Wednesday, September 25, 2019
La penna di Augias a Bianca
Berlinguer
Il simpatico scrittore Corrado
Augias, durante la trasmissione “Cartabianca” condotta da Bianca Berlinguer, ha
detto: “La mia vita appartiene a me. Chi dice che la vita è un dono di Dio, dice
una sciocchezza”. E porgendo una penna alla conduttrice: “Il dono è questo: io
mi spoglio della proprietà di questa penna e lei la prende e la butta via. E’
titolata a fare questo. E’ bella la frese che la vita è un dono di Dio, ma non
ha senso. La vita è nostra, è una delle poche cose che ci appartengono”.
Messo in questi termini, il
ragionamento è un po’ debole. E’ accettabile forse da un punto di vista legale,
ma non da un punto di vista morale. Finché, infatti, si tratta di una penna,
magari che non scrive bene, che perde inchiostro, possiamo anche buttarla non
facendoci vedere dal donatore, che altrimenti ci resterebbe un po’ male. Ma se
si tratta di un bene prezioso (per i credenti il dono comprende la vita eterna),
gettarlo via è una vera mancanza di riguardo verso il donatore. Un
infischiarsene del donatore. Ovviamente sono
d’accordo con Augias che siamo padroni di porre fine alla nostra esistenza
qualora diventi per noi insopportabile e senza speranza.
Ma il ragionamento sul dono lo posi
in termini diversi, più giusti, in una una vecchia lettera che riporto qui di
seguito. Fu pubblicata da “Il Riformista”, un giornale che non esiste più, il 23
gennaio del 2007, col titolo: “Il regalo di Dio”.
«Gentile direttore, mettiamo il caso che io generosamente le regalassi
un prezioso dipinto in una bella cornice. Ovviamente, anche per gratitudine
verso di me, lei avrebbe gran cura di simile dono. Passa il tempo, ed un giorno
lei si rende conto che i tarli hanno fatto scempio completo della bella cornice:
il legno si sfarina e cade a pezzi. Mettiamo anche il caso che lei non abbia la
possibilità di cambiarla, e che faccia invano tutto il possibile per ripararla.
Che dice, le sembrerebbe mancanza di riguardo verso di me, amorevole donatore,
liberare il dipinto dall’ormai inutile telaio destinato inesorabilmente a
diventare polvere? Penso proprio di no. Il dono più importante è salvo. Pazienza
per la povera cornice diventata orribile, che lo teneva prigioniero, e che lei
in qualche modo è costretto a gettare via. Ora, immagini che il dipinto sia la
vita eterna, e la cornice la vita terrena, e si renderà conto che l’affermazione
ai credenti tanto cara, che la vita è «dono di Dio», non implica necessariamente
che in determinate, particolarissime circostanze non possiamo disporre della
parte terrena di essa. Io donatore amorevole, buono, comprensivo e intelligente,
non mi offenderei, figuriamoci il buon Dio! Un’offesa invece sarebbe per me se
lei deliberatamente sciupasse la cornice, o se ne disfacesse pur non essendo
essa irrimediabilmente rovinata. E peggio sarebbe, se lei non tenesse nel
massimo conto il dipinto, il vero dono».
Renato Pierri
Sunday, September 22, 2019
Femminicidi e "omicidi di donna"
Femminicidi e "omicidi di
donna"
Una frequentatrice del blog de L’Espresso, curato da
Stefania Rossini, scrive: «Non chiamiamolo
più “femminicidio”. Chiamiamolo “omicidio di donna”». E dimostra di
non avere ben chiaro il significato del termine “femmininicidio”. Infatti, anche
l’uccisione della padrona di un negozio a scopo di rapina, è omicidio di una
donna, ma non si tratta di femminicidio, anche l’avvelenamento della moglie
ricca al fine di ereditarne le ricchezze, è omicidio di una donna, ma non si
tratta di femminicidio. Alla lettrice non piace il termine, perché lo trova
offensivo verso le donne e discriminatorio. La lettrice fa un po’ di confusione.
Distinguere non significa discriminare, nel senso di commettere parzialità. Col
termine “femminicidio” si vuole semplicemente distinguere un tipo di omicidio da
altri tipi di omicidi. Il femminicidio è un omicidio con caratteristiche che lo
distinguono da tutti gli altri tipi di omicidio. Ingenuamente la lettrice pensa
che il termine stia ad indicare il sesso della vittima, in realtà indica il
motivo per cui la donna è stata uccisa. Non è importante l’etimologia,
importante è il significato che si dà al termine. Ma coloro che non vogliono si
adoperi il neologismo “femminicidio”, perché non suggeriscono un altro termine
giusto ed efficace, evitando di commettere l’errore della
lettrice?
