Wednesday, March 27, 2019
Qualche riflessione riguardo al Congresso di
Verona
Vorrei commentare un paio di frasi
che ho ascoltato durante la trasmissione “Dritto e Rovescio” del 21 marzo, che
Paolo Del Debbio ha dedicato in parte al Congresso Mondiale delle Famiglie. Un
signore, persona molto garbata, stupito e mareggiato ad un tempo, ha detto ad un
dipresso (non ricordo le esatte parole): “Il Congresso non è contro nessuno, e
tutti sono contro il Congresso”. Il suo pensiero, e il pensiero di molti che
parteciperanno al Congresso, credo sia il seguente: “Si parlerà a favore della
famiglia, si chiederanno leggi a sostegno della famiglia, non siamo contro
nessuno, non odiamo nessuno, non si comprende perché ci osteggino”. Sembra un
discorso giustissimo, e sicuramente quel signore era in buona fede. Ma se si
parla a favore di un solo tipo di famiglia, quella tradizionale per intenderci
(naturale è un termine sbagliato), quella costituita da una donna e un uomo ed
eventuali figli, se s’invocano leggi a favore di un solo tipo di famiglia, anche
senza dichiararlo si è contro altri tipi di famiglia, si compie una
discriminazione, grave soprattutto nei riguardi dei figli appartenenti ad altri
tipi di famiglia. Si pretende che i bambini delle coppie omosessuali non abbiano
gli stessi diritti dei bambini delle coppie eterosessuali.
Altro discorso ripetuto infinite volte ed anche
durante quella trasmissione: “I bambini hanno bisogno di un papà e di una
mamma”. Dimostrazione? La dimostrazione non esiste. Statistiche serie, ben
fatte, dovrebbero dimostrare che la percentuale di bambini non sani o non
felici, su un notevole numero di bambini cresciuti con un solo genitore o con
genitori dello stesso sesso, sia superiore alla percentuale di bambini non sani
o non felici cresciuti con un papà e una mamma.
Altro luogo comune, infine: “I bambini hanno diritto
ad una mamma e ad un papà”. Ora, se io dico ad un uomo che ha abbandonato moglie
e figlio appena nato: “Hai privato il tuo bimbo del diritto di avere un padre”,
il discorso ha un senso, giacché quel bimbo aveva la possibilità di avere un
padre. Se faccio lo stesso discorso ad una signora lesbica che ha un bambino,
sbaglio, giacché quel determinato bambino non aveva la possibilità di avere un
padre, giacché la madre non poteva sposare un uomo. Per quel determinato bambino
l’alternativa non era di avere una mamma e un papà, bensì di non venire al
mondo.
Renato Pierri
Scrittore
Il revenge porn secondo Emma Bonino
Il revenge porn secondo Emma
Bonino
“So che quella di fotografarsi e distribuire le
proprie foto è ormai una mania di tutti. Io lo trovo culturalmente deleterio,
non so quale sia il rimedio, legislativo non mi pare... Anche all’estero, dove
hanno già una legge contro il revenge porn l’applicazione è sempre molto
difficile. Io penso che se avessimo ognuno di noi un pochino più di pudore
aiuterebbe”.
Parole da far rivoltare nella tomba Marco Pannella. A
pronunciarle è stata Emma Bonino, e da lei non c’era da aspettarselo. E’ davvero
il caso di dire che non sa di che cosa parla, la senatrice. La mancanza assoluta
d’obiettività è da attribuire ad ignoranza del gravissimo problema, oppure ad
antipatie politiche? Certamente non avrebbe fatto discorsi del genere se avesse
soltanto letto l’articolo di Maurizio Di Fazio, uscito su L’Espresso un paio
d’anni fa, per l’esattezza il 14 marzo 2017.
Ne trascrivo qualche riga appena: «Ci sono “thread”
dedicati a ragazze riprese mentre dormono, si provano una gonna in camerino,
fanno la doccia o la spesa, si allenano in palestra od oziano al mare, stanno in
clinica o al museo, in treno o in spieggia, in discoteca... C’è la gallery “So
young...”, affollata di scatti che sembrano appartenere a
minorenni».
