Wednesday, July 29, 2020
Mina Welby ha seguito la regola
d’oro
"Ho aiutato chi voleva morire
perché sono cattolica", parole di Mina Welby, assolta assieme a
Marco Cappato, dalla Corte di Assise di Massa dall’accusa di aver aiutato il
suicidio di Davide Trentini, 53 anni, malato di sclerosi multipla. E
l’architetto Mario: “Sono Mario, architetto, con diagnosi di sclerosi multipla
progressiva del 2002. Sono tetraplegico, scrivo con i comandi vocali. Sono
cattolico, ma la fede prescinde dai comportamenti dei singoli. E così ho
intenzione di scrivere alla società svizzera dove aiutano a addormentarsi per
sempre. Sono nullatenente, non mi posso spostare, ma vorrei una fine dignitosa
anche io”.
Si sono dichiarati cattolici, però la Chiesa cattolica è contraria
all’eutanasia e al suicidio assistito. Sarebbe più giusto, quindi, si fossero
dichiarati cristiani. La Chiesa cattolica è contro il ricorso a queste
pratiche, ma non lo è il Vangelo di Cristo. Mina Welby, aiutando Davide
Trentini a morire, ha seguito la regola d’oro: "Quanto dunque desiderate
che gli uomini vi facciano, fatelo anche voi ad essi. Questa è infatti la Legge
e i Profeti" (Mt 7,12). Suicidio assistito ed eutanasia, praticati solo ed
unicamente a vantaggio del malato senza speranza, del malato che venga a
trovarsi in condizioni analoghe a quelle del Dj Fabo o di Trentini o di Mario,
praticati solo ed unicamente a vantaggio della libertà del malato, rispondono
al comandamento dell'amore di Gesù.
Renato Pierri
Sunday, July 26, 2020
Centomila carabinieri onesti, meno quanti?
Centomila carabinieri onesti, meno
quanti?
Leggo, a proposito dei carabinieri corrotti di
Piacenza: “Il comandante ha subito chiamato il ministro della Difesa Lorenzo
Guerini, chiarendogli che l’Arma era a completa disposizione dell’autorità
giudiziaria e avrebbe agito a sua volta con il massimo rigore. Per reagire al
fendente subito e non mettere a repentaglio il buon nome dell’istituzione e il
lavoro degli oltre centomila carabinieri traditi dai colleghi inquisiti”
(Corriere della Sera). E mi è tornato alla mente il mio fruttivendolo. Mi voleva
vendere per la seconda volta un cesto di mele, assicurandomi che erano tutte
sane, ma io le rifiutai, dicendogli: “Non mi fido più. L’altra volta pure mi
disse che erano tutte sane, che quelle marce era stato attento a non metterle
nel cesto, ma io ne trovai alcune marce. Adesso mi dice ancora che sono tutte
sane, e io le chiedo: Tutte sane meno quante? Evidentemente neppure lei sa
quante mele marce sono nel cesto. Bisogna esaminarle bene una per una le mele,
prima di metterle nel cesto”. Così, al Comandante vorrei dire: “Centomila
carabinieri sani, meno quanti? Converrà esaminarli bene, gli aspiranti
carabinieri, prima di farli entrare nell’Arma, verso la quale i cittadini hanno
piena stima e fiducia? Perché una volta persa, la fiducia, non è facile
riacquistarla.
Renato Pierri
La battuta insulsa di Mauro Corona
La battuta insulsa di Mauro
Corona
Lo scrittore, alpinista e scultore,
Mauro Corona, ha chiuso in bellezza l’ultima trasmissione di CartaBianca, il
programma condotto da Bianca Berlinguer su Rai 3. E’ tornato al suo fianco
l’amico Poiana, l’altra sera, il bravissimo chioccolatore dalla lunga barba
bianca, che ha trascorso la vita nei boschi. Ha cominciato ad imitare il canto
di un uccello, senza dirne il nome. Quando ha terminato, Bianca Berlinguer ha
chiesto: “Che uccello è questo?”. E lo scrittore, che ha letto valanghe di
libri, lo scrittore che fa continue colte citazioni, se n’è uscito con una
battuta che neppure il più ignorante scaricatore del porto farebbe, giacché la
considererebbe troppo cretina, troppo facile: “Mi verrebbe da dire, Bianchina,
come mai non conosce gli uccelli”. “Bianchina” non se l’è presa più di tanto, si
è limitata a dirgli che la battuta non era per niente divertente. E già si è
prenotata la presenza dello scrittore per le future trasmissioni. Le camionate
di libri letti, Thomas Mann, Fernando Pessoa, e tutti gli autori che lo
scrittore cita, non sono serviti a trasformare uno zotico in un
gentiluomo.
