Wednesday, October 31, 2018
Quando si chiedeva perdono
per aver fatto sesso
Una signora mi scrive: «Ricordo il
rito del “perdono”, così denominato dallo stesso parroco, cui dovette
rassegnarsi mia madre dopo quaranta giorni dalla nascita di mio fratello. Avevo
sette anni, le mezze parole di mia madre che cercava di rispondere ai miei
perché, perché s’imponesse – da parte della Chiesa – la richiesta del perdono
per aver avuto un figlio, ancora mi risuonano nella testa come una delle
terribili contraddizioni di cui i fedeli erano fatti bersaglio. Quello che mi
sconvolse fu la spiegazione che me ne dette un parroco del mio paese, persona in
ogni caso buona e gentile, che riferiva il rito medesimo alla necessità
“cristiana” che una sposa chiedesse comunque a Dio perdono per l’attività
sessuale che l’aveva portata al concepimento di un figlio. Le donne, ancorché
sposate con rito religioso, si attenevano scrupolosamente al rito, ritenendosi
“impure” fino all’ottenimento del perdono da parte di Dio, tramite il
parroco».
Nel Levitico troviamo scritto: “Il
Signore disse a Mosè: «Parla ai figli d’Israele e di’ loro: Se una donna è stata
fecondata e partorisce un maschio, è impura per sette giorni, come al tempo
delle sue regole. L’ottavo giorno si circoncida la carne del membro del bambino;
ed ella continuerà a purificarsi dal sangue per trentatré giorni; non toccherà
alcunché di sacro e non andrà al santuario fino a che siano compiuti i giorni
della sua purificazione. Se ha partorito una femmina, è impura per due
settimane, come nel tempo delle sue regole, e per sessantasei giorni resterà a
purificarsi dal sangue»” ( Lv 12, 1-5). Sette più trentatré fanno quaranta;
quattordici più sessantasei fanno ottanta. Secondo il Signore, la nascita di una
femmina rendeva impura la mamma per un tempo doppio rispetto alla nascita di un
maschio. Ovviamente Mosé non osò chiedere spiegazioni al suo Signore, se non
altro riguardo alla palese discriminazione.
Nel Vangelo di Luca leggiamo: “Quando
furono passati gli otto giorni per circonciderlo, gli fu dato il nome di Gesù,
com’era stato chiamato dall’angelo prima di essere concepito in grembo. Venuto
poi il tempo della loro purificazione, secondo la legge di Mosè, lo portarono a
Gerusalemme per offrirlo al Signore” (Lc 2, 21 -22). ”Alla purificazione era
obbligata solo la madre, e non vi era obbligata Maria, purissima; tuttavia
l’evangelista vuole sottolineare la fedeltà all’osservanza della legge da parte
dei genitori di Gesù” (F.Pasquero – La Bibbia edizioni Paoline). Il 2 febbraio
la Chiesa celebra la presentazione al Tempio di Gesù, popolarmente chiamata
festa della Candelora, giacché si benedicono le candele, simbolo di Cristo, luce
che illumina le genti. La festa è anche detta della Purificazione di
Maria.
Il rito della Purificazione è stato
ripreso nella tradizione cattolica contadina: una donna che partoriva, subiva la
quarantena dopo il parto e la seguente purificazione che coincideva col
battesimo del bambino. Doveva rispettare diverse restrizioni: non mangiare
carne, non avere rapporti sessuali, uscire di casa il meno possibile, ed altre
ancora. Non conosco l’età della mia corrispondente, però i ricordi della sua
fanciullezza non dovrebbero essere troppo lontani nel tempo; significa che a un
dipresso sessant’anni fa in Italia esisteva un paese dove si praticava ancora
tale rito, ed esisteva un prete che riteneva peccato l’amore coniugale. Ne
esisteranno ancora? Dio ce ne guardi!
