Verbo Incarnato, nostro Dio e Salvatore Gesù Cristo”. Insomma, menti maschili (non femminili) hanno meditato a lungo e profondamente sull’imene di Maria, mani maschili (non femminili) hanno scritto pagine e pagine sull’imene di Maria, per stabilire senz’ombra di dubbio che il bambino Gesù è uscito dall’utero materno lasciandolo intatto, e che Maria, sposa di Giuseppe, sia rimasta vergine per tutta la vita. Ma perché gli uomini (non le donne) tengono tanto alla verginità perpetua di Maria? Perché amano tanto pensare oltre al cuore per sempre immacolato di Maria, anche all’imene per sempre immacolato di Maria? Quali i motivi? C’è scritto forse nel Vangelo? Neppure per sogno. Gli evangelisti erano persone serie, amavano Gesù, e non avrebbero mai indugiato col pensiero su fatti intimi di sua madre. E allora? Quali i motivi consci e inconsci? La risposta ai lettori.
Renato Pierri

Thursday, June 28, 2018

I figli delle coppie omosessuali non sono orfanelli

I figli delle coppie omosessuali non sono orfanelli
La neuropsichiatra infantile Mariolina Ceriotti Migliarese, in un articolo su Avvenire del 25 giugno, ha definito “orfani” i figli delle coppie omosessuali, Speriamo che qualche bulletto a scuola non faccia altrettanto con i compagni figli di omosessuali. Sarebbe una cosa antipatica, anche perché è un’affermazione priva di senso. La Ceriotti Migliarese ha scritto “Che differenza c’è, dunque, tra l’essere cresciuti da due donne perché il padre è scomparso, ed essere cresciuti da due donne che hanno scelto di mettere al mondo un figlio senza il padre? Malgrado le apparenze, la differenza c’è ed è molto importante: solo nel secondo caso, infatti, gli adulti decidono consapevolmente che il bambino nasca orfano di padre. Orfano è una parola che significa privo di un genitore”.  Ora, la dottoressa sembra ignorare che non si può privare qualcuno di qualcosa che non può assolutamente avere. Faccio un paio di esempi per spiegare quando ha senso parlare di privazione.  Una ragazza incinta sa bene chi è il padre del bambino che porta in grembo, sa anche che se l’uomo venisse a sapere d’essere padre, la sposerebbe. Ma lei decide di non  dirgli nulla. Decide di vivere sola in un’altra città col bambino che nascerà. In questo caso ha senso affermare che la madre priva il bambino del padre, ha senso affermare che nega al bambino la possibilità di crescere col padre. Altro esempio. Una coppia vive in America. Aspettano un bambino che ha la possibilità di nascere e vivere in America. Alla coppia non piace l’America. Decidono di andare a vivere in Cina. Al bambino, che sarebbe potuto nascere e crescere in America, viene negata questa possibilità. Anche in questo caso ha senso affermare che il bambino è stato privato di qualcosa. Ovviamente a prescindere se sia un vantaggio vivere in America anziché in Cina. Non ha senso, invece, qualora non ci siano alternative. I bambini delle coppie omosessuali non hanno la possibilità di crescere con un padre e una madre. Quindi non si può affermare che vengono privati di qualcosa, resi orfani.  Ci sono solo due possibilità: farli crescere con due mamme o due papà, oppure non concepirli.  Bisognerebbe chiedere a loro: sareste contenti di non essere mai nati? Oppure al Signore:  saresti contento non fossero mai nati?

