Saturday, January 27, 2018
Io
capisco, capisco che i miei libri su Santa Gemma Galgani, su Fatima e su Lourdes
possano non piacere a qualche cattolico conservatore, anzi, mi sembra giusto, ma
può essere un motivo sufficiente per accanirsi nel tentativo di cancellare la
pagina su Wikipedia che riguarda il mio nome? Una strana storia questa.
Premetto che i miei libri sono stati pubblicati da case
editrici che non chiedono compensi agli autori, ma che compensano gli autori in
base a regolare contratto. Ed io sono sempre stato compensato per i libri
venduti. Premetto anche che ho pubblicato
innumerevoli articoli su noti giornali online.
Forse
per questo, parecchi anni fa mi scrisse un signore di Genova, che non conosco
personalmente, per chiedermi l'autorizzazione ad inserire il mio nome su
Wikipedia, autorizzazione che diedi volentieri. Per anni, se non ricordo male,
nessuno si è preoccupato di modificare ciò che il signore di Genova aveva
scritto. Qualche anno fa, un frequentatore del blog “Come Gesù”, che mi aveva
preso in antipatia a causa dei miei articoli, si prese la briga di modificare la
pagina su Wikipedia inserendovi notizie false e offensive nei miei riguardi. Mi
rivolsi all’autorità giudiziaria, il signore si spaventò, mi chiese perdono
(proprio perdono, non scusa), lo perdonai e lui ripristinò la pagina tale e
quale a com’era prima. Da allora la voce che mi riguarda su Wikipedia è stata
presa di mira da qualche buontempone, che spero non sia il signore che mi chiese
perdono. Non ha osato, ovviamente, modificare la pagina, ma fino a poco tempo fa
si è accanito ad inserire la nota: “Questa pagina è orfana”. Ultimamente lo
Staff che cura il blog “Come Gesù” è riuscito a cancellare definitivamente la
nota. Per tutta risposta dopo pochi giorni il solito buontempone ha inserito la
nuova nota: “Questa pagina è stata proposta per la
cancellazione”.
Ora,
signori amministratori, a me di essere presente su Wikipedia, devo essere
sincero, non è che me ne importa molto. Quando si raggiunge una certa età e sora
morte corporale è sempre più vicina, niente importa molto. Quindi se volete
cancellare, fate pure. Mi dispiace solo un po’, ripeto solo un po’, se la
cancellazione avviene grazie all’accanimento del buontempone.
Dimenticavo: il cattolico conservatore buontempone si
accanisce anche a cancellare i titoli dei miei libri da altre pagine di
Wikipedia, dove sono citati, guarda un po’, libri di autori sconosciuti e di
case editrici sconosciute.
Friday, January 26, 2018
Neppure se me la regalano voglio la Nutella
Neppure se me la regalano voglio la
Nutella
Risse e accapigliamenti in diversi
supermercati in Francia per accaparrarsi vasetti di Nutella da 950 grammi a 1
euro e 41 centesimi, con quasi il 70% di sconto. Per me sempre carissima,
giacché non la vorrei neppure se me la regalassero. E’ evidente che la gente non
legge l’etichetta, altrimenti sapendo che il 70% di sconto è praticato su un
vasetto che per il 70% circa è costituito da zucchero il cui prezzo è
insignificante, e da olio di palma che bene non fa, sicuramente non si
accapiglierebbe per acquistarla. Di nocciole nel vasetto ce n’è solo circa il
13%. Esistono in commercio vasetti di crema alle nocciole con circa il 50% di
nocciole e senza olio di palma che, ripeto, bene non fa. Costano di più,
certamente, ma credetemi ne vale la pena.
Carmelo Dini
Thursday, January 25, 2018
Pensieri dopo aver letto “La Chiesa e la contaminazione omosessuale”
Pensieri dopo aver letto “La Chiesa e la contaminazione omosessuale”
Si tratta di un lungo
articolo, a firma di don Paolo Cugini. quasi un breve saggio, pubblicato da
Adista, e che leggo sul blog “Come Gesù” del prete e scrittore Mauro Leonardi.