Renato Pierri
Viva la Giunta Raggi, ma no, ho scherzato
Viva la Giunta Raggi, ma no, ho
scherzato
Viva la Giunta Raggi. Finalmente dopo
trent’anni e più di abbandono da parte del Comune di Roma, in una palazzina
delle case di edilizia popolare di Via A.Mammucari, sono stati eseguiti i
seguenti lavori: Rifacimento scale: pittura, stucco, paraspigoli in acciaio,
riverniciatura corrimano... Rifacimento androne sterno ed interno:
pavimentazione esterna, rivestimento in ceramica sulle pareti fino al primo
piano... Ripristino tubo fognario di scarico... Una spesa di seimila euro. Una
bella cifra per questo povero Comune che non ha soldi. Ma io ho scherzato. I
lavori sono stati eseguiti finalmente, ma a spese degli inquilini. Tutto grazie
alla buona volontà del nostro caposcala, che ha preso l’iniziativa, è passato di
casa in casa con santa pazienza a raccogliere il denaro occorrente, e con santa
pazienza è stato dietro agli operai, affinché svolgessero al meglio i lavori. Il
Comune non fa manutenzione. pensa solo a riscuotere il canone d’affitto e oneri
accessori (?). Le pareti esterne del palazzo avrebbero bisogno di manutenzione:
l’intonaco cade a pezzi e i tondini di ferro del cemento armato sono attaccati
dalla ruggine. Una spesa troppo grossa per gli inquilini, nonostante la buona
volontà.
Carmelo Dini
Tuesday, October 30, 2018
Il migliore dei pani possibili e il migliore dei mondi possibili
Il migliore dei pani possibili e il migliore dei mondi possibili
Dio ha creato il migliore dei mondi
possibili. Così dicono. Può darsi. Il mio fornaio fa il migliore dei pani
possibili, però se entro nel suo laboratorio e assaggio la pasta che sta
lavorando, la pasta non mi piace e magari mi fa male allo stomaco. Se mangio i
panini mentre sono lì che riposano e crescono prima d’essere infornati,
ugualmente non mi piacciono e magari pure mi fanno male. Devo aspettare che il
pane sia ben cotto, dorato, profumato, perfetto, solo allora potrò dire che è il
migliore dei pani possibili. Anzi, meglio aspettare che si raffreddi un poco.
Non so perché, ma mia madre diceva che il pane caldo fa male al sangue.
Sicuramente si sbagliava. Forse non voleva che ne mangiassimo per strada appena
comprato? Ce n’era poco e c’era la guerra. Ma non è di questo che volevo
parlare. Ho qualche dubbio che questo mondo sia il migliore dei mondi possibili.
Il mondo, il nostro mondo intendo, cambia, non è
sempre lo stesso. La Terra di milioni di anni fa era diversa dalla Terra di
oggi, e la Terra di oggi è diversa da come sarà tra milioni di anni, sempre che
ci sarà. Stesso discorso per gli uomini: milioni d’anni fa erano diversi dagli
uomini di oggi e gli uomini di oggi sono diversi dagli uomini che ci saranno tra
milioni d’anni, sempre che ci saranno. Allora per me che esisto oggi, il mondo
di oggi non è il migliore dei mondi possibili, come la pasta del pane che sta
crescendo, non mi piace e mi fa male allo stomaco. Gli uomini pure e gli animali
di oggi, non sono le migliori creature possibili. Gli scarafaggi, poi, mammamia
che schifo, non sono i migliori degli insetti possibili. E certi uomini pure,
come quelli che hanno tormentato una povera ragazza nel quartiere San Lorenzo, a
Roma, non sono i migliori degli uomini possibili. Mammamia che
schifo.
Renato Pierri
Friday, October 26, 2018
Doppo er fattaccio de San Lorenzo
Doppo er fattaccio de San Lorenzo
“Ma tu, Signore, scusa si me permetto, c'hai
l'occhi mprosciuttati? Nun vedi le infamie e i guai che succedeno ner
monno?”
“E che ce posso fa’ fijo mio bello? A l’omo ch’ho
dato la libbertà. Pò fa er bene e pò far er male, che nun ce lo
sapevi?”
“Scusa, scusa, Signore, si me permetto ancora, ma
nun ce potevi dà la libbertà de fa’ solo er bene? Hai visto che ber monno t’è
sortito fòra co’ la libbertà de fa’ er male?”
“E che ce posso fa’ fijo mio bello?”
