Wednesday, September 25, 2019

La penna di Augias a Bianca Berlinguer


La penna di Augias a Bianca Berlinguer
Il simpatico scrittore Corrado Augias, durante la trasmissione “Cartabianca” condotta da Bianca Berlinguer, ha detto: “La mia vita appartiene a me. Chi dice che la vita è un dono di Dio, dice una sciocchezza”. E porgendo una penna alla conduttrice: “Il dono è questo: io mi spoglio della proprietà di questa penna e lei la prende e la butta via. E’ titolata a fare questo. E’ bella la frese che la vita è un dono di Dio, ma non ha senso. La vita è nostra, è una delle poche cose che ci appartengono”.
Messo in questi termini, il ragionamento è un po’ debole. E’ accettabile forse da un punto di vista legale, ma non da un punto di vista morale. Finché, infatti, si tratta di una penna, magari che non scrive bene, che perde inchiostro, possiamo anche buttarla non facendoci vedere dal donatore, che altrimenti ci resterebbe un po’ male. Ma se si tratta di un bene prezioso (per i credenti il dono comprende la vita eterna), gettarlo via è una vera mancanza di riguardo verso il donatore. Un infischiarsene del donatore.  Ovviamente sono d’accordo con Augias che siamo padroni di porre fine alla nostra esistenza qualora diventi per noi insopportabile e senza speranza.
Ma il ragionamento sul dono lo posi in termini diversi, più giusti, in una una vecchia lettera che riporto qui di seguito. Fu pubblicata da “Il Riformista”, un giornale che non esiste più, il 23 gennaio del 2007, col titolo: “Il regalo di Dio”.
 «Gentile direttore, mettiamo il caso che io generosamente le regalassi un prezioso dipinto in una bella cornice. Ovviamente, anche per gratitudine verso di me, lei avrebbe gran cura di simile dono. Passa il tempo, ed un giorno lei si rende conto che i tarli hanno fatto scempio completo della bella cornice: il legno si sfarina e cade a pezzi. Mettiamo anche il caso che lei non abbia la possibilità di cambiarla, e che faccia invano tutto il possibile per ripararla. Che dice, le sembrerebbe mancanza di riguardo verso di me, amorevole donatore, liberare il dipinto dall’ormai inutile telaio destinato inesorabilmente a diventare polvere? Penso proprio di no. Il dono più importante è salvo. Pazienza per la povera cornice diventata orribile, che lo teneva prigioniero, e che lei in qualche modo è costretto a gettare via. Ora, immagini che il dipinto sia la vita eterna, e la cornice la vita terrena, e si renderà conto che l’affermazione ai credenti tanto cara, che la vita è «dono di Dio», non implica necessariamente che in determinate, particolarissime circostanze non possiamo disporre della parte terrena di essa. Io donatore amorevole, buono, comprensivo e intelligente, non mi offenderei, figuriamoci il buon Dio! Un’offesa invece sarebbe per me se lei deliberatamente sciupasse la cornice, o se ne disfacesse pur non essendo essa irrimediabilmente rovinata. E peggio sarebbe, se lei non tenesse nel massimo conto il dipinto, il vero dono».
Renato Pierri
 

Sunday, September 22, 2019

Femminicidi e "omicidi di donna"

Femminicidi e "omicidi di donna"
Una frequentatrice del blog de L’Espresso, curato da Stefania Rossini, scrive: «Non chiamiamolo più “femminicidio”. Chiamiamolo “omicidio di donna”». E dimostra di non avere ben chiaro il significato del termine “femmininicidio”. Infatti, anche l’uccisione della padrona di un negozio a scopo di rapina, è omicidio di una donna, ma non si tratta di femminicidio, anche l’avvelenamento della moglie ricca al fine di ereditarne le ricchezze, è omicidio di una donna, ma non si tratta di femminicidio. Alla lettrice non piace il termine, perché lo trova offensivo verso le donne e discriminatorio. La lettrice fa un po’ di confusione. Distinguere non significa discriminare, nel senso di commettere parzialità. Col termine “femminicidio” si vuole semplicemente distinguere un tipo di omicidio da altri tipi di omicidi. Il femminicidio è un omicidio con caratteristiche che lo distinguono da tutti gli altri tipi di omicidio. Ingenuamente la lettrice pensa che il termine stia ad indicare il sesso della vittima, in realtà indica il motivo per cui la donna è stata uccisa. Non è importante l’etimologia, importante è il significato che si dà al termine. Ma coloro che non vogliono si adoperi il neologismo “femminicidio”, perché non suggeriscono un altro termine giusto ed efficace, evitando di commettere l’errore della lettrice?
Renato Pierri 
 
