Wednesday, October 31, 2018

Quando si chiedeva perdono per aver fatto sesso

Quando si chiedeva perdono per aver fatto sesso
Una signora mi scrive: «Ricordo il rito del “perdono”, così denominato dallo stesso parroco, cui dovette rassegnarsi mia madre dopo quaranta giorni dalla nascita di mio fratello. Avevo sette anni, le mezze parole di mia madre che cercava di rispondere ai miei perché, perché s’imponesse – da parte della Chiesa – la richiesta del perdono per aver avuto un figlio, ancora mi risuonano nella testa come una delle terribili contraddizioni di cui i fedeli erano fatti bersaglio. Quello che mi sconvolse fu la spiegazione che me ne dette un parroco del mio paese, persona in ogni caso buona e gentile, che riferiva il rito medesimo alla necessità “cristiana” che una sposa chiedesse comunque a Dio  perdono per  l’attività sessuale che l’aveva portata al concepimento di un figlio. Le donne, ancorché sposate con rito religioso, si attenevano scrupolosamente al rito, ritenendosi “impure” fino all’ottenimento del perdono da parte di Dio, tramite il parroco».
Nel Levitico troviamo scritto: “Il Signore disse a Mosè: «Parla ai figli d’Israele e di’ loro: Se una donna è stata fecondata e partorisce un maschio, è impura per sette giorni, come al tempo delle sue regole. L’ottavo giorno si circoncida la carne del membro del bambino; ed ella continuerà a purificarsi dal sangue per trentatré giorni; non toccherà alcunché di sacro e non andrà al santuario fino a che siano compiuti i giorni della sua purificazione. Se ha partorito una femmina, è impura per due settimane, come nel tempo delle sue regole, e per sessantasei giorni resterà a purificarsi dal sangue»” ( Lv 12, 1-5). Sette più trentatré fanno quaranta; quattordici più sessantasei fanno ottanta. Secondo il Signore, la nascita di una femmina rendeva impura la mamma per un tempo doppio rispetto alla nascita di un maschio. Ovviamente Mosé non osò chiedere spiegazioni al suo Signore, se non altro riguardo alla palese discriminazione.
Nel Vangelo di Luca leggiamo: “Quando furono passati gli otto giorni per circonciderlo, gli fu dato il nome di Gesù, com’era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito in grembo. Venuto poi il tempo della loro purificazione, secondo la legge di Mosè, lo portarono a Gerusalemme per offrirlo al Signore” (Lc 2, 21 -22).  ”Alla purificazione era obbligata solo la madre, e non vi era obbligata Maria, purissima; tuttavia l’evangelista vuole sottolineare la fedeltà all’osservanza della legge da parte dei genitori di Gesù” (F.Pasquero – La Bibbia edizioni Paoline). Il 2 febbraio la Chiesa celebra la presentazione al Tempio di Gesù, popolarmente chiamata festa della Candelora, giacché si benedicono le candele, simbolo di Cristo, luce che illumina le genti. La festa è anche detta della Purificazione di Maria.
Il rito della Purificazione è stato ripreso nella tradizione cattolica contadina: una donna che partoriva, subiva la quarantena dopo il parto e la seguente purificazione che coincideva col battesimo del bambino. Doveva rispettare diverse restrizioni: non mangiare carne, non avere rapporti sessuali, uscire di casa il meno possibile, ed altre ancora.  Non conosco l’età della mia corrispondente, però i ricordi della sua fanciullezza non dovrebbero essere troppo lontani nel tempo; significa che a un dipresso sessant’anni fa in Italia esisteva un paese dove si praticava ancora tale rito, ed esisteva un  prete che riteneva peccato l’amore coniugale. Ne esisteranno ancora? Dio ce ne guardi!
Renato Pierri