In questi casi la “vittima” non aveva
la mania (?) di farsi fotografare, giacché è stata fotografata senza saperlo. Ma
anche nei casi in cui la vittima si è fotografata o fatta fotografare, che cosa
c’entra il pudore? Non si possono condividere fotografie intime con la persona
che si ama, con la quale si condivide tutto? Oppure non ci si deve fidare del
proprio compagno perché un giorno, non si sa mai, potrebbe diventare una
carogna? E come si fa ad amare una persona se si pensa che un giorno potrà
diventare una carogna? Infine: una mania di tutti farsi fotografie intime (di
questo si sta parlando) e distribuirle. Ma che dice la senatrice? Se anche
fosse, se molti avessero la mania di fotografarsi, sono altri, le carogne, a
diffondere le foto su internet.
Emma Bonino dovrebbe chiedere scusa a
tutte le vittime innocenti, e ai loro familiari.
Renato Pierri
Il Papa strizza l’occhio al Congresso di Verona
Il Papa strizza l’occhio al Congresso di Verona
"Nella delicata situazione del mondo odierno, la
famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna assume un'importanza e
una missione essenziali”. E’ quindi necessario "riscoprire il disegno tracciato
da Dio per la famiglia, per ribadirne la grandezza e l'insostituibilità a
servizio della vita e della società".
Leggevo queste parole pronunciate da papa Francesco il
25 marzo a Loreto, e mi è tornata alla mente il passo seguente di Vittorino
Andreoli: “Pensare di opporsi al grande mutamento sociale che negli ultimi
decenni ha sconvolto la struttura familiare è impensabile o addirittura folle. E
invece ogni giorno dobbiamo riconoscere segnali che rivelano una forte
resistenza, una volontà di difendere la famiglia tradizionale che ignora il
cambiamento della società, degli uomini e delle donne che la costituiscono”
(“L’educazione (Im)possibile”, BUR, pag. 17).
Il papa è uno di quelli che rivelano
una forte resistenza, uno di quelli che ignorano il cambiamento della società.
Avrebbe potuto benissimo dire che nella delicata situazione del mondo moderno,
ad assumere un’importanza e una missione essenziali è la famiglia dove c’è amore
profondo, dove non ci si odia, dove non c’è un uomo che pretende la
sottomissione della donna, dove i figli sono rispettati, amati, sanamente
educati. Ha preferito parlare della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo
e una donna (non si capisce perché si nomina sempre prima l’uomo. Anzi, si
capisce, si capisce...), ed è come se avesse detto chiaramente che altri tipi di
famiglia non hanno importanza nella società. E così facendo ha strizzato
l’occhio al Congresso delle famiglie di Verona.
Renato Pierri
Saturday, March 23, 2019
Giuseppe e Maria non andranno a Verona
Ho intervistato Giuseppe e Maria, ho cercato di
persuaderli, ma non c’è stato niente da fare, a Verona non ci vogliono andare.
«Ma
come», ho detto loro,
«siete famosi a
livello mondiale, e soprannaturale, avete una famiglia modello, perché non
volete andare? Accogliervi a braccia aperte, sarebbe un grande onore per il
Congresso Mondiale delle Famiglie!». Ha risposto
Giuseppe: «Sì, è vero, siamo una famiglia
modello, giacché ci vogliamo un bene dell’anima, e chi lo può
contestare? Ma, ahimè, ahimè, non siamo una famiglia normale, siamo una famiglia
diversa. E non sembra che al Congresso ci sia posto per una famiglia come la
nostra».
«Ma
come», ho replicato a Giuseppe, «una donna, un
uomo, un figlio, non siete la famiglia perfetta? Andate al Congresso,
datemi retta».
Allora è intervenuta Maria: «Sì, è vero, una
famiglia modello, ci vogliamo un bene dell’anima, chi lo può contestare? Ma io e
il caro sposo viviamo come sorella e fratello. Non è la nostra una relazione
normale. E poi... e poi... ». Non andava avanti, Maria, e l’ha soccorsa
Giuseppe: «E poi il figlio...
non è mio il figlio!».
Mi hanno persuaso la sposa e lo sposo. Non è cosa, non
è cosa.
Renato Pierri
Wednesday, March 20, 2019
Avevo ragione: Severgnini è un misogino inconsapevole
Avevo ragione: Severgnini è un misogino
inconsapevole
Su “Italians – Corriere della Sera” del 1
dicembre 2016, scrivevo: “Purtroppo, a pubblicare per l’ennesima volta simili
intelligenti interventi, è stato Beppe Severgnini, che perde il pelo ma non il
vizio. Dice continuamente di non essere misogino, ma lo è inconsapevolmente”.