“Come, che ce posso fa’. Ma nun te chiameno er
Padr'onnipotente?”
“Fijo mio, nun capisci che ‘na vorta data la
libbertà, nun se pò levà?”
“La libbertà, la libbertà... ma nun vedi che
effetto fa la libbertà a certe bestie? Hai sentito der fattaccio de San Lorenzo?
De la regazzina drogata, stuprata,
ammazzata?
“Me fa pena, tanta pena,
ma... che ce posso fa’ fijo mio bello?”
“Gnente ce poi fa’, ho capito, gnente ce poi fa’,
ma lo voj, Signore mio, un consijo che me parte dar core?”
“Dimme, fijo, dimme tutto”
“Sai che te dico, mio Signore? Sto’ monno è ‘na
rovina, ‘na schifezza, nun se ne pò più. Hai sbaijato? E mò arifallo tutto
daccapo!”
Renato Pierri
Wednesday, October 24, 2018
Dio amore vuole e non sacrificio
Dio amore vuole e non sacrificio
Un frequentatore del blog “Espresso –
Altre lettere”, persona colta e intelligente, mi ha chiesto scherzando: “Io sto
seguendo una dieta, da un paio di settimane, a base di zuppe di orzo, farro,
cereali e legumi, soja e bulghur: che dici, Renato, posso aspirare a divenire
perlomeno venerabile? Per ora, ho perso solo 2 kg.”. L’ironia, ovviamente, non
era indirizzata a me, giacché sa bene come la penso, ma ad una frequentatrice
del blog. Così, ho dato una risposta molto semplice, non indirizzata a lui,
ovviamente, giacché non ne ha punto bisogno, ma alla lettrice cui la domanda in
realtà era rivolta, giacché ne ha molto bisogno. Una risposta così semplice da
poter essere compresa anche da un bambino.
Eccola: “Vedrò di rispondere alla tua domanda
scherzosa secondo un cristianesimo sano e non malato. Essendo Dio, secondo il
Vangelo, Padre amorevole, dovrebbe apprezzare che tu hai cura del tuo corpo,
dovrebbe, vale a dire, apprezzare che tu fai una cosa buona. Il fatto che tu per
fare una cosa buona vada incontro ad un piccolo (o grande, giacché rinunci ad un
bel piatto di lasagne al forno?) sacrificio, dovrebbe essere motivo di maggiore
apprezzamento. Ma al Padre non è il tuo sacrificio che interessa, non vorrebbe
il tuo sacrificio (e come potrebbe essendo Padre amorevole?), non chiede il tuo
sacrificio, al Padre interessa la cosa buona che fai. Se tu potessi fare la cosa
buona senza sacrificio, essendo lui Padre amorevole, sarebbe mille volte
meglio”.
E’ davvero strano come ancora oggi moltissimi
cristiani non abbiano capito che Dio “misericordia vuole e non sacrificio” (cfr,
Mt 9,13). Amore vuole e non sacrificio.
Renato Pierri
Tuesday, October 23, 2018
Il discorso assurdo di padre Carlo Maria Laborde
Il discorso assurdo di padre Carlo Maria
Laborde
Una signora a suo modo molto religiosa, ha inserito in
un commento sul blog de L’espresso curato da Stefania Rossini, un video in cui
il frate Carlo Maria Laborde, ricorda Manuel Foderà, il bimbo siciliano devoto
di Padre Pio, morto a causa di un tumore dopo cinque anni di sofferenza. Ma chi
è questo frate? “Nato a Rosario, nella regione uruguaiana di Colonia nel giorno
dell'Immacolata del 1954... Vestì l'abito cappuccino il 16 novembre 1980 a
Morcone... Confermò definitivamente di voler vivere i consigli evangelici di san
Francesco a Cerignola l'8 dicembre 1984... Il 21 giugno 1987, nella Basilica di
San Pietro, fr. Carlo Maria veniva ordinato sacerdote da San Giovanni Paolo II,
allora Papa. Tra gli incarichi ricoperti: direttore Casa del Postulato a Morcone
e maestro dei novizi a Morano Calabro, Parroco di Pietrelcina, Guardiano della
Fraternità di San Giovanni Rotondo dal 2007 al 2013, Segretario Generale
dell'Associazione Internazionale dei Gruppi di Preghiera di Padre Pio”. Notizie
che ho tratto dal sito dei Frati Minori Cappuccini di San Giovanni
Rotondo.