Renato Pierri
Saturday, September 21, 2019
Le carezze di Dio senza virgolette
Le carezze di Dio senza
virgolette
Cercavo su Google il mio articolo «Le “carezze” di
Dio e le “carezze” del diavolo», e mi capita sotto gli occhi un articolo su
“Toscana Oggi” del 6 dicembre 2016: “«Chi non conosce le carezze del Signore non
conosce la dottrina cristiana. Chi non si lascia carezzare dal Signore è
perduto!». Così Papa Francesco, nell’omelia della Messa celebrata questa mattina
a Santa Marta”.
Il Papa parlava delle carezze di Dio, senza
virgolette, vale a dire delle carezze vere, non delle bastonate, dei dolori,
delle croci. Aveva già parlato, papa Francesco, delle carezze di Dio, in
un’omelia sempre a Santa Marta, qualche anno prima, precisamente nel novembre
del 2013. “Affidiamoci a Dio come un bambino si affida alle mani del suo papà”,
ebbe a dire. Ed un bambino, si sa, dalle mani di un padre buono e normale, da un
padre, insomma, non si aspetta tormenti ma carezze.
Disse ancora: “Pensiamo alle mani di Gesù, quando
toccava gli ammalati e lì guariva… Sono le mani di Dio: ci guariscono! Io non mi
immagino Dio dandoci uno schiaffo! Non me lo immagino. Rimproverandoci, sì me lo
immagino, perché lo fa. Ma mai, mai, ci ferisce. Mai! Ci accarezza. Anche quando
deve rimproverarci lo fa con una carezza, perché è Padre”. Parole dolcissime,
parole cristiane.
Mi piacerebbe chiedere al Papa che cosa bisogna
pensare delle cantonate evangeliche di certi strani santi, i quali immaginavano
un dio che dà schiaffi, che bastona, che tormenta, che mette in croce.
Chiedergli se conosceva la dottrina Padre Pio quando diceva: "Ringrazia e bacia
dolcemente la mano di Dio che ti percuote". Se conosceva la dottrina Madre
Teresa di Calcutta, quando diceva: “Le nostre sofferenze sono le carezze gentili
di Dio”. Se conosceva la dottrina San Francesco quando disse: «Ti ringrazio, mio
Signore per tutti questi dolori; ti prego di darmene cento volte di più, se così
ti piace», sempre che sia storicamente vero ciò che narrava Bonaventura da
Bagnoregio. Mi piacerebbe chiedere al Papa se il suo Dio giusto e buono che non
dà schiaffi, è lo stesso Dio che secondo alcuni “accarezzerebbe” bambini con
botte da orbi. Oppure” accarezzerebbe” solo gli
adulti?
Ma perché questa assurda credenza in un Dio che
bastona, che tormenta innocenti? Il motivo è che alcuni cristiani non si
rassegnano ad avere domande senza risposta. Una domanda senza spiegazione li
sgomenta, li disorienta, rischia di far perdere loro la fede. Per stare
tranquilli, per credere, hanno bisogno di risposte certe. Il mistero della
sofferenza del giusto, dell’innocente, non deve essere un mistero. Ed ecco: si
trasforma il dolore del mondo, il proprio dolore (che implica un’altra domanda:
perché è toccato proprio a me?) in un bene, in una particolare grazia divina, in
una “gentile carezza di Dio”.
E che male c’è in questa credenza? Il male è che la
persona persuasa che un grave malanno sia una gentile carezza di Dio, può essere
indotta a non alleviare o a non eliminare sia la propria sofferenza sia la
sofferenza altrui.
Renato Pierri
Wednesday, September 18, 2019
Ariana Grande e il linguaggio da bettola di Fabio Volo
Ariana Grande e il linguaggio da bettola di Fabio
Volo
La notizia: «Non è possibile
sia legale che una cantante si metta a quattro zampe, vestita da mig*otta e
muova il c*lo dicendo: l’ho visto, mi piace, lo voglio, ce l’ho/lo prendo”.
Fabio Volo non ha usato mezzi termini nel criticare pubblicamente le pose e il
look che la cantante Ariana Grande sfoggia nel video musicale 7 rings. Il
commento dell'artista ha fatto scandalo sul web e molti l’hanno accusato di
sessismo e misoginia» (Tgcom24 del 16 settembre).