Renato Pierri

Tuesday, June 26, 2018

Nessuno chiama orfani i figli delle coppie omosessuali


Nessuno chiama orfani i figli delle coppie omosessuali

“Omogenitorialità e diritti di ogni figlio. Nascere orfani?”. E’ il titolo di un articolo di Mariolina Ceriotti Migliarese, apparso su Avvenire del 25 giugno. Speriamo che non cada sotto gli occhi dei figli delle coppie omosessuali, giacché non credo gli farà piacere essere chiamati orfani. La definizione del termine sul Garzanti è: “Si dice di bambino o ragazzo che ha perduto uno o entrambi i genitori: essere, rimanere orfano; orfano di padre, di madre; orfano di guerra, i cui genitori sono morti in guerra o per cause di guerra dim. orfanello”. Poveri sventurati orfanelli i figli delle coppie omosessuali! Sul Treccani: “Che, o chi, ha perduto i genitori o uno solo di essi (detto per lo più soltanto di minorenni).
Dopo l’articolo della Ceriotti Migliarese, i dizionari, dovranno aggiungere: “I figli delle coppie omosessuali, nati grazie alla fecondazione eterologa o alla gestazione per altri”. Nessuno chiama orfani questi bambini. Mariolina Ceriotti Migliarese si sente in diritto di farlo. E’ amante di questo termine e lo ripete più volte: “Nessun bambino può esser ‘figlio’ di due donne o di due uomini; il bambino di una coppia omogenitoriale può certamente essere frutto della scelta di due adulti che lo chiamano al mondo perché vogliono amarlo: ma sono adulti che, senza volerlo, lo fanno nascere orfano di un genitore e privo della possibilità almeno simbolica della sua esistenza”.
Sì, sì, ma dove sono le statistiche serie, autorevoli, che provano con certezza che la percentuale di bambini infelici su mille bambini, ad esempio, di coppie omosessuali, sia maggiore della percentuale di bambini infelici, su mille bambini di coppie con genitori di sesso diverso?
Più avanti l’autrice scrive: “Davanti a questioni di questo tipo, la nostra risposta appare confusa e spesso timorosa perché si è diffusa in modo drammatico la convinzione che tra i diritti di un adulto ci sia anche quello di avere bambini; questo modo di pensare non riguarda solo le coppie omosessuali, ma anche molte coppie eterosessuali, creando un clima propizio per il diffondersi del fenomeno. Ma i bambini, come ogni persona, possono solo essere soggetto di diritti e non certamente oggetto: dobbiamo tornare a vederli come un dono della vita, un regalo spesso immeritato, che non può essere preteso, ma solo accolto con riconoscenza e rispetto”.
 Perché prima di parlare di diritto non si parla di bisogno? Bisogno di procreare. Massimo Ammaniti sul Corriere delle Sera (18 marzo 2016) scriveva:
“Entrando ora in merito al tema più controverso della filiazione nelle coppie omosessuali, ugualmente nei gay si attiva il sistema motivazionale di caregiving genitoriale, che si è sedimentato nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza nel rapporto coi genitori. Pertanto il desiderio di un figlio rappresenta un bisogno insopprimibile, che addirittura ha spinto in passato i gay a costruire relazioni di coppia tradizionale per soddisfare questo desiderio. In altri termini la maturazione della personalità implica la realizzazione di sé come genitore, indipendentemente dalla propria identità di genere. Questo è stato confermato dalla ricercatrice israeliana Ruth Feldman che ha messo in luce, oltre alle capacità di caregiving dei genitori gay, anche l’attivazione nel loro cervello della corteccia orbito-frontale che interviene nei comportamenti di cura dei figli.  Se il desiderio delle coppie omosessuali è così radicato nella storia umana si traduce inevitabilmente nel diritto a diventare genitore e che si intreccia col diritto del bambino ad essere allevato e curato da genitori sensibili e protettivi. D’altra parte è impossibile scindere il diritto del bambino da quello dei genitori, come concluse lo psicoanalista inglese John Bowlby nel 1950, in una monografia dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulle cure parentali, «se vuoi aiutare i bambini devi in primo luogo aiutare i genitori»”.
Speriamo che i lettori di Ceriotti Migliarese leggano pure Massimo Ammaniti.
Renato Pierri




L’articolo di un prete su Moana Pozzi

L’articolo di un prete su Moana Pozzi
“In questi giorni si è inaugurata, a Bagheria, in Sicilia, una mostra di locandine e manifesti di film che hanno per protagonista Moana Pozzi. Lei, Moana, è stata la prima porno attrice italiana a venir accettata dalla gente come persona. Tutti la sapevano intelligente, colta e in grado di esprimersi in ambiti impegnati con assoluta dignità, abbattendo così i preconcetti relativi alle pornostar. Grazie alla TV, Moana divenne popolare presso il grande pubblico che ne apprezzava l’intelligenza e si stupiva che, oltre all’ovvio del porno, ci fosse anche il cervello”.
Sono le prime righe di un articolo che don Mauro Leonardi scrive sul settimanale Visto, numero 26 del 20 giugno. Encomiabile articolo, se si considerano la delicatezza con la quale il sacerdote parla della pornodiva scomparsa, e lo sforzo di non farsi troppo condizionare dalla morale sessuale cattolica. Sforzo che, ovviamente, essendo un prete, resta in parte vano.
Scrive, infatti, più avanti: “Moana non comprese che se il corpo e il sesso sono ambiti di bellezza sacra e delicata, allora devono essere trattati non come merce a disposizione di chi paga ma come dono fedele ed esclusivo ad una persona che davvero possa accogliere e riconoscere questa grazia”.
Siamo certi che fu Moana a non comprendere? Oppure è l’autore dell’articolo? Vediamo un po’. Se il corpo e il sesso sono ambiti di bellezza sacra e delicata, anche gli occhi, la bocca, la voce saranno ambiti di bellezza sacra e delicata. Ora, se un attore, per il divertimento e la gioia di molti mette a disposizione occhi, bocca e voce e gesti, ricevendo un compenso in cambio, non è detto che non possa poi donare in maniera esclusiva occhi, bocca, voce e tutto il resto “ad una persona che davvero possa accogliere e riconoscere questa grazia”. Per maggiore chiarezza: due attori si scambiano in un film o a teatro, sguardi d’amore, parole d’amore, carezze e baci. Sguardi, parole, carezze e baci destinati nella vita reale alla persona amata, possono benissimo essere fedeli ed esclusivi.  Ancora: la carezza che diamo ad un figlio, non è la stessa carezza che diamo alla persona della quale siamo innamorati, e neppure la stessa carezza che diamo all’amico malato nel letto di un ospedale. Il figlio riceve la sua carezza esclusiva, come la persona amata, come l’amico malato. A ciascuno la sua carezza esclusiva. Moana avrebbe potuto benissimo donare in maniera esclusiva alla persona amata, le cose belle che metteva a disposizione per il divertimento e la gioia di molti.
Renato Pierri