Trascrivo alcune righe prese qua e là dalle “Riflessioni conclusive”: “Ho
riportato gli studi di Migliorini, Forcades e Piana sul dibattito Chiesa e
omosessualità per mostrare gli sforzi che la teologia sta compiendo nella
direzione dell’ascolto della realtà delle persone omosessuali. Si potrebbero
sintetizzare questi tre contributi richiamando uno dei principi cardini del
magistero di papa Francesco, espressi nell’Evangelii gaudium: la realtà è più
importante dell’idea... I lavori proposti, che rappresentano solamente un
piccolo contributo di quel mare di studi che da varie parti del pianeta si sta
producendo sul tema, ci offrono alcuni spunti significativi per comprendere in
che modo la questione omosessuale stia contaminando in modo positivo la Chiesa
anche se quest’ultima sta ancora resistendo... La società occidentale sta
camminando nel riconoscimento delle persone omosessuali, come nel riconoscimento
delle diversità. Mi sembra questo uno degli aspetti più significativi che
caratterizzano la cultura nella quale viviamo, che da secoli si alimenta di
valori cristiani: fraternità, solidarietà, uguaglianza, democrazie. Per quanto
riguarda il cammino delle Chiese cristiane, alcune di loro si sono già espresse
positivamente nei confronti delle persone omosessuali. La Chiesa valdese, ad
esempio, ha da anni elaborato un testo per la benedizione delle coppie
omosessuali. La Chiesa cattolica è quella che sta facendo più fatica in questo
cammino... Ancora una volta papa Francesco, in questo cammino, ci è di grande
aiuto e stimolo quando c’insegna a porre al centro la dignità della persona
umana concreta, che va accolta come dono di Dio, qualsiasi sia la sua condizione
sociale, politica o religiosa”.
Fiumi di parole, che ben vengano ovviamente, fiumi di
parole, un “mare di studi da varie parti del pianeta”, per dimostrare che cosa?
Ciò che il buon senso, la ragione, il senso della giustizia mi suggerivano ben
diciotto anni fa quando ebbi a scrivere la prima lettera a favore delle persone
omosessuali. La pubblicò il quotidiano Liberazione il 12 febbraio del 2000.
Fiumi di parole per dimostrare ciò che il buon senso suggerirebbe a chiunque non
avesse la ragione offuscata da pregiudizi. Fiumi di parole, un mare di studi,
per dimostrare che l’amore tra persone dello stesso sesso non può essere un
male, non può essere peccato.
Questo il mio primo pensiero dopo aver letto l’articolo.
Mi sono poi ricordato
di un breve scritto che mi pubblicò “Affaritaliani” nell’ottobre del 2013. Il
titolo: “Il matrimonio tra omosessuali è un sacramento?”. Il
testo: “Il Codice di Diritto Canonico
afferma che l’atto che costituisce il matrimonio è il consenso (can. 1057 § 1).
Secondo la Chiesa il sacramento del matrimonio è una realtà che già esiste nella
economia della Creazione. Al n.
48 della Gaudium et spes: "L'intima comunione di vita e di amore
coniugale, fondata dal Creatore...è stabilita dal patto coniugale...Dio stesso è
l'autore del matrimonio". E al n. 50: "Il matrimonio, tuttavia, non è stato
istituito soltanto per la procreazione...E perciò anche se la prole...non c'è,
il matrimonio...conserva il suo valore". Il sacramento del matrimonio, dunque, è
una realtà che esiste anche nel caso in cui gli sposi non possono procreare.
Infatti, possono sposarsi in Chiesa anche coppie in età non più fertile. Alla
luce di quanto esposto, anche il matrimonio di coppie omosessuali, "intima
comunione di vita e di amore", dovrebbe essere costituito dal consenso, ed
essere sacramento già esistente. Obiezione: quello degli omosessuali non è un
matrimonio naturale. E in base a quale criterio si stabilisce ciò? Per il solo
motivo che la loro unione non è aperta alla procreazione? Ma neppure quella
delle coppie la cui sposa non è più in età fertile è aperta alla procreazione”.
Mi sembrava un po’ una provocazione, quasi uno scherzo.
Forse adesso un po’ meno leggendo queste parole di don Paolo Cugini: “Secondo
Damiano Migliorini, riconoscere le unioni di persone omosessuali sarebbe anche
un segnale positivo per i giovani adolescenti omosessuali, che percepirebbero la
possibilità di vivere seriamente una futura relazione con un partner, uscendo
dai torbidi e negativi cammini delle forme discriminatorie. L’autore si chiede
se sarebbe possibile arrivare non solo a celebrazioni civili di persone
omosessuali, ma anche a matrimoni religiosi, benedicendo davanti a Dio questo
tipo di relazioni”.