L’intelligente intervento era l’ennesima lettera scritta da un lettore misogino.
Il 12 marzo di quest’anno scrivevo su Il Corriere
Nazionale: “Ora, sapete voi quante volte ho pregato Beppe Severgnini di non
pubblicare lettere di misogini, offensive verso le donne, e per di più sciocche?
Niente da fare. Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Misogino anche il
simpatico Beppe? Forse inconsapevolmente misogino”.
Ed ecco che cosa ha scritto la giornalista Claudia
Sarritzu tre giorni fa: “In fondo ce la cerchiamo: per Severgnini la colpa è
delle donne che si fanno scattare foto porno
Ha scritto un pezzo senza rendersene conto in linea
con una tendenza culturale che affligge da secoli il mondo femminile suggerendo
all'opinione pubblica che quando a una donna capitano cose spiacevoli in fondo
«se l'è
cercata»” (Globalist 17 marzo).
E la giornalista ha mille ragioni,
giacché Severgnini, riguardo alla vicenda accaduta a Giulia Sarti, ha scritto:
“Certe fotografie non si scattano: punto”.
E bravo Severgnini, lo vada a dire anche alla
ragazzina di Lodi che ha tentato il suicidio: “Certe fotografie
non si scattano: punto”. La farà felice.
Renato Pierri
Monday, March 18, 2019
Immaginario “vissuto d’onnipotenza” della donna
Immaginario “vissuto d’onnipotenza” della
donna
Uno schiocco di dita e le donne generano, altro
schiocco di dita e abortiscono. Questo, sembra, leggendo Umberto Galimberti su
D. La Repubblica del 16 marzo.
Il filosofo scrive: “La donna dal momento che ha il
potere di vita e di morte (può generare così come può abortire) che è il potere
assoluto, il potere del re...”. E perché no, il potere del Signore dell’Antico
Testamento che proclama: «Sono io che do la morte e faccio vivere»? La donna
come Dio? Non esageriamo un po’?
E’ probabile che alcuni uomini attribuiscano alla
donna questo immenso potere, ma credo davvero poco probabile che la “donna possa
essere attraversata da un vissuto d’onnipotenza che le dà la sensazione di poter
generare un uomo nuovo, o perlomeno di poterlo cambiare”. Cambiare chi? L’uomo
nuovo generato, oppure il compagno? E più avanti: “Questo vissuto d’onnipotenza
è la causa di tanti femminicidi”.
Ora, che una donna nella speranza di poter cambiare il
compagno violento, non si allontani subito da lui e magari ci rimetta la vita,
che una donna abbia la sensazione di poter cambiare l’uomo violento, può anche
essere, ma che questa sensazione sia suscitata dal “vissuto d’onnipotenza”, con
tutto il rispetto per il filosofo, mi sembra una grossa
baggianata.
Infine: “E allora il problema “culturale” si pone sia
per l’uomo... sia per la donna affinché non si lasci prendere dal suo vissuto
d’onnipotenza e rinunci, prima che sia troppo tardi, alla pretesa di modificare
l’immodificabile”. Ma suvvia! Il problema vero per tutti, donne e uomini, è di
affrancarsi definitivamente dalla cultura maschilista, sì da non trasmetterla a
figli. Lasciamo perdere il “vissuto d’onnipotenza”!
Renato Pierri
Saturday, March 16, 2019
Femminicidi: educare assassini e giudici
Femminicidi: educare assassini e giudici
Insomma, non bastavano ad angosciarci
le notizie a giorni alterni di donne ammazzate di botte, strangolate, bruciate,
adesso ad angustiarci arrivano le notizie delle pene dimezzate grazie alle
“tempeste emotive” o alle “delusioni” che avrebbero spinto i violenti a
bastonare, strangolare, bruciare le donne. E così il problema non è più solo di
educare i bambini di oggi a diventare da grandi, compagni, mariti, fidanzati,
liberi da una perniciosa mentalità maschilista, ma anche giudici, semmai lo
diventeranno, liberi da una perniciosa mentalità maschilista. E l’educazione è
l’unica strada per sanare la piaga orrenda dei femmincidi, oltre alla severità e
certezza delle pene. Sarebbe interessante avere notizie dei genitori delle
persone violente che uccidono, sapere che genere di educazione abbiano dato
all’assassino da piccolo, e sapere che genere di educazione abbiano ricevuto a
loro volta. E adesso sarebbe interessante sapere anche come sono stati educati
da piccoli i giudici che dimezzano le pene.
