Sunday, June 21, 2020

La lettera conservata in un libro

 La lettera conservata in un libro
«Anch’io nel bar sotto casa trovo una Elisabetta cassiera, ma ahimè non così carina come la tua. Al posto della tua Valentina c’era fino a qualche mese fa Alice, ma con l’arrivo del corona-virus ha perso il posto di lavoro. Da molti mesi volevo scriverti, ma mi pareva che, non avendo per così dire la “dimensione” di Augias, la cosa …,  ma insomma alla fine oggi mi sono autorizzato. Pur non conoscendoti ti invidio un po' e per l’affettuosità un po' intrigante con cui entrambe si rapportano e ti accolgono e per la carineria con cui hai descritto, con poche righe, ma efficacissime, il tuo stare ed essere ad una età... A proposito di quel libro di Norberto Bobbio io lo comprai, forse, oltre quindici anni fa e da oltre quindici anni lo tengo sul mio comodino. E quando la notte mi sveglio, tutte le notti immancabilmente, lo apro più o meno a caso e leggo e rileggo quelle righe e mi commuovo, ma anche mi incoraggio, poiché ha il potere di annientare la mia solitudine. I temi che affronta sono aspri, ma il suo dire è vero, profondo, intelligente. Si, vivo prevalentemente da solo, scendo anch’io al bar ogni mattina, scambio qualche battuta, non ho più amici, abito di fronte al mare di Pegli: il mare di giorno e il De Senectute di notte sono le mie risorse. Grazie per avermi letto, mi accorgo ora che ti ho dato del tu: me ne scuso, ma spero che lo potrai accettare. Non sono solito prendere queste iniziative, ma le tue dieci righe mi sono giunte come una poesia, non esagero: e grazie. Buone cose. Buona fortuna».
Sono alcune righe di un signore sconosciuto, Norberto Fucini, che oggi mi scrive da Genova, riguardo ad una mia lettera di ben cinque anni fa. La pubblicò Corrado Augias, citando nella risposta un passo del libro De Senectute di Norberto Bobbio. Il signor Fucini ritagliò la lettera e la conservò per l’appunto in quel volume che tiene sul comodino. Piacere per me ed un po’ di malinconia ad un tempo, come allora quando scrissi quelle righe. Le riporto qui di seguito. Augias intitolò:  “I richiami irresistibili di un bar pasticceria”. «Essendo da tempo in pensione, potrei fare comodamente lo spuntino di metà mattinata a casa, ma nel quartiere dove abito a Roma c’è un bar pasticceria dal quale vengono richiami irresistibili, e così un paio di volte la settimana accontento la gola. E poi c’è Elisabetta, la cassiera, tanto carina, e c’è Valentina, la barista, pure tanto carina. Elisabetta, la cassiera,  non è come Valentina la barista. Elisabetta non mi dice: “Ciao caro, che cosa prendi caro, ecco caro”, mentre io continuo a dirle: “Buongiorno Valentina”, e non le ho mai detto cara.  Lei mi chiama sempre caro e la cosa mi fa sempre piacere.  Elisabetta  no, non mi considera un caro nonno. Elisabetta mi considera un rispettabile cliente, e non mi dice caro. Mi saluta, mi chiama signore, e mi chiede: “Come sta?”. Io le rispondo che sto bene e lei mi risponde che le fa piacere. E sorride ogni volta che le faccio un complimento e mi dice: “Grazie, lei è troppo buono”. Una volta mi ha anche detto: “Signore, la bellezza esteriore svanisce e non ti rimane niente se non c’è la bellezza interiore”. Valentina non fa discorsi. Insomma sono diverse Elisabetta la cassiera e Valentina la barista. Assocerei Valentina ad un cornetto squisito alla crema, e Elisabetta, così signorile, aristocratica, ad un dolcissimo montblanc. Mancanza di rispetto per le donne? Assocerò il sottoscritto a uno di quei biscotti secchi con sopra un velo di glassa, appena un po’ stantii. Briosce e paste profumate non solo mi chiamano caro, ma mi dicono anche mangiami mangiami. Elisabetta mi chiama signore, Valentina mi dice caro, nessuna delle due dice mangiami mangiami.  E il vecchio signore, mentre gusta leccornie,  è preso da lieve malinconia» (La Repubblica 6 maggio 2015).
Renato Pierri

