Friday, February 28, 2020
Peccato originale. Bastava poco per
evitarlo
Sarebbe bastato poco per evitare il peccato originale.
Davvero poco. Stando al racconto della Genesi, ovviamente, giacché si sa bene
che la storia non va presa alla lettera, vale a dire che non è una cronaca di
fatti realmente avvenuti. Stando, quindi, al racconto.
Se io dicessi a mia figlia: “Tu potrai mangiare tutte
le squisite marmellate che ho fatto, tranne quella di questo barattolo, perché
se tu ne mangiassi, certamente moriresti”, secondo me la cara figlia, mi farebbe
subito una raffica di domande: “E perché? Perché ne morirei? Hai fatto una
marmellata velenosa? E perché hai fatto una marmellata velenosa? L’hai fatta
apposta velenosa, oppure ti è venuta velenosa? E’ andata a male la tua buona
marmellata? E perché non la togli di mezzo anziché lasciarla tra gli altri
vasetti buoni?”. E tante ancora ce ne sarebbero di domande. Adamo forse non
aveva col Signore la confidenza che ha con me mia figlia, però almeno il perché
avrebbe dovuto chiederglielo: “Perché ne morirei?”. Non fare la legittima
domanda, fu il primo errore della sua vita. Probabilmente il Signore gli avrebbe
dato esaurienti spiegazioni, e lui e la sua Eva avrebbero capito che il serpente
era un gran bugiardo. E qui, stando sempre al racconto, tengo a precisarlo, un
bel rimprovero al Signore va fatto. E’ buona norma, quando si stabilisce una
regola, o si dà un consiglio, un’indicazione, spiegarne le ragioni, anche se non
viene richiesto. Il Signore non lo fece, stabilì la regola, informò Eva e Adamo
circa le nefaste conseguenze della disobbedienza, ma non diede spiegazioni. E
per questo si può tranquillamente affermare che il Signore del racconto un po’
se l’andò a cercare. Se avesse dato spiegazioni convincenti, il serpente non
avrebbe avuto gioco facile con l’ingenua coppia. L’astuto serpente diede le sue
spiegazioni e per questo fu più convincente del Signore. Del Signore che
passeggiava nel giardino alla brezza del giorno.
Altro grave errore del Signore fu di non mettere
sull’avviso le sue amatissime creature, come farebbe qualsiasi buon padre.
Sarebbe bastato avesse detto loro: “Verrà il serpente e cercherà d’ingannarvi,
voi mandatelo subito all’inferno. Si fa per dire, eh! Insomma non dategli
retta, altrimenti non solo saranno guai seri per voi, ma anche per gli innocenti
che nasceranno dopo di voi”. Neppure questo fece il Signore. Il Signore che
passeggiava alla brezza del giorno. Che rabbia!
Renato Pierri
Tuesday, February 25, 2020
Dal Coronavirus all’igiene di quando ero piccolo
Dal Coronavirus all’igiene di
quando ero piccolo
Per secoli e secoli le
persone sono nate in un mondo e sono morte suppergiù nello stesso mondo. Non
hanno visto mutare nulla intorno a sé, o quasi nulla. Le persone della mia
generazione, e non solo della mia, sono nate in un mondo e muoiono (io vorrei
aspettare ancora un po’...) in tutt’altro mondo, in un mondo assai diverso,
Qualche medico per ostacolare la
diffusione di malattie respiratorie, compreso il Coronavirus di Wuhan, ha
consigliato di starnutire nel gomito flesso e non nelle mani. Magari prima che
arrivi il secondo starnuto o anche il terzo, sarà bene tirare fuori il
fazzoletto, stavo pensando, altrimenti si rischia d’imbrattare l’abito che
s’indossa. E mentre facevo questo pensiero mi
sono ricordato del polso del maglione lucido di muco, zuppo alle volte di muco.
D’inverno, a Carrara, il freddo si faceva sentire
parecchio, la casa non era riscaldata, noi piccoli non eravamo coperti
abbastanza e il naso colava di brutto.
I fazzoletti di carta non credo esistessero
quando ero piccolo io, e se anche fossero esistiti, sicuramente non sarebbe
apparsi in casa nostra. E così il nasino gocciolante si asciugava sul polso.
Non si soffiava, ovviamente, si asciugava, si passava sul polso. E a farne le
spese era il povero maglione. Cose strane a pensarci adesso. Normalissime per
noi bambini. Normale sentire freddo. Spesso il muco arrivava alle labbra. E
credo d’averne sentito il sapore qualche volta. Normale.
Non
capisco perché la nostra mamma che pensava a tante cose, non ci rimediasse una
pezzuola qualsiasi come fazzoletto. Mancavano anche quelle? E la carta igienica?
Esisteva la carta igienica? Forse in qualche casa, certamente non nella nostra.