 
 
 

Papa Francesco, in alcuni casi l’aborto è una sorta di legittima difesa

 Papa Francesco, in alcuni casi l’aborto è una sorta di legittima difesa
La cosa che mi stupisce alle volte è la sproporzione tra la preoccupazione di tante persone per la sorte dell’embrione, e la loro preoccupazione per la sorte dei bambini una volta nati, per i bambini che muoiono per malattia, per fame, per i bambini abbandonati, sfruttati, schiavizzati. Sembra che l’importante sia che nascano, poi Dio ci pensa… Non c’è proporzione tra il fiume di parole sull’aborto soprattutto da parte egli uomini della Chiesa, e le parole a favore dei bambini una volta nati. Lo stesso discorso si può fare riguardo al fiume di parole sul divorzio da parte degli uomini della Chiesa. Si pensi se avessero fatto altrettanti discorsi a favore delle donne maltrattate e spesso uccise dagli uomini.
Io credo che non abbiamo il diritto di togliere la vita a nessun essere vivente, uomo o animale, forse non abbiamo il diritto neppure di abbattere un albero. Le cose cambiano, però, qualora ci si venga a trovare davanti alla scelta obbligata del male minore. Ci sentiamo in diritto, ad esempio, di uccidere una persona, nel caso della legittima difesa. Ma in alcuni casi l’aborto non è una sorta di legittima difesa? Il concepimento di norma è una grazia, ma può anche essere una disgrazia che sconvolge la vita di una donna, alle volte di una bambina. Si pensi al concepimento a seguito di violenza carnale. Il concepito di norma è un dono, ma può essere una mazzata, di norma è il benvenuto, ma può anche essere un intruso assolutamente non desiderato. Bisogna sempre ricordare quando si parla di aborto, che la persona che vi ricorre non vuole uccidere (verbo improprio) l’embrione, ma liberarsi al più presto di qualcosa che le sconvolge la vita. Riguardo ad embrioni portatori di gravissime malformazioni che li condannerebbero ad una morte prematura e ad inutili sofferenze, l’aborto diventa legittima difesa a suo favore. In questo caso si ricorre all’aborto anche per amore.

Renato Pierri

Wednesday, June 20, 2018

Lo zucchero, il miele e il veleno di Papa Francesco


Lo zucchero, il miele e il veleno di Papa Francesco

Tanto zucchero e tanto miele nel discorso a braccio del Papa al Forum delle famiglie. Ed anche veleno, tanto veleno, inconsapevole ovviamente, inconsapevole veleno. Zucchero e miele nel racconto dei due anziani sposini che si guardano negli occhi bagnati e dicono d’essere innamorati, dopo sessant’anni di matrimonio. E allora? Se è vero, sono mosche bianche. La realtà è un’altra. Se tutto va bene, se il matrimonio non fallisce come falliscono tantissimi matrimoni, di norma, si sa, l’innamoramento svanisce, resta l’affetto e il rispetto. E poi: Qual è la più grande sfida dell’uomo? Fare più donna sua moglie. Più donna. Che cresca come donna. E qual è la sfida della donna? Fare più uomo suo marito”. Ma suvvia! E poi: “Voi siete icona di Dio: la famiglia è icona di Dio. L’uomo e la donna: è proprio l’immagine di Dio. Lui lo ha detto, non lo dico io. E questo è grande, è sacro”. E qui con il miele, già un po’ di veleno: l’uomo e la donna. E ti pareva? E poi tutto veleno, senza miele: «Poi oggi – fa male dirlo – si parla di famiglie “diversificate”: diversi tipi di famiglia... Ma la famiglia umana come immagine di Dio, uomo e donna, è una sola. È una sola». Ma sì, le famiglie “diversificate” saranno immagine del diavolo?
Se la maestra ai bambini che per merenda hanno portato chi una mela chi una pera, dice che le mele sono la vera frutta, la buona frutta, la giusta frutta, senza dirlo,  disprezza le pere, e rischia di far piangere il bambino che sta addentando la pera.
Tutto veleno, solo veleno, senza zucchero né miele, quando ha messo sullo stesso piano l’aborto e “quello che facevano i nazisti per curare la purezza della razza”. Lui stesso, l’incauto Papa, ha messo in evidenza, senza volerlo, la grande differenza: “per curare la purezza della razza”. C’era odio e disprezzo per il debole, il diverso. In fondo non si è discostato molto da Giovanni Paolo II, quando mise sullo stesso piano l’aborto e il delitto di Caino, trascurando il particolare che  all'origine del delitto biblico, c’erano la gelosia, l’ira, l’odio profondo; sentimenti che non possono mai essere, ovviamente, all’origine dell’aborto. Ma così va il mondo.
Renato Pierri 