Viva la Giunta Raggi, ma no, ho scherzato

Viva la Giunta Raggi, ma no, ho scherzato
Viva la Giunta Raggi. Finalmente dopo trent’anni e più di abbandono da parte del Comune di Roma, in una palazzina delle case di edilizia popolare di Via A.Mammucari, sono stati eseguiti i seguenti lavori: Rifacimento scale:  pittura, stucco, paraspigoli in acciaio, riverniciatura corrimano... Rifacimento androne sterno ed interno: pavimentazione esterna, rivestimento in ceramica sulle pareti fino al primo piano... Ripristino tubo fognario di scarico... Una spesa di seimila euro. Una bella cifra per questo povero Comune che non ha soldi. Ma io ho scherzato. I lavori sono stati eseguiti finalmente, ma a spese degli inquilini. Tutto grazie alla buona volontà del nostro caposcala, che ha preso l’iniziativa, è passato di casa in casa con santa pazienza a raccogliere il denaro occorrente, e con santa pazienza è stato dietro agli operai, affinché svolgessero al meglio i lavori. Il Comune non fa manutenzione. pensa solo a riscuotere il canone d’affitto e oneri accessori (?). Le pareti esterne del palazzo avrebbero bisogno di manutenzione: l’intonaco cade a pezzi e i tondini di ferro del cemento armato sono attaccati dalla ruggine. Una spesa troppo grossa per gli inquilini, nonostante la buona volontà.
Carmelo Dini 
 
 
 

Tuesday, October 30, 2018

Il migliore dei pani possibili e il migliore dei mondi possibili

Il migliore dei pani possibili e il migliore dei mondi possibili

Dio ha creato il migliore dei mondi possibili. Così dicono. Può darsi. Il mio fornaio fa il migliore dei pani possibili, però se entro nel suo laboratorio e assaggio la pasta che sta lavorando, la pasta non mi piace e magari mi fa male allo stomaco. Se mangio i panini mentre sono lì che riposano e crescono prima d’essere infornati, ugualmente non mi piacciono e magari pure mi fanno male. Devo aspettare che il pane sia ben cotto, dorato, profumato, perfetto, solo allora potrò dire che è il migliore dei pani possibili. Anzi, meglio aspettare che si raffreddi un poco. Non so perché, ma mia madre diceva che il pane caldo fa male al sangue. Sicuramente si sbagliava. Forse non voleva che ne mangiassimo per strada appena comprato? Ce n’era poco e c’era la guerra. Ma non è di questo che volevo parlare. Ho qualche dubbio che questo mondo sia il migliore dei mondi possibili.
Il mondo, il nostro mondo intendo, cambia, non è sempre lo stesso. La Terra di milioni di anni fa era diversa dalla Terra di oggi, e la Terra di oggi è diversa da come sarà tra milioni di anni, sempre che ci sarà. Stesso discorso per gli uomini: milioni d’anni fa erano diversi dagli uomini di oggi e gli uomini di oggi sono diversi dagli uomini che ci saranno tra milioni d’anni, sempre che ci saranno. Allora per me che esisto oggi, il mondo di oggi non è il migliore dei mondi possibili, come la pasta del pane che sta crescendo, non mi piace e mi fa male allo stomaco. Gli uomini pure e gli animali di oggi, non sono le migliori creature possibili. Gli scarafaggi, poi, mammamia che schifo, non sono i migliori degli insetti possibili. E certi uomini pure, come quelli che hanno tormentato una povera ragazza nel quartiere San Lorenzo, a Roma, non sono i migliori degli uomini possibili. Mammamia che schifo.
Renato Pierri