Per pulirci quando si andava al gabinetto in mezzo alle scale, c’era la carta
paglia, quella carta gialla, ruvida, della quale si servivano i negozianti per
avvolgere gli alimenti. Si gettava nel cestino e da lì si recuperava
all’occorrenza. Oggi la carta paglia serve per le fritture. Lei, la mamma, le pezzuole le aveva per altro uso. Se ne serviva per le mestruazioni. Credo che la maggior parte
delle donne allora usassero pezzuole, strisce di stoffa, come assorbenti. La
pelle all’interno delle cosce, su in alto, tinta di marrone. Il sangue col tempo
cambia colore. Un ricordo vero o un sogno? Ma come potrei aver fatto un sogno
del genere? E ricordo ancora un’altra cosa che stupirà coloro che sono nati e
cresciuti nell’epoca dell’usa e getta. Si lavavano, le pezzuole, non si
gettavano, e chi può dimenticare una bacinella d’acqua rossa con dentro in
ammollo gli stracci insanguinati? Normale. Forse non tanto se non ho
dimenticato. Un abisso oggi mi separa da
quel mondo, da quel bambino. Estranei, l’uno e l’altro. Eppure me li porto
dentro.
Renato Pierri
Dal Coronavirus all’igiene di quando ero piccolo
Dal Coronavirus all’igiene di quando ero
piccolo
Per secoli e secoli le persone sono nate in un
mondo e sono morte suppergiù nello stesso mondo. Non hanno visto mutare nulla
intorno a sé, o quasi nulla. Le persone della mia generazione, e non solo della
mia, sono nate in un mondo e muoiono (io vorrei aspettare ancora un po’...) in
tutt’altro mondo, in un mondo assai diverso,
Qualche medico per ostacolare la diffusione di
malattie respiratorie, compreso il Coronavirus di Wuhan, ha consigliato di
starnutire nel gomito flesso e non nelle mani. Magari prima che arrivi il
secondo starnuto o anche il terzo, sarà bene tirare fuori il fazzoletto, stavo
pensando, altrimenti si rischia d’imbrattare l’abito che s’indossa. E mentre
facevo questo pensiero mi sono ricordato del polso del maglione lucido di muco,
zuppo alle volte di muco. D’inverno, a Carrara, il freddo si faceva sentire
parecchio, la casa non era riscaldata, noi piccoli non eravamo coperti
abbastanza e il naso colava di brutto. I fazzoletti di carta non credo
esistessero quando ero piccolo io, e se anche fossero esistiti, sicuramente non
sarebbe apparsi in casa nostra. E così il nasino gocciolante si asciugava
sul polso. Non si soffiava, ovviamente, si asciugava, si passava sul
polso. E a farne le spese era il povero maglione. Cose strane a pensarci
adesso. Normalissime per noi bambini. Normale sentire freddo.
Spesso il muco arrivava alle labbra. E credo d’averne sentito il sapore qualche
volta. Normale.
Non capisco perché la nostra mamma che pensava a tante cose, non
ci rimediasse una pezzuola qualsiasi come fazzoletto. Mancavano anche quelle? E
la carta igienica? Esisteva la carta igienica? Forse in qualche casa,
certamente non nella nostra. Per pulirci quando si andava al gabinetto in mezzo
alle scale, c’era la carta paglia, quella carta gialla, ruvida, della quale si
servivano i negozianti per avvolgere gli alimenti. Si gettava nel cestino e da
lì si recuperava all’occorrenza. Oggi la carta paglia serve per le fritture.
Lei, la mamma, le pezzuole le aveva per altro uso. Se ne serviva per le
mestruazioni. Credo che la maggior parte delle donne allora usassero pezzuole,
strisce di stoffa, come assorbenti. La pelle all’interno delle cosce, su in
alto, tinta di marrone. Il sangue col tempo cambia colore. Un ricordo vero o un
sogno? Ma come potrei aver fatto un sogno del genere? E ricordo ancora un’altra
cosa che stupirà coloro che sono nati e cresciuti nell’epoca dell’usa e
getta. Si lavavano, le pezzuole, non si gettavano, e chi può dimenticare una
bacinella d’acqua rossa con dentro in ammollo gli stracci insanguinati?
Normale. Forse non tanto se non ho dimenticato. Un abisso oggi mi separa da
quel mondo, da quel bambino. Estranei, l’uno e l’altro. Eppure me li porto
dentro.