Renato Pierri
Thursday, July 16, 2020
Il piacere d’essere citati in un libro sconosciuto
Il piacere d’essere citati in
un libro sconosciuto
«La biografia di Gemma Galgani è
reperibile su Wikipedia ed è evidentemente stata stilata da “devoti” che ne
esaltano le virtù mistiche, mentre invece sarebbe utile leggere il libro di
Renato Pierri “La sposa di Gesù crocifisso”, che ne fornisce un’altra versione,
più aderente alla realtà». Seguono diverse righe del mio libro su Gemma Galgani.
A citarmi nel libro “La possessione diabolica” (Edizioni Passerino), è Giulio
Perrotta. Sconosciuto l’autore, almeno a me, e sconosciuto, almeno a me,
l’editore digitale, ma per un autore pure sconosciuto come me, vedersi citare,
sebbene da uno sconosciuto, fa sempre piacere. Significa che non sono del tutto
sconosciuto. E come ho conosciuto autore sconosciuto e libro sconosciuto ?
Grazie a Google, altrimenti chi avrebbe mai scoperto che un autore sconosciuto
mi citava in un suo libro sconosciuto? Un autore conosciuto, invece, molto
conosciuto, Vittorio Messori, mi citò una volta in un suo libro conosciuto.
Riportò un mio sconosciuto pensiero, ma per sconosciuti motivi non fece il mio
nome. Mi chiamò “un signore”. E va bene, per fortuna non gli venne in mente di
scrivere “uno sconosciuto signore”.
Renato Pierri
Thursday, July 09, 2020
Pedofilia. Perché il Papa non ascolta don Leonardi?
Pedofilia. Perché il Papa non
ascolta don Leonardi?
Era il 16 agosto del 2014, ben sei anni fa,
quando pubblicavo su alcuni giornali le righe che seguono. «Ovviamente
il Papa non potrà rispondere a questa mia domanda che tuttavia farò lo stesso.
Non si sa mai. Capisco bene che sua Santità ha altre cose ben più importanti
alle quali pensare, e non può rispondere a tutti... Ma ecco la domanda:
Sua Santità, dopo lo scandalo dei sacerdoti pedofili, non sarebbe opportuno
arrecare una modifica al Catechismo della Chiesa Cattolica? Il Catechismo, alla
masturbazione dedica un paragrafo di ben 15 righe. Sono tante.
All’omosessualità dedica tre paragrafi (2357; 2358; 2359), complessivamente di
oltre 20 righe. Tantissime. Agli abusi sessuali su minori è invece dedicato un
solo paragrafo (2389) di quattro righe e mezza, e un paio di righe in altro
contesto. Poche. Pochissime. Inoltre: mentre i termini “omosessualità”,
“omosessuali” nel Catechismo compaiono più volte, il termine “pedofilia”
è inesistente, e sarebbe quindi impresa vana cercarlo nell’indice tematico. La
ragione è che la Chiesa nel passato non ha mai dato eccessiva importanza a
questo peccato. Ma oggi le cose sono cambiate».
Adesso leggo sul blog “Come Gesù”: «Raccolta firme – La
parola pedofilia all’interno del Catechismo. A seguito di una domanda di un
utente sul mio profilo TikTok rilanciamo la petizione per chiedere a Papa
Francesco di inserire la parola pedofilia dentro il Catechismo della Chiesa
Cattolica.
È bene che negli oratori, nei campi scuola,
ovunque, quando si fa catechismo, si usi anche la parola “pedofilia”: allora
magari un bambino o una bambina può capire cosa le è successo poche ore prima,
a casa o magari col prete, e può parlarne con qualche adulto che andrà a
denunciare ai carabinieri. Parlare fa bene. Sempre.
Diamo ai bambini abusati la possibilità di dire
cosa succede loro, diamo loro le parole per dirlo» (Don Mauro
Leonardi).
E allora: Sua Santità,
se non vuole ascoltare lo sconosciuto Renato Pierri, perché non ascolta il
sacerdote Mauro Leonardi? Con l’occasione, mettendo mano al Catechismo per
inserirvi un paragrafo chiaro sul peccato della pedofilia, si potrebbero
cancellare i paragrafi sull’omosessualità.