Notizia da accostare ad un’altra di un paio d’anni fa:
«L’arcivescovo di
Ferrara monsignor Luigi Negri. Il porporato, che lascerà il suo incarico tra
pochi giorni, ha composto una riflessione per un portale cattolico, La Nuova
Bussola Quotidiana. In questo scritto monsignor Negri riesce a definire
insensate le vite delle vittime, bambini e adolescenti presenti al concerto di
Ariana Grande alla Manchester Arena dove il terrorista Salman Abedi ha detonato
un ordigno esplosivo che portava con sé» Giornalettismo
25 maggio 2017).
Sconcertanti allora le parole
dell’arcivescovo. Sconcertanti oggi le parole di Fabio Volo. Sessisti e misogini
entrambi. La differenza? Il linguaggio. Dell’uomo colto, quello del prelato, da
bettola quello di Fabio Volo. Volgare, offensivo, di un’avvilente miseria. Fa
diventare la cantante un animale attribuendole zampe al posto delle gambe e
delle braccia. Voleva dire che la cantante nel video cammina carponi. E poi
snocciola una serie di epiteti uno più volgare dell’altro. Il video della
cantante lo ha scandalizzato. Qualcuno però gli ha ricordato che anni fa si
spogliò completamente mentre intervistava Alessia Marcuzzi.
Di una cosa sono contento: di aver letto sì e no una
decina di righe dei libri di Fabio Volo. Uno che si esprime in quel modo nei
riguardi di una giovane donna, che cosa mai può scrivere di
bello?
Renato Pierri
"Siti oscurati. Tutto è possibile quando di tratta di affari"
"Siti oscurati. Tutto è
possibile quando di tratta di affari"
La notizia: «La
polizia, coordinata dalla procura della Repubblica di Roma e dalle Agenzie
europee Eurojust ed Europol, sta eseguendo la più vasta operazione antipirateria
mai condotta nel settore delle Iptv (web tv) illegali, che consentono di
usufruire gratuitamente di canali satellitari a pagamento. L'operazione
interessa numerosi Paesi europei: in Italia sono coinvolti 5 milioni di utenti,
che saranno ora oscurati. Si tratta di un volume d'affari di 2 milioni di euro
al mese. La Guardia di Finanza ha sequestrato la nota
piattaforma 'Xstream Codes' oscurando i circa 700 mila utenti che ne
usufruivano » (Ansa.it 18
settembre).
Come si vede, non si
esita a dispiegare forze in grande stile quando si tratta di soldi, affari e
multinazionali. Siti oscurati e sequestrati, anche con sede all'estero, arresti,
utenti che rischiano il carcere. Allora si può? Allora è tecnicamente possibile
perseguire siti e utenti che commettono un reato su internet? Certo che
si.
Come mai però nessuno
oscura i siti di pornografia non consensuale? Come mai nessuno pensa a
perseguire gli utenti che pubblicano e commentano foto e video che stanno lì
illegalmente? La
differenza? Nel primo caso si vogliono tutelare interessi molto fruttuosi, nel
secondo caso a nessuno importa niente
delle donne rovinate da questi siti che
continuano a pullulare indisturbati.
Carmelo Dini
Sunday, September 15, 2019
Le “carezze” di Dio e le “carezze” del diavolo
Le “carezze” di Dio e le
“carezze” del diavolo
Papa Francesco nel Madagascar ha
detto: "Guardiamoci intorno, quanti uomini e
donne, giovani, bambini soffrono e sono totalmente privi di tutto. Questo non fa
parte del piano di Dio". Che la sofferenza di milioni di esseri umani, ma anche
di animali, la cui responsabilità è da attribuire alla cattiveria e
all’indifferenza degli uomini, non faccia
parte del piano di Dio, dovrebbe essere un’ovvietà. Ma l’altra sofferenza?
Quella la cui responsabilità non può essere attribuita agli uomini, fa parte del
piano di Dio? Fa parte del piano di Dio la sofferenza derivante dalle malattie,
dalle avversità della vita, dalle calamità naturali?
Giovanni Paolo II ebbe a scrivere:
“Dio non ha creato la morte e non gode per al rovina dei viventi. Egli infatti
ha creato tutto per l’esistenza... Il Vangelo della vita, risuonato a principio
con la creazione dell’uomo a immagine di Dio per un destino di vita piena e
perfetta, viene contradetto dall’esperienza lacerante della morte che entra nel
mondo e getta l’ombra del non senso sull’intera esistenza dell’uomo. La morte vi
entra a causa dell’invidia del diavolo e del peccato dei progenitori”
(Evangelium vitae, n. 7).