Renato Pierri
Wednesday, February 19, 2020
Il coronavirus e padre Livio più musulmano che cristiano
Il coronavirus e padre Livio più musulmano che
cristiano
“Questa pandemia avviene in un contesto anticristico,
nella Cina in particolare, ma anche nel mondo intero, e quindi è un ammonimento
del cielo. Attraverso questa pandemia la Madonna ci dà un messaggio
chiarissimo”. Sono le sconcertanti, incredibili parole di padre Livio Fanzaga,
pronunciate durante un discorso a Radio Maria. Chiarissimo, il messaggio, per
lui, padre Livio, che pensa d’essere cristiano, ma in realtà non sembra
conoscere abbastanza Cristo e il vangelo di Cristo. Anche i musulmani, alcuni
musulmani, hanno visto il coronavirus come una punizione di Allah. Ma mentre è
comprensibile la posizione degli islamici che conoscono un dio punitivo, non è
assolutamente comprensibile la posizione di padre Livio, giacché il Dio del
Vangelo è un Dio incapace di azioni violente, è il Dio dell’amore, non della
vendetta e dell’odio. Padre Livio Fanzaga sfiora il ridicolo quando afferma,
poi: “Il fatto che questo virus ha la forma di corona, è un messaggio della
Madonna che invita i fedeli a pregare”. Questa è la maniera di ridicolizzare una
grande religione, di renderla una sciocca superstizione.
Renato Pierri
Saturday, February 15, 2020
La “Querida Amazonia” e il parmigiano sulla pastasciutta
La “Querida Amazonia” e il parmigiano sulla
pastasciutta
Per quanto riguarda il diaconato
femminile, nell’Esortazione postsinodale “Querida Amazonia”, si legge: “In
realtà questa visione limiterebbe le prospettive, ci orienterebbe a
clericalizzare le donne, diminuirebbe il grande valore di quanto esse hanno già
dato e sottilmente provocherebbe un impoverimento del loro indispensabile
contributo”. Ora, ci può essere un ragionamento più ipocrita di questo?
Possibile che il buon papa Francesco debba arrampicarsi sugli specchi per
dimostrare l’indimostrabile? E’ come se io, non volendo mettere il parmigiano
sulla pastasciutta dei commensali, volendo tenere il parmigiano solo per me,
essendo avarissimo, dicessi che aggiungere parmigiano alla pastasciutta,
significherebbe impoverirla, renderla meno buona. Come si può impoverire il
ruolo delle donne, il grande, indispensabile (gli aggettivi servono ad indorare
la pillola) contributo, dando loro altre possibilità di agire? Perché non avere
il coraggio di dire la verità? Vale a dire che gli uomini della Chiesa sono
terrorizzati al pensiero che una donna possa prendere decisioni riguardanti il
ruolo nella Chiesa e delle donne e degli uomini? Che una donna possa diventare
Papa? Si sa, tutti sanno, anche se molti fingono di non sapere, che la negazione
del sacerdozio alle donne, contrasta con la ragione, col buon senso, e non trova
nessun serio fondamento nelle Scritture.
Renato Pierri
Wednesday, February 12, 2020
Una barbarie l’accanimento clinico sui bambini piccoli
Una barbarie l’accanimento clinico sui bambini
piccoli
Una notizia volata via, da una parte consolante,
dall’altra molto rattristante. Qualche giorno fa, in difesa dei bambini piccoli,
malati terminali, è stato pubblicato il parere del Comitato Nazionale di
Bioetica. Ne trascrivo alcune righe: “Per quanto riguarda i bambini piccoli va
riconosciuto che nella prassi l’accanimento clinico è spesso praticato perché
quasi istintivamente, anche su richiesta dei genitori, si è portati a fare tutto
il possibile per preservare la loro vita, senza considerare gli effetti negativi
che ciò può avere sull’esistenza del bambino in termini di risultati e di
ulteriori sofferenze. Altre volte, invece, l’accanimento clinico viene praticato
in modo consapevole, come difesa da possibili accuse di omissione di soccorso o
di interruzione attiva delle cure o dei trattamenti di sostegno. Così queste
pratiche cliniche vengono prestate principalmente non per assicurare la salute e
il bene del paziente, ma come forma di tutela e di garanzia delle proprie
responsabilità medico-legali relative all’attività svolta".
Consolante, la notizia, giacché si spera serva ad
evitare per il futuro, l’accanimento terapeutico sui bambini piccoli senza
nessuna speranza di vita. Tristissima, la notizia, per ciò che riferisce. Non si
può restare indifferenti, infatti, nell’apprendere che i medici “quasi
istintivamente”, anche per assecondare il volere dei genitori, siano portati a
preservare la vita dei piccoli malati, protraendo così inutilmente la loro
sofferenza. Inconsapevole crudeltà. Ancora non si
capisce che il maledetto principio della vita a tutti i costi, va a vantaggio
temporaneo di una vita già negata, già perduta, e a svantaggio della persona
malata, costretta a soffrire inutilmente. A svantaggio della sua libertà.