 

 

Saturday, September 21, 2019

Le carezze di Dio senza virgolette

Le carezze di Dio senza virgolette
Cercavo su Google il mio articolo «Le “carezze” di Dio e le “carezze” del diavolo», e mi capita sotto gli occhi un articolo su “Toscana Oggi” del 6 dicembre 2016: “«Chi non conosce le carezze del Signore non conosce la dottrina cristiana. Chi non si lascia carezzare dal Signore è perduto!». Così Papa Francesco, nell’omelia della Messa celebrata questa mattina a Santa Marta”.
Il Papa parlava delle carezze di Dio, senza virgolette, vale a dire delle carezze vere, non delle bastonate, dei dolori, delle croci. Aveva già parlato, papa Francesco, delle carezze di Dio, in un’omelia sempre a Santa Marta, qualche anno prima, precisamente nel novembre del 2013. “Affidiamoci a Dio come un bambino si affida alle mani del suo papà”, ebbe a dire. Ed un bambino, si sa, dalle mani di un padre buono e normale, da un padre, insomma, non si aspetta tormenti ma carezze.
Disse ancora: “Pensiamo alle mani di Gesù, quando toccava gli ammalati e lì guariva… Sono le mani di Dio: ci guariscono! Io non mi immagino Dio dandoci uno schiaffo! Non me lo immagino. Rimproverandoci, sì me lo immagino, perché lo fa. Ma mai, mai, ci ferisce. Mai! Ci accarezza. Anche quando deve rimproverarci lo fa con una carezza, perché è Padre”. Parole dolcissime, parole cristiane.
Mi piacerebbe chiedere al Papa che cosa bisogna pensare delle cantonate evangeliche di certi strani santi, i quali immaginavano un dio che dà schiaffi, che bastona, che tormenta, che mette in croce. Chiedergli se conosceva la dottrina Padre Pio quando diceva: "Ringrazia e bacia dolcemente la mano di Dio che ti percuote". Se conosceva la dottrina Madre Teresa di Calcutta, quando diceva: “Le nostre sofferenze sono le carezze gentili di Dio”. Se conosceva la dottrina San Francesco quando disse: «Ti ringrazio, mio Signore per tutti questi dolori; ti prego di darmene cento volte di più, se così ti piace», sempre che sia storicamente vero ciò che narrava Bonaventura da Bagnoregio. Mi piacerebbe chiedere al Papa se il suo Dio giusto e buono che non dà schiaffi, è lo stesso Dio che secondo alcuni “accarezzerebbe” bambini con botte da orbi. Oppure” accarezzerebbe” solo gli adulti?
Ma perché questa assurda credenza in un Dio che bastona, che tormenta innocenti? Il motivo è che alcuni cristiani non si rassegnano ad avere domande senza  risposta.  Una domanda senza spiegazione li sgomenta, li disorienta, rischia di far perdere loro la fede. Per stare tranquilli, per credere, hanno bisogno di risposte certe. Il mistero della sofferenza del giusto, dell’innocente, non deve essere un mistero. Ed ecco: si trasforma il dolore del mondo, il proprio dolore (che implica un’altra domanda: perché è toccato proprio a me?) in un bene, in una particolare grazia divina, in una “gentile carezza di Dio”.
E che male c’è in questa credenza? Il male è che la persona persuasa che un grave malanno sia una gentile carezza di Dio, può essere indotta a non alleviare o a non eliminare sia la propria sofferenza sia la sofferenza altrui.
Renato Pierri



 

 