Ed ecco le assurde parole, quasi blasfeme che il bravo
frate pronuncia all’inizio del video: “Forse la sofferenza degli innocenti,
volendo cercare una risposta, penso sia un po’ il secondo piatto della bilancia
che mantiene un po’ l’equilibrio in questo mondo dove c’è tanto male, tanto
peccato, tanta depravazione morale, e un po’ la sofferenza degli innocenti
mantiene in equilibrio questi due piatti”. E mentre parlava, con in gesti delle
mani aperte verso l’alto, mimava il movimento dei due piatti della bilancia.
Ora, potrebbe anche avere un senso affermare che le
opere buone compiute da tante brave persone, compensino in qualche modo le
azioni delle persone cattive, che il bene esistente in questo mondo, vada a
compensare il male, ma che senso ha l’affermazione di questo frate? In che modo
la sofferenza di un bambino, il tumore che arreca sofferenza e uccide un
bambino, andrebbe a ristabilire l’equilibrio compromesso dal male, dal peccato,
dalla depravazione morale? Il male fisico di un innocente, semmai, va a
collocarsi sullo stesso piatto del male morale, al male si aggiunge altro
male.
E secondo il frate, la sua sarebbe una risposta alla
domanda: “Perché Dio permette che un bambino soffra per una malattia così
terribile?”. Per fortuna ha avuto l'accortezza di far precedere l’assurdo
discorso da un “forse”. Lo perdoniamo?
Renato Pierri
Saturday, October 20, 2018
Simone Weil e il suo Cristo credibile quasi quasi persino per un ateo
Simone Weil
e il suo Cristo credibile quasi quasi persino per un
ateo
Trascrivo un
passo della biografia di Simone Weil, a cura di Alessandro Di Grazia in:
“Simone Weil, l’Iliade o il poema della forza” (Asterios
Editore).
“A metà
novembre un’esperienza mistica cambierà completamente il corso della sua vita.
Mentre recita Love di George Herbert, avrà il primo reale incontro col
Cristo. Di quest’esperienza farà parola solo nel 1942 in due lettere inviate a
Padre Perrin e a Joë Bousquet. Riferisce di aver recitato dapprima questo testo
come una semplice poesia e che, senza accorgersene, era diventata una preghiera.
«E’ durante una di queste recite che Cristo stesso è sceso e mi ha presa. Nei
miei ragionamenti sull’insolubilità del problema di Dio non avevo previsto
questa possibilità, di un contatto reale, da persona a persona, quaggiù, tra un
essere umano e Dio. Avevo vagamente sentito parlare di cose simili, ma non ci
avevo mai creduto». Di tenore simile anche la seconda lettera, in cui Simone
accentua maggiormente la sua estraneità culturale a manifestazioni ed esperienze
del genere; questo fatto, ai suoi stessi occhi, fornisce una garanzia in più
della genuinità delle sue esperienze: «una presenza più personale, più certa,
più reale di quella di un essere umano, inaccessibile ai sensi e
all’immaginazione, analogo all’amore che traspare attraverso il più tenero
sorriso di un essere amato” (pag. 96).
E’
persuasa, Simone Weil, che Cristo le abbia fatto sentire da vicino la sua
presenza. Un Cristo eccezionale per una donna eccezionale. Un Cristo eccezionale
perché non si fa vedere, non mostra le sue piaghe sanguinolente, come hanno
riferito alcuni santi, non invita a bere la bevanda del suo costato, non piange
né ride, non fa vittime, non manda malanni, non offre corone di spine, non
chiede cappelle in suo onore e processioni di preti, come Nostra
Signora di Fatima, e non emana profumo di lavanda o di viola o di gelsomino. E’
un Cristo che comunica amore, che riempie d’intensa segreta gioia. Di questo
Cristo fa esperienza Simone Weil, e non ne fa parola con nessuno, se non qualche
anno più tardi, in una lettera indirizzata a persone che sa non grideranno al
miracolo. Un Cristo credibile. Quasi quasi persino per un
ateo.
