Sunday, July 28, 2019

Una domanda per Matteo Salvini



Una domanda per Matteo Salvini
Deve essere rimasto un po’ deluso il ministro dell’Interno, apprendendo che ad uccidere il giovane carabiniere nel centro di Roma non sono stati immigrati africani. Aveva detto subito, troppo presto: “Caccia all’uomo a Roma, per fermare il bastardo che stanotte ha ucciso un Carabiniere a coltellate. Sono sicuro che lo prenderanno, e che pagherà fino in fondo la sua violenza: lavori forzati in carcere finché campa”. E forse già pensava ad una nuova legge per introdurre la pena dei lavori forzati nel nostro ordinamento. E forse già vedeva il bastardo con le catene ai piedi a spaccare pietre sotto il sole cocente. Poi i toni si sono smorzati, giacché si è saputo che gli assassini sono due giovani americani. Però qualcosa il ministro doveva pur dire e allora si è rivolto ai buonisti, che in questa faccenda c’entrano come i cavoli a merenda. Ha scritto su Facebook: «Sperando che l'assassino del nostro povero Carabiniere non esca più di galera, ricordo ai buonisti che negli Stati Uniti chi uccide rischia la pena di morte. Non dico di arrivare a tanto, ma al carcere a vita (lavorando ovviamente) questo sì!».
E va bene, in fondo per i detenuti un lavoretto in carcere è un sollievo. Una domanda per il ministro dell’Interno: perché non lo abbiamo mai sentito augurare lavori forzati a vita agli uomini italiani che maltrattano e uccidono le donne?
Renato Pierri 

 

Friday, July 26, 2019

Roma. Con la Raggi bollettini in ritardo

Roma. Con la Raggi bollettini in ritardo 
I bollettini del canone d’affitto per gli inquilini della case popolari sono sempre arrivati puntuali ogni mese, con qualsiasi sindaco, pessimo o eccellente. Da quando sindaca di Roma è Virginia Raggi, i bollettini ogni tanto non arrivano per mesi, E gli inquilini, temendo d’essere considerati morosi, devono sottoporsi allo strazio di andare a recuperare i bollettini presso gli uffici del Comune. Nel IV Municipio, persone anziane sono costrette a prendere l’autobus col caldo che fa, costrette a percorrere una strada stretta in salita senza marciapiedi, col rischio d’essere investiti dalla macchine che la percorrono nei due sensi, costretti a due - tre ore di attesa negli ospitali Uffici della Circoscrizione. E nessuno si degna di dare una spiegazione. Gentile sindaca Virginia Raggi, la darebbe lei una spiegazione, soprattutto alle persone anziane?

Carmelo Dini  

Farmaci a “denominazione di origine controllata”

Farmaci a “denominazione di origine controllata”
Io a Roma frequento due farmacie. Di norma, sia nell’una sia nell’altra, i farmacisti si limitano a chiedere se desidero il generico oppure il farmaco”originale”, quello a “denominazione di origine controllata” come dico alle volte per celia al farmacista. Mai ricevuto un consiglio spontaneo in merito, neppure in altre farmacie (due a Milano) in cui sono entrato trovandomi lontano da casa. In una delle due farmacie di Roma, che frequento, una volta una delle diverse dottoresse che servono i clienti, sollecitata da me con domande in merito, ebbe a consigliarmi di acquistare i farmaci generici, aggiungendo che tutti nella sua famiglia assumevano farmaci generici. Un’eccezione alla regola. Mi sembra ovvio che nessun farmacista, considerata la professione delicata, possa consigliare l’uno o l’altro farmaco per interesse. Credo semplicemente che non possono perdere del tempo ogni volta per spiegare ai clienti quale farmaco conviene assumere, se il generico oppure l’originale.
Non sarebbe giusto che fosse il medico di famiglia a dare spiegazioni in merito, giacché ha più tempo a disposizione ed è lui a prescrivere i farmaci?
Renato Pierri 
 

 