Wednesday, September 18, 2019

Ariana Grande e il linguaggio da bettola di Fabio Volo

Ariana Grande e il linguaggio da bettola di Fabio Volo
La notizia: «Non è possibile sia legale che una cantante si metta a quattro zampe, vestita da mig*otta e muova il c*lo dicendo: l’ho visto, mi piace, lo voglio, ce l’ho/lo prendo”. Fabio Volo non ha usato mezzi termini nel criticare pubblicamente le pose e il look che la cantante Ariana Grande sfoggia nel video musicale 7 rings. Il commento dell'artista ha fatto scandalo sul web e molti l’hanno accusato di sessismo e misoginia» (Tgcom24 del 16 settembre).
Notizia da accostare ad un’altra di un paio d’anni fa: «L’arcivescovo di Ferrara monsignor Luigi Negri. Il porporato, che lascerà il suo incarico tra pochi giorni, ha composto una riflessione per un portale cattolico, La Nuova Bussola Quotidiana. In questo scritto monsignor Negri riesce a definire insensate le vite delle vittime, bambini e adolescenti presenti al concerto di Ariana Grande alla Manchester Arena dove il terrorista Salman Abedi ha detonato un ordigno esplosivo che portava con sé» Giornalettismo 25 maggio 2017).
Sconcertanti allora le parole dell’arcivescovo. Sconcertanti oggi le parole di Fabio Volo. Sessisti e misogini entrambi. La differenza? Il linguaggio. Dell’uomo colto, quello del prelato, da bettola quello di Fabio Volo. Volgare, offensivo, di un’avvilente miseria. Fa diventare la cantante un animale attribuendole zampe al posto delle gambe e delle braccia. Voleva dire che la cantante nel video cammina carponi. E poi snocciola una serie di epiteti uno più volgare dell’altro. Il video della cantante lo ha scandalizzato. Qualcuno però gli ha ricordato che anni fa si spogliò completamente mentre intervistava Alessia Marcuzzi.
Di una cosa sono contento: di aver letto sì e no una decina di righe dei libri di Fabio Volo. Uno che si esprime in quel modo nei riguardi di una giovane donna, che cosa mai può scrivere di bello?
Renato Pierri




"Siti oscurati. Tutto è possibile quando di tratta di affari"

"Siti oscurati. Tutto è possibile quando di tratta di affari"
La notizia:  «La polizia, coordinata dalla procura della Repubblica di Roma e dalle Agenzie europee Eurojust ed Europol, sta eseguendo la più vasta operazione antipirateria mai condotta nel settore delle Iptv (web tv) illegali, che consentono di usufruire gratuitamente di canali satellitari a pagamento. L'operazione interessa numerosi Paesi europei: in Italia sono coinvolti 5 milioni di utenti, che saranno ora oscurati. Si tratta di un volume d'affari di 2 milioni di euro al mese. La Guardia di Finanza ha sequestrato la nota piattaforma 'Xstream Codes' oscurando i circa 700 mila utenti che ne usufruivano » (Ansa.it 18 settembre).
Come si vede, non si esita a dispiegare forze in grande stile quando si tratta di soldi, affari e multinazionali. Siti oscurati e sequestrati, anche con sede all'estero, arresti, utenti che rischiano il carcere. Allora si può? Allora è tecnicamente possibile perseguire siti e utenti che commettono un reato su internet? Certo che si.
Come mai però nessuno oscura i siti di pornografia non consensuale? Come mai nessuno pensa a perseguire gli utenti che pubblicano e commentano foto e video che stanno lì illegalmente? La differenza? Nel primo caso si vogliono tutelare interessi molto fruttuosi, nel secondo caso a nessuno importa niente delle donne rovinate da questi siti che continuano a pullulare indisturbati.
Carmelo Dini
 

 

