Saturday, August 26, 2017
Perché i gay dovrebbero vivere la sessualità in modi
differenti?
Trascrivo le parole
conclusive di un lungo articolo di Luciano Moia, apparso il 23 agosto su
Avvenire online, e che ho letto sul blog “Come Gesù” del prete e scrittore Mauro
Leonardi:
«Per
questo occorre un approccio culturale innovativo che, soprattutto sul fronte
della pastorale per le persone omosessuali, sappia uscire dalla sudditanza nei
confronti del pensiero laico troppo spesso segnato dalla
contrapposizione.
Da una parte i cosiddetti
“omosessualisti”, dall’altra i fautori dell’omosessualità come patologia. Esiste
una via mediana capace di valorizzare per esempio la categorie dell’“amicizia
disinteressata” – di cui parla anche il Catechismo (n.2359) – nella
consapevolezza che la sessualità può essere vissuta in modi differenti pur
rimanendo espressione d’amore? ».
E’ comprensibile che alcuni sacerdoti (non tutti grazie
a Dio) quando affrontano il tema dell’omosessualità, non riescano a togliersi
dalla testa i pessimi paragrafi del Catechismo che vanno sotto il titolo di
“Castità e omosessualità”. E’ meno comprensibile che lo faccia un giornalista,
sebbene scriva su un quotidiano di ispirazione cattolica. Che significa vivere
la sessualità in modi differenti? Sta parlando delle suore o dei preti? Perché
mai una persona omosessuale dovrebbe vivere la sua sessualità in modi
differenti? Differenti da che? La preoccupazione (o l’ossessione?) è sempre il
sesso, e in questo caso gli atti di omosessualità. Questi, secondo i pessimi
paragrafi, sono “intrinsecamente disordinati”. Ovviamente il Catechismo si
guarda bene dallo spiegare perché siano disordinati e perché, qualora lo siano,
debbano necessariamente essere un male. Forse perché “sono contrari alle legge
naturale”? Ma anche qui non c’è nessuna spiegazione perché siano contrari alla
legge naturale e perché, qualora lo siano, debbano necessariamente essere un
male.
E che
dice il Catechismo al paragrafo citato da Luciano Mora? Dice che le persone
omosessuali sono chiamate alla castità. E perché? Si tratta sempre di suore e
di preti? Tra l’altro, questi scelgono di rinunciare all’esercizio della
sessualità, per gli omosessuali la scelta è obbligata.
Ad ogni modo, il cambiamento recente di tanti uomini
della Chiesa nei riguardi delle persone omosessuali, fa pensare che si stiano
rendendo conto dell’assurdità di ritenere un male e quindi peccato gli atti di
omosessualità, e che un giorno mettano mano al Catechismo per eliminare del
tutto i paragrafi sull’omosessualità.
Renato Pierri
Tuesday, August 22, 2017
Dio non mette il dito tra moglie e marito
Dio non mette il dito tra moglie e marito
Dopo aver
partecipato alla trasmissione “La vita in diretta” (Rai 1) del 14 agosto, per
parlare del tema “Meno matrimoni in chiesa, perché?”, il prete e scrittore Mauro
Leonardi, ha postato un video sul suo blog “Come Gesù”, intitolato:
“L’indissolubilità del matrimonio: l’amore chiede sempre l’eternità”.
Trascrivo:
“L’indissolubilità del matrimonio è che non
c’è nulla che possa far venir meno il patto coniugale. Per questo è così
importante che il matrimonio non sia a due ma a tre, per questo è così
importante che nel matrimonio ci sia anche Dio, perché chiaramente in teoria è
possibile che io voglia andare avanti per tutta la vita stando accanto alla
persona che non amo più perché ho preso l’impegno, ma è molto difficile. Io
credo che in pratica non sia possibile un matrimonio che non abbia dietro un
sacramento. L’amore chiede sempre l’eternità, e siccome non abbiamo esperienza
dell’eternità, abbiamo bisogno di Dio”.