Renato
Pierri
Wednesday, October 17, 2018
Carlo Giovanardi non dovrebbe chiedere scusa, ma perdono
Ospite della trasmissione di Radio24 "La zanzara", il
cristiano Carlo Giovanardi, il cattolicissimo ex ministro ed ex parlamentare, ha
dichiarato: "Non devo chiedere scusa alla famiglia Cucchi, perché dovrei farlo?
Non mi vergogno di nulla, le perizie hanno sempre escluso morte per percosse,
prendetevela con loro”.
Vi ricordate le parole gentili,
cristiane, garbate, rispettose verso una persona morta e la sua addoloratissima
famiglia? Vi ricordate che cosa disse Giovanardi nel novembre del 2009?
Affermò: "Stefano Cucchi è morto perché anoressico, drogato e sieropositivo".
Non dovrebbe chiedere scusa, Giovanardi, dovrebbe chiedere perdono, se fosse un
buon cristiano. Non è ancora arrivato a capire che il giovane non sarebbe morto
se non fosse stato massacrato di botte. Ma c’è da stupirsi? Vogliamo ricordare
altre battute intelligenti, sempre eleganti, raffinate, rispettose verso il
prossimo, di Carlo Giovanardi? L’elenco è lungo, ne riporto solo alcune. Il 22
marzo 2006, a proposito di eutanasia per neonati affetti da malattia inguaribile
ed in preda a dolori insopportabili, dichiarò candidamente: "Finché c'è vita c'è
speranza". Nel settembre del 2010, affermò, senza ovviamente uno straccio di
prova, che nei Paesi dove sono consentite le adozioni gay "è esplosa la
compravendita di bambini e bambine", e, sempre senza uno straccio di prova, che
affidare un bambino ad una coppia gay significa "fare una violenza sul bambino
stesso. Si crea un diverso dagli altri, lo si candida all'infelicità". Il 16
febbraio 2012 ebbe a dichiarare che vedere due donne che si baciano è come veder
fare la pipì in pubblico. Bastano?
Renato Pierri
Ha fatto un sorriso ed è diventata bella
Ha fatto un sorriso ed è diventata bella
A Roma, in queste giornate splendide di ottobre, il
vero gelsomino è ancora in piena fioritura. Ne ho colti quattro rametti
stamattina e ne ho portato a casa solo due. Non se ne trovano spesso, a
differenza del falso gelsomino. A Colli Aniene, ne ho notato una sola siepe, a
Tiburtino di fronte alla chiesa di Santa Maria del Soccorso, ce n’è un’altra. Il
falso gelsomino lo vedi dappertutto, ma è sfiorito da un pezzo. Ho fatto sentire
il profumo del gelsomino vero, ad una bella sconosciuta signora che prendeva il
caffè a fianco a me in un bar, ha apprezzato il profumo, la bellezza dei fiori,
gliene ho regalato un rametto e lei contenta, sorridente, se l’è messo in un
taschino sul petto. Poi mi sono recato in farmacia. La dottoressa non mi è
sembrata bella e non era sorridente, ma quando le ho fatto sentire il profumo
delicato del fiore elegante e raffinato, quando le ho spiegato che il falso
gelsomino (Trachelospermum) ha un profumo più dolciastro e invadente, che anche
le foglie, caduche, del vero gelsomino sono più delicate, che la differenza è
come tra una principessa e una contadina, ha fatto un sorriso ed è diventata
bella. Come non farle omaggio di uno dei miei rametti di Jasminum? Non ho
incontrato altre signore, altrimenti sarei tornato a casa senza gelsomini.