Ma ancor meno indifferenti si può restare, apprendendo
che i medici praticano l’accanimento clinico, alle volte, non per la tutela dei
piccoli pazienti, bensì per tutelare se stessi. Una vera barbarie, se questo
accade davvero.
Renato Pierri
Tuesday, February 04, 2020
I femmincidi e le parole di Giuseppe Conte
I femmincidi e le parole di
Giuseppe Conte
In una lettera pubblicata su due noti
quotidiani ed altri siti (Zeroviolenzadonne; TellusFolio),
nel dicembre del 2010, scrivevo, tra l’altro: “Del resto, nel
mondo scompaiono milioni di bambine. Assassinate, abortite o abbandonate. Noi per eliminarle aspettiamo che crescano, che
si fidanzino, che si sposino. Noi italiani siamo fatti così: preferiamo farle
crescere prima. Teniamo molto agli embrioni, noi italiani, e ai bambini, la cui
vita è sacra e inviolabile. Poi crescono, i bambini, e se sono maschi la loro
vita continua ad essere sacra e inviolabile, se sono femmine la loro vita è un
po' meno sacra, un po' meno inviolabile. Leggi più severe? E a che servirebbero,
per gli ottusi che si uccidono dopo avere ucciso? Forse occorrerebbe insegnare
alle bambine, a tutte le bambine, sin dall'asilo, a farsi rispettare dai
bambini, ed ai bambini, a tutti i bambini, a rispettare le bambine. Per questo
occorrerebbe preparare tutti gli insegnanti di tutte le scuole. Forse. Ma chi
dovrebbe pensarci? I nostri politici impegnati come sono a risolvere i problemi
del Paese? Possiamo parlare loro del femminicidio italiano? Femminicidio
italiano? Che roba è?”.
Oggi sembra ci si renda meglio
conto di che roba si tratti. Dopo dieci anni sento con piacere dal Presidente
del Consiglio, Giuseppe Conte: "Abbiamo
varato il Codice rosso per offrire alle donne che subiscono episodi di violenza
un percorso preferenziale e accelerato di tutela. Ne stiamo monitorando
l'attuazione e siamo pronti a renderlo ancora più efficace. Ma siamo consapevoli
che non è sufficiente agire solo sul piano normativo. La violenza sulle donne è
anche un problema culturale ed è per questo che lavoreremo nelle scuole, tra i
ragazzi e le ragazze, perché è da lì che deve partire il
cambiamento".
Sì, dalla scuola, deve partire il
cambiamento, ma non bisogna lavorare solo tra le ragazze e i ragazzi, ma anche
tra le bambine e i bambini. E speriamo che alle parole seguano i
fatti.
Renato Pierri
Saturday, February 01, 2020
Emergenza coronavirus o emergenza femmincidi?
Emergenza coronavirus o emergenza femmincidi?
Le notizie, le consolanti recenti notizie: “Quattro
donne uccise in due giorni, cinque in una settimana, più il cadavere di una
donna ritrovato dopo mesi e il fidanzato arrestato. A Mussomeli, Caltanissetta,
un uomo ha ammazzato la compagna e la figlia ventisettenne della donna, poi si è
sparato. Ieri una donna è morta dopo tre giorni di violenze fisiche subite dal
marito e una donna di ventotto anni, incinta, è stata trovata senza vita. Il
marito è stato arrestato. Lunedì è stata trovata senza vita nel Bresciano
Francesca Fantoni, l'uomo che l'ha uccisa ha confessato dopo due giorni. Ad
Alghero, Speranza Ponti, scomparsa mesi fa è stata ritrovata cadavere. Arrestato
il fidanzato”.
Di che cosa dovremmo veramente
preoccuparci nel nostro civile, cristiano paese? Del coronavirus o del virus
maledetto, spietato, ottuso, che entra nel cervello dei poveri disgraziati che
uccidono le donne? Un virus che oltre a renderli violenti, ne rende alcuni
ottusi al punto da non fargli capire che la cosa migliore sarebbe togliere di
mezzo al più presto se stessi, prima di uccidere innocenti? Un virus maledetto,
stramaledetto, diffuso più di quanto si possa immaginare. Si consideri sempre,
infatti, che le notizie sulle donne maltrattate dai disgraziati infettati dal
virus, vengono alla luce quando le vittime muoiono o finiscono all’ospedale.
Raramente si ha notizia delle donne che sporgono denuncia, pur non finendo
all’ospedale. Ma quante sono le donne maltrattate, picchiate, sottomesse,
violentate, delle quali non si ha notizia? Quanti sono i disgraziati ottusi e
violenti che maltrattano le donne? Si adoperi tutta la società, gli uomini
politici, tutti, affinché si trovi il vaccino per sconfiggere il virus
maledetto. Stramaledetto.
Renato Pierri