Intanto vorrei far osservare a don Mauro che
sono sempre esistiti matrimoni non celebrati in chiesa, mai sciolti nonostante
fosse finito l’amore. E sono sempre esistiti matrimoni non celebrati in chiesa,
in cui l’amore è continuato per tutta le vita. Aiuto di Dio anche in questi?
Oppure Dio non c’entra né con questi né con quelli celebrati in
chiesa?
Riguardo all’indissolubilità del matrimonio
vorrei fare una considerazione che non so se sia mai stata fatta. “Quello che
Dio ha congiunto l’uomo non separi”, dice Gesù. In questo divieto c’è qualcosa
di strano, qualcosa che lo distingue da tutti gli altri divieti divini che
riguardano i rapporti tra gli uomini. Di norma il divieto di fare una cosa non
significa che quella cosa non la possiamo fare, nel senso che non abbiamo la
possibilità di farla, significa che se la facciamo, compiamo il male e quindi
pecchiamo. Però Dio non ci impedisce di infrangere il precetto.
Caino non deve uccidere Abele, però ha la
possibilità di uccidere Abele, di eliminare Abele dalla sua vita, ed elimina
definitivamente Abele dalla sua vita. Questa azione non limita in seguito la
libertà di Caino nella vita.
Dio ci ordina di non rubare, ed è ovvio che
non c’impedisce di rubare, altrimenti il divieto non avrebbe neppure senso. Non
avrebbe senso proibire un atto che non abbiamo la possibilità di compiere. Il
furto non limita per tutta la vita la libertà del ladro.
Non dobbiamo desiderare la donna d’altri, però
abbiamo la possibilità di desiderare la donna d’altri e alle volte di avere la
donna d’altri. Dio ce lo proibisce, ma non ce lo impedisce. Anche questo peccato
non limita la nostra libertà nella vita.
Ora, l’infrazione del comandamento: “Quello
che Dio ha congiunto l’uomo non separi”, fa eccezione alla regola. Gli sposi
hanno, infatti, hanno la possibilità di separarsi, ma restano legati per tutta
la vita. Dio li terrebbe legati per tutta la vita. In questo caso (guarda un
po’) l’uomo non ha la possibilità di compiere fino in fondo il male. Incoerenza
divina?
Inoltre: mentre nessun peccato, se non erro,
limita dopo averlo compiuto, la libertà di chi lo compie, il peccato del
divorzio limita per sempre la libertà di chi divorzia, giacché gli è vietato un
nuovo amore ed ovviamente un nuovo matrimonio. Condannato alla castità per
sempre.
“L’amore chiede sempre l’eternità”, dice don
Mauro. Anche l’amore di un genitore per un figlio dovrebbe anelare all’eternità,
eppure può svanire. Ogni legame tra gli uomini può spezzarsi, perché non
dovrebbe spezzarsi il legame tra gli sposi?
Gesù avrebbe dovuto dire: “Quello che Dio ha
congiunto per l’eternità, l’uomo non separi”. Dimenticò di aggiungere “per
l’eternità”.
Ovviamente io non ritengo sia un male
sciogliere il matrimonio qualora sia necessario. Divorziare, ad esempio, per
liberare se stessi e i propri figli da un marito violento, non è solo un diritto
ma anche un dovere. Ed ovviamente nessun male nel risposarsi.
Renato Pierri
Saturday, August 19, 2017
Breve dialogo col Signore
“Mio Amore... è bastato mi
guardassi”
“Figlia mia, ti sei espressa
male”
“Perché, Signore?”
“Perché rischi d’essere fraintesa. Avresti dovuto
dire: «Mio Amore, è
bastato che un giorno mi accorgessi del tuo sguardo».
“Non è la stessa cosa?”
“No, non è la stessa cosa. Se tu dici ad una persona:
«E’ bastato che mi
facessi una carezza, è bastato che tu mi parlassi», significa che prima non ti
faceva carezze, non ti parlava. Capisci la differenza? Io da sempre guardo
tutti, e tutti alla stessa maniera. Tu non sei una
privilegiata”.