Giovanni Paolo II affermava, dunque,
che anche l’altra sofferenza cui accennavo non fa parte del piano di Dio.
Giovanni Paolo II credeva nell’esistenza del diavolo, giacché del diavolo
parlano le Scritture, credeva nel peccato dei progenitori, giacché ne parlano le
Scritture, e quindi è accettabile la credenza che il diavolo possa influire
sull’uomo e spingerlo alla cattiveria, e all’indifferenza verso il dolore
altrui. Mi sembra, invece, che si lavori di fantasia quando s’immagina che a
causa dell’invidia del diavolo e del peccato dei progenitori, sulla terra siano
comparsi vulcani, terremoti, uragani, bestie feroci, batteri, insetti nocivi,
tutto ciò, insomma, che ha arrecato e arreca sofferenza agli uomini. Nuova
creazione di Dio, oppure creazione del potentissimo diavolo? Ancora più assurda
mi sembra la credenza di alcuni cristiani, in realtà non veri cristiani, che la
sofferenza non attribuibile alla cattiveria e all'indifferenza degli uomini
(malattie, calamità naturali, ecc.) sia un regalo di Dio. Ne era persuaso, ad
esempio, Padre Pio, il quale diceva tranquillamente "Ringrazia e bacia
dolcemente la mano di Dio che ti percuote". Oppure: "Conviene addomesticarsi con
i patimenti che piacerà a Gesù mandarvi". Madre Teresa di Calcutta parlava di
“carezze gentili di Dio”, non rendendosi conto che in qualche modo metteva sullo
stesso piano Dio e il diavolo, ritenendoli entrambi esperti nell’arte di
“accarezzare” gli uomini.
Renato Pierri
Friday, September 13, 2019
I ragionamenti debolissimi del cardinale Bassetti
I ragionamenti debolissimi del cardinale
Bassetti
“Il vero intento del discorso di
Bassetti (insieme alle aree cattoliche della Destra) non è tanto filosofico
quanto politico. Mira cioè ad evitare che si arrivi ad un pronunciamento della
Corte Costituzionale sul suicidio assistito. Chiedendo al Parlamento (in
extremis) di fare una legge entro il 24 settembre prossimo”. Così scrive Maria
Novella De Luca su La Repubblica del 12 settembre. Ma a parte la ristrettezza di
tempo, come potrà il cardinale ottenere il suo scopo, considerata la debolezza
estrema dei suoi ragionamenti? Leggiamo: “Affermiamo con forza che anche nel
caso di una grave malattia, la richiesta di morire non deve essere accolta per
il solo motivo che proviene dalla libertà del soggetto. Quella di darsi la morte
non è una scelta di libertà. Non esiste un diritto a darsi la morte perché
vivere è un dovere, anche per chi è malato e sofferente. La vita più che un
nostro possesso è un dono che abbiamo ricevuto e dobbiamo condividere”. E’ un
antico vizio degli uomini della Chiesa fare affermazioni prive d’ogni fondamento
logico: poiché la vita è un dono, devo accettare il dono anche se mi fa schifo,
anche se mi disgusta. Gentile cardinale, ma se io le dono una torta che va a
male, che diventa nauseante, maleodorante, con dentro qualche vermetto, lei che
cosa fa, se la mangia, giacché è un mio dono? E magari la condivide? Ma che
discorso è? “Non esiste un diritto a darsi la morte”, afferma con sicurezza. E
dove sta scritto? Esiste un diritto alla libertà, sempre che questa non vada a
ledere la libertà altrui. E il diritto alla libertà, comprende necessariamente
anche il diritto di rifiutare la vita, così come, gentile cardinale, lei avrebbe
il diritto di rifiutare il dono della mia torta rancida con i vermi. Oppure
mangiarla sarebbe un dovere?
Renato Pierri
Monday, September 09, 2019
Il Papa e le “bambine” di clausura
Il
Papa e le “bambine” di clausura
«Questo Papa – voi direte – è un po’ “folklorico”,
perché invece di parlarci di cose teologiche, ci ha parlato come a delle
bambine. Magari foste tutte bambine nello spirito, magari! Con quella dimensione
di fanciullezza che il Signore ama tanto». Parole del Papa alle suore di
clausura di Antananarivo nel Madagascar. Deve aver letto, papa Francesco,
l’accusa negli occhi di qualche suora intelligente, e ha messo le mani avanti.