Credo sia questione di tempo, questione di fiumi di
parole ancora, poi anche la Chiesa che resiste, cederà, capirà, e si deciderà
finalmente ad eliminare dal Catechismo i pessimi paragrafi dedicati al termine
“omosessualità”. Magari coglierà l’occasione per inserirvi il termine
“pedofilia” che è del tutto assente.
Renato Pierri
P.S. In realtà, io non credo che possa essere
considerato un sacramento neppure il matrimonio tra persone eterosessuali. Del
resto, non lo consideravano tale neppure i primi cristiani.
L’età mitica sognata da Virginia Woolf
L’età mitica sognata da Virginia Woolf
Google celebra con un
doodle Virginia Woolf a 136 anni dalla nascita. L’autrice dei romanzi La signora
Dalloway, Gita al faro e Orlando, si batté per la parità di genere. Nel saggio
“Una stanza tutta per sé”, ebbe a scrivere: “Dunque, se è lecito fare profezie,
le donne in tempi a venire scriveranno meno romanzi, ma romanzi più belli; e non
romanzi soltanto, bensì poesia e critica e storia. Ma certo stiamo guardando
lontano, a quell’età dell’oro, quell’età forse mitica, in cui le donne avranno
quello che tanto a lungo è stato loro negato: tempo, e denaro, e una stanza
tutta per sé”. Avrebbe mai potuto immaginare la grande scrittrice che l’età
dell’oro, l’età mitica sarebbe stata nel nostro Paese anche l’età dei
femminicidi? Avrebbe mai potuto immaginare che una stanza tutta per sé molte
donne l’avrebbero pagata a caro prezzo, alle volte anche con la vita? Avrebbe
mai potuto immaginare che alcuni uomini pur di non cedere una stanza tutta per
sé alle donne, sarebbero stati disposti ad ucciderle, le donne, ad uccidere
anche i figli alle volte, a suicidarsi dopo aver
ucciso?
Speriamo in un’età dell’oro in cui gli uomini, tutti gli
uomini, sapranno accettare che le donne abbiano una stanza tutta per sé, vale a
dire la libertà.
Renato Pierri
Sunday, January 21, 2018
La verginità all’asta di Nicole e il “Ciondolo d’oro”
La verginità all’asta di Nicole e il “Ciondolo d’oro”
“Nicole, la modella italiana 18enne che ha messo
all’asta la sua verginità per pagarsi gli studi, getta brutalmente nelle nostre
vite la domanda se la verginità abbia ancora un valore per il nostro tempo. La
sua verginità è stata quotata un milione di euro: per noi quanto vale? Nella
società sacrale la verginità era un valore assoluto: chi non era vergine non
poteva sposarsi, diventare prete o suora” (Don Mauro Leonardi sul quotidiano
Metro del 17 gennaio).
Beh, ci sarebbe subito da osservare che se la verginità
di Nicole è stata messa all’asta, significa che un valore ce l’ha, ché non si
mettono all’asta cose di nessun valore. Sicuramente la verginità di Nicole ha un
bel valore per chi la compra a caro prezzo, e se Nicole, rinunciando alla sua
verginità fa un sacrificio, significa che un certo valore lo ha anche per lei.
Freud nel suo noto libro “La vita sessuale” scriveva:
“Poche singolarità della vita sessuale dei popoli primitivi sono così
sorprendenti per il nostro modo di sentire come la valutazione che essi fanno
dell’illibatezza femminile. A noi l’alto valore che il corteggiatore ripone
nella verginità della donna sembra così naturale e ovvio, che quasi ci troviamo
imbarazzati se dobbiamo spiegare il perché del nostro giudizio. La pretesa
moderna che la ragazza non porti nel matrimonio con un uomo alcun ricordo di
relazioni sessuali con un altro, non è, a ben vedere altro che la continuazione
logica del diritto all’esclusivo possesso di una donna, che forma l’essenza
della monogamia, l’estensione di questo monopolio sul passato della
donna”.