Monday, June 18, 2018

Lettera immaginaria di un bimbo al Papa non papà

Lettera immaginaria di un bimbo al Papa non papà
Tu, Papa Francesco, che sei un papa ma non un papà, hai detto l’altro giorno: «Poi oggi – fa male dirlo – si parla di famiglie “diversificate”: diversi tipi di famiglia. Sì, è vero che la parola “famiglia” è una parola analogica, perché si parla della “famiglia” delle stelle, delle “famiglie” degli alberi, delle “famiglie” degli animali… è una parola analogica. Ma la famiglia umana come immagine di Dio, uomo e donna, è una sola. È una sola».  Una sola, una sola...
A chi fa male, a te, o a noi bambini di persone omosessuali, sentir dire da te che la nostra non è una famiglia? La mia è una bella, dolce, cara famiglia.  Tu sei un papa, ma non un papà e forse per questo non ti rendi conto del male che ci fai. E’ evidente, caro Papa non papà, che non ci vuoi bene, perché se ci volessi bene non diresti ciò che hai detto:  «E Gesù stesso, quando parla del matrimonio, dice: “L’uomo lascerà il padre e la madre e con sua moglie diventeranno una sola carne”. Perché sono immagine e somiglianza di Dio. Voi siete icona di Dio: la famiglia è icona di Dio. L’uomo e la donna: è proprio l’immagine di Dio. Lui lo ha detto, non lo dico io». 
Intanto ti faccio osservare che Gesù non disse che l’uomo e sua moglie diventeranno una sola carne perché sono immagine e somiglianza di Dio. Quel “perché” lo hai aggiunto tu, papa non papà. Tutti gli uomini, stando alla Bibbia, sono fatti ad immagine di Dio. Non è il fatto che si amino a renderli a immagine e somiglianza di Dio. Già lo sono a immagine di Dio, anche se non si amano. Se poi è l’amore a rendere gli uomini icona di Dio, allora tutti coloro che si amano sono icona di Dio, anche le persone omosessuali. Ma tu sei un papa, non un papà, come puoi capire? 
Renato Pierri




Saturday, June 16, 2018

Hanno la cosetta, le donne, e quella è la loro colpa maggiore. Quella, la provocazione

Hanno la cosetta, le donne, e quella è la loro colpa maggiore. Quella, la provocazione
Ho letto sul blog “Come Gesù”: “Penso e credo che la violenza sessuale contro le donne nasca e provenga innanzitutto da una perversione maschile che va curata e contenuta a prescindere, e solo dopo dico che il modo di vestire di alcune donne non aiuta in tal senso; francamente resto anche perplessa rispetto alle donne che "pretendono" di vestirsi come vogliono senza per questo doversi necessariamente sentirsi in pericolo”.
E’ una signora che scrive, non un signore, il che mi ha stupito ancor più. Ho cercato in tutti i modi di spiegare che non c’è nessuna correlazione tra il modo di vestire e la violenza carnale su donne, bambine e bambini. La vittima non viene scelta per i vestiti che indossa. Ho cercato anche di spiegare che certi discorsi sono poco rispettosi verso le vittime della violenza. Ricordano la pessima domanda di pessimi giudici alla persona che ha denunciato la violenza: “Com’eri vestita?”. Odiosa domanda. Purtroppo le spiegazioni non sono servite. Così, ho pensato di rispolverare due vecchie lettere indirizzate a uomini, non donne, che qualche anno fa giunsero a ravvisare negli “abiti succinti” delle donne addirittura la causa del tristissimo fenomeno del femminicidio.
Io capisco che ancora oggi alcuni uomini possano fare discorsi del genere, non capisco come possano farlo le donne. Come possa una donna dire ad un altra donna di non indossare la minigonna se non vuole sentirsi in pericolo.