Friday, October 26, 2018

Doppo er fattaccio de San Lorenzo

 Doppo er fattaccio de San Lorenzo
“Ma tu, Signore, scusa si me permetto, c'hai l'occhi mprosciuttati? Nun vedi le infamie e i guai che succedeno ner monno?”
“E che ce posso fa’ fijo mio bello? A l’omo ch’ho dato la libbertà. Pò fa er bene e pò far er male, che nun ce lo sapevi?”
“Scusa, scusa, Signore, si me permetto ancora, ma nun ce potevi dà la libbertà de fa’ solo er bene? Hai visto che ber monno t’è sortito fòra co’ la libbertà de fa’ er male?”
“E che ce posso fa’ fijo mio bello?”
“Come, che ce posso fa’. Ma nun te chiameno er Padr'onnipotente?”
“Fijo mio, nun capisci che ‘na vorta data la libbertà, nun se pò levà?” 
“La libbertà, la libbertà... ma nun vedi che effetto fa la libbertà a certe bestie? Hai sentito der fattaccio de San Lorenzo? De la regazzina drogata, stuprata, ammazzata?
“Me fa pena, tanta pena, ma...  che ce posso fa’ fijo mio bello?”
“Gnente ce poi fa’, ho capito, gnente ce poi fa’, ma lo voj, Signore mio, un consijo che me parte dar core?”
“Dimme, fijo, dimme tutto”
“Sai che te dico, mio Signore? Sto’ monno è ‘na rovina, ‘na schifezza, nun se ne pò più. Hai sbaijato? E mò arifallo tutto daccapo!” 
Renato Pierri
 
 
 

Wednesday, October 24, 2018

Dio amore vuole e non sacrificio

Dio amore vuole e non sacrificio

Un frequentatore del blog “Espresso – Altre lettere”, persona colta e intelligente, mi ha chiesto scherzando: “Io sto seguendo una dieta, da un paio di settimane, a base di zuppe di orzo, farro, cereali e legumi, soja e bulghur: che dici, Renato, posso aspirare a divenire perlomeno venerabile? Per ora, ho perso solo 2 kg.”. L’ironia, ovviamente, non era indirizzata a me, giacché sa bene come la penso, ma ad una frequentatrice del blog. Così, ho dato una risposta molto semplice, non indirizzata a lui, ovviamente, giacché non ne ha punto bisogno, ma alla lettrice cui la domanda in realtà era rivolta, giacché ne ha molto bisogno. Una risposta così semplice da poter essere compresa anche da un bambino.
Eccola: “Vedrò di rispondere alla tua domanda scherzosa secondo un cristianesimo sano e non malato. Essendo Dio, secondo il Vangelo, Padre amorevole, dovrebbe apprezzare che tu hai cura del tuo corpo, dovrebbe, vale a dire, apprezzare che tu fai una cosa buona. Il fatto che tu per fare una cosa buona vada incontro ad un piccolo (o grande, giacché rinunci ad un bel piatto di lasagne al forno?) sacrificio, dovrebbe essere motivo di maggiore apprezzamento. Ma al Padre non è il tuo sacrificio che interessa, non vorrebbe il tuo sacrificio (e come potrebbe essendo Padre amorevole?), non chiede il tuo sacrificio, al Padre interessa la cosa buona che fai. Se tu potessi fare la cosa buona senza sacrificio, essendo lui Padre amorevole, sarebbe mille volte meglio”.
E’ davvero strano come ancora oggi moltissimi cristiani non abbiano capito che Dio “misericordia vuole e non sacrificio” (cfr, Mt 9,13). Amore vuole e non sacrificio.
Renato Pierri


