Sunday, September 13, 2020

L’aborto e il linguaggio improprio di un medico

 

https://www.corrierenazionale.net/2020/09/12/laborto-e-il-linguaggio-improprio-di-un-medico/

L’aborto e il linguaggio improprio di un medico

Ancora un linguaggio improprio, sempre per ottenere maggiore effetto, non per la verità, e questa volta da parte di un medico. Avete mai sentito chiamare un embrione "il suo piccolo"? Lo fa il dottor Angelo Di Marzo, Primario idoneo in Pneumologia. Scrive sul blog de L'espresso del 12 settembre: "La donna che ha perso il suo piccolo".  E tutti col pensiero vanno ad un bambino, giacché i bambini si chiamano piccoli.
Poi il medico scrive: "Con l’aborto si elimina un essere umano, non importa se lo chiamiamo o no “persona” (questa è questione meramente giuridica), e che, lasciato al suo corso naturale, sicuramente diventerà un uomo o una donna".
"Un essere umano". E il pensiero va ad un bambino, ad una donna, ad un uomo. Ma un seme non è un albero, le fondamenta di un palazzo non sono un palazzo, l'uovo di una rondine non è una rondine.
Infine: "Non è un caso che, almeno in Italia, il numero dei ginecologi obiettori è molto alto". Qui il linguaggio non c'entra. Sarà bene, però, ricordare che l'obiezione di coscienza può essere attribuita per l'appunto alla coscienza, ma anche ad una sorta di pilatismo.
La cosa che mi stupisce alle volte è la sproporzione tra la preoccupazione di tante persone per la sorte dell’embrione, e la loro preoccupazione, sempre che ci sia, per la sorte dei bambini una volta nati, per i bambini che muoiono per malattia, per fame, per i bambini abbandonati, sfruttati, schiavizzati.  Sembra che l’importante sia che nascano, poi Dio ci pensa… Stesso discorso riguardo alle donne maltrattate e uccise dagli uomini.
Detto questo, preciso a scanso di fraintendimenti, che ritengo l'aborto un male e non un bene. Purtroppo alle volte siamo costretti a compierlo il male. Alle volte l'aborto diventa una sorta di legittima difesa.
Renato Pierri

Friday, September 11, 2020

Roma. Le vicende della fontana di Piazzale Loriedo

 https://www.corrierenazionale.net/2020/09/11/roma-le-vicende-della-fontana-di-piazzale-loriedo/


Roma. Le vicende della fontana di Piazzale Loriedo  

La storia si ripete, ed anche le vicende della bella fontana di Piazzale Loriedo, nel quartiere di Colli Aniene a Roma, si ripetono. La fontana resta a secco per anni, diventando bruttissima, e dopo infinite richieste da parte degli abitanti della zona, lettere ai giornali, un giorno l'acqua torna festosamente a zampillare, rendendola nuovamente bellissima. Fino a quando? Trascrivo qualche riga di una mia lettera apparsa sul Corriere della Sera il 29 aprile del 2010.
 « "Fontana ancora vuota dopo tante promesse". Avete presente un bell'anello con un grande castone vuoto nel centro tristemente privo della gemma? Così è il piccolo parco di Piazza Loriedo nel quartiere Colli Aniene di Roma. Un gioello di giardino con una vasca grandissima al centro che era un sogno per nonni e bambini, quando vi scrosciava l'acqua e zampillava allegra verso il cielo. Da quasi un anno ormai la fontana non funziona, e la grande vasca vuota e sporca, anziché abbellire il piccolo parco lo rende triste e squallido... ».
E poche righe di una lettera di due anni fa. «Che tristezza passare vicino al già bellissimo giardino di Piazzale Loriedo, ora chiuso perché impraticabile. Rami spezzati dappertutto, le piante selvatiche si sono impadronite dei vialetti lastricati, gli alberi caduti mostrano il gigantesco pane di terra cui le radici si aggrappavano... Fino a quando?  Probabilmente ancora per un paio d’anni. Poi, con l’avvicinarsi delle elezioni, il bel giardino di Piazzale Loriedo vedrà ancora nonni e bambini intorno alla splendida fontana (Corriere Nazionale del 26 novembre 2018)». Lettera profetica. E la domanda è inevitabile: fino a quando?
Renato Pierri

Wednesday, September 02, 2020

“E’ giusto bestemmiare il tuo Dio, ma non il mio”.

 “E’ giusto bestemmiare il tuo Dio, ma non il mio”.

"In Francia c'è libertà di blasfemia". Libertà di bestemmia. Pessima affermazione, a mio parere, diseducativa, che ha pronunciato il presidente francese Emmanuel Macron, riferendosi alla decisione del settimanale Charlie Hebdo di ripubblicare le vignette su Maometto, alla vigilia dell'avvio del processo per la strage jihadista che decimò la redazione nel 2015.
In Francia c'è la libertà di bestemmiare, di offendere Dio, ma non c'è la libertà di offendere una persona. Non posso, ad esempio, offendere il padre o la madre del presidente Macron. Ora, se Dio fosse considerato da tutti, più importante e più caro di una persona, più importante e più caro di una madre o di un padre, sicuramente non ci sarebbe la libertà di offenderlo. Non ci sarebbe la libertà di blasfemia. Non tutti però credono nell'esistenza di Dio. Ma può questo essere un motivo sufficiente per consentire di bestemmiarlo, non tenendo nel minimo conto la fede di una moltitudine di persone?
Io non credo in Dio e quindi lo posso bestemmiare. Questo, in fondo, è il ragionamento di coloro che sostengono sia giusta la libertà di bestemmiare. Ma c'è anche qualche credente sciocco che pensa sia giusto bestemmiare il dio degli altri e non il proprio. 
Renato Pierri