Renato Pierri
Tuesday, July 07, 2020
Le onde del mare sono ordinate o disordinate? Sono belle
Le onde del mare sono ordinate o disordinate?
Sono belle
A seguito delle recenti notizie sulle
aggressioni a persone omosessuali da parte di ottuse menti, scrive un lettore
sul blog de L’Espresso curato da Stefania Rossini:
«Pertanto i rapporti sessuali fra
persone dello stesso sesso non possono essere approvati, anche se non è un
peccato avere tali attrazioni (soprattutto se l’elemento erotico non è
alimentato volutamente), ma è un “disordine oggettivo”, un
problema».
Gli ho risposto con il pezzo seguente
che scrissi nel maggio del 2018.
Il Corriere della Sera del 19
maggio, ha pubblicato l’Intervista di Gian Guido Vecchi a padre James Martin.
Padre James Martin è autore del libro Building a Bridge, che esce in Italia il
24 maggio con il titolo “Un ponte da costruire”. La prefazione è
dell’’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi, che parla di una riflessione «utile a
favorire il dialogo, la conoscenza e comprensione reciproca, in vista di un
nuovo atteggiamento pastorale da ricercare insieme alle nostre sorelle e
fratelli Lgbt».
Belle giuste parole,
come quelle pronunciate da padre Martin durante l’intervista. Alla domanda del
giornalista: “Il Catechismo parla di «inclinazione oggettivamente disordinata».
Lei scrive che l’espressione «appare come una crudeltà gratuita»”, padre Martin
ha risposto: «Molte persone Lgbt mi hanno riferito che questa frase ferisce
profondamente… La mamma di un adolescente gay mi ha detto: “Ma la gente capisce
cosa può provocare quel linguaggio in un giovane? Lo può distruggere”. Noi
dobbiamo ascoltare quella madre».
Tante belle
parole, ma non si ha il coraggio di dichiarare apertamente ciò che la ragione e
il buon senso imporrebbero di dichiarare: la Chiesa si è sbagliata e continua a
sbagliare. I paragrafi del Catechismo riguardanti l’omosessualità, devono essere
semplicemente cancellati. Le persone omosessuali non devono essere considerate
persone omosessuali, devono essere considerate persone. La Chiesa deve chiedere
scusa alle persone omosessuali, riconoscere i propri errori, e di omosessualità
non deve più parlare. Il termine dovrebbe essere presente solo nei dizionari,
così come il termine eterosessualità, ed invece c’è ancora chi ottusamente si
domanda se l’omosessualità sia secondo natura o contro natura, quasi come se la
distinzione potesse essere un criterio etico. Ammesso che gli atti di
omosessualità siano “oggettivamente disordinati”, chi ha stabilito che il
disordine sia sempre un male? Alle volte il disordine è bellissimo ed è da
preferirsi all’ordine. Ma gli atti di omosessualità vanno contro il disegno di
Dio. E chi lo ha stabilito? Dove sta scritto che l’omosessualità non possa
rientrare nel misterioso ordine stabilito da Dio, così come la condizione di
coloro che “nascono eunuchi dal seno della madre” ( Mt 19,12)? Ma è l’Antico
Testamento a proibire l’amore tra persone omosessuali. Sì, ma l’Antico
Testamento proibisce anche di mangiare bistecchine di maiale. Possiamo prendere
sul serio quei versetti? Ma è San Paolo a condannare l’amore omosessuale. Sì, ma
San Paolo dice anche “E’ cosa buona per l’uomo non avere contatti con donna”
(1Cor 7,1). Possiamo prenderlo sul serio quando parla di
sessualità?
Ordine,
disordine… ma che significa? Le nuvole in cielo sono ordinate o disordinate? E
la vegetazione è ordinata o disordinata? Le onde del mare che s’infrangono
contro gli scogli sono ordinate o disordinate? Sono belle.