Tuesday, October 23, 2018

Il discorso assurdo di padre Carlo Maria Laborde

Il discorso assurdo di padre Carlo Maria Laborde
Una signora a suo modo molto religiosa, ha inserito in un commento sul blog de L’espresso curato da Stefania Rossini, un video in cui il frate Carlo Maria Laborde, ricorda Manuel Foderà, il bimbo siciliano devoto di Padre Pio, morto a causa di un tumore dopo cinque anni di sofferenza. Ma chi è questo frate? “Nato a Rosario, nella regione uruguaiana di Colonia nel giorno dell'Immacolata del 1954... Vestì l'abito cappuccino il 16 novembre 1980 a Morcone... Confermò definitivamente di voler vivere i consigli evangelici di san Francesco a Cerignola l'8 dicembre 1984... Il 21 giugno 1987, nella Basilica di San Pietro, fr. Carlo Maria veniva ordinato sacerdote da San Giovanni Paolo II, allora Papa. Tra gli incarichi ricoperti: direttore Casa del Postulato a Morcone e maestro dei novizi a Morano Calabro, Parroco di Pietrelcina, Guardiano della Fraternità di San Giovanni Rotondo dal 2007 al 2013, Segretario Generale dell'Associazione Internazionale dei Gruppi di Preghiera di Padre Pio”. Notizie che ho tratto dal sito dei Frati Minori Cappuccini  di San Giovanni Rotondo.
Ed ecco le assurde parole, quasi blasfeme che il bravo frate pronuncia all’inizio del video: “Forse la sofferenza degli innocenti, volendo cercare una risposta, penso sia un po’ il secondo piatto della bilancia che mantiene un po’ l’equilibrio in questo mondo dove c’è tanto male, tanto peccato, tanta depravazione morale, e un po’ la sofferenza degli innocenti mantiene in equilibrio questi due piatti”. E mentre parlava, con in gesti delle mani aperte verso l’alto, mimava il movimento dei due piatti della bilancia.
Ora, potrebbe anche avere un senso affermare che le opere buone compiute da tante brave persone, compensino in qualche modo le azioni delle persone cattive, che il bene esistente in questo mondo, vada a compensare il male, ma che senso ha l’affermazione di questo frate? In che modo la sofferenza di un bambino, il tumore che arreca sofferenza e uccide un bambino, andrebbe a ristabilire l’equilibrio compromesso dal male, dal peccato, dalla depravazione morale? Il male fisico di un innocente, semmai, va a collocarsi sullo stesso piatto del male morale, al male si aggiunge altro male.
E secondo il frate, la sua sarebbe una risposta alla domanda: “Perché Dio permette che un bambino soffra per una malattia così terribile?”. Per fortuna ha avuto l'accortezza di far precedere l’assurdo discorso da un “forse”. Lo perdoniamo?

Renato Pierri  

Saturday, October 20, 2018

Simone Weil e il suo Cristo credibile quasi quasi persino per un ateo

Simone Weil e il suo Cristo credibile quasi quasi persino per un ateo
Trascrivo un passo della biografia di Simone Weil, a cura di Alessandro Di Grazia in: “Simone Weil, l’Iliade o il poema della forza” (Asterios Editore).
“A metà novembre un’esperienza mistica cambierà completamente il corso della sua vita. Mentre recita Love di George Herbert, avrà il primo reale incontro col Cristo. Di quest’esperienza farà parola solo nel 1942 in due lettere inviate a Padre Perrin e a Joë Bousquet. Riferisce di aver recitato dapprima questo testo come una semplice poesia e che, senza accorgersene, era diventata una preghiera. «E’ durante una di queste recite che Cristo stesso è sceso e mi ha presa. Nei miei ragionamenti sull’insolubilità del problema di Dio non avevo previsto questa possibilità, di un contatto reale, da persona a persona, quaggiù, tra un essere umano e Dio. Avevo vagamente sentito parlare di cose simili, ma non ci avevo mai creduto». Di tenore simile anche la seconda lettera, in cui Simone accentua maggiormente la sua estraneità culturale a manifestazioni ed esperienze del genere; questo fatto, ai suoi stessi occhi, fornisce una garanzia in più della genuinità delle sue esperienze: «una presenza più personale, più certa, più reale di quella di un essere umano, inaccessibile ai sensi e all’immaginazione, analogo all’amore che traspare attraverso il più tenero sorriso di un essere amato” (pag. 96).
E’ persuasa, Simone Weil, che Cristo le abbia fatto sentire da vicino la sua presenza. Un Cristo eccezionale per una donna eccezionale. Un Cristo eccezionale perché non si fa vedere, non mostra le sue piaghe sanguinolente, come hanno riferito alcuni santi, non invita a bere la bevanda del suo costato, non piange né ride, non fa vittime, non manda malanni, non offre corone di spine, non chiede cappelle in suo onore e processioni di preti, come Nostra Signora di Fatima, e non emana profumo di lavanda o di viola o di gelsomino. E’ un Cristo che comunica amore, che riempie d’intensa segreta gioia. Di questo Cristo fa esperienza Simone Weil, e non ne fa parola con nessuno, se non qualche anno più tardi, in una lettera indirizzata a persone che sa non grideranno al miracolo. Un Cristo credibile. Quasi quasi persino per un ateo.
Renato Pierri