Renato Pierri
Tajani e le solite ovvietà su Mussolini
Tajani e le solite ovvietà su Mussolini
"Mussolini? Fino a quando non ha dichiarato guerra al
mondo intero seguendo Hitler, fino a quando non s'è fatto promotore delle leggi
razziali, a parte la vicenda drammatica di Matteotti, ha fatto delle cose
positive per realizzare infrastrutture nel nostro paese, poi le bonifiche”. Così
Antonio Tajani intervistato a La Zanzara su Radio 24. Ma guarda un po’. E ci
voleva il presidente del Parlamento Europeo, per dire questa ovvietà? A parte
questo, a parte quell’altro e quell’altro ancora, a parte tutte le nefandezze,
gli errori, la morte di milioni d’innocenti, in fondo, diciamola una buona volta
la grande verità: Mussolini ha fatto anche delle cose positive. Ma guarda un
po’. E’ davvero difficile che un dittatore, anche il peggiore del mondo, non
abbia fatto qualcosa di positivo. Ma che lo diciamo a fare? Le cose positive
vengono, cancellate, vanificate dalle nefandezze. Ma quante volte abbiamo
sentito questi discorsi? A che cosa servono? A niente. Proprio a niente. O forse
a far contento qualche nostalgico.
Renato Pierri
Non è Giulia Sarti che deve vergognarsi
Non è Giulia Sarti che deve
vergognarsi
Nel mese di dicembre del 2017 scrivevo: «Michela, di
Porto Torres, aveva 22 anni e si è suicidata il 4 novembre scorso,
probabilmente ricattata da tre “amici”, di cui una sarebbe donna, per un video
girato a sua insaputa mentre aveva un rapporto sessuale. Un’altra vittima di
questo morbo del nostro tempo. Così lo definiva Maurizio Di Fazio in un
articolo su L’Espresso di qualche mese fa, nel quale parlava di questi siti
dell’orrore, “dove gli uomini inseriscono e commentano foto intime di migliaia
di donne ignare. Tra le quali anche le loro fidanzate e persino le madri o le
figlie”. La legge in Italia fa poco o niente, o può fare poco o niente per
combattere il tristissimo fenomeno». Oggi la notizia: “Il caso Sarti
accelera l'iter della legge contro il revenge porn. Al via l'esame del testo
proposto dal M5s”. Ecco, perché ciò avvenisse, perché gli uomini politici si
rendessero conto della gravità del problema, c’era bisogno che la cattiva sorte
toccasse ad uno di loro. Ovviamente dispiace moltissimo per ciò che è capitato
a Giulia Sarti, e vorrei dire a lei, come a tutte le donne vittime del
maledettissimo “revenge porn”, di andare a testa alta, ché non
siete voi che dovete vergognarvi, ma coloro che vi hanno ferito, non è la
vittima che deve vergognarsi, ma il carnefice.
Renato Pierri
Il diavolo cretino di Cristiano Ceresani
Il diavolo cretino di Cristiano Ceresani
“Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: «Beati
voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché
sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete»” (Lc 6, 20 – 21).
“Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un
monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli
disse: «Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai»” (Mt 4, 8
– 9 ).
Stando a questi versetti del Vangelo, ma anche
al buon senso e alla ragione, il diavolo, se esistesse, dovrebbe avere tutto
l’interesse a non far soffrire nessuno su questa terra, a non far patire di
fame nessuno, a non far piangere nessuno. Il suo compito, sempre col permesso
di Dio secondo quanto afferma la Chiesa, dovrebbe essere di far soffrire
all’inferno e non in questo mondo, i grandi peccatori mai pentiti. Il diavolo,
essendo furbo, dovrebbe spingere gli uomini a godere, a vivere nel lusso, a
darsi ai piaceri e non a soffrire.
Il diavolo immaginato da Cristiano
Ceresani, causa di sconvolgimenti climatici e di conseguenza della sofferenza
d’innocenti su questa terra, è un diavolo sciocco. Ma se è già difficile
credere in un diavolo furbo, come si può credere in un diavolo cretino?