Saturday, July 13, 2019

Vincent Lambert e le parole sbagliate del Papa


Vincent Lambert e le parole sbagliate del Papa
“Dio Padre accolga tra le sue braccia Vincent Lambert. Non costruiamo una civiltà che elimina le persone la cui vita riteniamo non sia più degna di essere vissuta: ogni vita ha valore, sempre”. Queste le parole di Papa Francesco. Mi piacerebbe parlare col Papa e spiegargli alcune cose. Innanzi tutto che il verbo “eliminare” è brutto ed improprio. Una cosa è dire che Vincent Lambert è deceduto dopo l’interruzione delle cure, e precisamente dell’alimentazione artificiale, altra cosa è dire che è stato eliminato.
Gli farei poi notare che parlare genericamente della vita, in questi casi è un errore. E’ necessario parlare delle persone, con la loro storia e le condizioni in cui vengono a trovarsi. La tutela della vita ad ogni costo può andare a scapito della persona, della sua volontà, della sua libertà. Libertà anche di morire.
Infine, quando il Pontefice afferma che “ogni vita ha un valore, sempre”, vuole dire che la vita ha valore assoluto. Ma non è così. Un cristiano dovrebbe ben saperlo. Possiamo, ad esempio, sacrificare la vita a favore del prossimo, possiamo "darla per gli amici" (Gv 15, 13); inoltre abbiamo la possibilità di allungarla, ricorrendo anche a mezzi artificiali, e ciò fa supporre che, in casi particolarissimi, sia lecito anche abbreviarla. Per il Signore non sembra tanto importante quanto si vive, ma come si vive: se nel bene o nel male. La vita, quella terrena, possiamo anche perderla ( Mt 10,39); necessario è non sprecarla. Nel caso della legittima difesa, possiamo togliere la vita all’ingiusto aggressore.
Mi piacerebbe poi chiedere al Papa come mai nessuno si sogna, né mai si è sognato di tenere l’amato cane o l’amato gatto per anni e anni nelle condizioni in cui si era venuto a trovare Vincent Lambert, come mai chi lo facesse sarebbe ritenuto pazzo oppure crudele, come mai nessuno si sente in diritto di tenere per anni un animale in quelle condizioni, e invece quando si tratta di un uomo, ci arroghiamo il diritto di non lasciarlo andare, per anni e anni, mettendo a tacere il cuore e la mente.
Il Papa, intelligente, certo non potrebbe obiettarmi che la vita di un animale non ha il valore di quella di un uomo.
Infatti, se l’amore e il rispetto per un animale nelle condizioni di Vincent Lambert, c’inducono ad interrompergli le cure e a lasciarlo andare, l’amore e il rispetto assai maggiori per una persona nelle stesse condizioni, dovrebbero spingerci ancor più a lasciarla andare.
Renato Pierri


Antonio Logli e il delitto quasi perfetto

Antonio Logli e il delitto quasi perfetto
La notizia: “La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a venti anni di reclusione per Antonio Logli, ritenuto colpevole di omicidio volontario della moglie Roberta Ragusa, sparita dalla sua casa di Gello, nel comune di San Giuliano Terme, nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012. La Suprema Corte ha ritenuto Logli responsabile anche della distruzione del cadavere della povera donna che allora aveva quarantaquattro anni”.
E’ il caso di citare il saggio proverbio “il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi”. Antonio Lolli aveva architettato il delitto perfetto, delitto senza cadavere, né arma, né la minima traccia. Ma a qualcosa non aveva pensato. Non aveva pensato che in quella casa, in quella famiglia, quella notte, l’unico a poter realizzare il delitto perfetto era Antonio Lolli. Non ha pensato che era l’unica persona della quale si poteva sospettare. Il delitto perfetto non era del tutto perfetto.