Ma non voglio addentrami in discorsi complicati. Nicole
mi ha fatto tornare alla mente una vecchia canzone che cantava mia madre. Ve la
ricordate? Sembra che il paroliere Bixio Cherubini l’avesse scritta mentre era
sotto le armi durante la Prima guerra mondiale. La ragazza del “Ciondolo d’oro”,
così s’intitola la canzone, non doveva pagarsi gli studi, manco sapeva che cosa
fossero gli studi, poverina, vestita di stracci, “sparuta e tremante pel crudo
rigore”, guardava incantata “i gioielli in un gran magazzin”. E mai avrebbe
pensato a barattare la sua verginità con un ciondolo d’oro, se non si fosse
avvicinato un furbo, ricco signore per dirle: "Un ciondolo d'oro è pronto
piccina per te qual giusto compenso di un'ora d'amore, d'amore per me". Come
dire di no al ricco signore? “Due passi affrettati, l'entrée d'un villino, un
gaio stanzino... “. E dopo un’ora d’amore, d’amore qual giusto compenso per lui,
lei esce “col ciondol donato, lo sguardo offuscato, sul viso il rossor”. Farà
così anche Nicole dopo aver concluso l’affare? Speriamo di no. La ragazza della
canzone scoppia in un pianto e getta il bel ciondolo: “Vil ciondolo d'oro,
perché m'illudesti così, per te ho dato tutto, perduto ho l'onore, per te dissi
a un vile di sì”. Butterà il vile denaro Nicole? Ma no, ma no, ci mancherebbe
altro.
“Il ciondolo d’oro”. Canzone strappalacrime scritta da
un uomo. In fondo sono sempre stati gli uomini a tessere l’elogio della
verginità, a dare grande importanza alla verginità e, ad un tempo, a non farsi
scrupoli nel farla perdere la verginità, come fa il “furbo galante” della
canzone. Oggi le cose sono cambiate e forse è meglio che siano cambiate:
sicuramente minori sofferenze, angosce, patemi d’animo per le donne.
Renato Pierri
Thursday, January 18, 2018
No, non siamo per niente nelle mani del Signore
No, non siamo per niente nelle mani del Signore
“Siamo nelle
mani del Signore”, mi ha detto. “Sì, sì, le ho risposto, ma è bene affidarsi a
medici bravi che pensino a fermare la malattia”. Ma dentro di me non ho pensato
sì, sì, ho pensato no, no, che non siamo per niente nelle mani del Signore,
purtroppo. Siamo solo nelle mani di due signore: la signora sofferenza e la
signora morte. Entrambe non guardano in faccia a nessuno. Ma ti pare? Non può
essere il Signore a strappare anzi tempo genitori ai figli, non può essere il
Signore a far nascere un bambino e a farlo morire prima che cresca e diventi
uomo. Il Signore non c’entra. Non c’entra il Signore con la malattia improvvisa
di suo marito, cara signora. Non c’entra. Poco più di sessant’anni, un gigante,
forte, giocava a tennis, andava in motocicletta. Fino a un paio di mesi fa. L’ho
incontrato in ascensore l’altro giorno, non si riconosceva, camminava col
bastone, aveva freddo. Non faceva freddo quella mattina. Nelle mani del Signore.
Magari, magari nelle mani del Signore. E quel bimbo di cinque anni che aspetta
il suo babbo? Ma questa è un’altra storia, non riguarda il vicino di casa, non
riguarda il gigante col bastone. Un’altra storia. Una storia in cui sono entrate
inesorabili le due signore che non guardano in faccia a nessuno. Neppure a un
bambino di cinque anni guardano in faccia. Il bambino di cinque anni non vede
l’ora di riabbracciare il suo babbo, ha detto. E quel giocattolo che gli piace
non lo chiederà a mamma, perché mamma è tirchia, se lo farà comprare dal babbo
suo appena torna dall’ospedale. Così ha detto il bambino di cinque anni.
No, il
Signore non c’entra, credetemi, non c’entra per niente con queste storie.
Renato
Pierri
Violenza: strane preoccupazioni su Italians – Corriere della Sera
Violenza: strane preoccupazioni su Italians – Corriere della Sera
C’è chi si preoccupa, chi molto si
preoccupa dei maltrattamenti che le donne subiscono ancora oggi in tante parti
del mondo e purtroppo anche nel nostro Paese. L’altra sera Bianca Berlinguer
durante la trasmissione “Carta Bianca” ha intervistato Gessica Notaro, la miss
sfregiata con l’acido. Una donna di un coraggio e di una forza commoventi. Mi
stavano venendo le lacrime agli occhi nell’ascoltarla. Adesso è lei stessa a
preoccuparsi delle donne che corrono il rischio di subire la sua stessa sorte.