«Reset Italia 26 dicembre 2012 - Un prete di san Terenzo (La Spezia), don Piero Corsi, ispirato non dallo Spirito Santo, ma dalle barzellette nefande scritte da Bruno Volpe, direttore del sito Pontifex (?), sul vergognosissimo fenomeno del femminicidio in Italia, ha affisso nella bacheca della chiesa una lettera con la quale scaglia addosso alle donne la responsabilità della violenza da parte degli uomini. La loro colpa sarebbe quella di indossare abiti succinti. Al primo ignorante in materia di dominio maschile (avrà mai letto un libro sul problema?), si è aggiunto un altro ignorante, anche sacrilego, giacché l’infamante lettera l’ha affissa in chiesa. Per dimostrare ai due ignoranti in materia, che dicono corbellerie, basti rammentare loro che il femminicidio è più diffuso nei paesi islamici, dove non sembra che le donne vadano in giro nude. Ai due ignoranti in materia vorrei dare due consigli. Innanzi tutto fareste bene a colmarla la vostra ignoranza, leggendo qualche libro sul tema. E poi: quando passate davanti ai “negozi di lingerie femminile” (Bruno Volpe), oppure vedete “una donna in abiti succinti” (entrambi gli ignoranti), per “attutire certi impulsi” ( Bruno Volpe), correte a casa oppure in canonica, e masturbatevi».
Politicamentecorretto 31 dicembre 2012 – «E' morta la giovane ventitreenne vittima di uno stupro di gruppo, che ha suscitato un’ondata di reazioni in tutta l'India: ricoverata in un ospedale di Singapore, le sue condizioni erano disperate. Era stata violentata, picchiata e torturata su un autobus di New Delhi lo scorso 16 dicembre. A causa della violenza subita, aveva riportato un arresto cardiaco, infezioni ai polmoni e all'addome, oltre ad un grave trauma cranico. E’ morta, e forse è stato un bene, giacché la morte l’avrebbe avuta nell’anima per tutta la durata della sua esistenza. Non vorrei che si pensasse ad una strumentalizzazione del caso, ma non si può fare a meno di andare col pensiero alle farneticazioni di certi individui ignoranti, riguardo al fenomeno tremendo dell’uccisione di tante donne da parte degli uomini. Individui ignoranti che però, diciamo la verità, tutti i torti non hanno. Le donne provocano, e quindi le violenze e le sevizie un po’ se le vanno a cercare. Provocano, le donne, anche se vestite e copertissime. Provocano perché sono donne. Perché hanno occhi da donna, essendo donne, labbra da donne, essendo donne, capelli da donna, mani da donna, gambe da donna. E la voce? Anche la voce da donna provoca. E se tengono gli occhi chiusi, la bocca chiusa, vestiti lunghi fino ai piedi, le mani in tasca, e si tagliano i capelli, gli uomini faranno i bravi e non le violenteranno più? Illusione. Hanno la cosetta, le donne, e quella è la loro colpa maggiore. Quella, la provocazione».
Renato Pierri



Tuesday, June 12, 2018

L’inconsapevole carità cristiana di Costanza Miriano

L’inconsapevole carità cristiana di Costanza Miriano

Di norma, anche per evitare acidità di stomaco e conseguente ricorso a sodio alginato, non leggo gli scritti di Costanza Miriano. Questa volta però, poiché Alessandra Bialetti, giustamente indignata, ha riportato alcune righe della giornalista sul blog “Come Gesù”, ho letto. E temo che non sarà sufficiente sodio alginato e potassio bicarbonato, dovrò ricorrere all’esomeprazolo. Ecco che cosa scrive la giornalista: “Credo che una delle tantissime cose che viene tolta a quei poveri bambini che crescono con due uomini o due donne sia il diritto di odiare i genitori (più precisamente quelli che credono tali), il diritto di essere arrabbiati con loro. Gli viene detto in così tanti modi – per esempio con i sindaci che posano sorridenti con la fascia tricolore – che la loro è una storia bellissima e fortunatissima, che poi, quando soffriranno come dei cani, dovranno per forza convincersi che è per colpa del mondo crudele. Chiunque conosce un minimo il cuore dei bambini sa che tenteranno in tutti i modi di giustificare i grandi che chiamano genitori. Tutti i bambini, anche quelli abusati, lo fanno. Se proprio dovete fare queste schifezze, sindaci, fatele lontano dalla luce dei riflettori, e senza pubblicare le foto di quei poveri bambini. lasciateli almeno liberi di elaborare il loro lutto”.
Parole traboccanti di carità cristiana. Inconsapevole, ovviamente.  Inconsapevole carità cristiana. La giornalista stabilisce che questi bimbi sono senz’altro da definirsi “poveri bimbi”. In realtà, andrebbe chiesto a loro se si sentono poveri. Io, ad esempio, ne conosco due bellissimi, intelligentissimi, allegrissimi, che non si sentono per niente poveri. Ma lasciamo stare le conoscenze personali, e andiamo avanti. La giornalista stabilisce che agli sventurati bambini vengono tolte tantissime cose. Lontano dalla sua mente che non si può togliere nessuna cosa che non si possieda o non si possa possedere. L’alternativa a dare  due mamme (una adottiva) o due papà (uno adottivo) ai bambini delle persone omosessuali, non è dargli una madre e un padre, bensì non concepirli, non farli nascere. Non gli viene tolto un bel nulla. Ma no, mi sbaglio: a questi sventurati viene preclusa la possibilità di odiare i genitori. Geniale! Ma la genialità è soprattutto nell’accostamento: i bambini delle coppie omosessuali e i bambini abusati. Qui la giornalista raggiunge il culmine della carità cristiana. Dà per scontato che i disgraziatissimi bambini delle coppie omosessuali debbano odiare i genitori, come dovrebbero i bambini abusati, e che soffriranno come cani.  Immagino debba aver letto “La rivolta del corpo. I danni di un’educazione violenta” di Alice Miller, e fatto un po’ di confusione. I bambini che nascono fortemente desiderati e crescono profondamente amati, non hanno motivo di odiare nessuno. Stendiamo un velo pietoso sui termini “schifezze” e “lutto”.
Renato Pierri 