Renato Pierri
Wednesday, March 13, 2019
Notizie su Fatima che nessuno conosce
Notizie su Fatima che nessuno
conosce
«Gli avvenimenti di Fátima furono
preceduti da alcuni fatti degni di rilievo. La Grande guerra, anzitutto, aveva
intensificato la devozione mariana in tutti i Paesi cattolici; sui giornali
dell'epoca si cominciò a leggere di apparizioni della Madonna ai soldati in
combattimento. In Portogallo, in particolare, si diffuse la notizia di
un'apparizione della Vergine a un pastorello (10 maggio 1917, cioè tre giorni
prima delle apparizioni ai tre pastorinhos di
Fátima), nel villaggio di Barral, a poca distanza da Braga, durante la quale ci
sarebbe stato un dialogo tra il piccolo veggente e la Vergine molto simile ai
dialoghi di Fátima (Cfr. A.H. de Oliveira Marques, História de Portugal, Palas
Editores 1981, pag. 342). Evidentemente quella apparsa a Barral era una Madonna
meno importante di Nostra Signora di Fátima; oppure l'organizzazione dell'evento
era stata carente...
Altro fatto
interessante è che il fenomeno del "sole danzante" del 13 ottobre 1917 -
ritenuto la prova definitiva che la "Signora dell’elce" era effettivamente la
Madonna - «ebbe a ripetersi il giorno dopo, 14 ottobre, con le stesse condizioni
atmosferiche e climatiche» (ibidem), ma senza che nessuno gridasse al
miracolo» (Nostra Signora di Fatima. La Madonna di un falso
cristianesimo”, Mind, Edizioni).
Renato Pierri
Autore del libro,
ovviamente!
Monday, March 11, 2019
L’errore di san Gregorio di Nissa sulla verginità
L’errore di san Gregorio di Nissa sulla
verginità
Trascrivo da un lungo articolo di don Mauro Leonardi,
che leggo sul blog “Come Gesù”:
“È senz’altro una bella spiegazione dire che il
celibato mostra «fin da qui la vita che sarà» ma ce n’è un’altra, anch’essa
molto bella, ed è che il Verbo è vergine. È vergine fin da sempre e per sempre,
e tale è rimasto anche nell’Incarnazione. Ma cosa significa dire che Gesù è
rimasto celibe, cioè non si è sposato, cioè è rimasto vergine perché Egli, che
ha la stessa verginità del Padre nell’eternità, ha voluto mantenersi così anche
nel tempo? Dice san Gregorio di Nissa: «Abbiamo bisogno di molta acutezza per
poter comprendere l’eccellenza di questa grazia, che si contempla insieme al
Padre incorruttibile. E ciò che è paradossale (paradoxon) è che si trovi la
verginità in un padre che ha un figlio e che lo ha generato senza passione
alcuna. E la verginità si contempla anche nell’Unigenito di Dio, dispensatore
dell’incorruttibilità, e risplende allo stesso modo nella purezza e nell’assenza
di passioni nella sua generazione: e ancora una volta si presenta lo stesso
paradosso, cioè un Figlio conosciuto nella verginità. E la stessa forma si
contempla nella purezza essenziale ed incorruttibile dello Spirito Santo, perché
nominando la purezza e l’incorruttibilità non si indica altro che la verginità»
(De Virginitate, 2,1-11: SC 119, pp. 262-264)”.
A me sembra che don Mauro qui faccia un po’ di
confusione, la stessa che faceva san Gregorio di Nissa. “La verginità del Padre
nell’eternità”, che cosa significa? Che cosa s’intende per verginità? Se il
termine significa “la condizione di una persona che non abbia mai avuto rapporti
sessuali completi”, riferirlo a Dio è semplicemente un’assurdità, giacché il
termine può essere solo riferirlo agli uomini e agli animali. Gli uomini e gli
animali, infatti, hanno la possibilità di avere rapporti sessuali. Affermare che
un uomo è vergine ha un senso, affermare che Dio è vergine non ha senso, giacché
l’affermazione farebbe pensare che Dio abbia la possibilità di avere rapporti
sessuali. Vale a dire che sia uomo.
San Gregorio di Nissa: “E ciò che è paradossale
(paradoxon) è che si trovi la verginità in un padre che ha un figlio e che lo ha
generato senza passione alcuna”. La considerazione fa sorridere. Il paradosso ci
sarebbe qualora il padre fosse un uomo e generasse “senza passione alcuna”.
Paradossale è il concepimento verginale di Gesù, giacché Maria, donna,
concepisce “senza passione alcuna”, senza unirsi a Giuseppe. Aveva la
possibilità di concepire unendosi e Giuseppe, ma concepisce verginalmente.
Questo è un paradosso.