Tutti ci preoccupiamo, del resto, tutti vorremmo che certe cose non accadessero
mai né nel nostro Paese né in altre parti del mondo. Sul blog “Italians –
Corriere della Sera, col beneplacito di Beppe Severgnini che lo dirige, da un
po’ di tempo alcuni lettori (maschi ovviamente) hanno un’altra preoccupazione:
si chiedono perché l’Istat non fornisca statistiche sul numero degli uomini
maltrattati dalle donne. Qualcuno è giunto ad affermare, sempre col beneplacito
(pubblica sempre tranquillamente) del simpatico Beppe, che i Pronto Soccorso
sono pieni di uomini feriti dalle donne. E c’è anche chi dubita dell’esattezza
dei numeri forniti dall’Istat. Non sono sicuri che le donne maltrattate siano
tante, magari ce ne sarà qualcuna in meno, qualche donna in meno picchiata,
strangolata, pugnalata, sfregiata con l’acido. E’ importante saperlo,
scherziamo? E se il numero degli uomini maltrattati dalle donne fosse pari al
numero delle donne maltrattate dagli uomini? E’ importante saperlo. Molto
importante. Certo, a morire vittima di violenza di genere ogni tre giorni nel nostro Paese
è una donna, non un uomo, ma che importanza ha?
Renato Pierri
Tuesday, January 16, 2018
L’amore invidiabile e contagioso di Alex e Luca
L’amore invidiabile e contagioso di Alex e Luca
Il prete e scrittore Mauro
Leonardi ha approvato la decisione del parroco don Roberto Castegnaro di
celebrare i funerali dei due fidanzati 21enni, Alex Ferrari e Luca Bortolaso. A
riguardo, un sacerdote, don Mattia, gli scrive sul blog “Come Gesù”: “La
parrocchia e la diocesi (se davvero approvazione c'è stata da parte del Vescovo)
hanno oggettivamente avallato con la cerimonia comune delle esequie una
concezione dell'amore come pulsione/attrazione slegata dalla verità e dal bene
oggettivi”. Ma questa concezione materialistica dell’amore come
pulsione/attrazione, deve essere nella mente di don Mattia. Certamente non
doveva essere nella mente dei due giovani sfortunati, e certamente non era nella
mente dei loro amici, i quali hanno riferito: “Il loro era un amore invidiabile,
contagioso”. Non parlavano dell’amore come pulsione/attrazione, parlavano di
ben altro. Il “ben altro” che sfugge a don Mattia. Il filosofo Umberto
Galimberti, rispondendo ad una mia lettera qualche anno fa, ebbe a scrivere: “E’
triste assistere al fatto che la Chiesa, la quale non di rado confligge con le
posizioni di volta in volta assunte dal sapere medico e psicoanalitico, ceda
alla loro visione materialistica, e misconosca, proprio lei, lo “spirito” che,
anche nelle relazioni omosessuali, si manifesta innanzi tutto nell’affettività e
nell’amore, e solo dopo anche nel sesso”. Per don Mattia e purtroppo per tanti
cattolici ancora, l’amore tra due persone omosessuali è solo e necessariamente
pulsione/attrazione, senza bene, senza verità. Il che suona offensivo per tutte
le persone omosessuali che si amano di un amore vero. Ma di questo, ovviamente,
don Mattia non si rende conto.
Renato Pierri
Thursday, January 11, 2018
Struscio: se non si è vergognato lui, il grande filosofo, perché dovrei vergognarmi io?
Struscio: se non si
è vergognato lui, il grande filosofo, perché dovrei vergognarmi io?
"La donna, oggi, può
vigilare affinché il suo stipendio sia uguale a quello di un uomo, ma non
sentirsi traumatizzata per tutta la vita se qualcuno le si struscia contro nella
metropolitana". Sono parole della lettera aperta di Caterine Deneuve e altre
novantanove firmatarie pubblicata su Le Monde, dal titolo: "Difendiamo la
libertà di importunare". La libertà di molestare, importunare, è una strana
libertà, giacché in qualche modo, sebbene in maniera lieve, va a ledere la
libertà altrui. Inoltre: lo struscio in metropolitana o in autobus, può
trasformarsi in pesante molestia qualora lo struscio non sia solo struscio e la
persona oggetto d’attenzione da parte dello “strusciatore”, non gradisca per
niente, ma sia costretta a subire a causa dell’affollamento del mezzo di
trasporto e per altri motivi facilmente immaginabili. Ma non è di questo che
volevo parlare. Mi ha sempre fatto vergognare un po’ il ricordo di quando ero
ragazzo, e in autobus stracolmi di gente mi sono trovato, non sempre per puro
caso, nella situazione piacevole della quale narra il filosofo francese Edgar
Morin. Trascrivo per chi non lo avesse letto: “A partire dai dodici - tredici
anni cercavo il contatto di un didietro femminile, che spesso non reagiva perché
condannato all’immobilità. Arrivava l’erezione e rimanevo in una voluttà
mistica e muta che si strappava brutalmente quando l’adorabile didietro si
liberava per uscire, o quando io stesso dovevo staccarmene per scendere alla
stazione Anvers... A partire dai sedici anni osavo talvolta far scivolare la mia
mano sull’emozionante didietro e cominciavo ad accarezzare. Mi fermavo se c’era
un soprassalto di repulsione, continuavo se non c’era reazione. Talvolta,
intravedevo un profilo femminile che decuplicava la mia emozione” (La mia
Parigi, i miei ricordi, Raffello Cortina Editore, pagg. 221, 222).