 
 
 

Monday, June 11, 2018

Notizie d'insegnanti picchiati e un lontano ricordo


Notizie d'insegnanti picchiati e un lontano ricordo
Ho letto la recente notizia: “Non era per nulla d'accordo con il brutto voto dato al figlio, così oggi una mamma si è scagliata contro l'insegnante, con uno spintone che l'ha fatta cadere a terra. La prof, ferita al labbro, è stata costretta a ricorrere alle cure del pronto soccorso. E' successo all'uscita di una scuola a Caselle di Selvazzano, nel padovano (ANSA)”. Ed è affiorato alla mente un lontano ricordo.
Frequentai solo la prima nella scuola comunale, poi andai dalle monache. Due suore le ricordo bene: suor Solidea, piccola, pelle bianca e occhi nerissimi, un angelo bello che mi portava i panini caldi dalla cucina (c’era la guerra e avevo fame),  e suor Fernanda, alta, rossiccia di pelle, asciutta. Un giorno, arrabbiatissima per il chiasso che stava facendo la scolaresca, con strilli e minacce impose a tutti di non aprire bocca e di non battere ciglio. Poi ordinò al capoclasse di ritirare i quaderni e non so se per mia distrazione o per quella dell’alunno incaricato, il mio quadernetto rimase sul banco. Che fare? Poiché non si poteva aprir bocca, presi il quaderno e lo portai alla maestra, e la maestra sfogò la rabbia repressa sull’incauto diligentissimo tranquillissimo piccolo alunno che aveva battuto ciglio. Botte da orbi, e poi fuori dalla porta: “Stai lì come un cane”. Disse davvero queste parole o le ho sognate? Spero con tutta l’anima che dopo questa mia segnalazione, suor Fernanda sia arrestata in cielo dagli angeli del Signore. Non vorrei che san Pietro, ingannato dall’abito, le avesse aperto le porte del paradiso. Mia madre andò a protestare energicamente, come il solito quando qualcuno metteva le mani addosso ai figli. A quel tempo gl’insegnanti potevano picchiare gli alunni. Difficilmente i genitori protestavano.
Renato Pierri