Tuesday, June 16, 2020

La Teodicea e l’ingenuità di un lettore (Blog de L’Espresso)


La Teodicea e l’ingenuità di un lettore (Blog de L’Espresso)
Gentile lettore, mi stupisce con quanta ingenuità lei possa affrontare il problema della Teodicea, vale a  dire come giustificare l’esistenza di un Dio onnipotente, buono e giusto in presenza dell’angosciante presenza del male.
Capisco, però, il perché: non ha mai affrontato l’argomento. Mi scrive: “Lei sostanzialmente questa domanda me l’ha fatta e mi dice che la risposta che ho provato a dare è risultata inesatta”.
No, io non posso aver detto che la sua risposta è inesatta, giacché ho già detto, e lo ribadisco, che la risposta a quella domanda non c’è. Quindi lei non ha dato una risposta inesatta, semplicemente non ha risposto a quella domanda.
Poi mi scrive: “Ora, se mi permette, qualche domanda gliela vorrei porre io nell’ipotetico presupposto che un “padre buono amorevole che può tutto” come da lei sopra definito, non permetta più “che un bambino nasca con una gravissima malformazione, soffra terribilmente, e muoia anzi tempo” (anche questo virgolettato è copiato dal suo commento di cui sopra)”.
Il virgolettato va bene, ma ciò che lei ha fatto precedere al virgolettato non va bene. A “padre buono amorevole che può tutto, non permetta più”, deve sostituire: “padre buono amorevole che può tutto, permetta, abbia permesso”. Perché oltre alla domanda disperata della madre che vede non esaudite le sue preghiere, c’è la domanda di fondo, sempre fatta sin dall’antichità: “Se vuole e può, il che solo conviene alla divinità, da dove viene dunque l’esistenza dei mali e perché non li toglie?” (Epicuro nel IV a.C). Nessun credente che abbia un minimo di raziocinio, immagina che Dio improvvisamente faccia sparire il male dal mondo.
Poi mi chiede: “Poiché solo l’umanità in siffatto modo non morirà anzitempo, mentre tutti gli (altri) animali continueranno a soffrire e i loro cuccioli continueranno a nascere malformati e pure i vermi e le formiche, perché questa gratuita sofferenza nel mondo? O il cucciolo di cane o di elefante può benissimo nascere malformato e cieco?”.
Ma come può fare una domanda del genere? Io ho fatto l’esempio del bambino che soffre e muore anzi tempo, ma avrei potuto benissimo fare l’esempio dell’agnello azzannato dal lupo, o di qualsiasi animaletto che soffre a causa di grave malattia.
E continua con le sue domande che, senza offesa, fanno sorridere:  “Ma sarà possibile definirlo buono e amorevole, tal Dio, qualora discriminasse così gratuitamente le sue creature?” Ancora: “Ma coi fulmini, le alluvioni e i terremoti, come si dovrà comportare Dio affinché resti “padre buono e amorevole”, basterà che salvi solo i bambini con le loro mamme e gli animali no?”.
E chi ha mai parlato di un Dio che non permetterebbe la sofferenza dei bambini, e permetterebbe la sofferenza degli animali?
Vorrei precisare, infine, che sostenendo l’impossibilità di rispondere a quella domanda, non voglio assolutamente esprimere un giudizio su Dio.

Renato Pierri 

Friday, June 12, 2020

Le preoccupazioni sbagliate dei vescovi italiani

Le preoccupazioni sbagliate dei vescovi italiani
“I vescovi italiani si inchinano alla mobilitazione delle destre oltranziste presenti in aree dell’opinione pubblica e in alcuni movimenti del mondo cattolico. E quindi dicono no alla legge contro l’omofobia”, così scrive in un comunicato  Vittorio Bellavite, coordinatore nazionale di “Noi Siamo Chiesa”. Ma che bravi questi vescovi! Anziché preoccuparsi di cancellare dal Catechismo della Chiesa cattolica, il termine “omosessualità” (ben tre pessimi paragrafi!) e di introdurvi, magari, il termine “pedofilia”, inesistente nel Catechismo, si preoccupano di un’eventuale legge contro l’omofobia. Hanno “timori per la libertà di pensiero” (è il titolo su Avvenire), e nessun rimorso per i pregiudizi nei riguardi degli omosessuali, creati dalla Chiesa, nessun rimorso per le tante sofferenze arrecate agli omosessuali. Una legge contro l’omofobia dovrebbe essere ben accolta dai vescovi, se non altro per rimediare a tutto il male che la Chiesa ha arrecato agli omosessuali, ed invece addirittura la osteggiano. Così va il mondo. Non si comprende che cosa c’entri la libertà di pensiero, con una legge che punisca chi offende o aggredisce un omosessuale per il solo fatto d’essere omosessuale.
Renato Pierri