“Signore, siamo tutti
privilegiati”
“No. Tutti privilegiati è una contraddizione in
termini. Si potrebbe dire degli uomini solo nel confronto con le altre creature
della terra. Se avessero coscienza, le altre creature della terra avrebbero
tutto il diritto di risentirsi.
“Perché, Signore, mi fai queste
osservazioni?”
“Perché non vorrei ti montassi la testa e facessi come
quelle teste matte che vanno in giro dicendo d'essere state miracolate. Io non
faccio miracoli per nessuno”
“Ma io, Signore, non mi monto la testa. Solo mi piace
condividere la gioia d’essermi accorta del tuo
sguardo”
“Sì, sì, ma vedi, figliola, bisogna andarci cauti nel
mostrare agli altri la nostra fortuna. Potresti urtare la sensibilità di chi non
sa neppure di che cosa stai parlando, di chi non ha la possibilità di capire di
che cosa stai parlando, di chi non ha la possibilità di accorgersi del mio
sguardo. C’è chi è fortunato sulla terra e chi è
sfortunato.
Condividere la tua gioia con i tuoi familiari, con i
tuoi amici è un conto, affacciarsi alla finestra per gridare a tutti la tua
gioia è altra cosa. Occorre senso di opportunità e di
misura”.
Renato Pierri
Tuesday, August 15, 2017
Una bella poesia sul blog “Come Gesù” che non mi è piaciuta
Una
bella poesia sul blog “Come Gesù” che non mi è
piaciuta
“Un’esplosione di luce, / nelle tenebre la intuisco, mio
Amore. / Al buio, posso sentire il Tuo respiro /... E li sento addosso / I Tuoi
occhi. / Il Tuo sguardo si è infranto / sugli scogli del mio orgoglio... / È
bastato che mi guardassi. / E come un Padre / mi guardi / ora... / mentre muovo
passi incerti / e mi orienti / mentre guardo il mondo / che soffre... / Tu che
Ami / nell’attimo di uno sguardo / cogliendo il mio Durante, il mio Mentre, / il
mio Poi, il mio Adesso / e riempiendolo / di Te”.
Sono
versi di una poesia che una signora ha “regalato” al blog “Come Gesù” del prete
e scrittore Mauro Leonardi. Poesia che è piaciuta molto ai frequentatori del
blog. Sicuramente la poesia sarà bella, però a me ha dato un certo fastidio. Mi
sembra che certi pensieri bisognerebbe tenerseli per sé. Eh, sì, perché quando
si è fortunati nella vita, privilegiati, forse non bisognerebbe sbandierarlo ai
quattro venti, per evitare di urtare la sensibilità altrui. Ma forse devo
spiegarmi meglio.
C’è
un Padre, nella poesia, che “guarda” la signora, che “orienta” la signora. E mi
pare che questo non avvenga per una moltitudine di persone. Una moltitudine di
persone non ha la fortuna e il privilegio di intuire un’esplosione di luce, di
sentire il respiro del Padre. In questa moltitudine di persone il rapporto
privilegiato della signora col Padre, potrebbe suscitare un po’ d’invidia e un
po’ di rabbia: perché a lei sì e a me no? Mi viene in mente una lettera che
scrissi nel maggio del 2011, a proposito di una “miracolata”. La riporto tale e
quale, così si capirà perché la bella poesia regalata al blog, a me non sia
piaciuta.
“Mi
vergognerei come un ladro qualora mi accorgessi che, bisognoso d'aiuto come o
non più di molti altri miei compagni, fossi il solo a ricevere le cure
dell'insegnante. Mi sentirei il privilegiato di un cattivo insegnante. Mi
vergognerei come un ladro, non saprei dove andarmi a nascondere se mio padre
aiutasse solo me, trascurando altri figli nello stesso stato di necessità,
oppure in condizioni assai peggiori. Mi sembrerebbe di rubare qualcosa ai
fratelli. Di essere il privilegiato di un padre ingiusto. Eppure c'è chi non si
vergogna, chi non si nasconde, come suor Marie Simon Pierre, che ieri è salita
sul palco del Circo Massimo dove si è svolta la veglia per la beatificazione di
Wojtyla. Non si è vergognata come una ladra, ed ha affermato candidamente
d'essere stata miracolata. Il Padre giusto e misericordioso ha privilegiato lei,
e ha trascurato moltissimi malati come lei o più gravi di lei, bambini malati di
cancro, di malattie gravi dolorose inguaribili. Così va il mondo, ma non certo
il cielo”.