Sunday, September 15, 2019

Le “carezze” di Dio e le “carezze” del diavolo

Le “carezze” di Dio e le “carezze” del diavolo
Papa Francesco nel Madagascar ha detto: "Guardiamoci intorno, quanti uomini e donne, giovani, bambini soffrono e sono totalmente privi di tutto. Questo non fa parte del piano di Dio". Che la sofferenza di milioni di esseri umani, ma anche di animali, la cui responsabilità è da attribuire alla cattiveria e all’indifferenza degli uomini, non faccia parte del piano di Dio, dovrebbe essere un’ovvietà. Ma l’altra sofferenza? Quella la cui responsabilità non può essere attribuita agli uomini, fa parte del piano di Dio? Fa parte del piano di Dio la sofferenza derivante dalle malattie, dalle avversità della vita, dalle calamità naturali?
Giovanni Paolo II ebbe a scrivere: “Dio non ha creato la morte e non gode per al rovina dei viventi. Egli infatti ha creato tutto per l’esistenza... Il Vangelo della vita, risuonato a principio con la creazione dell’uomo a immagine di Dio per un destino di vita piena e perfetta, viene contradetto dall’esperienza lacerante della morte che entra nel mondo e getta l’ombra del non senso sull’intera esistenza dell’uomo. La morte vi entra a causa dell’invidia del diavolo e del peccato dei progenitori” (Evangelium vitae, n. 7).
Giovanni Paolo II affermava, dunque, che anche l’altra sofferenza cui accennavo non fa parte del piano di Dio. Giovanni Paolo II credeva nell’esistenza del diavolo, giacché del diavolo parlano le Scritture, credeva nel peccato dei progenitori, giacché ne parlano le Scritture, e quindi è accettabile la credenza che il diavolo possa influire sull’uomo e spingerlo alla cattiveria, e all’indifferenza verso il dolore altrui. Mi sembra, invece, che si lavori di fantasia quando s’immagina che a causa dell’invidia del diavolo e del peccato dei progenitori, sulla terra siano comparsi vulcani, terremoti, uragani, bestie feroci, batteri, insetti nocivi, tutto ciò, insomma, che ha arrecato e arreca sofferenza agli uomini. Nuova creazione di Dio, oppure creazione del potentissimo diavolo? Ancora più assurda mi sembra la credenza di alcuni cristiani, in realtà non veri cristiani, che la sofferenza non attribuibile alla cattiveria e all'indifferenza degli uomini (malattie, calamità naturali, ecc.) sia un regalo di Dio. Ne era persuaso, ad esempio, Padre Pio, il quale diceva tranquillamente "Ringrazia e bacia dolcemente la mano di Dio che ti percuote". Oppure: "Conviene addomesticarsi con i patimenti che piacerà a Gesù mandarvi". Madre Teresa di Calcutta parlava di “carezze gentili di Dio”, non rendendosi conto che in qualche modo metteva sullo stesso piano Dio e il diavolo, ritenendoli entrambi esperti nell’arte di “accarezzare” gli uomini. 
Renato Pierri 


Friday, September 13, 2019

I ragionamenti debolissimi del cardinale Bassetti


I ragionamenti debolissimi del cardinale Bassetti
“Il vero intento del discorso di Bassetti (insieme alle aree cattoliche della Destra) non è tanto filosofico quanto politico. Mira cioè ad evitare che si arrivi ad un pronunciamento della Corte Costituzionale sul suicidio assistito. Chiedendo al Parlamento (in extremis) di fare una legge entro il 24 settembre prossimo”. Così scrive Maria Novella De Luca su La Repubblica del 12 settembre. Ma a parte la ristrettezza di tempo, come potrà il cardinale ottenere il suo scopo, considerata la debolezza estrema dei suoi ragionamenti? Leggiamo: “Affermiamo con forza che anche nel caso di una grave malattia, la richiesta di morire non deve essere accolta per il solo motivo che proviene dalla libertà del soggetto. Quella di darsi la morte non è una scelta di libertà. Non esiste un diritto a darsi la morte perché vivere è un dovere, anche per chi è malato e sofferente. La vita più che un nostro possesso è un dono che abbiamo ricevuto e dobbiamo condividere”. E’ un antico vizio degli uomini della Chiesa fare affermazioni prive d’ogni fondamento logico: poiché la vita è un dono, devo accettare il dono anche se mi fa schifo, anche se mi disgusta. Gentile cardinale, ma se io le dono una torta che va a male, che diventa nauseante, maleodorante, con dentro qualche vermetto, lei che cosa fa, se la mangia, giacché è un mio dono? E magari la condivide? Ma che discorso è? “Non esiste un diritto a darsi la morte”, afferma con sicurezza. E dove sta scritto? Esiste un diritto alla libertà, sempre che questa non vada a ledere la libertà altrui. E il diritto alla libertà, comprende necessariamente anche il diritto di rifiutare la vita, così come, gentile cardinale, lei avrebbe il diritto di rifiutare il dono della mia torta rancida con i vermi. Oppure mangiarla sarebbe un dovere?
Renato Pierri

 