Carmelo Dini

Thursday, July 11, 2019

Vincent Lambert e la regola d’oro

Vincent Lambert e la regola d’oro
E’ deceduto in Francia, Vincent Lambert, il quarantatreenne tetraplegico, immobile in un letto da quasi undici anni. Io credo che nessuno, anche se ricco, con denaro da buttar via, terrebbe per lunghi anni il proprio amato cane nelle condizioni in cui si trovava Vincent Lambert. Semplicemente perché il proprio amato cane gli farebbe una gran pena, e per questo preferirebbe sospendere le cure e lasciarlo morire. Come mai allora molte persone desideravano che Vincent Lambert restasse ancora per interminabili anni in un letto, senza poter parlare, comunicare, piangere, ridere, pensare, senza neppure la consapevolezza della propria esistenza? Semplicemente perché pregiudizi religiosi (pregiudizi, non la fede in Cristo), pregiudizi ideologici, mettono a tacere ragione e pietà.
Perché parlo di pregiudizi religiosi e non di fede in Cristo? Semplice:  un medico che non desidererebbe restare nelle condizioni in cui si trovava Vincent Lambert, sospendendo le cure al malato seguirebbe la regola d’oro: "Quanto dunque desiderate che gli uomini vi facciano, fatelo anche voi ad essi. Questa è infatti la Legge e i Profeti" (Mt 7, 12). Una regola che vale per tutte le persone buone e intelligenti, credenti e non credenti.
Renato Pierri  


 

Monday, July 08, 2019

Vincent Lambert e i titoli ingannevoli dei giornali

Vincent Lambert e i titoli ingannevoli dei giornali
Avvenire del 18 maggio: “Vincent Lambert non deve essere ucciso”. Significato del verbo uccidere secondo i dizionari: “Privare della vita, causare la morte, per lo più con mezzi o in modi violenti: uccidere qualcuno con una pugnalata, con una fucilata, col veleno... “. In tal modo Avvenire inganna i lettori. 
 Tempi del 28 giugno: “La Cassazione condanna Vincent Lambert a morire di fame e di sete”. Vincente Lambert non sente lo stimolo della fame e non sente lo stimolo della sete. La Cassazione stabilisce che si smetta di impedire la morte di Vincent Lambert, alimentandolo e idratandolo artificialmente. In tal modo Tempi inganna i lettori.
 Il Foglio del 29 giugno: “Vincente Lambert deve morire”. I titolo è incompleto, va così modificato: “Vincent Lambert deve essere lasciato morire”, oppure: “A Vincent Lambert non deve essere impedito di morire”.
 Corriere della Sera, 8 luglio: “Fine vita, il tetraplegico Lambert resta senza cure. Iniziata l’agonia”. Il Corriere è più corretto degli altri giornali, anche se si è portati ad associare al termine “agonia” l’idea di estrema sofferenza. Ma Vincent Lambert viene sedato profondamente.
A tal punto i giornali ingannano i lettori da spingere un signore a scrivermi: “Sono già cinque giorni che Vincent non viene alimentato e idratato e non è ancora spirato. Neanche ai cani si riserva una morte così”. In realtà, neanche ai cani si riserva una vita così.
Renato Pierri

 