Wednesday, October 17, 2018

Carlo Giovanardi non dovrebbe chiedere scusa, ma perdono


Ospite della trasmissione di Radio24 "La zanzara", il cristiano Carlo Giovanardi, il cattolicissimo ex ministro ed ex parlamentare, ha dichiarato: "Non devo chiedere scusa alla famiglia Cucchi, perché dovrei farlo? Non mi vergogno di nulla, le perizie hanno sempre escluso morte per percosse, prendetevela con loro”.
Vi ricordate le parole gentili, cristiane, garbate, rispettose verso una persona morta e la sua addoloratissima famiglia?  Vi ricordate che cosa disse Giovanardi nel novembre del 2009? Affermò: "Stefano Cucchi è morto perché anoressico, drogato e sieropositivo". Non dovrebbe chiedere scusa, Giovanardi, dovrebbe chiedere perdono, se fosse un buon cristiano. Non è ancora arrivato a capire che il giovane non sarebbe morto se non fosse stato massacrato di botte. Ma c’è da stupirsi? Vogliamo ricordare altre battute intelligenti, sempre eleganti, raffinate, rispettose verso il prossimo, di Carlo Giovanardi? L’elenco è lungo, ne riporto solo alcune. Il 22 marzo 2006, a proposito di eutanasia per neonati affetti da malattia inguaribile ed in preda a dolori insopportabili, dichiarò candidamente: "Finché c'è vita c'è speranza". Nel settembre del 2010, affermò, senza ovviamente uno straccio di prova, che nei Paesi dove sono consentite le adozioni gay "è esplosa la compravendita di bambini e bambine", e, sempre senza uno straccio di prova, che affidare un bambino ad una coppia gay significa "fare una violenza sul bambino stesso. Si crea un diverso dagli altri, lo si candida all'infelicità". Il 16 febbraio 2012 ebbe a dichiarare che vedere due donne che si baciano è come veder fare la pipì in pubblico. Bastano?
Renato Pierri

 

Ha fatto un sorriso ed è diventata bella

Ha fatto un sorriso ed è diventata bella

A Roma, in queste giornate splendide di ottobre, il vero gelsomino  è ancora in piena fioritura. Ne ho colti quattro rametti stamattina  e ne ho portato a casa solo due. Non se ne trovano spesso, a differenza del falso gelsomino. A Colli Aniene, ne ho notato una sola siepe, a Tiburtino di fronte alla chiesa di Santa Maria del Soccorso, ce n’è un’altra. Il falso gelsomino lo vedi dappertutto, ma è sfiorito da un pezzo. Ho fatto sentire il profumo del gelsomino vero, ad una bella sconosciuta signora che prendeva il caffè a fianco a me in un bar, ha apprezzato il profumo, la bellezza dei fiori, gliene ho regalato un rametto e lei contenta, sorridente, se l’è messo in un taschino sul petto. Poi mi sono recato in farmacia. La dottoressa non mi è sembrata bella e non era sorridente, ma quando le ho fatto sentire il profumo delicato del fiore elegante e raffinato, quando le ho spiegato che il falso gelsomino (Trachelospermum) ha un profumo più dolciastro e invadente, che anche le foglie, caduche, del vero gelsomino sono più delicate,  che la differenza è come tra una principessa e una contadina, ha fatto un sorriso ed è diventata bella. Come non farle omaggio di uno dei miei rametti di Jasminum? Non ho incontrato altre signore, altrimenti sarei tornato a casa senza gelsomini.