E ancora san Gregorio: “E la stessa forma si contempla
nella purezza essenziale ed incorruttibile dello Spirito Santo, perché nominando
la purezza e l’incorruttibilità non si indica altro che la verginità”. Ma
davvero è così? Oppure l’identificazione è da attribuire al pregiudizio che i
rapporti sessuali generino sempre impurità e
corruttibilità?
Renato Pierri
Wednesday, March 06, 2019
La necessita di occuparsi anche di sciocchezze
La necessita di occuparsi anche di
sciocchezze
“Perché una persona intelligente come
lei si occupa di simili sciocchezze?” E’ una domanda che alcuni mi rivolgono
ogni tanto. Io ringrazio per il complimento sull’intelligenza, e spiego, sebbene
la risposta mi sembri ovvia. Ma forse tanto ovvia non è se a farmela, la
domanda, è una persona intelligente. Segretamente m’irrito anche un po’ nel
dubbio d’avere sprecato tempo ed energie per scrivere libri, e centinaia di
lettere e articoli su delle sciocchezze. Altro che intelligente, mi dico, devo
essere proprio uno sciocco.
Vediamo un po’. Io sono persuaso che
l’ignoranza, i pregiudizi, la credenza in cose sciocche, possano produrre danni,
possano essere una calamità, come malattie o catastrofi naturali. Si pensi a
quanto male abbia arrecato a tante creature innocenti la credenza nelle streghe.
Credere nelle streghe è una sciocchezza, vero? Ma occuparsi di streghe al fine
di dimostrare che credere nelle streghe sia una sciocchezza, pure è una
sciocchezza? Ecco, io mi occupo di sciocchezze al fine di dimostrare alla gente
che crede nelle sciocchezze, che sono sciocchezze quelle in cui crede. E perché?
L’ho detto: perché l’ignoranza può produrre danni più di un terremoto. Combatto,
come posso, contro l’ignoranza. Combatto contro le sciocchezze. Per farlo, sono
costretto ad occuparmi di sciocchezze.
Ma anche se la credenza in cose
sciocche non producesse danni, ugualmente mi sembrerebbe giusto dimostrare a chi
crede in una sciocchezza, che è una sciocchezza quella in cui crede. In fondo,
dai, è sempre un’opera buona, non è una sciocchezza! E poi, a dire la verità,
non è solo fatica, è anche divertimento, mi diverto a smascherare i furbacchioni
che inducono gli allocchi a credere nelle sciocchezze. Unisco l’utile al
dilettevole.
Certo, se qualcuno mi dimostrasse che
sia una sciocchezza dimostrare a chi crede in una sciocchezza, che è una
sciocchezza quella in cui crede, sarebbe per me un guaio serio, mi sentirei
perduto, distrutto, al punto che potrei anche fare una sciocchezza!
Renato Pierri
Sunday, March 03, 2019
Magici fazzolettini ideali per il raffreddore
Magici fazzolettini ideali per il
raffreddore
Lo so, forse esagero, sono cose cui magari altri
neppure fanno caso, magari per qualcuno è solo questione di naso, eppure non
posso fare a meno d’irritarmi e di conseguenza di scrivere la solita letterina
di protesta. Mentre passeggio, stamattina, sento uno strano odore nel
fazzolettino di carta, m’incuriosisco, leggo sul pacchettino: “Complete care”, e
sul lato, a caratteri piccolissimi, invisibili per chi non ha una buona vista:
“Evitare il contatto con gli occhi”. Ma gli occhi, dico, gli occhi non sono
vicinissimi al naso? E quando si ha il raffreddore, non lacrimano facilmente gli
occhi? E non si è portati ad asciugarli col fazzolettino che si ha tra le mani?
Getto il pacchettino nel primo cestino che trovo. Torno a casa e prendo il pacco
grande, che ha comprato la consorte, che io non avrei mai comprato, che ha
comprato la cara moglie che non ha la bell’abitudine di portare con sé gli
occhiali, quando va a fare la spesa, prendo il pacco grande e leggo: “Ideale
per il raffreddore, lenisce gli arrossamenti del naso e aiuta la respirazione”.