Renato Pierri
Saturday, August 12, 2017
La grave responsabilità di coloro che creano pregiudizi nei riguardi dei gay
La grave responsabilità di coloro che creano pregiudizi nei riguardi dei gay
La notizia: “Dopo mesi di
continui attacchi omofobi, la scuola di danza Vanity Dance Studio, punto di
riferimento per i ragazzini del quartiere Centocelle, a Roma, è costretta a
chiudere. Andrea Pacifici e Simone Panella, soci nella fondazione e nella
gestione della scuola, e partner nella vita, dopo l'attacco di stanotte, hanno
dichiarato che hanno paura, e che restare aperti è
pericoloso”.
Il fatto che alcuni cittadini cerchino di punire persone
che compiono cattive azioni, è da condannare, ma è comprensibile. Capiamo,
infatti, la folla sdegnata che cerca di linciare uno stupratore, un assassino,
un qualsiasi delinquente. I punitori in fondo si sentono nel giusto. Pensano:
chi compie il male merita una lezione. E forse i giudici stessi sono più
indulgenti verso coloro che si sostituiscono alla legge punendo coloro che
compiono il male.
Ora, se c’è qualcuno che continua a fare dichiarazioni
demenziali come la seguente: “L’omosessualità non è normale. Tollerarla è il
declino dell’Occidente” (da un articolo su “Osservatorio Gender” e riportato dal
blog “Come Gesù” del prete e scrittore Mauro Leonardi). Se c’è qualcuno che
continua a ripetere ossessivamente che le relazioni omosessuali sono gravi
depravazioni; se c’è qualcuno che continua a ripetere ancora oggi, nel terzo
millennio, che l’amore tra persone omosessuali è un male, è comprensibile che
qualche cittadino magari non abituato a pensare con la propria testa, magari un
po’ violento, magari facilmente influenzabile, cerchi di “punire” gli
omosessuali. Un po’ possiamo capirli. Sono in buona fede. Grave è la
responsabilità di coloro che, creando assurdi pregiudizi, inducono certi
individui ad odiare gli omosessuali. E questa è la ragione che spinge le persone
buone e oneste, compreso il sottoscritto, a combattere prima di tutto coloro che
i pregiudizi li creano. Anch’essi in buona fede?
Forse.
Carmelo Dini
Friday, August 11, 2017
La Segreteria di Stato vaticana non risponde a tutti
“Papa Francesco a coppia
gay con i tre figli adottivi: «Benedizione apostolica alla vostra famiglia»”. E’
il titolo di un articolo tratto da ADISTA e che leggo sul blog “Come Gesù”. Ne
trascrivo una parte: “Toni e David mai si sarebbero aspettati una risposta. Che
invece è giunta, il 10 luglio, firmata da mons. Paolo Borgia degli Affari
Generali della Segreteria di Stato vaticana, e le cui parole non potranno non
rendere felici persone lgbt di tutto il mondo, i cui matrimoni non sono ammessi
dalla Chiesa cattolica, secondo la quale – e viene ripetuto ad ogni pie’
sospinto – i contraenti per originare una famiglia devono essere esclusivamente
un maschio e una femmina. Nella risposta a firma Paolo Borgia si legge: «papa
Francesco», che «ha apprezzato la lettera», «porge a voi anche le sue
congratulazioni, invocando per la vostra famiglia l’abbondanza delle grazie
divine, affinché viviate costantemente e felicemente la condizione di cristiani,
come buoni figli di Dio e della Chiesa, e inviandovi una augurale Benedizione
Apostolica, con la richiesta di non dimenticarvi di pregare per
lui»”.