Monday, September 09, 2019

Il Papa e le “bambine” di clausura


 Il Papa e le “bambine” di clausura
«Questo Papa – voi direte – è un po’ “folklorico”, perché invece di parlarci di cose teologiche, ci ha parlato come a delle bambine. Magari foste tutte bambine nello spirito, magari! Con quella dimensione di fanciullezza che il Signore ama tanto». Parole del Papa alle suore di clausura di Antananarivo nel Madagascar. Deve aver letto, papa Francesco, l’accusa negli occhi di qualche suora intelligente, e ha messo le mani avanti. Ha detto la verità: ha parlato alle monache, poverette, come se fossero delle bambine, forse anche un po’ sciocchine:  «Ognuna di voi, per entrare in convento, ha dovuto lottare, ha fatto tante cose buone e ha vinto, ha vinto: ha vinto lo spirito mondano, ha vinto il peccato, ha vinto il diavolo. Forse, il giorno in cui tu sei entrata in convento, il diavolo è rimasto sulla porta, triste: “Ho perso un’anima”, e se n’è andato». Ma vi pare? E non potrebbe essere che il diavoletto si sia fregato le mani dalla contentezza? Che magari abbia detto fra sé: “Ecco un’altra che non avrà mai la possibilità di soccorrere il viandante percosso dai briganti, che non avrà mai la possibilità di visitare i malati negli ospedali e i detenuti nelle carceri. Ecco un’altra che non avrà mai la possibilità di soccorrere la propria madre se avrà bisogno di lei. Ecco un’altra che s’illude di far cosa gradita a Dio chiudendosi per tutta la vita tra quattro mura”. 
Altro discorso che si addice a bambine un po’ sciocchine, e non a persone mature e intelligenti: «Per te è Gesù la priora. “Ma la priora è un po’ anziana, non le funzionano bene le cose…”. Lascia che decida il capitolo; tu, se vuoi dire questo, lo dici in capitolo, ma tu vai dalla priora, perché è Gesù... È vero, bisogna riconoscere che non tutte le priore sono il premio Nobel della simpatia! Ma sono Gesù. La via obbedienziale è quella che ti assoggetta nell’amore, ci fa soggetti all’amore».
Se la priora è una sorta di diavolo, non fa niente, magari ne parli in capitolo, però tu obbedisci alla priora anche se è perfida come il diavolo, perché per te la priora è Gesù, anche se con Gesù non ha niente da spartire. E’ l’opposto di Gesù, ma per te è Gesù. Vai dalla priora, obbedisci alla priora anche se è diabolica, perché la via obbedenziale ti assoggetta all’amore.
Ma certamente. Sta scritto nel Vangelo che bisogna obbedire alla priora, anche se non è Gesù ma Belzebù?
Renato Pierri



Thursday, September 05, 2019

La Madonna ha esaudito la preghiera di Salvini


La Madonna ha esaudito la preghiera di Salvini
Non si capacita il senatore, non si spiega come sia possibile che dopo tanti bacini su crocifissi, rosari e medagliette, dopo tante preghierine, il Cuore Immacolato di Maria cui tante volte si è rivolto pubblicamente, non l’abbia ascoltato. Come è possibile? Ha dimenticato il Cuore immacolato, ha dimenticato che pubblicamente tutto il popolo italiano gli ha consacrato? Gentile senatore, ma è proprio questo il punto. Ci rifletta. Non fu lei stesso a dirlo, che alla Vergine Maria non aveva affidato se stesso, ma gli italiani? Capisce? Non ci arriva? Glielo spiego: “Altre cure su nel cielo ha la Vergine Maria: sotto il grande azzurro velo Ella i martiri covria,  Ella i martiri accoglieva de la patria e de la fe’”. Ma no, scherzo, non è questa la spiegazione. Sto perdendo tempo per darle modo di arrivarci da solo. Non ci è arrivato? Ci rifletta. Come avrebbe potuto la Vergine Maria non ascoltare i suoi accorai appelli, le sue fervide, sincere, reiterate preghiere? E’ ovvio che l’ha ascoltata. La Vergine ha esaudito la sua preghiera: non ha pensato a lei, giustamente, ma agli italiani. Capisce? Li ha salvati da lei, dall’uomo che chiedeva pieni poteri.
Detto fra noi, il sottoscritto non crede ad interventi divini nelle misere vicende umane. Mi sono messo dal punto di vista di chi ci crede, per consolare il senatore ed evitargli il rischio di perdere le fede a causa della delusione cocente. Accade alle volte.

Renato Pierri 

Tuesday, September 03, 2019

Yoan Leonardi. Non si può piangerlo in silenzio?