Ha detto la verità: ha parlato alle monache, poverette, come se fossero delle
bambine, forse anche un po’ sciocchine: «Ognuna di voi, per entrare in
convento, ha dovuto lottare, ha fatto tante cose buone e ha vinto, ha vinto: ha
vinto lo spirito mondano, ha vinto il peccato, ha vinto il diavolo. Forse, il
giorno in cui tu sei entrata in convento, il diavolo è rimasto sulla porta,
triste: “Ho perso un’anima”, e se n’è andato». Ma vi pare? E non potrebbe essere
che il diavoletto si sia fregato le mani dalla contentezza? Che magari abbia
detto fra sé: “Ecco un’altra che non avrà mai la possibilità di soccorrere il
viandante percosso dai briganti, che non avrà mai la possibilità di visitare i
malati negli ospedali e i detenuti nelle carceri. Ecco un’altra che non avrà mai
la possibilità di soccorrere la propria madre se avrà bisogno di lei. Ecco
un’altra che s’illude di far cosa gradita a Dio chiudendosi per tutta la vita
tra quattro mura”.
Altro discorso che si addice a
bambine un po’ sciocchine, e non a persone mature e intelligenti: «Per te è Gesù
la priora. “Ma la priora è un po’ anziana, non le funzionano bene le cose…”.
Lascia che decida il capitolo; tu, se vuoi dire questo, lo dici in capitolo, ma
tu vai dalla priora, perché è Gesù... È vero, bisogna riconoscere che non tutte
le priore sono il premio Nobel della simpatia! Ma sono Gesù. La via
obbedienziale è quella che ti assoggetta nell’amore, ci fa soggetti all’amore».
Se la priora è una sorta di diavolo, non fa niente,
magari ne parli in capitolo, però tu obbedisci alla priora anche se è perfida
come il diavolo, perché per te la priora è Gesù, anche se con Gesù non ha niente
da spartire. E’ l’opposto di Gesù, ma per te è Gesù. Vai dalla priora, obbedisci
alla priora anche se è diabolica, perché la via obbedenziale ti assoggetta
all’amore.
Ma certamente. Sta scritto nel Vangelo che bisogna
obbedire alla priora, anche se non è Gesù ma Belzebù?
Renato Pierri
Thursday, September 05, 2019
La Madonna ha esaudito la preghiera di Salvini
La Madonna ha esaudito la preghiera di
Salvini
Non si capacita il senatore, non si spiega come sia possibile che dopo
tanti bacini su crocifissi, rosari e medagliette, dopo tante preghierine, il
Cuore Immacolato di Maria cui tante volte si è rivolto pubblicamente, non
l’abbia ascoltato. Come è possibile? Ha dimenticato il Cuore immacolato, ha
dimenticato che pubblicamente tutto il popolo italiano gli ha consacrato?
Gentile senatore, ma è proprio questo il punto. Ci rifletta. Non fu lei stesso a
dirlo, che alla Vergine Maria non aveva affidato se stesso, ma gli italiani?
Capisce? Non ci arriva? Glielo spiego: “Altre cure su nel cielo ha la Vergine Maria: sotto il grande azzurro
velo Ella i martiri covria, Ella i martiri accoglieva de la patria e de la
fe’”. Ma no, scherzo, non è questa la spiegazione. Sto perdendo tempo per darle
modo di arrivarci da solo. Non ci è arrivato? Ci rifletta. Come avrebbe potuto
la Vergine Maria non ascoltare i suoi accorai appelli, le sue fervide, sincere,
reiterate preghiere? E’ ovvio che l’ha ascoltata. La Vergine ha esaudito la sua
preghiera: non ha pensato a lei, giustamente, ma agli italiani. Capisce? Li ha
salvati da lei, dall’uomo che chiedeva pieni poteri.
Detto fra noi, il sottoscritto non crede ad interventi divini nelle
misere vicende umane. Mi sono messo dal punto di vista di chi ci crede, per
consolare il senatore ed evitargli il rischio di perdere le fede a causa della
delusione cocente. Accade alle volte.
Renato Pierri
Tuesday, September 03, 2019
Yoan Leonardi. Non si può piangerlo in silenzio?
Yoan Leonardi. Non si può piangerlo in
silenzio?