Renato
Pierri
Friday, July 03, 2020
Unde malum? La risposta solo nell’aldilà
Unde malum? La risposta solo
nell’aldilà
Poiché ho affermato che la domanda perché Dio permetta
il male fisico e morale, non ha una risposta, un lettore ha insistito nel
sostenere che la risposta a quella domanda è data dalla fede. Gli ho trascritto
il paragrafo del Catechismo della chiesa cattolica: «Che Dio permetta il male
fisico e morale è un mistero che Dio illumina nel suo Figlio, Gesù Cristo, morto
e risorto per vincere il male; la fede ci dà la certezza che Dio non
permetterebbe il male se dallo stesso male non traesse il bene per vie che
conosceremo pienamente soltanto nella vita eterna» (324). Aggiungendo che
rispondere ad una domanda, dicendo che è un mistero, non è rispondere a quella
domanda. Ma il lettore non si è dato per vinto ed ha continuato a sostenere che
a quella domanda risponde la fede.
Proviamo allora a formulare la domanda in altro modo:
“Perché, Dio, immensamente buono e onnipotente, permette che un bambino soffra
terribilmente e muoia anzi tempo?”. Ora, quel “perché” può avere significato
causale o finale. E da qui nasce l’equivoco in cui cade il lettore. Quel
“perché” può servire a chiedere la causa, il motivo per cui si verifica o non
si verifica un dato fatto, o anche lo scopo per cui si fa o non si fa qualche
cosa. Il credente che pone la domanda, vuole sapere per quale ragione Dio per
realizzare il suo disegno d’amore, debba essere “costretto” a permettere il
male. La fede dà una risposta al “perché” con significato finale, non al
“perché” con significato causale. Ma il “perché” della domanda ha significato
causale.
Per maggiore chiarezza: se un malato chiede al
chirurgo perché lo abbia fatto soffrire tanto con una difficile operazione, il
chirurgo può dare al “perché” un significato finale, e rispondere che lo ha
fatto per la guarigione del malato, per il suo bene. Ma questa è cosa ovvia. Se
il chirurgo darà il giusto senso alla domanda, spiegherà per quale motivo è
stato costretto ad eseguire la difficile operazione.
Nell’aldilà, solo nell’aldilà i credenti possono avere
una risposta alla loro domanda. Del resto, se fosse vero, come sostiene il
lettore, che la fede dà la risposta a quella domanda, non si comprende perché
persone di profonda fede, davanti alla sofferenza estrema, davanti a tragedie
immani, continuino a ripetere quella domanda: «Perché Signore, hai taciuto? Perché hai potuto
tollerare tutto quest’eccesso di distruzione e questo trionfo del male?» (Così,
Joseph Ratzinger nel maggio del 2006 ad Auschwitz). E Papa Francesco, nel
dicembre del 2016 (cito a memoria): “Perché soffrono e muoiono i bambini? Io non
ho una risposta, credo sia bene che questa domanda rimanga aperta”. Il che
significa che la fede non la chiude.
Renato
Pierri
La statua di Montanelli e l'errore di Cacciari
La statua di Montanelli e l'errore di
Cacciari
"La pretesa di poter giudicare la storia dal proprio
punto di vista, dal punto di vista del proprio presente, qualunque sia questo
punto di vista, è di una profonda idiozia, arroganza e superbia. Cosa siamo noi
per giudicare Colombo, Giulio Cesare. Secondo i nostri criteri la storia e il
passato dovrebbero essere orientati? Ma come si fa?", Così, il filosofo Massimo
Cacciari riguardo agli atti vandalici contro alcune statue, compresa quella di
Indro Montanelli. Ed ha perfettamente ragione per quanto riguarda i personaggi
citati, ma non si può fare d’ogni erba un fascio. La statua ad Indro Montanelli
non è stata realizzata secoli fa, e neppure cinquant’anni fa, bensì appena
sedici anni fa, E non duecento anni fa, ma appena due decenni fa il giornalista
definiva “docile animalino” la bambina dodicenne che “comprò” come moglie
temporanea nel 1936 in Libia. Appena due decenni fa scriveva, riguardo al suo
rapporto con la ragazzina: “Faticai molto a superare il suo odore, dovuto al
sego di capra di cui erano intrisi i suoi capelli, e ancor di più a stabilire
con lei un rapporto sessuale perché era fin dalla nascita infibulata: il che,
oltre a opporre ai miei desideri una barriera pressoché insormontabile (ci
volle, per demolirla, il brutale intervento della madre), la rendeva del tutto
insensibile” (Corriere della Sera – 12 febbraio 2000). Che valore poteva mai
avere per il grande giornalista un essere umano ancora piccolo, di sesso
femminile e per di più africano? Sbagliato imbrattare di vernice la statua,
ancora più sbagliato però è stato farla la statua.
Renato Pierri