Dopo aver letto, mi sono detto: se non si è vergognato
lui, il grande filosofo, ed ha immortalato lo ”struscio” nel suo bel libro,
perché dovrei vergognarmi io?
Attilio Doni
Monday, January 08, 2018
Beppe Severgnini e le barzellette sugli uomini maltrattati dalle donne
Beppe
Severgnini e le barzellette sugli uomini maltrattati dalle
donne
“Fatti un
giro nei Pronto Soccorso e vedrai quanti uomini "gravemente offesi", per dirla
alla Aldo,Giovanni e Giacomo, vengono visitati ogni giorno. Magari per machismo,
non lo ammettono o non denunciano, ma la violenza esiste anche contro il nostro
sesso”.
“Il rischio
che corriamo è quello di sperperare denari pubblici, commettere gravi
ingiustizie e non risolvere i problemi“.
Barzellette del genere si possono
leggere solo sul blog Italians – Corriere della Sera di Beppe Severgnini, il
quale, come ho scritto altre volte, perde il pelo ma non il vizio, e continua
testardamente a pubblicare lettere di misogini incalliti.
A Severgnini e ai suoi lettori
misogini, per capire che non sono gli uomini ma le donne ad essere violentate,
picchiate, bastonate, bruciate, strangolate, sgozzate, non bastano le notizie di
cronaca, non basta sapere che “Nel nostro Paese ogni due giorni e mezzo muore una donna per mano di chi dice di
amarla. Nei primi 10 mesi del 2017 sono state
114 le donne uccise. I dati sono nel quarto rapporto di Eures sul femminicidio
in Italia, diffuso in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione
della violenza contro le donne che si celebra il 25 novembre. Nel 2016 i
femminicidi sono stati 150, nel 2015 erano stati 142. Un aumento del 5,6% con
più di 20 vittime in Lombardia e 17 in Veneto. Dal 2000 a oggi le donne vittime
di omicidio volontario in Italia sono state 3000, il 37,1% di tutte le persone
uccise.
«Un problema
sanitario di dimensioni epidemiche». Così il direttore generale
dell’Organizzazione mondiale della sanità Margaret Chan ha definito la violenza
sulle donne presentando nel 2013 il più grande studio mai fatto sugli abusi
fisici e sessuali subiti dalle donne nel mondo. Il 35% delle donne subisce nel
corso della vita qualche forma di violenza, compresi i matrimoni precoci. Più di
un terzo delle donne dell’intero pianeta. Sono 200 milioni le giovani donne e
bambine che, secondo i dati Unicef, nel 2015 hanno subito mutilazioni genitali.
In Europa sono 25 donne su 100 a subire abusi dai partner. In Italia avviene in
un caso su tre e spesso rimangono orfani bambini senza colpe” (Vanity Fair 24
novembre 2017).
Tutto questo a Severgnini e lettori
misogini non basta. Del resto, ancora oggi esistono ottuse menti che ottusamente
negano l’Olocausto. Perché non dovrebbero esistere persone che negano i
maltrattamenti che subiscono ogni giorno le donne in tutto il
mondo?
Carmelo Dini
Wednesday, January 03, 2018
“Gli operai della vigna” non è una parabola antisacrificale
“Gli operai della vigna” non è una parabola antisacrificale
“Una parabola
antisacrificale” è il titolo che Massimo Recalcati ha dato al paragrafo dedicato
alla parabola “Gli operai della vigna” (Mt 20, 1 – 16), nel suo libro “Contro il
sacrificio” (Raffaello Cortina Editore). Ma “Gli operai della vigna” non è una
parabola antisacrificale, il suo significato non è una condanna del sacrificio.