Saturday, October 13, 2018
Le ingiuste parole pronunciate dal Papa della misericordia
Le ingiuste parole pronunciate dal Papa della
misericordia
“È giusto fare fuori una vita umana per risolvere un
problema? Non si può, non è giusto far fuori un essere umano benché piccolo per
risolvere un problema, è come affittare un sicario”. Così Papa Francesco a
Piazza San Pietro. Ma sono giuste le parole del Papa? E’ giusto mettere sullo
stesso piano milioni di donne che fanno ricorso alla pratica dell’aborto e
l’assassino che ricorre ad un sicario per uccidere? Ed è giusto definire un
embrione “essere umano piccolo”? Non si bara un po’ con le parole? Intanto
sostituiamo “vita umana” con “embrione”: “E’ giusto liberarsi dell’embrione per
risolvere un problema?”, ed è evidente che la frase è ancora sbagliata, giacché
sembra che il problema non riguardi l’embrione. Mi libero dell’embrione per
risolvere un problema. Ma non è così. Mi libero dell’embrione perché l’embrione
è il problema.
E’ l’embrione, in certi casi, a sconvolgermi
l’esistenza. Io non so se le parole ingiuste del Papa della misericordia,
serviranno ad evitare qualche aborto. Non posso saperlo. So però con certezza
che molti giovani si sono allontanati dalla Chiesa a causa di parole analoghe da
parte di preti e papi e cardinali. Alle volte si sono allontanati da
Dio.
Renato Pierri
Thursday, October 11, 2018
L'aborto e il pessimo paragone di Papa Francesco
L'aborto e il pessimo paragone di
Papa Francesco
«Non è giusto “fare fuori” un essere
umano, benché piccolo, per risolvere un problema. È come affittare un sicario
per risolvere un problema». Queste le parole di Papa
Francesco,
riguardo all’aborto. Ora, è più che giusto che un papa persuaso che l’aborto
sia un peccato, lo dica pubblicamente. E’ più che giusto, ma non è giusto che
dica cose non vere, che faccia paragoni offensivi e verso i medici e verso le
donne. Non si può paragonare una donna, alle volte una ragazzina, che magari ha
fatto ricorso all’aborto per necessità, per disperazione, ad un delinquente che
paga un sicario per commettere un omicidio. Possibile che ad un uomo buono e
sensibile sfuggano le differenze? Il Papa ha fatto lo stesso errore grave che
fece Giovanni Paolo II, quando con sconcertante disinvoltura mise l’aborto
sullo stesso piano del delitto commesso da Caino. Trascurava il particolare che
all'origine del fratricidio biblico, c'erano la gelosia, l'ira, l'odio
profondo, sentimenti che non possono essere, ovviamente, all'origine
dell'aborto.
Al Papa sfugge che il concepimento di
norma è una grazia, ma può anche essere una disgrazia che sconvolge la vita di
una donna, alle volte di una bambina. Il concepito di norma è un dono, ma può
essere una mazzata, di norma è il benvenuto, ma può anche essere un intruso
assolutamente non desiderato. Bisogna sempre ricordare quando si parla di
aborto, che la persona che vi ricorre non vuole uccidere (verbo improprio)
l’embrione, ma liberarsi al più presto di qualcosa che le sconvolge la vita.
Riguardo ad embrioni portatori di gravissime malformazioni che li
condannerebbero ad una morte prematura e ad inutili sofferenze, l’aborto
diventa legittima difesa a loro favore. In questo caso si abortisce per
amore.
Renato Pierri
Wednesday, October 10, 2018
La legge secondo Vittorio Sgarbi e Mario Giordano
La legge secondo Vittorio Sgarbi e Mario
Giordano
Disperata Bianca Berlinguer, durante la trasmissione
“Carta bianca”, come una maestra si alza dalla cattedra per azzittire un alunno
troppo vivace, si è alzata in piedi più volte nel vano tentativo di mettere a
tacere Vittorio Sgarbi. Il fatto è che la maestra gli alunni non se li sceglie,
mentre sono i conduttori televisivi a scegliersi gli ospiti, e chi invita
Vittorio Sgarbi sa benissimo a che cosa va incontro. Questa volta però Vittorio
Sgarbi aveva ragione da vendere, mentre il suo interlocutore, Mario Giordano,
aveva torto marcio nell’affermare con ostinazione che la legge è sacra. “La
legge non è sacra, non è sacra, non è sacra...”, gridava come un forsennato
Vittorio Sgarbi. E aveva ragione. La legge è la legge. Una pessima legge è una
pessima legge, un’ottima legge è un’ottima legge, ma il sacro non c’entra un bel
niente. Si parlava, anzi, si bisticciava, si discuteva strillando della vicenda
del sindaco di Riace, agli arresti domiciliari per aver violato la legge. Ma
perché tanti discorsi? E’ giusto il comportamento dei giudici che hanno il
dovere di far osservare la legge, ed è altrettanto giusto il comportamento del
sindaco di Riace che ha seguito la propria coscienza, anche a costo di violare
la legge. Oppure per osservare la legge si deve andare contro la propria
coscienza?