Saturday, June 09, 2018

Cose tremende non sentite come cose tremende

Cose tremende non sentite come cose tremende
 «Sipario alzato a Repubblica delle Idee sulle "Cronache di SottoMissione", il reading del movimento DissensoComune sulle donne, sulle violenze subite e la loro ribellione, con il teatro Comunale pieno di spettatori rimasti muti, agghiacciati dai primi minuti di un incontro che doveva colpire duro. L'appuntamento si apre con dei pugni alle coscienze, la lettura di Valeria Golino, Alba Rohrwacher e Jasmine Trinca, tre tra le attrici italiane che hanno firmato la lettera manifesto Dissenso Comune dopo la nascita del movimento #MeToo, di testi di storie vere di violenze sessuali: "Mi ricordo le botte, mi ricordo quando mi ha appesa alla tromba delle scale". "Quel poliziotto quando gli ho denunciato cosa ho subìto, ha giudicato il racconto imbarazzante". E le bruciature di sigarette sui seni, le coltellate, le lamette sul viso. Gli schiaffi davanti ai figli. Un concentrato di orrori quotidiani che esce dai faldoni delle denunce e dalle voci delle attrici che con freddezza crudele le mettono in piazza, le svelano senza pudori. E poi ancora, la storia di Anna Maria, 13 anni, picchiata e stuprata in paesino della Calabria, e ancora oggi chiamata puttana, che ha avuto il coraggio di denunciare il branco solo quando le hanno chiesto il sacrificio della sorella minore. E un'altra donna che ha trovato il coraggio di scagliarsi contro il suo stupratore solo dopo quarant'anni. Sono solo alcune delle parole arrivate da questa performance che non ha niente di letterario, cronache di violenza come un trattato di polizia» (La Repubblica, 7 giugno).
Perché accadono ancora nel nostro paese queste cose tremende? Me lo chiedo spesso, ogni volta che leggo sui giornali notizie di donne maltrattate, picchiate, uccise. E forse la risposta è semplice: perché la maggior parte della gente, donne comprese, è indifferente. Sono moltissimi a dire che sono cose tremende, ma pochi le sentono come cose tremende. Il femminicidio per molti è un grave problema, pochi lo sentono come un grave problema. Un esempio: non so quante volte ho scritto a Beppe Severgnini, per invitarlo a smettere di pubblicare senza un rigo di disapprovazione (chi tace acconsente), sul suo blog “Italians – Corriere della Sera”, lettere alle volte sciocche, alle volte scritte anche bene, con furbizia, di misogini, di maschilisti, offensive verso le donne. Il giornalista non se ne dà per inteso. Se ricevesse dieci, cento lettere, mille lettere di protesta, smetterebbe di pubblicare questo genere di missive. La gente evidentemente non gli scrive, perché non sente il problema. E’ indifferente. E Severgnini? Anche lui maschilista, sessista, misogino? No, forse no. Semplicemente è indifferente, il problema non lo tocca. Magari anche lui dice che maltrattamenti e uccisioni di donne sono cose tremende, ma non le sente come cose tremende.
Aspettiamo la prossima notizia tremenda. Domani, dopodomani? Speriamo mai. Se ci sarà, saranno in molti a ripetere che cosa tremenda che cosa tremenda, pochi la sentiranno come una cosa tremenda.
Renato Pierri 

Friday, June 08, 2018

Ho perso l’entusiasmo per la Nutella e... l’olio di palma

Ho perso l’entusiasmo per la Nutella e... l’olio di palma

“Sveglia l’entusiasmo che hai dentro a colazione con Nutella. Buongiorno entusiasmo”. E’ lo spot in Tv della Nutella. Lo so che agli appassionati della Nutella non gliene importerà nulla, però io da un bel pezzo ho perso il mio entusiasmo per la Nutella. Non spalmo più Nutella su pane e fette biscottate, da quando ho appreso che in massima parte sul pane e fette biscottate spalmavo zucchero e olio di palma al sapore di nocciole e cioccolato. Poche nocciole e poco cioccolato. Tanto zucchero e tanto olio di palma. Pazienza, se il problema fosse solo la percentuale degli ingredienti nella crema. Il problema è il seguente: «Per dare un’idea di quanto seria sia la minaccia dell’olio di palma alla nostra salute, mi sembra sufficiente informare che in particolare per il glicidiolo [contenuto nell’olio di palma] non è stata nemmeno fissata una soglia, dal momento che si tratta di una sostanza cancerogena e genotossica, il che significa che ha la capacità di danneggiare l’informazione genetica all’interno di una cellula, causando mutazioni e inducendo modificazioni del nostro DNA. Tradotto: tramuta le cellule sane in cancerogene. Questa “robaccia”, insomma, non dovrebbe essere presente negli alimenti, eppure c’è e la troviamo in alcuni prodotti di consumo quotidiano, come certe popolarissime creme spalmabili, in dosi anche molto elevate» (Maria Rosa Di Fazio, responsabile Oncologia del Centro medico internazionale SH Health Service di San Marino, “Mangiare bene per sconfiggere il male”, Mind Edizioni). Passato anche voi l’entusiasmo? Consolatevi: in commercio esistono squisite creme spalmabilissime, con dentro tante nocciole e niente olio di palma.
Carmelo Dini
 

Monday, June 04, 2018

Beppe Severgnini ha pubblicato l’ennesima letteraccia

Beppe Severgnini ha pubblicato l’ennesima letteraccia
Adesso, con la destra di Salvini al potere, il clima è giusto per l’ennesima letteraccia sessista, maschilista, misogina sul blog Italians – Corriere della Sera. A pubblicarla ovviamente, senza mezza parola di disapprovazione, è Beppe Severgnini. Poi magari come ha fatto un’altra volta, si scuserà e dirà che a pubblicarla è stato un suo collaboratore distratto, che lui non c’entra. Ma le scuse, a mio parere, ripetute per lo stesso errore, non hanno nessun valore, diventano parole al vento.
L’autore del capolavoro, della letteraccia, intendo, fa dell’ironia sulla “capillare diffusione delle molestie e degli abusi sessuali patiti da stuoli di donne”. E poiché non legge a giorni alterni le notizie sui giornali di uomini italiani che ammazzano la compagna che non obbedisce, e magari anche i figli, scrive: “Noi la donna la rispettiamo ancora anche se non fa più figli, perché continuiamo a vedere in lei una possibile mamma... noi ci ispiriamo al Vangelo”. Vi rendete conto? E Severgnini ha pubblicato. Ma non è finita: “L'insegnamento personale che io traggo... è che non avrei dovuto dar prova di quell'alto senso di responsabilità e di grande rispetto nei confronti di un sesso di cui stuoli di esponenti hanno accettato di subire, in molti casi per puro calcolo, la legge della giungla. Accanendosi e infierendo invece – io ne sono testimone - sugli uomini gentili, spesso da loro giudicati dei semplici fessi”. E Severgnini ha pubblicato. Ma oggi il clima è quello giusto. Bravo, Severgnini, bravo.
Renato Pierri