Trascrivo dal libro di Recalcati: “In questa parabola è chiarissimo l’intento di
Gesù: ribaltare la logica sacrificale per indicare l’esistenza di un’altra
logica che risponde a una Legge diversa dalla Legge della giustizia ordinaria.
Perché il padrone della vigna gratifica il lavoro dei suoi salariati senza
tenere conto delle differenti ore di lavoro effettivamente compiute?”. E più
avanti: “Vorreste fare del vostro sacrificio un vantaggio, un premio, una
condizione di superiorità? Non m’importa nulla dei vostri sacrifici! Mi importa
che abbiate risposto alla mia chiamata e abbiate onorato il vostro patto. Se
attraverso il fantasma sacrificale il soggetto intende acquisire un diritto di
riscossione, la predicazione di Gesù sospinge piuttosto verso la perdita, la
rinuncia, il disarmo, il dono, l’esposizione gratuita e dispendiosa di sé che
nulla ha a che fare con un calcolo o un tornaconto economico”.
Ora, questa ultima considerazione riguardo alla
predicazione in genere di Gesù ovviamente è giusta, ma il significato della
parabola è un altro. Il fatto che il padrone della vigna attribuisca uguale
ricompensa alle prestazioni ineguali degli operai, non significa che il
sacrificio degli uni e degli altri non sia lecito, che sia da condannare, che
non meriti di essere ricompensato. Il padrone della vigna semplicemente non fa
differenza tra chi ha lavorato di più e chi ha lavorato di meno. Ma non toglie
niente a nessuno, non condanna nessuno, dà agli operai della prima ora il giusto
compenso. Non è vero che non gliene importa che gli operai abbiano “sopportato
il peso e il caldo della giornata” (Mt 20, 13). Gliene importa, giacché dà loro
il giusto salario. E’ generoso verso gli ultimi (i popoli pagani), gli
“esclusi”. E ai primi rimprovera l’invidia per i secondi.
Negli operai della prima ora sono da ravvisare i Giudei,
negli ultimi sono da ravvisare i gentili. Israele si sentiva superiore agli
altri popoli, si sentiva popolo privilegiato, la ricompensa divina non riconosce
posizioni di privilegio. “In fondo il vero significato della parabola, nascosto
sotto il velo del linguaggio parabolico per i motivi ben noti (cfr 13,10 – 15),
è l’abolizione, nel regno messianico, della condizione di privilegio vantata da
Israele” (Angelo Lancellotti, Matteo, Edizioni Paoline, pag. 269). Condizione di
privilegio non basata sui sacrifici, ma sulla elezione da parte di Dio. Il
sacrificio non è il tema di questa parabola, né delle altre tre che seguono: “I
due figli” (21,28 – 32 ); “I cattivi vignaiuoli” (Mt 21,33 – 41); “Il convito
nuziale” (Mt 22, 1 – 14). Sono tutte e quattro “«lezioni» che Gesù dà sul
problema scottante della sostituzione del giudaismo con un altro popolo che darà
i frutti a suo tempo” (Angelo Lancellotti, nello stesso commento).
Renato Pierri
Tuesday, January 02, 2018
Massimo Recalcati “Contro il sacrificio”, oppure contro il sacrificio insensato?
Massimo Recalcati “Contro il sacrificio”, oppure contro
il sacrificio insensato?
“Nel nostro tempo il
sacrificio si è de-ritualizzato e ha rinunciato al corpo dell’animale, pur
continuando a permeare la nostra esistenza nella forma dell’autosacrificio.
L’ideale morale della vita fatta di sacrifici costituisce l’ombra lunga della
violenza sacrificale. Si tratta, a mio giudizio, dell’esito di una cattiva
interpretazione, sebbene egemone, del cristianesimo che ha tristemente
condizionato la nostra cultura. Nel simbolo cristiano della croce e nella
passione di Gesù si rivelerebbe il destino ultimo dell’uomo di fede: assimilarsi
a Cristo – Imitatio Christi –, condividere insieme a lui il dolore
dell’esistenza finita e mortale per elevarsi attraverso il proprio
autosacrificio alla pienezza dell’essere in un altro mondo. Il sacrificio
diventa così il mezzo per raggiungere la propria beatitudine”. Questo scrive
Massimo Recalcati nell’introduzione suo libro “Contro il sacrificio” (Raffaello
Cortina Editore).