«È coraggioso il padre di Yoan Leonardi, il giovane di
23 anni ucciso in provincia di Novara dal suo migliore amico. Ha quel coraggio
che oggi, talvolta, viene confuso con la debolezza. Nonostante di forza ce ne
voglia tantissima per non odiare l’assassino di un figlio, non prendersela con i
suoi genitori, e aspettare che la giustizia faccia il suo corso. “Alberto ha
ucciso mio figlio a tradimento, ma non provo odio per lui”, ha detto Marino
Leonardi ai cronisti che gli chiedevano come mai i genitori dell’assassino del
figlio si trovassero ieri a casa sua. “Sono miei amici, e lo rimarranno”, ha
aggiunto subito dopo, spiegando il perché di quell’abbraccio tra lui, la sua
ex-moglie, e i genitori di Alberto».
Sono alcune righe di un articolo di Michela Marzano,
apparso qualche giorno fa su La Repubblica. L’autrice conclude: «I genitori di
Yoan ci ricordano l’importanza della tolleranza e del perdono, della lealtà e
dell’amicizia. E di come sia possibile restare umani, nonostante la disperazione
in cui si precipita quando ci viene ammazzato un figlio».
Non esageriamo un po’? Non si va da un eccesso
all’altro? Non si rischia di far apparire un’azione nefanda, tremenda, meno
nefanda e meno tremenda di quello che è? Si tratta di coraggio oppure di altro?
Non capisco i giornalisti che vanno a fare domande sul perdono, alle persone cui
è stato appena assassinato un figlio, e non capisco le persone cui è stato
appena assassinato un figlio, che rispondono ai giornalisti. Non si può piangere
in silenzio, senza parlare di odio o non odio, di perdono o di vendetta? Non si
può lasciar passare il tempo, almeno un po’ di tempo, e poi parlare magari di
perdono, tolleranza e via di seguito?
Il figlio, il povero figlio vigliaccamente
assassinato, il figlio innocente accoltellato, sarà contento del padre che
abbraccia i genitori del suo assassino? Scrive Michela Marzano: “Ma non si
tratta nemmeno di far pagare i suoi genitori, come se le colpe del figlio
ricadessero automaticamente su di loro”. Le colpe dei padri non ricadono sui
figli, ma delle colpe dei figli qualche responsabilità i genitori ce l’hanno.
Tutti siamo in qualche misura responsabili delle colpe dei nostri figli, giacché
noi li alleviamo e noi, almeno in parte, li educhiamo.
Le notizie di maltrattamenti, uccisioni, occultamenti
di cadaveri, le notizie delle azioni più schifose sono quotidiane, e sentir
parlare di perdono e abbracci, quando il delitto è stato appena perpetrato, dà
un po’ fastidio.
Renato Pierri
Sunday, September 01, 2019
Qualche proverbio per Di Maio e Salvini
Qualche proverbio per Di Maio e
Salvini
“Chi non è abituato a portare le
brache, quando va al gabinetto se le sporca”. Proverbio un po’ volgare che ho
cercato di ingentilire sostituendo un paio di termini con sinonimi. Mia madre lo
citava in napoletano. Me lo ha fatto venire in mente Luigi di Maio, specialmente
col comportamento che ha avuto in questi giorni, ma forse potrebbe andar bene
anche per Matteo Salvini. Per entrambi sicuramente va bene l’adagio: “Dagli
amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io”. Ma per Matteo Salvini, ci
sono altri proverbi azzeccatissimi. Più volte ha ripetuto: “Chi la dura la
vince”, dimenticando che “A tirar troppo la corda, prima o poi si spezza”. Un
altro proverbio che può andar bene per il ministro che bacia crocifissi e affida
gli italiani alla Madonna è: “Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi”. Ha
scherzato con la Madonna e le cose per lui si sono messe assai male. Altro
proverbio che potrebbe andar bene anche per Di Maio, ma sicuramente va bene per
Matteo Salvini, è: “Chi troppo vuole, nulla stringe”. Non si è accontentato del
potere già eccessivo che aveva come ministro dell’Interno, voleva molto di più,
voleva pieni poteri, e si è trovato “con un pugno di mosche in mano”. Si è,
infine, dimenticato del saggio detto: “Chi va piano va sano e va lontano”. E’
andato troppo in fretta, non sapendo che “la gatta frettolosa, partorisce
gattini ciechi”, e ha finito per “fare la corsa dell’asino”.
Renato Pierri