Vincent Lambert e il linguaggio improprio

Vincent Lambert e il linguaggio improprio
Che brutto, però, che brutto che un problema serio, gravissimo, complesso, debba essere affrontato tirando in ballo uccellini, cani e bambini, e adoperando un linguaggio improprio, falso, anche se in buona fede. Mi riferisco all’articolo apparso su Avvenire del 6 giugno, “La vita abbandonata di Vincent Lambert. Chiediamolo ai bambini”. L’autore, Maurizio Patriciello, scrive:  “I bambini hanno accolto con entusiasmo l’invito a mettere sul davanzale delle finestre, sui balconi, nei cortili, una bacinella d’acqua fresca. Fa tanto caldo, l’aria è afosa, pesante, irrespirabile e gli uccellini, i cani, i gatti randagi faticano a trovare una fonte d’acqua per dissetarsi...Chiedi ad un bambino se sia giusto dare da mangiare e bere ad un ammalato che non ce la fa da solo e vedi che cosa ti risponde”.
Gentile don Patriciello, ai bambini bisogna dire la verità. Chieda ad un bambino se sia giusto impedire al suo cagnolino gravemente malato, di morire, alimentandolo artificialmente e lasciando che stia per anni e anni steso in una cuccia, senza la possibilità di correre, scodinzolare, abbaiare, mangiare, bere, sentire il gusto del cibo. Veda che cosa risponde. Oppure chieda ad un bambino se per lui, non per altri, sarebbe preferibile morire, anziché stare per anni e anni immobile in un letto, senza poter correre, scherzare, ridere, piangere e gioire, parlare, senza poter mai sentire il gusto di un gelato. Veda che cosa risponde. Ma siamo certi che siano domande da farsi ad un bambino? Non sarà più saggio, più giusto chiedere ad un adulto? Non riguardo alla sorte altrui, però, bensì alla propria sorte. Lasciamo stare bambini, cani e uccellini.
La sua domanda posta al bambino è ingannevole. Si parla genericamente di un ammalato, senza accennare alle condizioni in cui si trova Vincent Lambert.  Si parla di mangiare, ma questo è il significato del verbo: “Ingerire alimenti solidi o semisolidi masticandoli e deglutendoli: mangiare carne, pesce, verdura”. Lambert è alimentato artificialmente. Si parla di bere, ma il significato del verbo è: “Ingerire un liquido”. Vincent Lambert è idratato artificialmente. La proprietà del linguaggio in certi casi è un obbligo.
Renato Pierri 


Friday, July 05, 2019

La brutta malattia della migrazione

La brutta malattia della migrazione
La migrazione umana è come una malattia. La malattia del mondo. E come si curano le malattie? Se si tratta di malattie dolorose - e la migrazione è una malattia dolorosa -, i medici le combattono in due modi contemporaneamente:  si adoperano per alleviare i sintomi e nello stesso tempo per curarne le cause, per eliminarle addirittura, le cause, sempre che sia possibile. Come curare la malattia della migrazione? Occorre adoperarsi in tutti i modi per accogliere, nei limiti del possibile, tutti coloro che fuggono dalle guerre e dalla fame e dai maltrattamenti. Accoglierli, significa alleviare i sintomi della malattia. Ed occorre soprattutto adoperarsi in tutti i modi possibili per eliminare le cause della malattia, per eliminare, vale a dire, la fame, le guerre, e rendere innocui i maltrattatori, gli sfruttatori, gli schiavisti. Per fare queste cose così ovvie e difficilissime, per curare la malattia brutta della migrazione, occorre guardare oltre la siepe, il muro, il filo spinato, reali o immaginari, che delimitano i confini del nostro orticello.

Renato Pierri 

Wednesday, July 03, 2019

Lambert e i pregiudizi religiosi di Colombo

Lambert e i pregiudizi religiosi di Colombo
Roberto Colombo nell’articolo “Ricomincia l'eutanasia di Lambert. Libertà-vita, sentenziato un mortale capovolgimento”, su Avvenire del 3 luglio, scrive: “Una sentenza, quella della Corte Suprema, che si fonda sul convincimento dei togati francesi che la «libertà personale» (liberté individuelle) del malato Vincent non sarebbe violata dall’interruzione dei sostegni fisiologici vitali, le cure essenziali privato delle quali egli va incontro a morte certa”. Ed ovviamente non è d’accordo con i giudici. Non è d’accordo semplicemente perché non considera che la Corte Suprema non ha stabilito si faccia qualcosa per far morire Vincent Lambert, ma ha stabilito si smetta di fare ciò che si è fatto durante lunghi anni per impedirgli di morire. La differenza sfugge a molti.
Riguardo al binomio vita – libertà, Colombo sembra ignorare che per molte persone la libertà è più importante della vita stessa, la qualità della vita (vita priva della libertà) è più importante della vita stessa. Roberto Colombo, dovrebbe provare per un attimo a liberarsi dai pregiudizi religiosi, e rispondere ad una semplice  domanda: “Preferirebbe essere tenuto in un letto per un tempo indefinito nelle condizioni in cui si trova Vincent Lambert, oppure andarsene in santa pace?”. Tutti, liberi da pregiudizi religiosi, dovremmo provare a rispondere a questa domanda, e poi metterci a discutere se sia giusta o ingiusta la sentenza dei giudici francesi.
Renato Pierri 
 