Renato Pierri
Sunday, October 07, 2018
Dio è come le stelle, sta a guardare... o forse piange?
Dio è come le stelle, sta a guardare...
o forse piange?
Tom Howells, direttore operativo di Save the Children in Indonesia
ha dichiarato: «Stiamo ricevendo – afferma – sempre più segnalazioni di bambini
che sono rimasti separati dai loro genitori nel caos della fuga, mentre gli
edifici crollavano e le onde dello tsunami spazzavano via case e negozi.
Purtroppo, molti bambini hanno perso i genitori nel disastro. Tutto ciò è
straziante. Questi bambini stanno subendo traumi e angosce inimmaginabili, che
nessun bambino dovrebbe mai provare... I bambini sono spesso i più colpiti da
disastri come questo e dalle gravi conseguenze che ne derivano». E quanti ne
sono morti di bambini nella immane catastrofe?
A Lamezia Terme a causa dei violenti
nubifragi una donna di 30 anni e il suo bimbo di 7 sono morti, travolti
dall'acqua. Disperso il secondo figlio di 2 anni che era con loro. Sono stati
sorpresi dalla furia della pioggia ieri sera, mentre erano in auto nella zona
di San Pietro Lametino. Riferiscono che è disperso il bimbo di due anni, ma
difficile che si sia salvato se è morta la mamma che lo teneva con sé e se è
morto il fratellino, sempre che Dio non abbia pensato ad inviare una schiera di
angeli per salvarlo. Ma Dio è come le stelle, sta a guardare, non interviene
nelle vicende umane. Forse piange, a differenza delle stelle.
Tranne qualche ingenuo, la maggior parte
dei credenti si rende conto che è assurda l’idea di un dio intento tutti i
giorni a porre rimedio ai capricci della natura e agli errori degli uomini,
placando uragani e terremoti, spegnendo incendi e vulcani, domando venti e
torrenti. Molti credenti, però, non riescono a rinunciare all’idea che
Dio intervenga ogni tanto nelle vicende umane per operare guarigioni
miracolose. Non possono rinunciare all’idea che pregando un santo o la Madonna
o Gesù, l’intervento di Dio possa esserci, e una gamba amputata (Vergine del
Pilar) possa ricrescere, una malattia incurabile possa guarire. Non si rendono
conto, questi credenti, che nella sostanza è la stessa cosa, si tratterebbe
sempre di un intervento di Dio per modificare il corso degli eventi.
Gesù, nel vangelo, non fa capire che
avrebbe continuato dal cielo ad operare miracoli di guarigione. Dice, però, che
avrebbero potuto farli i suoi discepoli. In Giovanni troviamo: “Chi crede in
me farà anch’egli le opere che faccio io, e ne farà di maggiori...” (Gv 14,12).
E in Marco: “Questi poi sono i segni che accompagneranno i credenti: nel mio
nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i
serpenti e, se avranno bevuto qualcosa di mortifero, non nuocerà loro,
imporranno le mani agli infermi, e questi saranno risanati” (Mc 16, 17).
Dobbiamo pensare che, imponendo le mani agli infermi, i seguaci di Cristo li
risaneranno? Potremmo credere che sia vero, solo se si riuscisse a dimostrare
che i seguaci di Cristo possano tranquillamente stringere tra le mani serpenti
velenosi, e sopravvivere, ad esempio, ad una dose letale di cianuro.
Evidentemente quei versetti non possono essere presi alla lettera.