 
 

Sunday, June 07, 2020

La pandemia, il bimbo nel cassonetto, George Floyd... “Sono onnipotente, ma non posso faci niente”

La pandemia, il bimbo nel cassonetto, George Floyd...
“Sono onnipotente, ma non posso faci niente”
«Signore, Signore mio, da uno sperduto pianeta di una sperduta galassia del tuo immenso universo, arrivano in paradiso valanghe di preghiere. Pregano tutti, prega il papa, pregano i fedeli, persino qualche ateo si è messo a pregare».
«Io so tutto, a me non sfugge niente».
«Un virus, un virus maledetto, degli umani sta facendo un macello ».
«Io so tutto, a me non sfugge niente ».
«Valanghe di preghiere indirizzate a te, a tua madre, a tutti i santi, ed anche a quelli che passano per santi ».
«Io so tutto, a me  non sfugge niente ».
«Il papa ti chiede di fermare la pandemia con la tua mano ».
«Io so tutto, a me non sfugge niente ».
«E allora Signore, perché non fai qualcosa? »
«E che cosa dovrei fare? »
«Elimina il virus dalla faccia della terra ».
«Non posso distruggere ciò che ho creato ».
«E allora, Signore, non distruggerlo, rendilo mansueto come fece Francesco col lupo cattivo. Che ti ci vuole? Sei onnipotente ».
«Sono onnipotente, mi piange il cuore, ma non posso farci niente. Non posso modificare ciò che ho creato. Non avrei potuto fermare l’ingranaggio del cassonetto che ha soffocato il bimbo innocente? Non posso farci niente ».
«Ma non sei onnipotente? »
«Sono onnipotente, ma non posso farci niente. Non avrei forse potuto fermare il ginocchio maledetto che ha soffocato l’innocente? Non posso farci niente ».
«Scusa Signore, perché allora non fai arrivare la tua voce sullo sperduto pianeta della sperduta galassia, perché non glielo dici agli esseri umani che sei onnipotente ma non puoi farci niente? »
Renato Pierri



 
 
 

 

Thursday, June 04, 2020

Il nonno saggio allontanato dalla famiglia

Il nonno saggio allontanato dalla famiglia
Cera una volta una numerosa famiglia, i cui membri vivevano d’amore e d’accordo. Del resto, non avevano problemi economici e non avevano problemi di spazio. E poi erano persone che osservavano scrupolosamente quanto avevano letto nel Vangelo: “Ama il prossimo tuo come te stesso”, e ancora:  “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. E negli Atti degli Apostoli:: "La moltitudine di coloro che avevano abbracciato la fede aveva un cuore ed un'anima sola. Non v'era nessuno che ritenesse cosa propria alcunché di ciò che possedeva, ma tutto era fra loro comune...Non c'era infatti tra loro alcun bisognoso". Una famiglia, insomma, che dava a tutti il buon esempio per la comprensione reciproca, l’amore reciproco, l’assoluta concordia. Questo perlomeno pensava le gente, della bella grande famiglia. Un giorno, però, accadde qualcosa di strano, d’inspiegabile: il nonno, uomo saggio, buono, intelligente, colto, il nonno che aveva fondato la grande famiglia, fu allontanato dalla grande famiglia. Com’era possibile? Allora non avevano un cuore e un’anima sola i suoi componenti? Non si amavano abbastanza? Erano gelosi l’uno dell’altro? Invidiosi? Ambiziosi? Non si sopportavano? Non erano umili? Erano prepotenti? Mille domande si poneva la gente, che si sentiva delusa, amareggiata, quasi tradita. Le ragioni vere, serie, dell’allontanamento non le seppe nessuno.
Renato Pierri

P.S. Il “nonno” è Enzo Bianchi, allontanato dalla Comunità di Bose, da lui stesso fondata nel 1965.