 

Matteo Salvini. Un ingenuo al potere

Matteo Salvini. Un ingenuo al potere
Matteo Salvini fuori di sé dalla rabbia perché Alessandra Vella, gip di Agrigento, non ha convalidato l’arresto di Carola Rackete. A me Matteo Salvini sembra una brava persona, in buona fede e di sconcertante ingenuità. Alle volte si mette il casco degli operai e si sente operaio, crede in quel momento d’essere un operaio, si veste da pompiere e crede d’essere un pompiere, indossa il giaccone del poliziotto e crede d’essere un poliziotto. Per fortuna non si mette a sparare. Questa volta non ha indossato la toga del magistrato, però evidentemente si è sentito giudice, e ha “sparato” la sentenza nei riguardi della povera comandante. Dove sta l’ingenuità del bravo ministro dell’Interno? Semplice: non è un avvocato e non è un magistrato. Non conosce la legge e crede di conoscerla. Brava persona sicuramente, ingenua sicuramente. Le persone ingenue spesso sono presuntuose senza saperlo. E questo è l’inconveniente di un ingenuo al potere.

Carmelo Dini

Tuesday, July 02, 2019

Carola Rackete e i giornalisti misogini


Carola Rackete e i giornalisti misogini

Riguardo all’incidente tra la nave Sea Watch e la motovedetta della Guardia di Finanza, il senatore e Ufficiale della Marina intervistato da ilfattoquotidiano.it ha dichiarato: “Bisognerebbe capire se sia trattato di una manovra che ha portato a mettere in pericolo la Guardia di Finanza. Oppure se ci sia una sorta di colpa comune tra i due comandanti. Oppure ancora, se si sia trattato di un intralcio alla manovra della Sea Watch da parte del comandante della motovedetta”. Mi è venuto in mente lo scontro che avviene alle volte tra due giocatori in area di rigore, e non si capisce se uno dei due ha fatto cadere l’altro, se ci sia una sorta di colpa in comune tra i due giocatori, oppure se quello che è caduto è andato ad intralciare l’investitore. Detto questo, un mio pensiero riguardo a certe giornaliste e a certi giornalisti che hanno dato addosso spietatamente alla comandante della nave:  credo, ma potrei anche sbagliare ovviamente, che Carola Rackete abbia dato fastidio non solo perché ha ignorato le leggi italiane che le proibivano di entrare nel porto di Lampedusa, non solo per il colpetto alla motovedetta, ma anche perché è una donna, una donna comandante di una nave.
Renato Pierri

Carola Rackete, un po’ come Gesù


Carola Rackete, un po’ come Gesù
La comandante Carola Rackete è fuorilegge, come la definisce Matteo Salvini? Io non lo so, esistono le leggi nazionali e le leggi internazionali. Una cosa, però, la so con certezza: la comandante non è fuori dalla legge morale, anzi, è nella legge morale. Un’azione è moralmente giusta quando giusto è il suo fine e perlomeno innocuo il mezzo adoperato per raggiungere quel fine. Carola è stata arrestata. Sarà condannata? Condannata per compiere una buona azione? Salvare delle persone? Può succedere. Già è successo.  Lo so, forse esagero un po’, ma anche Gesù voleva compiere una buona azione, la più grande delle buone azioni, salvare l’umanità, e fu arrestato e condannato, e crocifisso fra due ladroni. Condanna grande per compiere una grande buona azione. Carola in confronto ha compiuto una piccolissima buona azione. Al più, quindi, condanna piccolissima. Inconsistente.
Renato Pierri