E basta. Basta. Sul lato grande non c’è scritto altro. E questo, non ci
crederete, questo mi manda in bestia. La scritta che bisogna evitare il contatto
con gli occhi, vale a dire che la sostanza contenuta nel fazzolettino fa male
agli occhi, la piccolissima scritta è riportata su un lato, là dove
difficilmente qualcuno va a leggere. Ed è chiaro il perché. Perché se la scritta
fosse bell’evidente, si venderebbero meno fazzolettini. E che importanza ha se
una mamma, ad esempio, che non ha letto, asciuga gli occhi del suo bambino col
magico fazzoletto? Che importanza ha se la persona anziana, cui facilmente
possono lacrimare gli occhi, li asciuga col fazzolettino? Ma poi, gli occhi,
ripeto, gli occhi non sono vicini al naso? Come vedete, è giusto che io a certe
cose faccia caso.
Renato Pierri
Saturday, March 02, 2019
Notizie non vere su Italians –Corriere della Sera
Notizie non vere
su Italians –Corriere della Sera
Non mi sembra una bella cosa che noti
blog di notissimi quotidiani pubblichino false notizie, anche se scritte da
lettori. Due notizie non vere sono apparse il giorno 28 febbraio su Italians –
Corriere della Sera. Un lettore poco informato scrive: “L'ingraziarsi i media
dicendo che nella Chiesa serve maggior presenza femminile, è una fesseria: la
Chiesa è già eccessivamente femminilizzata, anche nel suo clero”. Falso. Il
clero nella Chiesa cattolica è “il complesso dei sacerdoti” (Sabatini Coletti)
e le donne non possono accedere al sacerdozio. E anche se la presenza femminile
nella Chiesa (non nel clero) è cospicua, non significa nulla, giacché le donne
non hanno nessun potere decisionale.
Altra falsità: “I vescovi dovrebbero
tutti vestirsi di tela di sacco, cospargersi il capo di cenere e andare a
prostrarsi alla Madonna di Fatima, pregando per la propria conversione. Perché
Fatima? Perché è dove la B.V. Maria annunciò, all'inizio del '900, l'imminente
corruzione sessuale del clero”. Ora, è vero che la mia memoria non è
buonissima, però ho scritto due libri su Nostra Signora di Fatima, letto decine
di libri, consultato decine di documenti, ma non rammento che tra i discorsi
attribuiti da Lucia alla Madonna ce ne sia uno che accenni alla “imminente
corruzione sessuale del clero”. Potrebbe essermi sfuggito, ma perché l’autore
della lettera non cita la fonte? Del resto è una profezia assurda, priva di
senso, giacché il fatto che episodi di corruzione sessuale siano stati scoperti
negli ultimi tempi, non significa che non ci siano sempre stati, anzi
sicuramente sono diminuiti proprio perché se n’è parlato.
Renato Pierri
Il giornalista che non smentisce false notizie
Il giornalista che non smentisce false
notizie
Sul blog di un notissimo quotidiano, il giorno 28
febbraio appare la seguente falsa notizia: «Perché Fatima? Perché è dove la B.V. Maria annunciò,
all'inizio del '900, “l'imminente corruzione sessuale del clero”». Mi prendo la
briga di segnalare tempestivamente l’errore al giornalista che cura il blog, con
una lettera in cui scrivevo: «E’ vero che la mia
memoria non è buonissima, però ho scritto due libri su Nostra Signora di Fatima,
letto decine di libri, consultato decine di documenti, ma non rammento che tra i
discorsi attribuiti da Lucia alla Madonna ce ne sia uno che accenni alla
“imminente corruzione sessuale del clero”. Potrebbe essermi sfuggito, ma perché
l’autore della lettera non cita la fonte? Del resto è una profezia assurda,
priva di senso, giacché il fatto che episodi di corruzione sessuale siano stati
scoperti negli ultimi tempi, non significa che non ci siano sempre stati, anzi
sicuramente sono diminuiti proprio perché se n’è parlato». Invio al blog e
personalmente al giornalista, il quale ignora la missiva. Non si affretta a
smentire, sebbene sarebbe doveroso nell’era dell’informazione digitale in cui le
false notizie spuntano qua e là come funghi. Ed oggi, con soddisfazione, ricevo
dall’autore della falsa notizia, le seguenti parole: «Signor Pierri, ha
ragione, non c'è questo riferimento diretto nei messaggi di Fatima. E scritto in
questo modo è errato. Errore mio, del quale faccio ammenda. Chiederò al
giornalista che ha pubblicato, di rettificare. PS può citare questa mia risposta
anche nel suo blog, dove ho visto che ha sollevato la questione». Che dite? Si
deciderà il giornalista a rettificare?
Renato Pierri