Una frequentatrice del blog, ha così commentato: “E’ una
lettera che mandano uguale a tutti” e a sostegno della sua affermazione, ha
riportato da La Nuova Bussola Quotidiana: “La redazione ha contattato la Sala
stampa della Santa Sede per capire un po’ meglio la storia di questo scambio
epistolare. La Vice direttrice, Paloma García Ovejero, sottolinea che si tratta
di una delle tante risposte di routine, in questo caso «preparata dalla Sezione
portoghese», che l’assessore della Segreteria di stato invia alle migliaia di
missive che il Papa riceve”.
Ora, io credo che abbia ragione la frequentatrice del
blog che si tratti di una lettera fatta con lo stampino. Però queste lettere non
vengono inviate a tutti coloro che si rivolgono a Papa. La Segreteria di Stato
vaticana, fa distinzioni ben precise. Se la lettera è stata inviata alla coppia
gay, significa che la Segreteria sapeva bene di far piacere al Papa, di fare la
sua volontà, altrimenti non l’avrebbe inviata. E credo di poter provare quanto
affermo.
Nel 2001 scrissi una lettera indirizzata a Giovanni
Paolo II, e la Segreteria di Stato mi rispose con una delle solite lettere di
routine che conservo ancora. Su bella carta Fabriano reca stampato in filigrana
lo stemma del Vaticano con sotto la scritta: “Secretaria Status”. Il Papa
ovviamente non lesse la mia lettera, ma la Segreteria ritenne opportuno
rispondermi che la lettera era pervenuta al Papa e parteciparmi “il Suo
benedicente saluto”.
Bene, il giorno 10 marzo 2014 inviai a Papa Francesco il
mio libro “Nostra Signora di Fatima – La Madonna di un falso
cristianesimo”, a
mezzo raccomandata e con bella dedica. La Segreteria di Stato vaticana non mi
dato un cenno di risposta e non mi ha partecipato il benedicente saluto del
Papa. Perché? Semplicemente perché ha ritenuto di far piacere al Papa, di fare
la sua volontà. Avrà pensato: come si permette questo signore di inviare al Papa
un libraccio del genere?
Renato Pierri
Wednesday, August 09, 2017
Il Vangelo... e i mezzi di trasporto a Roma
https://milocca.wordpress.com/2017/08/09/a-mezzo-servizio-mezzo-biglietto/
Il Vangelo... e i mezzi di trasporto a Roma
“Non
voglio rimandarli digiuni, perché potrebbero venir meno per via”, così disse
Gesù agli apostoli, riguardo alla folla che lo seguiva. Ora, io questa mattina
non temevo di venir meno per via, però, poiché il sole scottava parecchio e il
caldo non scherzava e l’aria era afosa, ho pensato fosse conveniente per me,
dopo la solita passeggiatina nel quartiere Colli Aniene dove abito, a Roma,
prendere l’autobus. Un paio di fermate e sarei stato a casa. Così ho lasciato
l’ombra dei portici, ho attraversato sotto il sole cocentissimo una corsia di
Viale Palmiro Togliatti e mi sono recato alla fermata dell’autobus 451, di
fronte all’Ufficio Postale. Ho guardato la palina indicatrice. C’era scritto:
“451 – 30 fermate – 52 minuti”. Se avessi aspettato lì 52 minuti, ci sarei
rimasto secco, altro che venir meno per via. In realtà, Gesù temeva che la folla
venisse meno per mancanza di cibo (cibo anche spirituale) non per la calura.
Passando da un’ombra all’altra dei pini che adornano il viale, me ne sono tornato piano piano a casa,
meditando sul vangelo e sui mezzi di trasporto nella nostra bella città. Mi ha
fatto compagnia il canto delle cicale. Giustamente mia figlia ha osservato:
“Perché ad agosto il costo del biglietto non viene dimezzato come i servizi ?
Renato Pierri