Yoan Leonardi. Non si può piangerlo in silenzio?
«È coraggioso il padre di Yoan Leonardi, il giovane di 23 anni ucciso in provincia di Novara dal suo migliore amico. Ha quel coraggio che oggi, talvolta, viene confuso con la debolezza. Nonostante di forza ce ne voglia tantissima per non odiare l’assassino di un figlio, non prendersela con i suoi genitori, e aspettare che la giustizia faccia il suo corso. “Alberto ha ucciso mio figlio a tradimento, ma non provo odio per lui”, ha detto Marino Leonardi ai cronisti che gli chiedevano come mai i genitori dell’assassino del figlio si trovassero ieri a casa sua. “Sono miei amici, e lo rimarranno”, ha aggiunto subito dopo, spiegando il perché di quell’abbraccio tra lui, la sua ex-moglie, e i genitori di Alberto».
Sono alcune righe di un articolo di Michela Marzano, apparso qualche giorno fa su La Repubblica. L’autrice conclude: «I genitori di Yoan ci ricordano l’importanza della tolleranza e del perdono, della lealtà e dell’amicizia. E di come sia possibile restare umani, nonostante la disperazione in cui si precipita quando ci viene ammazzato un figlio».
Non esageriamo un po’? Non si va da un eccesso all’altro? Non si rischia di far apparire un’azione nefanda, tremenda, meno nefanda e meno tremenda di quello che è? Si tratta di coraggio oppure di altro? Non capisco i giornalisti che vanno a fare domande sul perdono, alle persone cui è stato appena assassinato un figlio, e non capisco le persone cui è stato appena assassinato un figlio, che rispondono ai giornalisti. Non si può piangere in silenzio, senza parlare di odio o non odio, di perdono o di vendetta? Non si può lasciar passare il tempo, almeno un po’ di tempo,  e poi parlare magari di perdono, tolleranza e via di seguito?
Il figlio, il povero figlio vigliaccamente assassinato, il figlio innocente accoltellato, sarà contento del padre che abbraccia i genitori del suo assassino? Scrive Michela Marzano: “Ma non si tratta nemmeno di far pagare i suoi genitori, come se le colpe del figlio ricadessero automaticamente su di loro”. Le colpe dei padri non ricadono sui figli, ma delle colpe dei figli qualche responsabilità i genitori ce l’hanno. Tutti siamo in qualche misura responsabili delle colpe dei nostri figli, giacché noi li alleviamo e noi, almeno in parte, li educhiamo.
Le notizie di maltrattamenti, uccisioni, occultamenti di cadaveri, le notizie delle azioni più schifose sono quotidiane, e sentir parlare di perdono e abbracci, quando il delitto è stato appena perpetrato, dà un po’ fastidio. 
Renato Pierri



Sunday, September 01, 2019

Qualche proverbio per Di Maio e Salvini

Qualche proverbio per Di Maio e Salvini
“Chi non è abituato a portare le brache, quando va al gabinetto se le sporca”. Proverbio un po’ volgare che ho cercato di ingentilire sostituendo un paio di termini con sinonimi. Mia madre lo citava in napoletano. Me lo ha fatto venire in mente Luigi di Maio, specialmente col comportamento che ha avuto in questi giorni, ma forse potrebbe andar bene anche per Matteo Salvini.  Per entrambi sicuramente va bene l’adagio: “Dagli amici mi guardi Dio, che dai nemici mi guardo io”. Ma per Matteo Salvini, ci sono altri proverbi azzeccatissimi. Più volte ha ripetuto: “Chi la dura la vince”, dimenticando che “A tirar troppo la corda, prima o poi si spezza”. Un altro proverbio che può andar bene per il ministro che bacia crocifissi e affida gli italiani alla Madonna è: “Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi”. Ha scherzato con la Madonna e le cose per lui si sono messe assai male. Altro proverbio che potrebbe andar bene anche per Di Maio, ma sicuramente va bene per Matteo Salvini, è: “Chi troppo vuole, nulla stringe”. Non si è accontentato del potere già eccessivo che aveva come ministro dell’Interno, voleva molto di più, voleva pieni poteri, e si è trovato “con un pugno di mosche in mano”. Si è, infine, dimenticato del saggio detto: “Chi va piano va sano e va lontano”. E’ andato troppo in fretta, non sapendo che “la gatta frettolosa, partorisce gattini ciechi”,  e ha finito per “fare la corsa dell’asino”.
Renato Pierri