Sunday, June 03, 2018

La grande bellezza delle parate militari

La grande bellezza delle parate militari
Le automobili non avrebbero bisogno d'essere belle, basterebbe che fossero resistenti, funzionali e comode, ed invece devono essere anche belle, lucide, fiammanti, dalla forma armoniosa e attraente, altrimenti non se ne vendono abbastanza. Anche le modelle e i modelli che presentano i vestiti devono essere belli, e belli devono essere i vestiti. Tutto per essere ben venduto deve essere anche bello. Pure le armi devono essere belle. Basterebbe che fossero funzionali, capaci di uccidere con estrema precisione, oppure in grado di fare la maggiore devastazione possibile, di distruggere, annientare, eliminare, inquinare. Ed invece, per essere ben vendute, anche le armi devono essere belle, lucide, attraenti, facili ad essere maneggiate e magari accarezzate. Per me la parata militare è un'occasione per ammirare tanta bellezza tutta insieme. Mentre ammiro, mi figuro anche le guerre; le guerre necessariamente belle e attraenti, giacché fatte con armi belle e attraenti. Del resto, se vediamo una falce lucida e tagliente, il pensiero va subito all’erba verde e profumata, alle bionde spighe di grano. Alle armi associamo la guerra e la morte. Così vorrei suggerire, in occasione della bella festa del due giugno,  di mettere grandi schermi lungo la Via dei Fori Imperiali, con belle scene di guerra. La gente in tal modo potrà vedere gli effetti dei fucili belli, delle mitragliatrici belle e dei cannoni belli. Gli effetti delle bombe su case mercati ospedali, corpi amputati bruciati spezzati dilaniati. E tanto sangue. Sangue d’innocenti, per lo più.

Renato Pierri

Il diritto al rispetto e l’infelice frase del Papa

Il diritto al rispetto e l’infelice frase del Papa
Trascrivo da un mio breve articolo pubblicato sul blog “Come Gesù”, che è stato frainteso: “Per la seconda volta Papa Francesco ha detto che non bisogna far entrare gli omosessuali nei seminari. E nella sostanza è come se avesse detto che Dio non chiama gli omosessuali alla vita sacerdotale. Sì, perché se Dio chiama alla vita sacerdotale anche gli omosessuali, il Papa, negando loro il sacerdozio, andrebbe contro la volontà di Dio. Ma non può essere che il Papa si macchi di tale peccato. Credo che nessuno si sia reso conto della gravità del discorso di papa Francesco. Forse neppure papa Francesco se n’è reso conto.  Sicuramente non si è reso conto che la discriminazione viola i diritti umani”. Ad essere fraintesa è stata soprattutto quest’ultima affermazione sulla violazione dei diritti umani. L’infelice frase del Papa riportata dalla stampa è la seguente: "Nel dubbio, meglio che non entrino". Una lettrice ha osservato: «Non si rivendica un diritto al sacerdozio, perché non esiste nessun diritto al sacerdozio. E' il vicario di Dio in terra a decidere chi è idoneo a prestare un servizio, non a esercitare un diritto».
E un prete, padre Stefano Liberti: “Che ci sia un “diritto al sacerdozio” è ovviamente tutto da dimostrare (ed è facilmente confutabile), ma che Dio non possa chiamare persone con tendenze omosessuali è ugualmente contestabile”.
A dire il vero non so dire con certezza se diventare sacerdote sia o non sia un diritto. Immagino, però, che per una persona che si sente chiamata da Dio, seguire tale chiamata, diventi un bisogno vitale, quasi una necessità. Immagino. Ma quando ho parlato di violazione di un diritto umano, non intendevo affermare che diventare sacerdote sia un diritto umano, intendevo che è un diritto umano non essere discriminati (riguardo al sacerdozio o a mille altre cose) per l’orientamento sessuale. Esiste il diritto al rispetto? Il Papa, con quelle sue parole, ha calpestato questo diritto.
 Ma qual è la verità che si nasconde dietro le parole del Papa? Che cos’è che non si dice chiaramente? Semplice: sui peccati sessuali di un prete eterosessuale la Chiesa chiude un occhio. Altrettanto non fa riguardo ai peccati sessuali di un prete omosessuale. E non è discriminazione questa?
Renato Pierri