 

Saturday, October 13, 2018

Le ingiuste parole pronunciate dal Papa della misericordia


Le ingiuste parole pronunciate dal Papa della misericordia
“È giusto fare fuori una vita umana per risolvere un problema? Non si può, non è giusto far fuori un essere umano benché piccolo per risolvere un problema, è come affittare un sicario”. Così Papa Francesco a Piazza San Pietro. Ma sono giuste le parole del Papa? E’ giusto mettere sullo stesso piano milioni di donne che fanno ricorso alla pratica dell’aborto e l’assassino che ricorre ad un sicario per uccidere? Ed è giusto definire un embrione “essere umano piccolo”? Non si bara un po’ con le parole? Intanto sostituiamo “vita umana” con “embrione”: “E’ giusto liberarsi dell’embrione per risolvere un problema?”, ed è evidente che la frase è ancora sbagliata, giacché sembra che il problema non riguardi l’embrione. Mi libero dell’embrione per risolvere un problema. Ma non è così. Mi libero dell’embrione perché l’embrione è il problema.
E’ l’embrione, in certi casi, a sconvolgermi l’esistenza. Io non so se le parole ingiuste del Papa della misericordia, serviranno ad evitare qualche aborto. Non posso saperlo. So però con certezza che molti giovani si sono allontanati dalla Chiesa a causa di parole analoghe da parte di preti e papi e cardinali. Alle volte si sono allontanati da Dio.
Renato Pierri 


Thursday, October 11, 2018

L'aborto e il pessimo paragone di Papa Francesco


L'aborto e il pessimo paragone di Papa Francesco
«Non è giusto “fare fuori” un essere umano, benché piccolo, per risolvere un problema. È come affittare un sicario per risolvere un problema». Queste le parole di Papa
Francesco, riguardo all’aborto. Ora, è più che giusto che un papa persuaso che l’aborto sia un peccato, lo dica pubblicamente. E’ più che giusto, ma non è giusto che dica cose non vere, che faccia paragoni offensivi e verso i medici e verso le donne. Non si può paragonare una donna, alle volte una ragazzina, che magari ha fatto ricorso all’aborto per necessità, per disperazione, ad un delinquente che paga un sicario per commettere un omicidio. Possibile che ad un uomo buono e sensibile sfuggano le differenze? Il Papa ha fatto lo stesso errore grave che fece Giovanni Paolo II, quando con sconcertante disinvoltura mise l’aborto sullo stesso piano del delitto commesso da Caino. Trascurava il particolare che all'origine del fratricidio biblico, c'erano la gelosia, l'ira, l'odio profondo, sentimenti che non possono essere, ovviamente, all'origine dell'aborto. 
Al Papa sfugge che il concepimento di norma è una grazia, ma può anche essere una disgrazia che sconvolge la vita di una donna, alle volte di una bambina. Il concepito di norma è un dono, ma può essere una mazzata, di norma è il benvenuto, ma può anche essere un intruso assolutamente non desiderato. Bisogna sempre ricordare quando si parla di aborto, che la persona che vi ricorre non vuole uccidere (verbo improprio) l’embrione, ma liberarsi al più presto di qualcosa che le sconvolge la vita. Riguardo ad embrioni portatori di gravissime malformazioni che li condannerebbero ad una morte prematura e ad inutili sofferenze, l’aborto diventa legittima difesa a loro favore. In questo caso si abortisce per amore.
Renato Pierri

Wednesday, October 10, 2018

La legge secondo Vittorio Sgarbi e Mario Giordano

La legge secondo Vittorio Sgarbi e Mario Giordano
Disperata Bianca Berlinguer, durante la trasmissione “Carta bianca”, come una maestra si alza dalla cattedra per azzittire un alunno troppo vivace, si è alzata in piedi più volte nel vano tentativo di mettere a tacere Vittorio Sgarbi. Il fatto è che la maestra gli alunni non se li sceglie, mentre sono i conduttori televisivi a scegliersi gli ospiti, e chi invita Vittorio Sgarbi sa benissimo a che cosa va incontro. Questa volta però Vittorio Sgarbi aveva ragione da vendere, mentre il suo interlocutore, Mario Giordano, aveva torto marcio nell’affermare con ostinazione che la legge è sacra. “La legge non è sacra, non è sacra, non è sacra...”, gridava come un forsennato Vittorio Sgarbi. E aveva ragione. La legge è la legge. Una pessima legge è una pessima legge, un’ottima legge è un’ottima legge, ma il sacro non c’entra un bel niente. Si parlava, anzi, si bisticciava, si discuteva strillando della vicenda del sindaco di Riace, agli arresti domiciliari per aver violato la legge. Ma perché tanti discorsi?  E’ giusto il comportamento dei giudici che hanno il dovere di far osservare la legge, ed è altrettanto giusto il comportamento del sindaco di Riace che ha seguito la propria coscienza, anche a costo di violare la legge. Oppure per osservare la legge si deve andare contro la propria coscienza?

