Tuesday, September 19, 2006

L’Unità 18 settembre 2006

Questo Papa che non aveva previsto le reazioni di milioni di musulmani

Gentile direttore, abbiamo un bravo Pontefice, buono, colto e intelligente, ma non previdente. E davvero mi sembrano superflue le discussioni sulla giustezza o meno delle sue dotte citazioni. C'è il fatto innegabile che milioni di musulmani si sono sentiti offesi, e il Papa non lo aveva previsto. Almeno si spera! Ora arrivano mezze scuse, che somigliano un po' a quelle di Berlusconi, quando parlava senza pensare. Però la previdenza è una dote che può mancare ad un politico, ma non al Capo della Chiesa. Ed inoltre il Pontefice i discorsi non li improvvisa, ma se li prepara con cura. Ciò che poi davvero non riesco a comprendere in questa vicenda, è l'atteggiamento irresponsabile di certi giornalisti, i quali anziché cercare di non irritare maggiormente coloro che si sono sentiti offesi, gettano tranquillamente benzina sul fuoco. Addirittura non volevano che il Pontefice cercasse di rimediare all'errore. Tanto per loro che importanza può avere se succedono disordini, e magari qualche innocente ci rimette la vita?

Renato Pierri

Sunday, September 17, 2006

Liberazione 17 settembre 2006; Il Tempo 17 settembre; con i rispettivi titoli:

Il Papa segua l’esempio di san Francesco

Papa e Islam. Il Poverello insegna

Fiumi di parole, gentile direttore, da parte di giornalisti autorevoli per difendere il Papa. In realtà Il Pontefice ha sbagliato, non nella sostanza, giacché ha ragione, e del resto non ha detto cose nuove, ma nella forma; nel dirle pubblicamente. Gesù apparve agli Undici, e disse loro: «Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo a ogni creatura» (Mc 16,15). Papa Ratzinger non si è limitato a portare alle genti la buona novella, ma ha creduto bene di aggiungere qualche critica a Maometto. Quando durante le crociate, cristiani e musulmani si scannavano a vicenda, san Francesco D’Assisi, avendo compresa l’opportunità di sostituire la missione pacifica alle sanguinose repressioni e alle conquiste, si recò a visitare il sultano, presso Damietta, per recargli il messaggio del vangelo. Se fosse andato lì per muovere critiche a Maometto, certamente lo avrebbero fatto a pezzettini. Perché non lasciamo che siano i musulmani a dire ai musulmani che la religione non può essere imposta con la spada? Il comportamento, l'esempio, il messaggio evangelico, non saranno più efficaci delle critiche?

Veronica Tussi

Thursday, September 14, 2006

L’Unità 11 settembre 2006; La Stampa, 11 settembre:

Due cose che non condivido del discorso del Papa

Per rispettare gli altri non serve il timor di Dio

Gentile direttore, ho l'impressione che l'omelia di Benedetto XVI alla Nuova Fiera di Monaco, crei un po' di confusione. Il Pontefice ha affermato che i popoli del Terzo Mondo "la vera minaccia per la loro identità non la vedono nella fede cristiana, ma invece nel disprezzo di Dio e nel cinismo che considera il dileggio del sacro un diritto della libertà ed eleva l'utilità a supremo criterio morale per i futuri successi della ricerca". L'affermazione può essere vera, ma espressa in tal modo sembra escludere l'infinità di usi e costumi occidentali che "spaventano" il terzo mondo, ma che assolutamente non implicano il disprezzo di Dio. Gli islamici che in Italia maltrattano o uccidono mogli, sorelle o figlie, lo fanno perché esse imitano semplicemente costumi occidentali innocentissimi, offensivi forse per Allah, ma certamente non per il Dio del Vangelo. Papa Ratzinger ha ancora affermato: "Questo rispetto per ciò che gli altri ritengono sacro presuppone che noi stessi impariamo nuovamente il timor di Dio. Questo senso di rispetto può essere rigenerato nel mondo occidentale soltanto se cresce di nuovo la fede in Dio, se Dio sarà di nuovo presente per noi ed in noi". Con tutto il riguardo per il nostro Pontefice, questa affermazione non risponde a verità. Per rispettare ciò che gli altri ritengono sacro basta la buona educazione, ed il rispetto per il prossimo, che non implicano necessariamente la fede in Dio. Prova ne è che uomini che si professano religiosi offendono la religione altrui, mentre molte persone che si professano atee, non si sognerebbero mai di farlo.

Renato Pierri