Che il Vangelo sia stato mal interpretato riguardo al
sacrificio, alla sofferenza, alla imitazione di Cristo, non è una novità, almeno
per il sottoscritto che lo va ripetendo da anni nei suoi libri e in moltissime
lettere sui giornali.
Ma il titolo del libro a mio parere è sbagliato, giacché
avrebbe dovuto essere: “Contro il sacrificio insensato”, questo, infatti, va
condannato, il sacrificio inutile, insensato, che non ha ragione d’essere, così
come va condannata la falsa imitazione di Cristo.
Alcune righe da alcuni miei scritti chiariranno il
concetto. “La
via della verità e della giustizia spesso comporta sofferenza. I santi, i
martiri, gli eroi, scelgono la via della verità e della giustizia, sapendo
perfettamente che possono andare incontro a sofferenze, o anche rimetterci la
vita. Ma quella della sofferenza, e anche della morte, deve essere l’unica via
percorribile; altrimenti diventa una scelta egoistica, un sacrificio senza
senso: chi sceglie la via della sofferenza e della morte, al fine di diventare
santo, martire, eroe, non sarà mai né santo, né martire, né eroe” (“La sposa di
Gesù crocifisso”, Kaos Edizioni, 2001).
“La croce per la croce non ha senso. L'imitazione di
Cristo deve avvenire nella sostanza. Amare la sofferenza, patire, al fine di
costituire una caparra per la vita ultraterrena, è insensato, e non trova
fondamento nel Vangelo” (Italialaica 4 giugno 2011).
“Umberto Veronesi, ospite della trasmissione Che tempo
che fa, tra le tante cose giuste a proposito del delicato problema
dell'eutanasia, testamento biologico, ecc., ha fatto una considerazione non
giusta. Riguardo al dolore, ha affermato che l'atteggiamento di alcuni cristiani
che soffrono volentieri e addirittura con trasporto, giacché persuasi di imitare
Cristo sulla croce, è onorevole. In realtà, questo comportamento, stando alla
ragione e al Vangelo, è insensato.La sofferenza ha un suo valore, un
significato, solo quando è l'inevitabile conseguenza dell'amore per il prossimo;
dell'amore per la verità e la giustizia; quando è conseguenza di un sacrificio
necessario; altrimenti non ha senso, e deve essere evitata sempre che sia
possibile. Molti santi sono incorsi nell'equivoco, ed ancora oggi credenti e non
credenti fanno confusione. Neppure Cristo amava la croce in sé” (L’Unità 6
febbraio 2007).
“Si
commette l'errore di ritenere qualsiasi sacrificio, anche perfettamente
inutile, imitazione di Cristo. Errore commesso persino da alcuni santi, i quali
tra estenuanti digiuni, cilici sulle carni, rinunce, e mortificazioni varie, in
qualche modo hanno abbreviato la loro vita; una sorta di lento suicidio. Un
sacrificio inutile e non richiesto dal Vangelo”(La Stampa 14 ottobre
2009).
“Per maggiore chiarezza voglio ricordare un gesto che fu
autentica imitazione di Cristo. Il sacerdote polacco Massimiliano Maria Kolbe,
proclamato santo proprio da Giovanni Paolo II, si offrì di prendere il posto di
un padre di famiglia, destinato al bunker della fame nel campo di concentramento
di Auschwitz. Ecco, se padre Kolbe si fosse offerto ai tedeschi per farsi
torturare e uccidere senza nessuna ragione se non quella di soffrire come e con
Cristo, non sarebbe stato un santo, ma solo un idiota” (Italia laica 16 novembre
2010).
Potrei continuare per un bel pezzo. Tengo però a
precisare che è Gesù stesso a fare ben capire quale sia il giusto sacrificio:
“Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato
voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: rimetterci la vita per i suoi
amici” (Gv 15,12 – 13). Quando ci sacrifichiamo per un figlio, per un genitore,
per un amico malato, non lo facciamo per assicurarci un posto in paradiso, e
neppure perché così ha comandato Gesù, lo facciamo per amore verso il figlio, il
genitore, l’amico malato.
La natura spinge persino gli animali a “sacrificarsi”
per i cuccioli, i cani alle volte si “sacrificano” per il padrone. E’ sin troppo
ovvio che gli animali non sappiano che cosa sia il sacrificio. Gli uomini lo
sanno, ma non tutti sanno distinguere il sacrificio giusto, utile, vero, dal
sacrificio ingiusto, inutile, insensato.
Renato Pierri