Renato Pierri

Sunday, October 07, 2018

Dio è come le stelle, sta a guardare... o forse piange?


Dio è come le stelle, sta a guardare... o forse piange?
Tom Howells, direttore operativo di Save the Children in Indonesia ha dichiarato: «Stiamo ricevendo – afferma – sempre più segnalazioni di bambini che sono rimasti separati dai loro genitori nel caos della fuga, mentre gli edifici crollavano e le onde dello tsunami spazzavano via case e negozi. Purtroppo, molti bambini hanno perso i genitori nel disastro. Tutto ciò è straziante. Questi bambini stanno subendo traumi e angosce inimmaginabili, che nessun bambino dovrebbe mai provare... I bambini sono spesso i più colpiti da disastri come questo e dalle gravi conseguenze che ne derivano». E quanti ne sono morti di bambini nella immane catastrofe?
A Lamezia Terme a causa dei violenti nubifragi una donna di 30 anni e il suo bimbo di 7 sono morti, travolti dall'acqua. Disperso il secondo figlio di 2 anni che era con loro. Sono stati sorpresi dalla furia della pioggia ieri sera, mentre erano in auto nella zona di San Pietro Lametino. Riferiscono che è disperso il bimbo di due anni, ma difficile che si sia salvato se è morta la mamma che lo teneva con sé e se è morto il fratellino, sempre che Dio non abbia pensato ad inviare una schiera di angeli per salvarlo. Ma Dio è come le stelle, sta a guardare, non interviene nelle vicende umane. Forse piange, a differenza delle stelle. 
Tranne qualche ingenuo, la maggior parte dei credenti si rende conto che è assurda l’idea di un dio intento tutti i giorni a porre rimedio ai capricci della natura e agli errori degli uomini, placando uragani e terremoti, spegnendo incendi e vulcani, domando venti e torrenti.  Molti credenti, però, non riescono a rinunciare all’idea che Dio intervenga ogni tanto nelle vicende umane per operare guarigioni miracolose. Non possono rinunciare all’idea che pregando un santo o la Madonna o Gesù, l’intervento di Dio possa esserci, e una gamba amputata (Vergine del Pilar) possa ricrescere, una malattia incurabile possa guarire. Non si rendono conto, questi credenti, che nella sostanza è la stessa cosa, si tratterebbe sempre di un intervento di Dio per modificare il corso degli eventi.
Gesù, nel vangelo, non fa capire che avrebbe continuato dal cielo ad operare miracoli di guarigione. Dice, però, che avrebbero potuto farli i suoi discepoli. In Giovanni troviamo: “Chi crede in me farà anch’egli le opere che faccio io, e ne farà di maggiori...” (Gv 14,12). E in Marco: “Questi poi sono i segni che accompagneranno i credenti: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se avranno bevuto qualcosa di mortifero, non nuocerà loro, imporranno le mani agli infermi, e questi saranno risanati” (Mc 16, 17). Dobbiamo pensare che, imponendo le mani agli infermi, i seguaci di Cristo li risaneranno? Potremmo credere che sia vero, solo se si riuscisse a dimostrare che i seguaci di Cristo possano tranquillamente stringere tra le mani serpenti velenosi,  e sopravvivere, ad esempio, ad una dose letale di cianuro. Evidentemente quei versetti non possono essere presi alla lettera.
Renato Pierri

Tuesday, October 02, 2018

Mi trasferisco a Milano se non la smettete col “caro”