Renato Pierri
Tuesday, October 02, 2018
Mi trasferisco a Milano se non la smettete col “caro”
Mi trasferisco a Milano se non la smettete col “caro”
Non mi piace parlare male di una
città bella alla quale sono affezionato e nella quale vivo da moltissimi anni, è
un po’ come parlare male di un caro amico, ma come non notare le differenze?
Rientro a Roma dopo un paio di settimane presso una cara figlia a Milano, e a
darmi il bentornato sotto casa è la lunga fila di cassonetti stracolmi di
spazzatura, e la spazzatura a terra intorno ad essi. Un po’ di tristezza
pensando che non ho visto niente del genere a Milano, e un po’ di rabbia se
penso alla cifra che pago per la tassa sui rifiuti. Sto per immettermi sulle
strisce pedonali e le macchine mi sfrecciano davanti come se fossi invisibile. A
Milano stavo persino in imbarazzo quando attraversavo la strada sulle strisce
pedonali. Si fermano gli automobilisti appena ti vedono e per far passare i
pedoni sono capaci di formare una coda di auto dietro la propria. Ma la cosa che
mi ha stupito è che persino gli autobus si fermano per lasciar passare i pedoni,
e non ci crederete, ma in centro si è fermato un tram per far passare me e mia
figlia. A Milano, forse mi sbaglio, non so, ma mi è sembrato d’essere più
rispettato. Un vecchio signore in bicicletta doveva scendere dal marciapiede, si
è fermato anche se aveva il tempo di farlo, ha aspettato che io vi salissi e mi
ha detto: “Sono io in difetto”. Una signora in macchina che proveniva da una
curva mi ha chiesto scusa con un cenno della mano poiché non si è fermata sulle
strisce pedonali. Infine: nel bar e nei negozi non mi chiamano “caro”. Qui a
Roma nel quartiere dove abito c’è un’inflazione di “caro”. Ti danno del tu e ti
chiamano “caro”: “Che cosa prendi caro?”. “Quanto le devo signora?”. Mi dice il
prezzo e aggiunge un “caro”. Anche le signore cinesi che gestiscono un bar, mi
chiamano “caro”. Anche il fruttivendolo del Bangladesh mi chiama “caro”. Basta,
per favore, con questo “caro”. Volete proprio che mi trasferisca a Milano?
Dimenticavo: persino i cani milanesi sono più rispettosi dei cani romani. Ne ho
incontrati moltissimi nelle mie passeggiate al Parco Lambro, nessuno mi ha
abbaiato contro. Ai cani romani non piace il mio berretto e sono sempre li ad
abbaiare. Ai cani milanesi non importa nulla del mio berretto, non ci badano
proprio. Si fanno i fatti loro.
Renato Pierri
Vino in cartone e birra in bottiglia...
Vino in cartone e birra in
bottiglia...
Venuti dall’Est per stare tutto il
giorno seduti sul muretto nel parcheggio sotterraneo del supermercato Panorama,
a Pietralata. Da diversi anni vado a fare la spesa in quel grande magazzino e li
ho sempre visti lì, oppure davanti alla fermata della metro. Una decina di
uomini, una donna, alle volte due donne. Fumano, chiacchierano, bevono vino di
quello nei cartoni che costa meno, e birra, tanta birra. Parlano al cellulare.
Dove li prendono i soldi per comprarsi da bere e da fumare e per il cellulare?
Quanti gruppi come questi sono sparsi in tutta la città? Perché stanno lì? Che
cosa ci fanno? Sono le domande forse ingenue che mi sono posto tante volte. E
perché ci si preoccupa tanto dei migranti che arrivano per mare e non ci si
occupa (non ci si prende cura) di queste persone che stanno già qui da anni? Da
un po’ di giorni sono spariti. Dove sono andati? Questa mattina ce n’era uno.
Solo, fumava tristemente seduto sul muretto. Sembrava triste e arrabbiato ad un
tempo. Forse per la solitudine, forse perché non aveva da bere, non so. Forse il
ricordo del sangue. Sono spariti da metà settembre, da quando uno di loro,
ubriaco, ha sgozzato un compagno pure ubriaco, con un coccio di bottiglia.
Peccato che anche la birra non si venda nei cartoni a poco prezzo.
Renato Pierri