Mi trasferisco a Milano se non la smettete col “caro”

Non mi piace parlare male di una città bella alla quale sono affezionato e nella quale vivo da moltissimi anni, è un po’ come parlare male di un caro amico, ma come non notare le differenze? Rientro a Roma dopo un paio di settimane presso una cara figlia a Milano, e a darmi il bentornato sotto casa è la lunga fila di cassonetti stracolmi di spazzatura, e la spazzatura a terra intorno ad essi. Un po’ di tristezza pensando che non ho visto niente del genere a Milano, e un po’ di rabbia se penso alla cifra che pago per la tassa sui rifiuti. Sto per immettermi sulle strisce pedonali e le macchine mi sfrecciano davanti come se fossi invisibile. A Milano stavo persino in imbarazzo quando attraversavo la strada sulle strisce pedonali. Si fermano gli automobilisti appena ti vedono e per far passare i pedoni sono capaci di formare una coda di auto dietro la propria. Ma la cosa che mi ha stupito è che persino gli autobus si fermano per lasciar passare i pedoni, e non ci crederete, ma in centro si è fermato un tram per far passare me e mia figlia. A Milano, forse mi sbaglio, non so, ma mi è sembrato d’essere più rispettato. Un vecchio signore in bicicletta doveva scendere dal marciapiede, si è fermato anche se aveva il tempo di farlo, ha aspettato che io vi salissi e mi ha detto: “Sono io in difetto”. Una signora in macchina che proveniva da una curva mi ha chiesto scusa con un cenno della mano poiché non si è fermata sulle strisce pedonali. Infine: nel bar e nei negozi non mi chiamano “caro”. Qui a Roma nel quartiere dove abito c’è un’inflazione di “caro”. Ti danno del tu e ti chiamano “caro”: “Che cosa prendi caro?”. “Quanto le devo signora?”. Mi dice il prezzo e aggiunge un “caro”. Anche le signore cinesi che gestiscono un bar, mi chiamano “caro”. Anche il fruttivendolo del Bangladesh mi chiama “caro”. Basta, per favore, con questo “caro”. Volete proprio che mi trasferisca a Milano? Dimenticavo: persino i cani milanesi sono più rispettosi dei cani romani. Ne ho incontrati moltissimi nelle mie passeggiate al Parco Lambro, nessuno mi ha abbaiato contro. Ai cani romani non piace il mio berretto e sono sempre li ad abbaiare. Ai cani milanesi non importa nulla del mio berretto, non ci badano proprio. Si fanno i fatti loro.
Renato Pierri   

 
 

Vino in cartone e birra in bottiglia...

Vino in cartone e birra in bottiglia...
Venuti dall’Est per stare tutto il giorno seduti sul muretto nel parcheggio sotterraneo del supermercato Panorama, a Pietralata. Da diversi anni vado a fare la spesa in quel grande magazzino e li ho sempre visti lì, oppure davanti alla fermata della metro. Una decina di uomini, una donna, alle volte due donne. Fumano, chiacchierano, bevono vino di quello nei cartoni che costa meno, e birra, tanta birra. Parlano al cellulare. Dove li prendono i soldi per comprarsi da bere e da fumare e per il cellulare? Quanti gruppi come questi sono sparsi in tutta la città? Perché stanno lì? Che cosa ci fanno? Sono le domande forse ingenue che mi sono posto tante volte. E perché ci si preoccupa tanto dei migranti che arrivano per mare e non ci si occupa (non ci si prende cura) di queste persone che stanno già qui da anni? Da un po’ di giorni sono spariti. Dove sono andati? Questa mattina ce n’era uno. Solo, fumava tristemente seduto sul muretto. Sembrava triste e arrabbiato ad un tempo. Forse per la solitudine, forse perché non aveva da bere, non so. Forse il ricordo del sangue. Sono spariti da metà settembre, da quando uno di loro, ubriaco, ha sgozzato un compagno pure ubriaco, con un coccio di bottiglia. Peccato che anche la birra non si venda nei cartoni a poco prezzo.
Renato Pierri